|
venerdì, 29 settembre 2006
approdata nel nuovo mondo che si cela ad un solo numero civico di distanza da casa mia, la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali. La Luiss Guido Carli.
Devo dire, pensavo peggio. Le lezioni, per il momento, sono tutte a sfondo filosofico; gli orari sono accettabili, ho qualche faccia nota con cui dire 2 parole, ci sono parecchie possibilità per farsi valere e restare l'attivista di sempre. in più il bar sulla terrazza merita un trenta e lode, con l'ottimo e onestissimo caffè a 50 cents. Staremo a vedere.
approdata in un'epoca della mia visione di me un tantino migliore. mi curo un po' di più. faccio di più. compro di più. esco di più. Mi piace.
Devo scrivere di più, ma penso che ricomincerò a breve. e seriamente. e poi avrei voglia di cantare, ballare e viaggiare. ci attrezzeremo per tutto.
approdata alla cena di classe con i professori come una vecchia amica con loro e coi miei compagni. mi sembra di non avere mai avuto finora rapporti tanto gradevoli con tutti quanti (docenti inclusi), ora che non ci interessa più lottare per arrivare a fine anno. ora che se ci sorridiamo è perchè sì.
approdata per la seconda volta in quella chiesa lontana e di nuova fabbricazione, per dare l'ultimo saluto alla persona che avevo visto (per l'ultima volta, neanche a farlo apposta) piangere disperata proprio lì, circa un anno fa, perchè era il suo consorte ad andarsene. purtroppo mia zia piera non c'è più. e mi sono chiesta, fino alla mattina in chiesa, perchè la cosa non mi avesse scossa nella dovuta maniera. tutti piangono quando qualcuno muore. io per il momento no. piango quando vedo chi resta solo per la perdita di qualcuno piangere disperato. infatti quando zio antonio è morto mi sono intristita molto. ora che invece si sono ricongiunti, zio e zia, non ero triste per lei che se ne partiva da qui, ma per chi ancora c'è e si dispiace. come la mia nonnina dolce, sua sorella. ecco mi ha commossa vederla piangere. ma per zia non avevo timore. un po' di amarezza ma tanto sollievo di saperla nella giusta compagnia. è la prima volta che sento la morte come un evento neutro, quasi lieto. quasi una festa di vita, per dirla cristianamente. il prete diceva: siamo nati per la vita, e la vita che ci è stata donata è un dono che non ci verrà mai tolto. ha il potere di trasformarsi.
è vero. la vita di tutti è in continuo movimento. la mia lo è, ed è questo movimento perpetuo che mi anima e mi fa scrivere le cronache di quello che sono. lo sarà fino alla metamorfosi definitiva. come quella di chiunque altro. e poi di certo sarà nuova vita.
non può essere altrimenti.
domenica, 24 settembre 2006
Perchè ho scelto la luiss?
Me lo sono chiesto molto spesso. E ho trovato mille motivazioni e mille controrisposte, mille assensi da parte di chi mi sta intorno e altre mille critiche.
Partiamo dal bivio maledetto: Scienze della Comunicazione vs Filosofia.
Anzi, partiamo dai possibili sbocchi delle rispettive: Giornalismo (?) vs Giornalismo (???)
Alla Sapienza quel (?) significa lottare con altri 5000 sognatori come me, più o meno talentuosi, più o meno raccomandati, fare lezione nei cinema, garantirsi una preparazione smozzicata e dare esami con gli assistenti di soggetti quali Maurizio Costanzo. Ecco, non fa per me.
A Villa Mirafiori quel (???) significa 5 anni di idillio mentale, di crescita spirituale, di ampliamento della propria prospettiva, ma senza sbocchi sicuri, e con la possibilità di tante deviazioni inaspettate, di tante fonti di distrazione che possono farmi perdere di vista quello che credo di volere dalla mia vita. Si inizia per un motivo, si finisce per vie traverse a fare altro. Non me lo potrei permettere, solo per godermi 5 anni di uno studio che sì, mi piace, ma posso intraprendere anche in un secondo tempo.
Altre possibilità?
Sì, la Luiss:
che è piccola e raccolta;
che è efficiente;
che ha come docenti i migliori dell'università pubblica;
che valorizza chi conosce le lingue straniere facendolo viaggiare (altro dei miei folli desideri);
che ti mette in contatto con il mondo del lavoro e fa girare il tuo curriculum per le migliori aziende;
che ti dà la possibilità di frequentare una delle 5 Accademie Superiori di Giornalismo in Italia, abilitandoti come professionista (ecco il sogno, il vero motore, il vero motivo, quei 2 anni postlaurea di Accademia Superiore...).
Anche se, di contro:
è provinciale;
è troppo piccola, troppo raccolta;
è costosa;
è organizzata sull'opprimente modello dei college americani;
è frequentata male, molto male...
In definitiva ho realizzato questo: sono troppo seria, troppo determinata (e forse a torto, perchè potrei scoprire, così dal nulla, che il giornalismo non mi interessa più), e troppo stakhanovista per concedermi il lusso di studiare filosofia -materia che amo- senza la sicurezza di fondare il mio futuro su basi solide. C'è chi è pronto ad affrontare questo rischio, e lo ammiro. Ma per quello che mi sono messa in testa di costruire per la mia vita, troppa incertezza è solo d'ostacolo: meglio stringere i denti studiando qualcosa che non è proprio il mio primo amore, ma con la consapevolezza di percorrere un binario preciso, senza sbavature e biforcazioni, verso quello che voglio.
Lorenzo, tu studierai Filosofia. E ti invidio molto.
Ma per realizzare i tuoi sogni non hai bisogno di seguire un iter preciso, non c'è un modo sicuro per diventare registi di successo. Appunto per questo hai fatto bene a pensare prima di tutto alla tua formazione personale, acquisendo anche nuove forme di pensiero da poter riversare nei tuoi lavori su pellicola. Ma sai che la laurea in Filosofia contribuirà solo in parte alla realizzazione del tuo sogno, che dipende da tanti altri fattori, quali il talento che hai, molta tenacia e una buona dose di fortuna.
Io invece avrei fatto una scemenza a seguire le mie predilezioni. Avrei imboccato un sentiero accidentato escludendo scientemente la via più rapida e più sicura per il raggiungimento dei miei scopi.
Almeno credo.
I dubbi rimarranno sempre lì, ad osservarmi. Finchè non sarò arrivata alla laurea e non saprò dove andrò a finire. Però voglio dare una possibilità alla scelta drastica che ho fatto, sperando che questo unico colpo in canna centri il suo bersaglio. E se così non fosse pazienza. Diventerò una scrittrice di romanzi che iniziano soltanto e non finiscono mai...
Wish me good luck, domani comincia una nuova pagina.
sabato, 23 settembre 2006
mi trovo dentro una parentesi. dentro una rassicurante quanto effimera tonda separazione tra la mia vita ora e il testo integrale della mia vita di sempre. che sta per prendere una nuova piega. precipito in direzione di un nuovo capoverso.
( voi siete qui )
forse il capoverso è già iniziato e non me ne rendo conto.
ho finito di lavorare e sono contenta. ho guadagnato qualche spicciolo, ho faticato, mi sono divertita con le persone simpatiche che ho conosciuto e che spero di continuare a vedere. e poi, forse, sono riuscita a dare un piccolo scossone alla roccia granitica che mi sta accanto. ora sorride un po' di più.
con i miei amici tutto bene, grazie. li vedo la sera, quando mi va, tutti i soliti tranne una, nicoletta, che è partita per milano per studiare lì. un primo, piccolo segnale della radicalità delle perturbazioni in atto.
in famiglia, si vivicchia. una mia parente anziana, una prozia che tutti chiamiamo zia, sta morendo. più che la morte in sè a sconvolgermi è l'atteggiamento degli altri parenti vicini e lontani a questa povera donna. un continuo balletto di sciacalli intorno al letto della malata. una macabra danza in cerca di briciole succulente. un vero schifo. menomale che almeno zia, che vive la fase cosiddetta "crepuscolare" della coscienza, vede e parla con persone salite al cielo da almeno trent'anni, e non riconosce nessuno intorno a lei. spero che sia serena. e spero che suo marito, mio zio, che l'ha preceduta un annetto fa, la protegga da tutto e la riabbracci forte quando si incontreranno di nuovo.
era prevedibile che due persone tanto attaccate non potessero vivere distanti per lungo tempo. forse per lei, che ormai viveva tra un catetere e una nuova badante ladruncola, sono quasi sollevata.
la scuola...ci sono tornata ieri in "visita di cortesia". ho parlato con qualche professore. la valchera è stata mitica come suo solito. sempre bellissima, sempre motivata anche se, come sempre, lamentosa. la scuola fa schifo, gli alunni pure. l'italia non ne parliamo. ma più si lamenta, dall'alto del suo divismo snob, e più si motiva a spiegare, coinvolgere, insegnare. mi manca molto andare a scuola. tutti i professori che non vedevo l'ora di lasciarmi alle spalle vorrei tanto ascoltarli di nuovo. perchè era creativo e affascinante accendere il cervello in loro compagnia, e non vorrei che la fase creativa del mio ingegno e della mia personalità, con la (prossima) vita adulta si estinguesse. voglio continuare ad innamorarmi di testi, autori, opere d'arte, concezioni di pensiero. voglio continuare a immaginare epoche, contesti, situazioni e personaggi. voglio continuare a impugnare la penna e scrivere versi. baloccarmi con la sensualità delle parole ben accostate. voglio una mente fervida. e ho paura di non avere più uno spazio vitale e motivazioni sufficienti per nutrirla. [e qui passiamo al nodo cruciale]
...e insomma, meno 2 al ritorno sui banchi. aspettative? non lo so. paure? no, nemmeno. noia, disturbo. quello sì e tanto. perchè so di chiudermi in una prigione d'oro fatta di grafici e numeri. e mi fanno vomitare. e addio versi e prose che inchiodano cuore e cervello. e addio pensiero. e addio arte.
dove troverò la possibilità di restare me stessa?
questa l'unica preoccupazione effettiva. e poi quella di dover avere a che fare con persone che:
a- non hanno mai vissuto la grande città, quindi vengono a lezione vestite come andassero a un matrimonio ogni mattina. non potrei mai abbattere un tale muro: ciò vuol dire assenza totale di comunicazione.
b- vengono vestite ogni mattina come andassero a un matrimonio perchè hanno la smart (se sono povere) e sono le fighettine del papà.
sì insomma, che umanità triste.
elettrizzata? no non direi. ma purtroppo (o per fortuna) per me, molto determinata ad arrivare.
ma dove, poi?
chissà che la costanza non paghi...
[stavo ripensando ai miei vaneggiamenti di progetti editoriali strampalati. se scriverò un romanzo, dato che non saprei concluderlo, esso sarà costituito solo da inizi troncati a metà. una serie di inizi, sì. perchè sono quelli che ci interessano, quelli che ci spingono a proseguire. e se una prosecuzione è assente, viva la dottrina dell'eterno ritorno dell'uguale. l'attimo vale in se, per ciò che è, non in relazione al suo prima o al suo dopo. ogni attimo è un piccolo cerchio infinito, ogni attimo è una goccia, una cellula completa in se stessa. non una striscia, una riga, un filamento. l'attimo non è tessuto connettivo. l'attimo è la vita tutta e completa. una specie di ovulo.
e poi sono gli inizi che ci caricano di adrenalina (non ora e non per me, ma in genere lo è sempre stato), gli inizi che ci fanno dire "la mia vita è bella, vale proprio la pena d'essere vissuta/raccontata", e poi degli epiloghi chissene frega, e soprattutto: come si fa a separarsi da una vita, da una situazione, da un'episodio di essa che si ama tanto? già lo avevo scritto tempo addietro, quello che penso sulle conclusioni (andatelo a ripescare perchè di certo lo avevo scritto in maniera più chiara). e lo ribadisco, non servono. sono utili solo a far cessare gli slanci, ad azzerare ciò che ci piace, non ci liberano, anzi, ci costringono ad essere liberi. è ben diverso. ogni fine è un inizio è in parte una consolante bugia. si possono iniziare insieme molte cose, e non abbandonarle mai. mentre una fine è una fine, è irrevocabile, inappellabile. tristemente permanente. una piccola morte.
io sono per i parti plurigemellari].
domenica, 17 settembre 2006
...perchè sto per iniziare l'università, sto mettendo da parte qualche soldo e lui sta diventando la persona aperta (troppo, forse) e socievole che gli avevo sempre chiesto di essere.
Ma allora perchè non mi sta bene niente e tutte le notti vado a letto piangendo?
venerdì, 01 settembre 2006
...impolverata e stanca...lavoro alla libreria italiana, sto al banco, cerco libri, li vendo, parlo con le persone e qualche volta faccio amicizia coi genitori che si informano della mia esperienza scolastica per i loro figli...poi ci sono altri ragazzi come me e lui (che non sprizza di gioia a stare lì dentro), alcuni simpatici...il padrone è un bifolco e c'è la fastidiosa usanza di smadonnare come turchi. non mi piace, speriamo che la paga abbia un sapore migliore.
sto trascurando lo studio per la patente. speriamo di non avere problemi. speriamo anche di mettere a parte un po' di soldi facendo ripetizioni. insomma è un momento di grandi speranze e come al solito di alti e bassi. spero anche di ricominciare presto a parlare in radio.
un bacio a ile che oggi è passata in libreria e mi ha vista alle prese con liste, computer e codici isbn! :)
e adesso si va ai fornelli...
|
|