il giornalismo e i suoi effetti collaterali

domenica, 29 ottobre 2006

Trovamenti. Ritrovamenti non è esatto.

Ho trovato questa poesia per vie traverse, su un blog linkato in un commento fatto al blog di un mio amico. A volte le vie di Internet sono imprevedibili, tanto imprevedibili che quando parlano esattamente di te cominci a pensare all'esistenza di un destino preciso, che ti manda dei segnali. Sentite che bella.

Lentamente muore...

 Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

  Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

  Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per
inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

  Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

  Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

  Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

  Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

  Pablo Neruda

Mi trovo a sentire la mancanza dei commenti dei miei amici. Ora che vorrei che un'illuminazione non mia mi chiarisse la strada che seguo. E' brutta questa situazione. Non mi fa capire chi sono e cosa voglio.
"Dolore è sapore di nervi contratti nella tua saliva."

postato da frafrettina alle 14:57 | link | commenti (1)

ma che ne so

non so cosa scrivere, so solo che ho bisogno di scrivere. sapessi disegnare forse sarebbe meglio, perchè il disegno risponde prima a esigenze espressive che a esigenze semantiche. è un momento in cui non so semantizzare i miei pensieri, forse perchè non hanno significato, hanno solo nervosismo, sono un istinto inquieto che non si può scrivere. perchè non parla ma c'è.
ieri al pub mi è venuto da piangere diverse volte. perfino andrea si è accorto che qualcosa non andava. lui e laura si sono lasciati dopo 4 anni e continuano a stare bene insieme, sono molto vicini. non so come facciano, quale strana regola ci sia nei loro comportamenti. da una parte mi sembra la situazione più triste del mondo, dall'altra la più serena e la più matura. più volte mi era venuta voglia di chiedergli come stessero, come andasse ora fra loro, perchè hanno smesso di stare insieme. perchè certe volte ho come l'impressione che io e marco andiamo avanti per forza di volontà, poi mi basta uno sguardo (raro, rarissimo) che mi riporti indietro e mi faccia calcolare che da sola starei male, perchè lui è la persona che cercherei in tutti. il lui di quegli sguardi tanto rari. ed è proprio la rarità di quei momenti d'incanto che mi paralizza. e così lo assillo, gli chiedo sempre cosa non vada, e lui si allontana perchè dice che gli rinfaccio sempre qualche critica. ma non capisce che il mio disco inceppato di domande e di pianti non è routine, capriccio, critica sterile, ma l'eco del mio dispiacere profondo per qualcosa che sta cambiando impercettibilmente, anche se tutto lascerebbe supporre che non è così. anche il nostro atteggiamento reciproco. un abbraccio in più ogni tanto, un sintomo di entusiasmo, di coinvolgimento in più. quello che ho sempre avuto da lui. è questo quello che chiedo, perchè è vero che ci sono gli impegni, a vita al di fuori, ma io li ho sempre vissuti, e continuo a voler stare bene. ma bene sul serio, con lui.
anche stefano e lavinia si sono lasciati. tempi duri per i fidanzamenti lunghi...
e se poi ci si mette anche il destino a fare scherzi? se un ragazzo fidanzato a distanza, che sai essere un po' farfallone, che conosci poco, ti chiede di accompagnarlo a fare un giro...è una tattica? o è amicizia? e come dovrei comportarmi con marco a questo riguardo (dato che sulla mia onestà non ci sono dubbi ma lui questo non lo capirebbe mai)? fare senza dire? dire senza fare? sapendo tutto quello che si scatenerebbe? no, non ho bisogno di altri stress. ho solo tanta voglia di staccare.
postato da frafrettina alle 14:30 | link | commenti
sabato, 28 ottobre 2006

ieri sera

serata carina. casina dei pini come al solito, dove c'erano anche laura per una festa di laurea, e chiara c. con splingo. e poi i magnifici di scienze politiche, che si trapiantano da un tavolo all'altro, fuori e dentro la luiss.
una sangria, che non era niente di che in verità. poi in macchina di andre a fare i deficienti, a zonzo a buffo fino alle 3 cantando come pazzi. passando sotto al giulio con le canzoni truzze pompate a tutta manetta. e poi cartoni animati, e la vera demenza ha preso il sopravvento (oltre a quella di andrea che guida da criminale...): a trastevere due ragazze in motorino si sono messe a cantare la sigla di creamy che stavamo urlando a squarciagola. sono soddisfazioni. alle 2.30 stavo tenendo la porta a michela nella squallida cornice dell'angolo russo (o angolo zozzo)...ho pensato che era strano a quell'ora trovarmi in quel bagno e non in quello di casa mia. ho pensato che facciamo cose assurde, per fortuna. e alle 3 eravamo in culo alla luna perchè andrea ci voleva far vedere la sua nuova casa. la cosa folle è che alle 3.05 eravamo sotto casa mia, dall'altro capo di roma.
queste sono le cose che ricorderò, anche se magari qualcuno le riterrà da sfigati. ma quanto sono divertenti queste serate da sfigati. anche marco torna a sorridere come un tempo. e mi sento meglio, finchè dura.
postato da frafrettina alle 09:22 | link | commenti (1)
venerdì, 27 ottobre 2006

cronache di questi giorni

ieri cena con i compagni di università, glieli ho presentati.
ha riso e scherzato tutto il tempo, se escludiamo l'impaccio iniziale delle presentazioni con i pochi arrivati puntuali.
però è filato tutto liscio. anche perchè i miei amici sono persone socievoli e alla mano, non poteva andare altrimenti.
la cosa brutta è che non ha proprio voluto ammettere che gli sono piaciuti. lo fa per screzio contro di me (ma perchè poi?). dice "mh...sì...tranquilli...", mai "sono proprio contento che hai organizzato una serata per presentarmi i tuoi amici, che sono davvero simpatici!".
La cosa strana, invece, è che io mi preoccupo. cioè, qualche riga fa ho scritto "è filato tutto liscio".
perchè, che sarebbe dovuto succedere?
è preoccupante che io mi ritenga responsabile dell'umore di marco.
(è preoccupante che il suo umore sia pessimo ogni volta che non si fa qualcosa che gradisce o con persone che non lo mettono "a disagio" -> nemmeno si tratta di assenza o presenza di disagio, diciamo che gli va bene solo di stare con persone con le quali ormai è tranquillo e non deve stare sul chi vive)
è preoccupante che io non riesca a inquadrarlo nella giusta ottica. ovvero non dipende da me e anzi se mi rovini le serate sei un egocentrico e un guastafeste e una persona pesante, chiusa ed egoista. (non esageriamo). comunque sia, non riesco a non sentirmi responsabile del suo sorriso. non è plausibile. anche perchè non lo sprona alla normalità. non gli fa pensare "cacchio, vivi e divertiti, non fasciarti la testa prima di rompertela" (facendomi struggere e passare la voglia di fare qualsiasi cosa).
oltre a me (che va bene, faccio la crocerossina), perchè lui continua a voler vivere di problemi nel nostro rapporto?
quando si ha un rapporto -invece che vivere in funzione di problemi fatti nascere appositamente contro l'altro- non si dovrebbe volere che tutto sia bello, perfetto, piacevole? non si dovrebbe voler vedere felice l'altra persona?
io voglio questo. per questo mi assumo la responsabilità del suo divertimento e sbaglio (perchè non dipende da me, ma da un suo fottuto blocco psicologico o dalla voglia di mettermi i bastoni fra le ruote sempre e comunque o da qualcos'altro che non so).
ma perchè lui, che dovrebbe comportarsi secondo la stessa logica, rende tutto così difficile per me? perchè non è più elastico e brioso? perchè non mi fa vivere di entusiasmo?
forse perchè in fondo non gli importa di vedermi felice (le parole di ieri "io non devo fare contento nessuno..."). forse pensa solo a se stesso. forse sono l'unica a volere bene in questo momento.

chi capisce qualcosa faccia un fischio.
postato da frafrettina alle 15:27 | link | commenti
giovedì, 26 ottobre 2006

trovato

ecco cos'è. non è più coinvolto.
non lo sento più coinvolto.
vive di panta rei.
ma non si accorge che così va tutto a puttane?
postato da frafrettina alle 17:23 | link | commenti
mercoledì, 25 ottobre 2006

svuotata: premessa

I pensieri lasciati qui un secondo fa sono nati nell'arco di un minuto secondo, come il sangue che sgorga a fiotti da un taglietto che sembrava insignificante. quando ho pensato all'erasmus, e ci ho pensato come una bella via per ricrearmi un po'.
Poi ho realizzato:
ma voglio scappare?



E da cosa?
Dalla mia vita?

Ecco, in quel minuto secondo ho sentito il castello di carte franare miseramente.
postato da frafrettina alle 13:47 | link | commenti

svuotata

Improvvisamente ti accorgi di essere solo un guscio. Nudo e crudo.
Stai lì, aspetti di fare le cose, le fai. e poi niente. le persone ti passano intorno ma in fin dei conti sei solo tu e quella non pienezza che ti caratterizza e ti fa rodere dentro. E quando pensi di essere sulla strada giusta, quando pensi che in fondo stai facendo buone e nuove cose, ti accorgi di quanto siano superficiali, sciocche, o troppo proiettate in avanti nel tempo per farti sentire bene adesso, e non un criceto che corre sulla ruota senza motivo. Senza motivi. Diceva bene il vecchio Marx, alienazione: se invece di fare analisi economica avesse seguito le orme di freud forse avrebbe fatto meglio.
E mi era venuto in mente di iscrivermi in palestra, di fare qualcosa di stravagante, che ne so, danza del ventre. bello no? ma perchè poi. a che proposito, stare bene? stare meglio? arricchirmi?
ma se lo so da sola che è solo l'ennesimo capriccio del giorno. come viaggiare, come comprare, come voler cantare, come voler pensare di instaurare buoni rapporti con le persone. che buoni sono buoni magari, ma sono anche loro tanti gusci più piccoli, tante esperienze superficiali, non significative, che non aggiungono nulla. forse distraggono un po', e già è tanto in vero. però poi quando serve sei tu sul divano da sola a pensare, tu in terrazza col rocher in mano con tante persone intorno che sembrano vivere una vita mille volte (qualitativamente) più piena. mentre sei tu, la matita e il libro. e di certo sai che i tre quarti delle persone sembrano soltanto avere vite più interessanti. quelli davvero così fortunati saranno una percentuale ristrettissima. magari di quei pochi i tre quarti saranno ancora illusi dall'idea di fare una vita appagante, e poi un bel giorno si troveranno come me a capire che corrono, corrono: ma dove corrono?
E in tutto questo forse sarei più serena se fossi innamorata. non che non ami marco. sì, stiamo insieme, tra alti e bassi. e lui è indispensabile, anche se potrebbe essere meglio. e ad ogni modo mi sento il cuore in frigo. o se non in frigo, diciamo in carica, come un cellulare in stand-by. che senso ha? nessuno. il senso ultimo è che le mie vicende mentali problematiche fanno interferenza e coprono anche i sentimenti. che poi diciamocelo, se lui fosse un po' più premuroso, un po' più innamorato, sarebbero sempre e comunque a galla, freschi, vitali.
e voi direte: ma se vivi uno stallo così drammatico, perchè non tronchi col passato, con l'uomo, con te? perchè non rinasci un po'? perchè non ne sento il bisogno, vorrei solamente essere un po' più soddisfatta, non solo per modo dire. un po' più entusiasta, in fin dei conti. un po' più infervorata dalla mia vita stessa. e lo ero, fino a poco tempo fa. vorrei che in amore si tornasse un po' all'inizio, magari avrebbe una ricaduta positiva su tutto. anche sullo studio che per il momento conduco tra mille accidenti...non riesco più a fidarmi di come studio. anche questo si sta ritorcendo contro di me, ed era una (squallida, ma pur sempre utile) certezza. per il resto vorrei sentirmi meno lucida nel giudicare tutto come inutile. vorrei riuscire a essere meno cerebrale, o quantomeno cerebrale nel modo giusto, in modo da conferire dignità a me stessa, non essere solo colei che si attribuisce doveri e traguardi e basta. vorrei riuscire a sentirmi persona, con me stessa, anche se so che sono troppo stakhanovista e troppo seria per concedermi questo lusso. è come se mi stessi sdoppiando. è come se dovessi giustificare me stessa ai miei stessi occhi riuscendo solo in quello che è ritenuto utile, e non in quello che è arricchimento personale.
ok, meglio finirla qui perchè oltre diverrei incomprensibile. come il secondo Heidegger che non aveva adeguate parole per spiegarsi. è la solitudine dell'uno, e in quanto tale è individuale e inesprimibile. ecco il limite della scrittura, anche di quella scritta per se stessi, come la mia.
ecco l'incomunicabilità, somma presa per il culo ai danni di una mente autodistruttiva.
postato da frafrettina alle 13:42 | link | commenti
domenica, 15 ottobre 2006

ti odio ti lascio ti...

decidere di andare a vedere un film il cui titolo è stato doppiato significa fraintendere il senso e il tono del film stesso. i trailers in questo non aiutano, normalmente, in quanto messaggi pubblicitari di un prodotto e non del suo contenuto, includono scene esilaranti che normalmente nell'economia della pellicola sono marginali e niente affatto divertenti. prendete ad esempio "l'uomo delle previsioni" o the weather man. qui il titolo dice poco sia in lingua originale sia se tradotto, ma il trailer è ingannevole: solo gag e scenette apparentemente divertenti, perchè decontestualizzate, che nel film sono tutti esempi di quanto la vita dell'amorfo e triste protagonista sia frustrante e ridicola agli occhi della società tutta. e uno pensa di andare a vedere una commedia e si ritrova nel bel mezzo di un dramma umano, magari quando si ha proprio voglia di ridere e stare allegri. ho fatto questo errore il giorno precedente il mio primo anniversario con marco. è stata veramente una scelta infelice.
nel caso di "ti odio, ti lascio, ti..." quel "ti..." e in particolare i tre puntini che lo accompagnano farebbero pensare a un gioioso film sentimentale che segue le peripezie e le incomprensioni di due piccioncini, magari di dissapori emersi a causa di malintesi (mai per colpa degli innamorati!), per poi ricondurre a un happy ending che ti fa venire voglia di matrimonio anche se hai 15 anni e stai con un bamboccio con l'acne e l'apparecchio. pensi a uno di quei film che ti fanno sentire quanto la vita e l'amore siano belli, nonostante i bisticcetti e le piccole disavventure che inizialmente ci appaiono insormontabili.
beh niente di tutto questo, anche perchè in inglese il film si intitola "the break up", e non lascia alcuno spazio a smielate aspettative. the break up. la rottura. è chiaro come il sole.
infatti la pellicola non è così scema come vogliono farci vedere. anzi è estremamente realistica, per questo ti fa piombare addosso una tristezza infinita.
però fa pensare, e qualche volta essere portati al pensiero, anche con l'inganno, fa bene...

postato da frafrettina alle 15:11 | link | commenti
sabato, 14 ottobre 2006

Io

quando i miei amici mi dicono che sanno che diventerò qualcuno penso che sono pazzi. pensano di vedermi diventare una giornalista famosa. che poi, il giornalismo, è quello che sogno. è vero.
allora pensavo: ci sono persone che "te lo senti" che realizzeranno i loro sogni: sapevo che laura sarebbe entrata a medicina, come che pietro avrebbe studiato da architetto. perchè hanno una volontà incrollabile e ce l'ho anche io, anche se riferendomi a me stessa vedo solo la volontà e non gli esiti che questa avrà la forza di raggiungere. nel parlare di sè stessi non si possono fare previsioni, si può solo constatare. 
e poi certo, c'è il talento.
quello non ammetterei mai di averlo. non so essere tanto presuntuosa. so che se farò qualcosa sarà per la mia caparbietà, mai per il mio talento (inteso come eccezionale bravura in qualcosa. nello specifico: la scrittura)

l'unico grande talento che ho è quello di essere me stessa con tutte le intenzioni. e basta.
postato da frafrettina alle 17:03 | link | commenti

oggi è un altro giorno

...e si ritorna alla normalità.
sono così, tocco il baratro fino a sprofondarci, e poi riemergo e tutto è come prima.
chissà se questo è giusto.

oggi è una giornata normale.
postato da frafrettina alle 16:55 | link | commenti
venerdì, 13 ottobre 2006

e se ci penso ancora...

...realizzo che qualsiasi altro stimolo che mi portasse via da lui, qualsiasi altra persona che potesse affascinarmi, non avrebbe valore in sè, anzi di certo sarebbe uno sbaglio [perchè vicini a me come lo è lui c'è solo lui] sarebbe solo un tentativo di "riavvicinarsi al progetto" (per dirla con pezzimenti quando intende l'idea platonica), di ritornare all'idea vissuta noi due all'inizio e ora rimpianta troppo spesso...

...non si vive di persone, si vive principalmente di ideali...o perlomeno, quando non si rientra più nell'ideale tanto da soffrirne, anche la persona più perfetta per noi può diventare un cappio al collo.

...voglio che il nostro "progetto" torni vivo. altrimenti non ci sarà più senso.
postato da frafrettina alle 21:52 | link | commenti

Conflittuale

ci sono momenti in cui avrei bisogno di un'amica vera. una sorella magari. non perchè io non ne abbia, di amiche e di sorelle, ma le prime fanno tutte parte dello stesso tessuto sociale, quindi raccontare a una significa far sapere a tutti (e questo mi rende diffidente) e la seconda è più piccola di me, e in piena tempesta adolescenziale. non sarebbe credibile ai miei stessi occhi se io le parlassi di cose che anche dialogando con me stessa non riesco a confessarmi sinceramente. per questo finisce che torno sempre qui, ogni volta che sento affiorare qualcosa dal pelo dell'acqua e non so rendermi conto se questo sia un chicco di grandine o la punta di un iceberg massiccio. poi penso: anche questo spazio è conosciuto agli altri. forse anche qui dovrei mantenere il distacco, non sfogarmi. criptare quello che sento. poi realizzo che non cripto i miei messaggi per paura che altri li scovino, ma per paura di darmi ragione da vendere rileggendoli. e chissà se farei bene a concordare con la versione sbottonata di me, o se prenderei un abbaglio.
ok, non è chiaro quello che sto dicendo. non lo è per me, non può esserlo a parole.
è solo che a volte mi sento qualcosa smuoversi vorticosamente, alla bocca dello stomaco. un senso di vuoto (no, simpatici. non è fame). un vuoto che mi trascina e mi costringe a ricalcolare tutto ciò che faccio e a cercare un senso alle cose che faccio senza motivi apparenti. ha detto bene andrea: sono lunatica.
eppure non lo sono per un vezzo, per superficialità. lo sono perchè in quello che faccio voglio crederci del tutto, e ci metto tutte le forze che ho. per questo quando poi mi guardo indietro è sento qualcosa cambiare, anche contro la mia volontà, ecco che crolla il castello: qualcosa nella mia vita improvvisamente non ha più ragioni, tranne la mia affezione ad essa.
inutile girarci ancora intorno. non posso prendermi in giro. qualcosa insieme a marco sta cambiando. e non va bene. e nonostante questo non sono al punto di stravolgere la mia vita: non voglio che accada. marco è la persona con cui, dal punto di vista umano, mi intendo meglio al mondo. è vero siamo diversi, su tante cose quasi non sappiamo dialogare, abbiamo tante opinioni divergenti. e tanti dei suoi atteggiamenti non li sopporto, come lui non ne sopporta dei miei. però gli voglio bene da morire e sono legata a lui per sempre, comunque. e odierei saperlo con qualcun altra. eppure non so se questa specie di noia che ci sta piombando addosso sia sintomo di qualcosa che va modificato o solo fatto evaporare col tempo. non so. non so. non so se mi farei distrarre da qualcun altro, che magari mi riportasse all'euforia di quando io e marco ci siamo piaciuti davvero. mi manca quella sensazione. ma non potrei rinunciare alla solidità di quello che ho. perchè non ritroverò mai un altro lui. e non ho voglia di perderlo. o di fargli del male.
conflittuale, dicevo. sì, perchè mi guardo nello specchio e mi vedo vittima e disonesta, incapace di scuotere noi due e svogliata allo stesso tempo. stronza e poveraccia in un solo riflesso. e un attimo mi piaccio e dopo mi disprezzo. e non mi sta bene perchè non me lo merito.
oltretutto, con questa nuova realtà in cui vivo, sto rientrando in contatto con quella dimensione di conoscenze, di battute, di saluti, di persone, che al liceo avevo accantonato per prepararmi all'esame. prima di stare con marco ero un animale sociale: avevo decine di conoscenze, dovunque andavo avevo persone da salutare, con cui dire quattro scemenze, avevo mille rapporti sociali in ballo (anche se superficiali, certo) con tante persone diverse. e questo ti apre mille prospettive sull'essere umano quante sono le persone che incontri. infatti ero incerta sul passo da fare: rinunciare a tutta la mia autonomia, a tutto il mio potenziale di euforia e di leggerezza, di spontaneità, per ingessarmi in un rapporto totalizzante? ho esitato. poi mi sono convinta e ho fatto bene, perchè marco è imprescindibile nella mia vita. e sono stata gioiosa del cambiamento. ora che quasi mi divido tra la me "svincolata" e la me "vincolata", tra quella che ero prima e che sto parzialmente tornando ad essere, e quello che sono da quasi due anni, riaffiorano i dubbi che avevo avuto all'inizio, non più supportati dall'incentivo "innamoramento", che è una fase dell'amore, la più fluttuante e romantica ma pure la più effimera. è lacerante quando ti accorgi che l'idillio lascia il posto allo scontro dei temperamenti, alla frizione degli spigoli. e lo senti lontano, un alieno. e comunque così irrinunciabile.
e nel frattempo la mia nuova realtà mi affascina, e si riempie di soggetti affascinanti, di persone da scoprire, di rapporti e di occasioni, di carpe diem che per lui diventa "fai tutto quello che ti si dice". è che io mi ci voglio immergere, in questa vita nova. non mi va di restarne ai margini, anche se da fuori può sembrare sciocco. non mi va di perdere treni (anche futili, ma irripetibili).
e quindi spunta fuori l'annosa questione: scuotere le spalle o provocare un'apocalisse interiore? e con quali esiti? e per quali ragioni e in che misura, se effettivamente io non voglio rinunciare a marco?
in sostanza: sto tappandomi gli occhi e rintanandomi tra le mie colonne portanti (vacillanti) o sto maturando e mi sto facendo dei problemi inutili? [anche perchè per fortuna marco sta crescendo anche lui. sta migliorandosi. tanto che se fosse stato così maturo quando eravamo agli inizi sarebbe stato tutto più idilliaco e più semplice...]
sto agendo bene o male? sto segregandomi senza motivo in una vita sterile (come sosterrebbe mia madre...anche lei troppo di parte in questa diatriba, cosa che mi fa sentire ancora più sola con i miei interrogativi...)? sto rischiando di mandare a puttane l'unico rapporto fondamentale che ho instaurato con un altro essere umano?
che cazzo sto facendo?
postato da frafrettina alle 21:18 | link | commenti
giovedì, 12 ottobre 2006

Strumentale [leggete piano, come se steste scrivendo]

Sulle note di Wim Mertens, regalatemi ieri alle ore piccole da un amico che di musica capisce.
Un pianoforte che arpeggia. Un motivo solo e ripetuto, incessante e sontuoso come le onde del mare, quando di notte ne vedi solo le creste argentate che sinuose avanzano a frusciare sulla sabbia, e poi è solo spuma. Non c'è bisogno d'altro. E' l'eco della mente, della riflessione, della dolcezza.
Irrompe un trillo di ottave alte, che sottolinea il discorso delle note. Un'illuminazione improvvisa, fulminea ma composta, che si fonde con il calore del suono costante della prima mano che traccia scale profonde.
Capolavoro, incantesimo ipnotico e cullante. E' il principio cerebrale di un innamoramento, di un esame di coscienza, di un pensiero leggero e filosofico, di quelli che li pensi per caso una sera e ti cambiano nel modo d'essere nel mondo. E le note lo seguono e lo dirigono, lo rincorrono, lo acciuffano e lo plasmano. lo sollecitano. ad entrare nel tuo modo di essere te per restarci.
Le parole sono troppo volgari e troppo presuntuose. La musica, e quello che lei, muta, riesce a suscitare (un'empatia ancestrale, radicale e inesprimibile, così di tutti e così individuale. così dannatamente umana e divina) è rivelazione dell'infinito nulla che ci avvolge. la musica è un'incognita, un mistero che si scolora nella nostra inequivocabile percezione di conoscerlo da sempre e di non avere mezzi sufficienti per quantificarlo. è il disvelamento della Volontà, dell'Assoluto, per dirla con Schopenhauer. è la dimostrazione della nostra strana terrena deità. somiglia al nostro essere ineffabile, quello che non comprendiamo, anche se noi siamo, esistiamo e sappiamo di esistere. padroneggiamo la nostra esistenza. ma la nostra essenza, quella no. quella mai.
è mettere gli occhi sul pelo dell'acqua, per un attimo, e scoprire l'abisso. buio. nero. sublime. inarrivabile. possiamo solo contemplarlo e tendere ad esso, sbracciarci un po', senza muovere realmente un solo passo. e poi tornare a riva e ripensare, lasciarsi sedurre e attanagliare dallo strano grattacapo che costituiamo. nessuno è solo, nessuno è in compagnia. nessuno si conosce e forse anche noi stessi non sappiamo nulla di noi. ci stiamo solo osservando. ci stiamo trastullando per ignorare il fatto che cosa siamo, poi, non si può capire. e in fondo a volte non importa nemmeno.
ma nella musica, nella mente, spuntano i dubbi e le domande universali, le ispirazioni e la voglia di viaggiare verso il fondo del mare del sè, intoccabile e probabilmente inesistente. e in questo possiamo essere vicini, o quantomeno possiamo avvicinarci, sfiorarci, pur restando soli nella nostra solitudine. nella nostra caratteristica unicità. data e non spiegata. per questo penosa e preziosa.
è tutto quello che abbiamo, l'empatia. o l'illusione di provare empatia, di essere solidali. possiamo almeno stare tutti sul bagnasciuga con la terribilità dei nostri dubbi, a fissare la spuma scempiare le onde, a fissare la sabbia imbeversi di vita, a pensare dove finisce l'acqua e cosa muove le creste argentate che ritmano la soavità delle nostre congetture. e nel fresco dolceamaro della notte, cullati dagli arpeggi dei nostri voli pindarici, possiamo aspettare l'Idea, la soluzione, la spiegazione eterna e inconfutabile, mentre ci lasciamo trascinare verso l'infinito.
immobili eppure in moto. seduti gli uni accanto agli altri.
postato da frafrettina alle 12:23 | link | commenti
venerdì, 06 ottobre 2006

altalena

sono sull'altalena e mi barcameno tra il su e il giù. un attimo tocco il cielo l'attimo dopo non vivo più. vivo di stimoli nuovi, alcuni grigi alcuni a colori. mi sento viva quando sento la scossa della novità. però poi torno a terra mi schianto forte sulla tristezza/che viene dalla morte dalla routine dall'ordinarietà. mi sento persa in mezzo tra il cielo azzurro e la terra sporca, mi sento vuota dentro quando poi scendo e devo camminar.

scusate per questa mezza filastrocca. è solo che sono stanca e ho sonno, ieri ho fatto notte alla festa della matricola al piper dove ho perso l'uso dei piedi.
è bello sapere di avere cose nuove e interessanti da fare ogni giorni. gli impegni aumentano e sono felice di questo. però dall'altro lato l'amore scema un po' troppo in là. a volte è apatico e vuoto, ripetitivo, non è da me. non è da lui che sorrideva sempre e adesso spesso mi fa sentire sola e non stimata. spero sia un momentaccio e non tutta colpa della mia nuova vita. ho voglia di brio e allegria, di equilibrio energia e motivazioni. anche per continuare a stare insieme noi (non che per esempio passare oggi il pomeriggio insieme non mi abbia fatto piacere). non voglio chiedermi come sarei da sola o con qualcun altro più simile al mio ideale di come lui dovrebbe essere sempre. comunque al momento sono calma. mi ha chiesto scusa. acqua passata che spero non macini più.

e niente. ho scoperto che io e lui formiamo una coppia di accidiosi: lui è odiosamente accidioso (passivo) quando odia tutto e tutto lo disgusta. io sono accidiosa attivista, mentre mi riempio la vita di impegni come una valigia che non si chiude, quando mi fermo poi noto che nulla di quanto ho schiaffato dentro ha veramente senso. dovrei trovare un po' di equilibrio e di serenità vera. che so, fare yoga, canto, qualcosa che mi rilassi e mi lasci sfogare.
so sempre quale cura sarà la migliore, peccato che il più delle volte le rifiuto, non le prendo nemmeno in esame perchè non troverebbero posto nella mia frenesia di fare. una sfida al limite la mia. penso che vivrò la vita intera sfiorando il collasso e correndo come una scheggia. speriamo ne valga la pena.

e speriamo che il mio metodo di studio non collaudato per la carriera universitaria non mi tradisca ora che ho bisogno di prendere i veri voti alti. speriamo bene. speriamo bene. speriamo bene.
postato da frafrettina alle 18:09 | link | commenti