lunedì, 31 luglio 2006
in definitiva...sì insomma stanotte mi sento un po' triste...chiudo la porta e scrivoe mi ritrovo qua, dopo un cocktail con una mia amica che domani si metterà in moto per la mia nuova città ideale. quella che già mi manca. la mia barcellona.è strano, ho chiuso la porta e sono venuta qui, a scrivere con tanti pensieri che frullano in testa, ma senza la minima intenzione di dargli forma. è vero quando dico che non voglio essere una giornalista, me lo faccio andare bene perchè sono una scrittrice pigra. adesso sto per divagare, non ero qui per questo, ma voglio comunque mettere nero su bianco un fatto: spesso mi ritrovo a pensare a una storia costruita, ma senza costruirla. immagino inizi, prospettive, prefazioni. poi però, quando penso a una trama intravedo qualche sagoma, e quando penso a un finale lì la luce si spegne del tutto. la verità è che non potrei mai mettermi a scrivere perchè non riuscirei mai a concludere. non per svogliatezza, ma per principio. i romanzi chiusi degli altri, anche dei grandi, non mi piacciono. non fraintendete, non che non mi piacciano le opere. mi piacciono, fino a venti pagine prima della conclusione. odio la conclusione. quell'attimo che ti piomba addosso quando sei tu col libro chiuso in mano, con gli occhi stanchi per le troppe righe lette, bevute, risucchiate, e ti rimette a contatto con l'ambiete circostante, come ti avesse strappato inesorabilmente dalla tua dimensione. dalla TUA dimensione. che puf! scompare nell'ordinario flusso quantitativo del tempo che passa, del tempo impiegato per arrivare dalla pagina iniziale alla pagina finale. senza considerare che tra quelle pagine tu ci hai vissuto, e ti ci eri anche ambientato bene. e non avevi voglia di esserne scaraventato fuori, così, precocemente. non riuscirei a scaraventarmi fuori dalle mie pagine. per questo scrivo un blog, non un romanzo. ecco, ho divagato. fatto ciò, volevo parlare dello speciale su ligabue che ho appena visto. non c'è nulla da fare. io trovo che sia un poeta. un poeta rozzo e genuino. ma davvero un poeta. vorrei che quelle canzoni fossero state scritte per me. vorrei averle composte io. vorrei essere io la "viva" di cui canta, perchè sono quella "viva", quel fiume di vita che travolge, contagia e brucia. ma che è inestinguibile. vorrei sentir cantare per me che "le donne lo sanno", perchè è vero, le donne inquadrano la vita, il mondo, in schemi intuitivi inschematizzabili, in prospettive istintuali fervide e non teorizzabili, eppure esistenti. non sono quelle baggianate del sesto senso, da maschilisti. ma se è vero che lui mi critica perchè vedo la vita come un film è perchè lui non la sa vedere così, non può, non la può percepire come la intendo io. non può pensare di dominare lo scroscio di forze che lo animano ogni giorno, che sì, interferiscono con noi, ma che se cavalcate diventano il punto d'osservazione più vasto per interpretare il proprio destino, il proprio passato e il proprio potere di crearsi da sè, giorno per giorno. le donne vivono il flusso segreto che attraversa il reale, vi entrano in contatto. e gli uomini no. per loro è sciocco essere sentimentali, introspettivi, e giù con quei mille cliches che sono nati dall'età della clava a quella del mercedes. i valori maschili sono altri (è un po' l'annosa questione che c'è tra me e lui: a lui piace la storia e l'arte medievale, a me la filosofia e l'arte moderna), e spesso, negli uomini che li sviluppano, sono una parte di quelli femminili. è l'uomo che ha bisogno di essere completato, la donna è completa, deve potersi rispecchiare nell'uomo che le è accanto, e ampliarsi poi, se questo si arricchisce della sua misteriosa, inspiegabile precomprensione del mondo. e poi "questa è la mia vita" è un manifesto. di libertà, di gioia di essere responsabili di sè, del superuomo dell'eterno ritorno. la adoro. - per la libertà ricordo gli accorati "oooOOOoooOOO" che ti tira fuori "urlando contro il cielo" o anche "balliamo sul mondo" (e in sede live, anche "quelli tra palco e realtà", che nel frattempo ti insegna a ricalcolare il mondo sugli esseri umani e non sulle apparenze, sui ruoli e sui microfoni). ma non c'è solo esaltazione e gioia in ligabue. c'è riflessione e racconto. c'è emozione della meditazione. c'è "ho messo via", racconto di ogni situazione/rapporto che cambia, e le cose, purtroppo, cambiano spesso e in male; c'è "una vita da mediano", la posizione di chi lavora duramente e troppe volte lavora nell'ombra, che è un po' la condizione della maggioranza di noi. e sappiamo che le eccezioni o sono bluff o sono amici di chi manovra le luci; c'è "almeno credo". perchè...qua nessuno c'ha il libretto di istruzioni/credo che ognuno si faccia il giro come viene, a suo modo/qua non c'è mai stato solo un mondo solo/credo a quel tale che dice in giro che l'amore porta amore/credo.../se ti serve chiamami scemo, ma io almeno credo...; e poi c'è "leggero" e quel suo ritornello che porto inciso nell'idea di felicità, "metti in circolo il tuo amore", che in tre parole ti illustra come ragioni quando giudichi gli altri, "tutte le strade portano a te", nella quale quel "fino a cheee...." suona di rinascita, di fenice che risorge, di rinnovamento, di ri-innamoramento, di luce. senza contare le serenate: "ti sento", che è da brividi; "l'amore conta", che è la pura verità; "l'odore del sesso", che è il suono del possesso reciproco. senza contare quelle che ancora non conosco e le tante che non menziono perchè porterei tutti allo sfinimento. pure in questo clima di deterioramento culturale e di ispirazioni inesistenti, lui è (paradossalmente) così piccolo e così grande. piccolo, perchè penso che quantificheremo la sua importanza solo tra qualche anno. adesso piace, ma fa troppo fenomeno da ragazzi. non è sufficiente per definirlo un Cantautore o un poeta. per i più ora è un cantante. peccato perchè non sanno che si perdono. e adesso penso a tante cose, persa tra tutte le verità di queste canzoni e tra le vibrazioni di fantasmagoria che producono nel mio cervello e nelle mie idee. penso a chi sono adesso, al tempo morto che rappresenta l'estate dopo le vacanze e prima dell'inizio di tutto. al riposo che non riesco proprio ad avere. all'immensa voglia di fare che ho che sta andando sprecata. alle parole di mia nonna di oggi, che mi ha detto di non farmi mettere legacci a questa età. [...e adesso domande...] e se lo stessi facendo? e se lo avessi già fatto e non me ne volessi accorgere? e se invece mi stessi lasciando suggestionare troppo dal mondo esterno? e se la mia idea di vivere la vita come voglio e poi chi mi ama mi segua poi non si rivelasse giusta? e se stessi già imboccando tutte le strade sbagliate, stessi già rinunciando alla mia libertà sentimentale, intellettuale (vedi iscrizione alla luiss invece che a filosofia) e di fare esperienze? e se stessi già quasi vivendo la vita di un'altro, la vita di una persona che non voglio diventare e che dentro sento di non essere, ma che da fuori è esattamente lo stereotipo di quella che non sono? ma che ne so. ripeto, "qua nessuno c'ha il libretto di istruzioni". è così, non ce l'ho. non so nulla al di fuori di quello che sento. ovvero timore per il futuro, misto a incertezza e alla voglia di dare una chance a questa iscrizione, anche se la gente che frequenta la luiss è quella che è. timore per noi, che a barcellona sì, ok. ma qui? e perchè al telefono dal mare lui non è accorato e amoroso come un anno fa? perchè è passato un anno forse? e allora? mi merito di vivere da moglie arrugginita in un rapporto arrugginito già da ora? non voglio ritrovarmi a rivivere clandestinamente belle emozioni con qualcun altro per distruggere tutto, voglio rivivere quelle che ho vissuto per parecchio con lui. chissà, magari sono tutte paure del piffero: ma se ci stessimo davvero arrugginendo? no, non voglio. timore per quello che sono e sarò. per quello che farò e che vorrò fare e che non vorrei non riuscire a fare. timore insomma. dei più neri e fottuti. che non è paura che ti paralizza, e che poi ti strappa fuori la bestialità per reagire, è un tremolio malaticcio, che ti logora e ti lascia lì ad ascoltarne le vibrazioni, aspettando che passino. non voglio vivere nel timore. perchè a forza di temere e tremolare diventi cieco e vivi ingoiando. e quando ti accorgi che il tremolio si è fermato tu sei un vecchio steso nella tomba, probabilmente. voglio essere ferma, forte, felice e grintosa. viva. e piena di possibilità e di ambiti in cui concretizzarmi. Dio, se esisti, e lo sento, fa che sia così. queste sono le cose a cui tengo. ...tanto per tornare a Liga, questa notte di scrittura e di nerume è una di quelle "certe notti" che somigliano a un vizio, che tu non vuoi smettere, smettere mai; oppure una di quelle in cui la strada non conta, quello che conta è sentire che vai; o di quelle in cui ti senti padrone di un posto che infondo di giorno non c'è...come questo blog, che vive di notti di meningi in tragica spremitura. "Non si può restare soli certe notti qui...che chi si accontenta gode, così così...certe notti sei sveglio, o non sarai sveglio mai...ci vediamo da mario, prima o poi..." giovedì, 27 luglio 2006 I'm backtornata. abbronzata. con tanta nostalgia di quell'aria assolata e acquosa.voglio tornare subito a barcellona. martedì, 18 luglio 2006 leaving for a while...barcelona...por la noche... punto e a capoHo-Fi-Ni-To.è ufficiale, oggi, ottenuti i risultati, iniziano le vacanze. giorni strani, tra stratosferiche soddisfazioni e malinconie di futuro e di crisi. con lui va altalenando, ogni giorno battaglie campali. oggi la risoluzione di un armistizio. proviamo a tornare all'inizio. sono due sere di seguito che andiamo a brindare sotto scuola. il 10, per il mio esame e per i 18 di michela. ieri, per la fine degli esami e per la festa che michela e io abbiamo organizzato (abbiamo fatto la spesa e cucinato...che brave!). e poi ieri abbiamo onorato, come si farà ogni 12 luglio da ieri in poi, la festa di San Ciuccamo. quindi abbiamo bisbocciato, ci siamo presi a gavettoni e abbiamo ballato come dei deficienti sui gradini del giulio (fradici) tutta la notte. è stato fuori di testa, pietro e lavi erano completamente inciuccati (addirittura lavi si è messa a tirare le bottiglie alla scuola...cose da matti). e stamattina i quadri. lui non è venuto, perchè ieri abbiamo litigato. pietro mi ha mandato un messaggio: "vieni un po' a vedere i quadri...". e così sono andata, e non credevo ai miei occhi. sono rimasta là, con la faccia tra le mani a dire "oddio". sono saltata al collo di pietro e mi veniva da piangere. e avrei voluto che il collo fosse stato quello di marco a dire il vero, ma fa niente. non ho pianto, ho iniziato a ridere e a tremare, e le ginocchia erano moooolli, assolutamente instabili. come me. Promossa Cento/100esimi Pazzesco. [alla faccia di chi non ci credeva - me compresa...] insieme a "la divina" (e come te sbagli...), pietro, laura e serena. 500. cinquecento. chi l'avrebbe mai immaginato. ora anche i complimenti di sergio maistrello. e poi tortuga. e qualche risata e un cappuccio freddo. e chissà che stasera non sia Santa Sbornia, dato che ufficialmente ci siamo licenziati. e l'orale poi. la mia strampalata tesina è piaciuta. molto. i professori praticamente non mi hanno interrogata (e lì per lì, quasi mi dispiaceva. essere arrivata a tanto per dire giusto due parole...anche se per molti sarebbe stata la manna dal cielo...paradoxa stoicorum). giusto scienze, per compensare un po' quella 3a prova da 14/15. e il tema, per una volta "era bellissimo". non me lo sarei mai aspettato. hanno capito che forse, un po', me lo meritavo. sono contenta. e ripenso al primo giorno d' esame, al saluto della liguorio, che parte per novara e chissà se la vedrò ancora, che mi ha chiesto un bacio con tutta la naturalezza del mondo, come un'amica o una parente interessata a come ero andata. che strana. un cerbero puntiglioso. ma sotto sotto, credo, una delle professoresse che più si era affezionata a noi. nonostante la mia incompatibilità con la chimica. le ho promesso che le farò avere delle mie dalla nasa. e poi arrivederci. e così con tutti. natale che il giorno dell'orale ha accostato il motorino per salutarmi e complimentarsi: "uno degli esami più belli che ho mai visto". e la mazzacurati, che non ha voluto chiedermi nulla, "perchè so che sai tutto", e bellisario "la prova di arte era scritta benissimo". e ci credo, dada e metafisica, volevo scrivere una poesia, non dare una risposta in otto righe. addirittura latino era perfetto. e la scozzafava mi interrogava a salti, passando di argomento in argomento, come in una conversazione colta. che bello. quasi non me ne sono accorta, tanto poco è durato. (c'era anche la dalby...che ha detto che sono una ragazza rigorosa e scientifica, che ho onestà intellettuale e che mi vede in politica. è esagerata. ma la ringrazio di cuore). e sono fuori. un po' matricola, tra orientamenti e rette da pagare (?), un po' disoccupata. privata del mio essere un piccolo personaggio tra le mie quattro mura, quelle degli ultimi 5 anni di vita. e già mi manca quella scuola che mi ha presa a calci in bocca dal IV ginnasio, ma che di fronte alla mia tenacia si è volentieri arresa. quanto lavoro. e quanto sbigottimento, quando l'ho visto riconosciuto. che strana sensazione. credo che ce l'avrò sempre stampata in mente. tutto è iniziato e finito al terzo piano, luogo dove abbiamo seguito le prime lezioni e dove abbiamo sostenuto i colloquio. e nella classe accanto è stato assurdo ritrovare una cartellina del 2003 di dario, abbandonata in un cassetto di una cattedra. sfogliare le fotocopie studiate "da piccoli", ricordarle tutte una per una. un pezzo di storia, che casualmente ci è finito sotto mano. come ha detto il bellax (per dirla alla dario, sbarbaricamente): è un segno. io e lui siamo tornati al termosifone. e anche nelle nostre vecchie classi (nella sua ancora campeggian le scritte scherzose sulla madre di michele...e su michele alias "albuzza"), col tacito consenso di lorella (bidella carinissima). dopo oltre un anno. ripensandoci, mi vengono i brividi. una foto ricorderà questo piccolo nostos, che spero possa ripetersi. e apposte le nostre firme sui fogli della stramba lavagna dell'auletta del III A, dopo un po' di magone di ex alunni, tutti fuori a goderci la bella giornata, l'aria profumata di libertà e di tempo libero. finalmente scrivere qui non sottrae più tempo ad altro. finalmente non devo preoccuparmi di tesine, materie e fotocopie. finalmente sfaccendata. la cosa bella, e incredibile, è che ci sono riuscita. non ho lottato invano. ho avuto quello che volevo. me lo sono preso. e sinceramente ancora non ci credo, non me ne rendo conto. stordimento di chi ancora non ha realizzato di essere in procinto di cambiare vita. insomma, punto. e, anche se a malincuore, in attesa di andare a capo. mercoledì, 05 luglio 2006 la mia penna è stancami rendo conto che il mios tila sta peggiorando espnenzialmente. è sciatto e distratto.è stanco come me, e ve/me ne chiedo scusa. spero che presto rinverdisca, cosa che spero anche per la mia vita, per me come persona. spero di tornare alla vita felice e soddisfatta che ho sempre condotto, anche nei momenti grigi. spero di sentirmi ancora e sempre come la mia amica ilenia ha finalmente imparato a sentirsi, a giudicare dalla gioia della sua penna. spero di tornare ad essere zeppa di gioia, com'ero da sempre, finche non ho iniziato a marcire dentro, poco, impercettibilmente e fastidiosamente. spleen, si chiama la bile nera. questo è il mio umore ora. sono un soggetto umorale. e ora sono nera dentro. periodo di merdaun vero periodo di merda. sono ingabbiata tra la mia realtà fatta di libri tesine stancheza e cose da studiare e quella del mondo di fuori, estivo, a riposo, bello esteticamente mentre io sono all'ingrasso e in disfacimento, abbronzato mentre io sono malaticcia e giallina, e poi pieno di tempo e di sole e di cose da fare e di allegria. e io non vedo la fine, e anzi se la vedo quasi quasi tornerei indietro a sistemare qua e là la mia preparazione o le occasioni perse per quella media astronomica che alla fine non è valsa nemmeno troppo la pena. tanto di cento ce n'è già due e se devo accontentarmi, tanto valeva farlo con alle spalle un memorabile anno di esperienze e risate. come il secondo liceo.e poi ci sono problemi. su tutto, per tutto. perchè sono sommersa di spiacevolezze e devo passare la vita in casa a trascinarmi sui libri. perchè nel frattempo lui ha finito e non sa che fare, e pur di fare qualcosa ormai mi piglia e mi porta dove devo andare come un autista anonimo a cui non frega nulla di chi si porta appresso. ormai se mi tiene la mano è per inerzia. ho paura che ci stia prendendo qualcosa, e lo vedo sempre più un ragazzino. le vacanze. quante discussioni per ste benedette vacanze. un miraggio e più che un sogno forse un incubo. litigate su tutti i fronti. a casa perchè non va bene come e con chi vivo, e come pare che io mi faccia manipolare. fuori casa perchè è tutto difficile, sono pesante e con me non si può mai dire/fare nulla. insomma, ma chi mi frequenta che lo fa affare? eppure non mi pare di fare molto più di ciò che devo. pretenziosa, credo non molto rispetto a quelli che conosco. e non mi va di piangermi addosso, a prescindere. adesso viene fuori che se mi voglio trovare un lavoro costringo anche gli altri a farlo, perchè sennò lui si rompe i coglioni tutto agosto senza fare niente. eh certo, perchè sono un passatempo senza facoltà decisionale. bene. e se per caso volessi avere un po' di soldi in più? non potrei forse? e menomale che l'altra sera mi consolava e mi abbracciava come quel giorno un anno e quattro mesi fa... e monomale che oggi che festeggiamo un anno e quattro mesi quando gliel'ho detto ho sentito in risposta solo un ghigno... |