domenica, 15 gennaio 2006
pubblicitàpiccola parentesi pubblicitaria: have you got time to hear some new music? poesia tentativo n°1ora ce la devo fare a scriverne una. superbe contraddizioni del cammino umano caos e attività. perchè non ci si siede maiperiodo di fuoco. scolasticamente, dal punto di vista degli impegni, dal punto di vista della voglia di vita che mal si concilia con entrambe le cose prima menzionate. è misteriosamente ritornata la mia compulsiva e inarrestabile frenesia di spendere e avere tutto ciò che mi piace. direte, bella scema che sei. in parte, perchè non avere desideri ti rende sbiadito, anche il non avere desideri futili e sciocchi. voler avere qualcosa è comunque aver fame di vita. più precisamente di vita quotidiana. tempo fa scrivevo che mi ero messa in un qualche cantuccio chissà dove, e ora mi sento un po' rifare capolino. inconsciamente. forse sto entrando in qualche nuova fase. e poi sta tornando la mia voglia di scrivere. di raccontare. ho voglia di sedermi qui davanti ed elaborare gli stimoli del mondo di fuori. avrei voglia di scrivere un racconto. chi mi conosce sa che questo desiderio ritorna come un sogno ricorrente, mai compiuto, per mancanza di tempo e di pazienza per elaborare un qualsiasi soggetto accettabile. però è un segnale di attività cerebrale, o quantomeno di una sorta di microentusiasmo nelle cose. bene.rimpiango di non disporre più della mia scintillucola del verso. mi manca chi creda in me e mi sproni a versificarmi. mi manca il prof ligotti e la mazzetti, come mi manca cantare. certe volte penso che lo scorso anno sia stato il più bello e il più completo/sfaccettato della mia vita. facevo tutto, non avevo tempo nemmeno per respirare, studiacchiavo, ma in compenso vivevo ogni boccata di libidine del fare le cose, fino in fondo. insomma facevo tutto ciò che ti rende persona e niente di ciò che ti qualifica come alunno. ora le percentuali si sono drammaticamente invertite. l'anno scorso avrei desiderato il dono dell'ubiquità, per fare tutto quello che mi attraeva. adesso non saprei nemmeno tanto bene cosa farci. non vorrei essere già diventata adulta. non nel senso buono (seppure ce ne sia uno) del termine. (beato il mio cane che vive spensierato e tranquillo. beata la sua piccola vita allegra e istintiva). proprio per questo, i minimi segni di ripresa, di ritorno nella me di prima, mi fanno sperare in meglio. ad ogni modo, sto valutando gli eventuali argomenti per la tesina d'esame. l'idea folle che mi è piaciuta di più è partita dal concetto hegeliano di sintesi, il togliere e conservare. dannatamente vero e seducente. tutto è l'insieme di tutto e del contrario di tutto. tutto è altro da tutto e da niente eppure è composto da essi. come la cultura che da 5 anni studio a scuola, raffrontata a quella che si va affermando. il giorno e la notte, che scaturiscono inevitabilmente l'uno dall'altro. l'universo e il suo ritmo triadico. e quindi la nuova cultura, dalle ceneri di quella ormai manualizzata. la nuova espressione. la nuova arte (il graffito, da keith haring a sten e arturo skiro, per esempio); la nuova narrativa, la nuova posizione di chi legge, di chi scrive, di chi edita, i nuovi luoghi e i non-luoghi della nuova letteratura, i blog. la nuova poesia e le nuove correnti. la multimedialità e l'interconnessione delle risorse accessibili (nei suoi pro e nei suoi contro: il fenomeno melissa p.). i new media, la free press, gli effetti del nuovo sul linguaggio; gli slang, il neologismo, la nuova lingua letteraria, la nuova musica basata sulle nuove lingue, l'hip hop, il rap, il ritorno alla strada. quindi la street culture. il concetto di community. la multimedialità che incrina la vecchia economia di mercato, napster. urbano vs idilliaco. l'ironia, la satira, la nuova comicità. [sì, ci hanno espressamente chiesto di essere originali] solo che non è poca cosa. tanto si sa che le sfide mi intrigano sempre. altrimenti pensavo: la radio; le memorie, il ritratto l'autobiografismo; l'handicap; il reality show. devo chiudere adesso. il citofono ha suonato ed è per me, anche se è tardi. vi lascio con questo aforisma, che rientra nei doverosi approfondimenti che non ho ancora messo nero su bianco: melissa p mi sta proprio sulle palle. aspetto suggerimenti decisivi per la tesina e i campi di indagine da esaminare. gut nacht sabato, 07 gennaio 2006 selling the world my last breathnon dovrei essere qui. dovrei andare a mangiare, dovrei docciarmi di corsa, perchè tra poco marco verrà qui. ma prima di tutto dovrei essere sui libri. ma onestamente ho poco interesse e troppo sonno per costringermi a ricominciare subito a prendere appunti sulla storia industriale italiana del primo novecento. detto fra noi non me ne frega proprio niente.però ho deciso di passare e fermarmi un momento. to sell the world this last breath, prima di tornare nell'apnea forzata della vita scolastica che sì, mi toglierà tempo. tutto, o quasi. e poi ieri c'è stato il colmo: la chiamata di quel cazzonefancazzistalavativolecchinoservoputtanomentale di f.t. il mio cosiddetto codirettore. colui che si becca i meriti del mio lavoro, da sempre. eheh, ma non più, dato che non sto più lavorando! questo deve creargli qualche problema, non ha più modo di pavoneggiarsi. proprio per qesto mi ha telefonato, come a dire "beh che fai, batti la fiacca?". eh no cocchino, adesso mi sono proprio stufata di sacrificare la mia media scolastica per farti godere i frutti della mia fatica e guardarti curare la tua pagella da record. ma anche no. la mia priorità è uscire dal giulio, e se possibile con il massimo. e se, come probabilmente accadrà, non sarà così, voglio almeno non dovermene imputare la colpa, quindi non lascio niente di intentato per andare al meglio quest'anno. e non ho più tempo per lasciarti grattare la pancia. brutto stronzo. sì, purtroppo, cari ragazzi miei, sto diventando insofferente verso i 3/4 delle persone insulse che mi circondano. ho deciso di scambiare qualche parola solo con quelle che non ritengo in mala fede. e la mala fede è l'unica cosa di cui la natura ha dotato f.t.; lo detesto ogni volta che mi si avvicina con la sua aria viscida. mi comunica proprio fastidio, prima non mi accadeva. ora voglio togliermelo dai coglioni ogniqualvolta mi si accolla. continuo dopo, spero. il pranzo chiama. e non vi ho ancora detto niente sull'importanza per me de "Il fantasma dell'Opera", reale motivo per cui ho iniziato a scrivere. a presto. lunedì, 02 gennaio 2006 considerazioniho davvero troppi compiti, non riuscirò mai a finirli. e sono tre notti di seguito che mi sogno la programmata di storia e la terza prova. sto sclerando. e poi c'è chi vive come in un romanzo, e quella è cla, sempre pronta a descrivere momenti di suspance e di tensione positivonegativa e poi a stemperarli con qualcosa di quotidiano o di periodico, come le irrinunciabili top three, grazie alle quali riprende le redini della sua vita impetuosa. uguale e diversa, la sister, come quelle Metamorfosi evidentemente profetizzavano. e poi ci sono quei blog belli e colorati, pieni di adesivi luccicanti, con templates vivi e poliedrici, in tinta con l'umore, col momento, con la persona, con la persona che si è in quel momento. a volte mi piacerebbe imitarli. pur mantenendo i miei contenuti, che a volte in queste specie di blog delle fate sembrano perdersi nella porporina delle scritte. non sempre comunque. primodell'annoa riprova del fatto che le feste mi prendono a male, normalmente il capodanno mi stressa. è il momento dell'anno in cui gli amici sono uno più opportunista o falso dell'altro: tutti in cerca di un evento degno di nota a cui prendere parte, ma se casualmente questo evento l'hai procurato tu (e ci tieni proprio, stavolta, perchè pensi sarà uno spasso) e poi loro ne trovano uno ancora più ragguardevole dove far bella mostra di sè, allora stai pur certo che ti ritroverai spalmato davanti al televisore con la fanta in mano e col vestito buono che a -10, -9, -8 secondi dal nuovo anno ti guarda in cagnesco dalla sua gruccia (andrà meglio la prossima volta, cocco). spero che chiunque di voi si sia divertito quanto me ieri sera. |