il giornalismo e i suoi effetti collaterali

domenica, 27 febbraio 2005

MCE

Non tocco il foglio
La penna non mi parte
Di tante cose vorrei capire meglio
E' come in Escher: ossessione d'arte

Motivi ripetuti all'infinito
Creano forme da linee a loro estranee
In due colori è il labirinto ricamato
il bianco e il nero, turbe momentanee

Tratti scuri affannanosi sulla pietra
Divide il piano in infinite parti
Ma il dardo suo non lascia la faretra

Dal cerchio vuol cercare di illustrarti
Che tutto è illimitato, però arretra
Calcoli immensi non sa confidarti.

postato da frafrettina alle 22:49 | link | commenti
venerdì, 25 febbraio 2005

ora come ora

 tutto è fermo, tutto è zitto. non c'è posta.
il torace si contorce in oscillazioni di solitudine.
non mi cerchi. ma io ti sto pensando.

postato da frafrettina alle 19:25 | link | commenti (1)

poesie per il mio nuovo polo d'attrazione

Veli e metafore:

Quando io e te parliamo per sottintesi
ci guardiamo dentro l'anima
dagli occhi e dal sorriso.
Lo sguardo è obliquo, mi avverte
che è proprio di quel che penso che tu parli
riferendolo a me, soltanto
in un codice comune ma privato
che agli altri suona uguale
a noi infinito.
Quel che è palese pian piano si logora
non parla più, ripete un suono rotto.
Se non esprimi scompigli immensi veli
veli color di sentimenti nostri
miei e tuoi, invisibili, intangibili.
Solo io e te, avviluppati dentro quella rete
"Romantica", smielata, quel che vuoi
ma tua nell'attimo incorporeo del discorso.
Colpito il centro, geme l'attenzione
vinta, e ti si accendono le guance soddisfatte
Euforico per una gloria spicciola
così voglio vederti, cherubino.
Così per sempre.
Le tue allusioni mi danno importanza
porgendomi illusioni surreali.
Difficile inventare Amor da Nulla
l'intrigo è affascinante, sfida i nervi.
Amor non so chi è ma so che fremo
aspettando nuove astratte convergenze.

Ho paura, angelo dagli occhi d'acqua e cielo
di essere ricaduta nell'errore.

Di amarti senza conoscere il tuo nome.

Sempre sul tema...

Senza titolo:

AMORE
Cinque lettere di letale astrazione
Sto sola contro me e contro tutti
difendo irrilevanti buche in acqua
inefficaci voli di Pindaro
della mia mente autarchica
che fa tutto da sola e non può agire.
Troppe le convenzioni da invertire
troppi scrupoli a frenarmi
Codarda.
I sogni evaporano senza trovar corpo
e il loro oggetto evolve e si allontana.
La colpa non è tua, non puoi sapere
non puoi far niente nè io te lo chiedo
(rinnego io stessa i palpiti irrequieti.
Screanzati.)
Pazza, se comparata con la norma
La colpa è tutta mia. Fermo il pensiero.

postato da frafrettina alle 19:11 | link | commenti
domenica, 20 febbraio 2005

interferenze del mondo

 com'è brutto non poter essere padroni delle proprie scelte.
è vero, voglio fare quello che mi pare e voglio che chi mi vuole bene sia contento di questa mia scelta, che sia saggia o sbagliata non importa, perchè è mia, riguarda la vita che voglio vivere. non voglio che preventivamente mi sia vietato di sbagliare. se la cura per i miei mali  è lo sbaglio, beh che mi lascino sbagliare. tanto meglio.
non so quanta voglia di proteggermi ci sia dietro l'atteggiamento di mia madre. non credo ce ne sia stata nelle cattiverie che ha saputo rivolgermi senza ancora essersene scusata.
più che altro suppongo che il divieto di agire nasca dalla voglia di non vedermi fare cose che mi allontanino dall'idea di me che ha, dall'idea di figlia che ha. da un'idea che non voglio mi ingabbi.
l'aut aut è "se fai questo ti reputo una cretina e un'immatura, pertanto perdi la mia stima. però tu sei libera di fare come vuoi". bel ricatto morale.
io ho l'esigenza di essere libera di fare ciò che voglio, senza che il giudizio che hanno gli altri di me cambi. perchè mi conosco abbastanza e posso affermare di essere una persona pensante ed affidabile. ergo posso fare esattamente quello che voglio. posso decidere dei miei comportamenti e delle mie azioni come meglio credo.
e questo non deve pregiudicare la stima che di me hanno gli altri, perchè quello che di me loro hanno imparato a conoscere in 16 anni di vita non cambia in base a ciò che decido di fare. sono onesta. punto, niente se e niente ma. se mi conosci lo sai. perciò lasciami libera di rompermi la testa come voglio, senza prove etiche e problemi e senza sputare sentenze.

voglio sbagliare come meglio credo, cavolo.
voglio provare a curare i miei mali a modo mio. non sarai tu a decretare aprioristicamente se ciò sia saggio o insensato.
e anche fosse insensato è una mia esigenza, ora.
perciò lasciami in pace e continua a volermi bene così come sono.

non precludermi la vita, per qualunque ragione tu lo faccia essa non è abbastanza valida comunque. capito?

postato da frafrettina alle 18:15 | link | commenti (3)
venerdì, 18 febbraio 2005

una serata magica, una serata al caffè.

 la vecchia Céleste Albaret deve adattarsi di nuovo alla "banalità della vita". è testuale. lo ha detto lei.

Marcel Proust è scomparso. tutto cominciò con una banale influenza.

e sono stata a casa di Celeste stasera, l'ho ascoltata rievocare ricordi e piangere lacrime amare, come per un figlio che se n'è andato prima del tempo. come per un amore perso irrimediabilmente. sono stata a casa sua, nonostante ora la stiano ristrutturando, e ben poco resti dello splendore in cui il genio Marcel amava trascorrere le sue giornate. e vivere il suo ritmo, il suo tempo interiore, tutto speciale. e vivere le sue abitudini, come nutrirsi esclusivamente di due tazze di caffelatte e di due croissant al giorno.

ma se c'era un'abitudine irrinunciabile nella vita di questo affascinantissimo ed enigmatico Signor Proust era quel vezzo del caffè pomeridiano, con tutto il suo cerimoniale. ricco di senso, carico di importanza, pur nella sua semplicità.

vivere il genio nell'affetto di chi ha viaggiato parallelamente a lui, servendolo e riverendolo, domando i suoi capricci leziosi e le sue inquietudini. vagare da una stanza all'altra dell'appartamento, da uno stato all'altro dell'appartamento interiore che Celeste si era costruita in 50 anni di onorato servizio presso la casa parigina dello scrittore. passare dall'androne luminoso, alla stanza in cui tutti insieme si beve il caffè fatto dalla amorevole signora tutta dolcezza e mantella di lana, con tanto di maddalenine (ebbene sì, ho mangiato, una volta nella vita, una maddalena offertami dal signor proust. è un'emozione non da poco, che l'artificio, l'incantesimo del teatro ci dona con semplicità e leggerezza), e arrivare fino alla stanza buia, quella degli addii. quella della fine di una vita estrema e poetica, vissuta di riflesso da Celeste, attratta dal suo distinto e stralunato padrone.

"desiderano altro signori? mi spiace ma il caffè è finito..."

la battuta conclusiva, la vecchina affranta scompare tra i drappi neri. è la fine di un sogno, andato via in un sorso, bevuto tutto d'un fiato. un incantevole volo nell'arte del vivere da geni, nell'arte di vivere con un genio, di rispettarlo, fino all'ultimo, senza turbarne gli squilibrati equilibri. Marcel Proust è nell'essenza del caffè: penetrante ma impenetrabile, impregna chi legge di emozioni come di un profumo indelebile, scorre sensuale nella gola, tutto d'un fiato. e sveglia l'anima, la obbliga ad aprire gli occhi, innervosendola, galvanizzandola, non concedendole di dormire. mai più.

inconsolabile Celeste, ti ho voluto bene in quel breve sogno itinerante per le attenzioni che hai riservato a me come a Marcel. per i rimorsi che hai, per la memoria che covi. per la tua essenza pura e straziata. commovente.

andate tutti a vedere
"Il caffè del Signor Proust"
al Teatro dell'Orologio fino al 27 febbraio

postato da frafrettina alle 23:31 | link | commenti

come mi sento ora

il tempo è una camomilla inutile, il ronzio delle cose lasciate in sospeso ti squassa l'anima.

postato da frafrettina alle 18:47 | link | commenti

ultim'ora

inizio con due poesie:

La folie:
Pazza! Pazza! Pazza!
Accusa esclamata
Accusa massima
Stato sublime del vissuto estremo.
Non mi offende l'ingiuria,
Mi lusinga!
Conferma che non ho sprecato sabbia!
E la clessidra è ancora da girare
E intanto io folleggio strafottente.
Addio ratio, equilibrio e isonomia!
Tra gli sberleffi evado da me stessa.

Trasformismo:
Desiderio di sostituzione:
Voler essere colui che l'altro ama.
Pur detestandone la sostanza estranea.
Sfruttarne involucro e condizione
per essere il sè stesso che si brama.

poi una rassicurazione al mio discreto osservatore: non voglio allontanarti. voglio la tua buona fede.

e poi stasera teatro. proust. mi piace, ma il fatto che ci siano i miei compagni mi infastidisce...gli stessi che, chissà, magari mi hanno svuotato lo zaino ieri...l'unica consolazione è la presenza di dario. il biondo chitarrista intellettuale. interessante, molto. e simpatico. moltissimo.
menomale va!

e ora scappo a registrarmi la rubrica della sim nuova (riattivata oggi)...ke palle, non riuscirò mai a ritrovare tutti numeri persi....che palle!!!

Ruggero se passi di qua fammi uno squillo perkè nn ho + il tuo numero, nè quello della buccioli! muchas gratias :*** baci

postato da frafrettina alle 17:20 | link | commenti (1)
giovedì, 17 febbraio 2005

capire come sei...

voglio capire come sei, queste le sue parole.

difficile spiegarsi a qualcun altro quando non si può essere chiari nemmeno per sè stessi...un'impresa da affrontare. intrigante impresa impossibile.

sono a tratti. sono a punti. sono a sussulti. sono senza sapere come.
o non sono affatto.

il punto è che il mio benevolo osservatore è di parte in quest'indagine sull'altro. questo inibisce il demone della scrittura. lo terrorizza.
ma i demoni sono sconsiderati, e già scottati dalla vita. e vogliono fare gli splendidi, se ne fregano e vuotano il sacco delle cianfrusaglie esperite.

il demone si ferma ancora. sulla soglia del baratro. raccontare per sembrare, raccontare per essere, raccontare per dare un'impressione.
e se fosse sbagliata?
amleto, taci.


il demone procede comunque e narra una storia. la storia di una bambina che non ha un nome ma ha gli occhi scuri.
gli occhi scuri sono occhi profondi, se vogliono. sono occhi torvi, se preferiscono. intimidiscono o ipnotizzano.

ci sono bambine sorridenti, idealiste, impulsive e caparbie. capaci di grandi passioni inutili e incapaci di grandi sentimenti necessari. lei è tutto questo. lei odia la cosa-buone-e-giusta. lei cerca la sfumatura, la scossa irripetibile da serbare nel cuore fino a farlo esplodere. lei non vorrebbe rimpianti. lei non vorrebbe perdere niente, nessuno, neanche un respiro. lei i respiri vuole rubarli al tempo, perchè il balordo li concede solo a chi li paga col pianto. c'è anche quello ma solo nei coni d'ombra, se c'è spesso è un segno d'ira, un simbolo della bizzosità puerile.

lei non sa se sa amare. mi ha detto a volte che le piacerebbe saperlo fare senza aver paure inevitabili. paure che non derivano dalle sue intenzioni ma dalla malafede degli altri. come si fa ad abbandonarsi a chi appena abbassi la guardia ti volta le spalle? non è più lecito abbassare nulla. sostenere. tutto. sguardi, situazioni, sentimenti, barriere e limiti e distanze protettrici. malefiche.

e poi lei ha capito questo: non si deve cercare l'altro per far sì che esso si interessi a te. devi saper dissimulare distacco, o perderai il gioco e finirai a strepitare per il giocattolo mai avuto. c'è, però, che lei non trattava i giocattoli da giocattoli, prima di capire. li lucidava con zelo come idoletti, che si disfacevano però al tatto delle sue attenzioni sfregate. era come fossero corrosive. altamente corrosive anche se profuse nelle dosi prescritte.

per questo lei ora non gioca più con i pupazzi e i fantocci. lei gioca e dialoga con le strofe trasparenti. seducenti. sincero specchio di emozioni nate bugiarde.

stasera troppo ermetica ed astrusa, questa bambina, arriccia le corde della sua esistenza unica: "attenta, ti getti in pasto all'interpretazione!" la ammoniscono i fili tesi. ma lei incurante disegna curve sulla loro superficie rilucente.
istigando un bambino a non fare qualcosa si otterrà sempre l'effetto opposto.

per non arrivare all'orlo della voragine dell'insensatezza delle proprie azioni tutti quanti debbono darsi un da fare. qualunque esso sia.
per scongiurare ogni insoddisfazione lei cerca sempre grandi impegni in cui tuffarsi. ne è capace, si sfrutta finchè regge lo sforzo.

ha molte persone intorno, troppe conoscenze. troppi spasimanti non determinanti. (troppo selettiva, poverina)
quando vuole inscena con loro fastosi balletti di gioia. sa anche essere socievole. gli amici veri, invece, sanno anche scandire il ritmo per le sue marce tristi. non ci sono solo liete coreografie spensierate. ci sono anche valtzer di riflessione e blues. molto blues.

le strofe trasparenti si dissolvono e la bambina chiude gli occhi scuri e sorridenti. anche oggi hypno vuole fondere per lei la realtà con l'ideale.

(to be continued, maybe...)

postato da frafrettina alle 22:46 | link | commenti (2)
mercoledì, 16 febbraio 2005

Romeo is still fond of the brat

non mi capisce. non mi vuole capire. spreco la sabbia e osservo la rappresentazione in atto.
la scena del balcone.
come vorrei veder volar coltelli!
postato da frafrettina alle 21:50 | link | commenti

pensiero last minute

 amare e scrivere: due sublimi esercizi di stile.

postato da frafrettina alle 19:07 | link | commenti

amare il nulla

Lo amo.

anche se so poco o niente della sua vita.
anche se accanto a lui altre persone sono perfette e il mio passaggio è un'interferenza.

amo disperatamente ogni parola che leggo, ogni pensiero che ha scritto, che ha partorito la sua sostanza magnetica.
amo disperatamente di un amore folle e senza ragioni tutto quello che proviene da lui, e odio, odio fino al fanatismo tutto ciò che lo allontana. il tempo, la società, le coincidenze, quel lato oscuro ed ineffabile di lui che prima ti viene incontro, poi fugge. relegandoti alla tua non-importanza, non-necessarietà. alla tua non-essenza per lui. e per te.

amo come una sciocca, ferendomi di schegge, vetri rotti, di bottiglie ormai vuote, di bevande evaporate. dolcissime bevande evaporate.

amo senza sapere fino a quando, fino a che punto, fino a che soglia di sopportazione.

amo chiedendomi perchè lo faccio, e annullando ogni quesito nella disperata ricerca di sue tracce.

amo perchè so che non potrò avere quel che bramo, e la negazione della felicità sala le piaghe, le infetta, le fa bruciare, le rende insostenibili e mi istiga a leccarne il siero. un siero dal quale purtroppo dipendo, contro ogni volontà, ogni rispetto di me. ogni logica razionale.

amo per tentare di raggiungere la perfezione che mi sono prefissa. amo perchè senza quell'amore la mia perfezione non sarà completa beatitudine.

amo per non gelare dentro.

amo perchè lo voglio qui con me, anche se è sbagliato, anche se amo in vano, anche se amo il nulla.

anche se amo un cieco, io amo mille volte più ciecamente.

amo spaventandomi della forza del mio desiderio di farlo. amo desolata per l'insormontabilità di tempi e spazi, priva dai quali avrei potuto amare eternamente.

amo perchè il sapore delle sue labbra è entrato a circolare nel mio sangue, torna e tormenta sogni e aspettative, annullando ogni futuro altro da lui.

amo perchè non posso odiar me stessa. ormai è parte di me.

e così sia.

che doni quiete a tutti i cuori tumefatti.

postato da frafrettina alle 15:03 | link | commenti (7)
martedì, 15 febbraio 2005

san faustino

giornata impegnata, corso di poesia, di restauro e poi inglese.

in tutto ciò devo ancora finire i compiti...ehm...
non penso lo farò, non sono in vena.

mi sono iscritta ad un nuovo forum, quello del giornale di Rik.
Sembrano tutti carini e simpatici, anche la sua ex (per la serie "i miracoli della psicologia inversa" ;).
aggiungo i miei saluti al nuovo commentatore che ho visto bazzicare in giro!

parliamo d'altro.

ho una vaga sensazione che mi invade...è come se...mi sentissi presa in giro.
ho la coscienza di farmi prendere in giro. non è giusto e comunque non reagisco. e intanto perdo le persone vere come marco, al quale ho detto no, chissà per quale turba mentale...
lui era giusto, forse. lui mi conosce, mi adora veramente. non mi prende in giro. non lascia che io mi ferisca, non trae giovamento dal mio ferimento. ad altri invece piace vedere il sangue scorrere. tra le bugie delle righe scritte.
e poi, è colpa mia, lo so! questo è il brutto.
è così dannatamente PALESE.
lei se ne va, lui se ne va. logico.
e io lì a dispensare informazioni utili.

deficiente che sono.

fortunatamente io LO SO. fortunatamente se non negli attimi in cui scrivo queste riflessioni poco riflessive io so di avere la forza di scrollarmi queste insane illusioni di dosso. lo posso fare, con fatica.

però LO SO FARE.

e ora basta, trascrivo poesie. che parlino loro per me, while the phone is still silent (and i don't want to give a fuck about it).

La collana di perle (dedicata a Tommy: ti voglio tanto tanto tanto bene):

Io ho smesso di desiderare una felicità alta fino al cielo, io voglio il mio spazio, la mia coscienza di me e la mia determinazione a prendermi dalla vita il buono e il cattivo come vengono, ragionarci, sragionarci, consumarmi di lacrime, ma al fine di crescere. Per me. E per essere migliore per chi mi sta intorno.

Non si tratta di far maturare i rapporti, non lo si decide a tavolino. Si tratta di maturare in base ai rapporti.

Tu, non loro.

Attento a sceglierti un’età dell’oro.

Io la mia età dell'oro non la voglio avere, voglio un viaggio senza picchi e apici, al massimo lo voglio armonioso e volubile (placido, burrascoso, ondeggiante, nauseante e stupendamente mozzafiato) come il mare.

Voglio una collana di perle marine di forme e colori diversi, che sappia di sale, che presa in mano mi ricordi tutto di me, tutto della mia vita, tutti i miei passaggi mentali, tutti gli episodi che ho vissuto.

Il lingotto d'oro puro è bello da vedere, ma fisso e irripetibile, la collana si allunga e si rimonta, si sfila e si risfila, si plasma sul mio collo secondo la mia volontà.
Il sol dell'avvenire tramonta sul mare calmo.

ACROSTICI:

Nebbia

Umida e

Voluttuosa,

Ozia

Lassù nell’

Aere.

****

Ago che trafigge la

Mente e l’

Organismo.

Repentinamente

Esplode dentro.

****

Mendichi

Indifferenza

Senza

Entusiasmo

Risorgerai

Ignorando l’

Apatia.

****

Potente

Occhio

Espressivo

Sull’

Ignoto,

Ascoltami.

****

Cantando

Hai

Innamorato

Tu l’

Amore.

Risplende nel tuo

Ritmo e nei tuoi

Accordi.

Solitudine in S:

Sento serpeggiare solo stridenti suoni strambi, sfilano sfoggiando subdolamente superiorità supposta, stolto spessore. Scaldano sibilanti spettri, sublimano stoltezza soporifera, strisciano sfiati sulfurei se sbuffano.

Scompaio stordita, stimolando sentimenti sconclusionati, sterili. Spiro sconsolata.

Solitudine in C:

Corro caparbiamente calamità cingendo. Cado curiosamente: che controcanto!

Solitudine in D:

Dovessi decidere del deserto distruggerei di dardi dubbi dispersivi.

Danneggerei dogmi deleteri deridendo dirupi desolati.

Dormendo desidero dolci dune d’ambra.

Anacronistica:

Come dirlo, mi sento anacronistica

Che stramberia! E la poesia mi invasa

Su chi mi è intorno sono disillusa.

O Ispirazione, unica amica mistica!

Fuori dal tempo mi sono isolata

Fuggo il contatto, nessuno può più nulla

È un’allergia per gli altri che mi culla:

tacete tutti, mi avete già stancata.

Mettetevi in silenzio fiati striduli

Gonfi di proposte inconcludenti

Voi maschere infantili, menti inutili.

Nei queruli discorsi deprimenti

Dite sembrando stolti come muli

"sei un pesce fuor dell’acqua, non lo senti?"

Resta da stabilire se poi sia

Migliore l’affogare o l’asfissia.

 

I fili:

Linee ardimentose si rincorrono in spazi geometrici ineffabili.

Alcune si intrecciano, si scontrano violente

altre non si vedono

Alcune parallele non si toccano

Altre si separano.

Creano sinuosi disegni imprevedibili,

cerchi di fumo riflessi tra le stelle,

mossi dal motore del destino ignoto.

E cambiano colore, forma e verso,

appaiono e scompaiono a piacere, a periodi.

La vita e in queste linee, in questi fili,

troncati dalle Moire se la luna

si annoia di arricciarli.

E l’esistenza è un gioco di bambina, Arianna lattescente

Alberga in cielo.

O non esiste.

Il veliero:

La nave fantasma

Salpa

Dal golfo dei miei

Non so

Verso la baia

Dove ho annegato

I dunque.

Atarassia d’amore

Nulla compulsivo e

Imperturbabile,

liberami dal tuo

subdolo incantesimo:

Lascia che il cuore pulsi.

postato da frafrettina alle 21:50 | link | commenti (2)
lunedì, 14 febbraio 2005

san valentino

 per definizione una giornata persa.

per puro caso è andato di lusso!

c'è stata l'inaugurazione della nostra mostra al vittoriano (andateci tutti! è venuta decisamente bene!), e puf! tutte le vecchie conoscenze erano là...sapete a chi alludo.

beh la mia allusione ha passeggiato con me tutto il pomeriggio. che bello, era tanto che non ci parlavo un po', tra uno scherzo e l'altro...pensare che quella poteva essere l'ultima volta in cui ci incontravamo per coincidenza per una causa come quella di auschwitz (beh non dipendeva da noi, no? ;) mi metteva un po' di tristezza...e non sembravamo volerla finire là...infatti spero non sarà così...e il pm diceva "ti chiamo domani piccola..."

piccola! =)

wow.

postato da frafrettina alle 20:34 | link | commenti (1)
mercoledì, 02 febbraio 2005

boh...

 Boh.
comincerò così a parlarvi di oggi.
non so come mi sento, anzi credo di non sentirmi affatto.
so solo che vorrei avere la facoltà di sbalgiare con la mia testa, cosa che puntualmente mi viene negata.

vorrei scrivere un racconto, ma non sono d'umore adatto. vi ho detto: non sono nell'umore, non ho umori. è come avere la maglia del pigiama con i jeans e le scarpe anche se si sa di non dover uscire. aspetto una scossa che so non arriverà, e ciondolerò aspettando.

questa sì che è noia.

e intanto lady oscar coccola la sua nuova pulcina/ochetta, 
sticavoli alla fine, non mi interessa.
ma mi domando e dico: io so dov'è quello che voglio, perciò perchè dovrei ascoltare chi, con la scusa del "ma non hai un po' di amor proprio?", mi vorrebbe impedire di riprendermelo? o almeno di provare a farlo?

APATIA.

è un male poco curabile, se si conosce il rimedio e si sa che è più conveniente evitare di trovarlo. 

UFFA

postato da frafrettina alle 12:42 | link | commenti
martedì, 01 febbraio 2005

poesie sceme parte seconda

Birkenau

Una stella splende in cielo
ma è offuscata
dai fari del campo.
I fari del campo si spengono
per il fumo del camino.
Mille e più stelle
ardono lì dentro.
E il vento soffia via
la cenere.
Cenere cinerea sul cuore inciso.

Difesa della Prosa

Quel che della poesia non mi convince
è quel brillio di una bellezza vuota, fatua.
Suona perfetta, ma rimbomba il falso.
La vita trovo assai più interessante.

Svogliatezza

La mano è stanca
La penna è sporca
La vena poetica è già morta e sepolta.

Tragedia di un artista esploso dentro.

Studente

Vetro freddo sul cortile cupo.
Nella grondaia grigia rimbomba tronfio il vento.
Eco metallica che spira verso l'aula.
Non guardi fuori, pensi alla campana.

Colpo di fulmine

Brillio inatteso
luce pulviscolare
corpuscolo di polvere raggiante
non ti vedevo ed ora mi sorprendi
nel palpito della mia meraviglia
Ti amo, apparizione subitanea
scomparsa con velocità fulminea.

Scatto d'ira

Vi servono le mie poesie per il "Prestigio"
dei versi miei, però, nulla vi importa.
Basta che scriva righe di parole,
quali parole, poi, nessun lo conta.

Siete più vuoti voi dei versi miei,
per quanto freddi e inutili essi sian.
i turbamenti della vita mia
non vengo a raccontarli al vostro foglio.

E adesso, su coraggio, pubblicatela.

postato da frafrettina alle 17:39 | link | commenti

poesie sciocche...

C.

Più carina di me,
Più simpatica di me,
Più studiosa di me,
Più ben voluta di me,
Più desiderata di me;

Occhi profondi
Nasino alla francese
Capelli sempre in ordine e abbigliamento impeccabile
Sorriso delizioso
Dolcezza irresistibile;

Ma in realtà sei:

Più falsa di me,
Più frivola di me,
Più subdola di me,
Più cretina di me,
Più inconsistente di me;

Sguardo obliquo
Fare da gattamorta
Andatura da bagascia
Cervello d'oca giuliva
Priva di animo e di pensieri.

Eppure ammetto, cara mia,
Non per quel che sei, ma per come appari

Io ti invidio.

postato da frafrettina alle 17:05 | link | commenti (1)