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martedì, 28 novembre 2006
metà.
di una mela,
di un bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno,
della patente, che ho solo in teoria da oggi (1 solo errore. per una che ha studiato il giorno prima è criminale e perciò gratificante),
di una vita che a volte mi sembra intera, corposa, anche opprimente per la sua consistenza, altre volte manchevole, futile, vuota, priva di me. dimidiata.
e ogni tanto, quando pende verso la metà grigia e portatrice di pensieri logoranti, è bello ricevere chiamate impreviste, e uscire per un bel cappuccino al tortuga (il tempio di mille cose indefinibili e prive di senso) anche quando dovresti fare tutt'altro. e parlare di tutte le mie vecchiaggini mentali. che non sono un difetto, ma una marcia in più, e anzi, sarebbe sciocco e contro natura camuffare con la superficialità tipica degli altri, centrata sul Divertimento. che poi che sia, e se l'abbiano mai conosciuto, aspetto proprio di saperlo.
e poi lui, e poi noi, e parlare di come stiamo. perchè stiamo bene, anche se spesso stiamo male. perchè il nostro rapporto è di quelle cose che nella vita non hanno precedenti nè posteriori. perchè dopo tanti momenti in cui lo sento in un'altra galassia, arriva con frasi fulminanti ad effetto deflagrante. della serie: non puoi vivere invidiando gli altri. inizia a vivere la tua vita!
frasi che prima ti mandano in bestia (: ma come può pensare questo di me?)
ma che poi ti fanno riflettere, e ti fanno capire che rincorrendo doveri e opportunità e impegni è vero che fai tante cose, è vero che provi tutto (e questo mi piace), ma forse hai paura di stare da sola con te. perchè ti ritroveresti a pensare a quanto tutto questo sia privo di senso. e siamo nel bel mezzo di un ragionamento circolare, perchè la vita è tutta half life, nor good nor bad di per sè. per dirla con rosmini, l'uomo non persegue più dei fini attraverso dei mezzi, ricerca mezzi per arrivare ad altri mezzi che diventano il suo fine, ma che provocano in lui insoddisfazione viziosa, mai paga e onnivora, proprio perchè non interessata a coltivare interessi eterni e superiori, davvero validi, ma a sfruttare opportunità per raggiungere opportunità che una volta vissute tutte ti lasciano con un pugno di mosche in mano.
iniziare a vivere la mia vita. e ti pare facile. non è vero che io non voglia stare con me stessa e non pensare, al contrario, penso spesso da sola, nella mia chatterbox virtuale e nella mia testa in maniera meno sistematica e più aggrovigliata. solo che l'apnea nella mente si deve bilanciare con quella degli eventi (anche se spessissimo si trattiene il respiro più a lungo quando di eventi se ne inanellano tanti, vorticosi e veloci, stancanti e forse importanti, perchè dono di un'età che non avrò più, e che in altri momenti non mi travolgerà di queste incombenze).
da una parte va bene quello che faccio. va bene riempire l'agenda. ma andrebbe meglio se non la riempissi di tabelle di marcia, "perchè non sei un soldatino". forse dovrei riempirla anche di cose meno utili, meno giustificabili, meno portatrici di Opportunità e magari portatrici di Allegria e risate senza tanto cervello (una qualsiasi danza del ventre accantonata tra le cose a cui non si può dedicare Tempo Utile, invece di limitarmi ad acquisti azzardati o semplicemente sciocchi. come lo smalto che porto, bordeaux, profondo e improbabile su di me. ma futile e deciso al punto giusto perchè io volessi indossarlo ora, proprio ora).
e poi certo, ci sono persone di cui, proprio per questo mio schiacciante senso del Giusto (che può essere Giusto Per Gli Altri, ma spesso meno per me), invidio le scelte, la determinazione e il coraggio.
Prendi Melisa, che è a Londra, in barba al fatto che finito il liceo ci si debba iscrivere all'università, e ha deciso di seguire il suo ragazzo e andare a vivere con lui. nonostante i classici alti e bassi dei sentimenti. però vita nuova, ambiente nuovo, mente nuova, crescita nuova, nuova se stessa. perchè stando sempre dove stiamo siamo soggetti a una routine schiavizzante che ci esclude dalle nostre potenzialità nel senso più puro del termine, anche se il giogo in questione non lo avvertiamo affatto, o lo chiamiamo normalità.
Prendi Marpi, che nonostante non conosca molto e non mi sembri granchè simpatica, è in erasmus a Barcellona, nel posto dove se la vita fosse meno rigida e se lo fossi meno anche io, vorrei fare la stessa cosa. e chissà se mai la farò, visto che sono seria e tengo più agli altri che a me (e questo mi impedisce sempre di valutare se mi faccio del male o se è solo responsabilità - e di che, vi chiederete...).
E' che io sono una riformista, non una rivoluzionaria. sono troppo razionale per mettere tutto a soqquadro, sono troppo convinta di non poter arrivare a rinnegarmi fino a sconvolgermi, sono troppo legata al mio processo evolutivo per decidere di fare tabula rasa. L'Illuminismo è antistorico, è vero. Lo dicevano i Romantici. Sì, tendo al romanticismo, ma un romanticismo raziocinante, critico e lunatico. e voglioso di libertà ed entusiasmi, non di briglie (anche se la ragione impone, per l'appunto, il riformismo prima delle forbici). di nuovo a percorrere la circonferenza di un ragionamento anulare.
E poi ci sono i mie sbalzi d'umore a farmi sentire metà ratio e metà psiche (metà), metà controllo e metà sublime impulso, tilt, non rispondenza delle emozioni ai comandi della mente. quindi il mio è un baluardo di ragione che la vita mette alla prova, facendoti scoprire che non sei mai nemeno come pensi di conoscerti e di padroneggiarti. imprevisti. e gli imprevisti a volte mi piacciono, sennò sarebbe tutto un cerchio piccolo piccolo, e nulla ne alimenterebbe il diametro con nuovi spunti e nuove scosse.
in punti come questi dei miei discorsi mi rendo conto che avrete smesso di seguirmi molte righe fa, perchè divento talmente tanto espressione dei miei percorsi mentali solo miei che è difficile che qualcuno colga il senso di ciò che sto dicendo. il secondo heidegger, dicevo tanti posts fa.
e allora vi parlo di un progetto che forse nascerà, un giornale che stiamo cercando di fondare, metà (eh, metà) con persone che non adoro, metà con i compagni di avventure giornalistiche di sempre (in fin dei conti l'unico manipolo di persone che, grazie alla somma delle loro facoltà e volontà, hanno impresso alle loro reciproche vite una direzione simile, degli obbiettivi comuni. insomma, siamo persone che hanno spinto tra di loro le loro vite verso una qualche strada, che altrimenti chissà quale sarebbe stata. per ora è per tutti quella segnata da un tratto d'inchiostro, da un filo di parole, da idee che prendono sembianze grafiche e si oggettivano nell'attività di chi le esporta dal proprio cervello, dal proprio animo. il famoso mestiere di scrivere, che ci siamo attaccati a vicenda come un male inguaribile, fin da piccoli).
Se dovessimo fondare una nuova redazione di grownups sarei estremamente felice ed elettrizzata. e chissà che rimettere le mani in pasta (in quella pasta che mi ha resa felice anni fa) mi faccia riscoprire che i fini esistono e sono migliori e più grandi dei mezzi.
E intanto se devo a qualcuno questi spunti di riflessione degli ultimi giorni, devo ringraziare lui (che come le stelle a volte brilla meno forte, ma poi sa abbagliarmi senza saperlo) e la mia sister, che sviscera grovigli di idee e di esperienze e di cose con me davanti a una tazza di qualcosa di caldo (cosa che spero diventi un'abitudine).
E oggi, con la mia mezza patente conseguita in mezzo a tanti sconosciuti (tra i quali c'ero ma ero assente, al centro eppure fuori, come la signorina col bicchier d'acqua nel quadro di Renoir - crf. Amélie, per chi sa capire), e col mio smalto insolito, ho costruito un pezzetto in più della mia mezza vita. che mezza o intera non importa, è quel che ho, la faccio io e mi porta a riflettere. per questo è importante.
giovedì, 16 novembre 2006
visite insolite su entrambi i miei blog. ne sono contenta.
vado di corsa, devo dare una mano a mia mamma che si è presa la febbre e speriamo non me la attacchi...
sono successe alcune cose carine in questi giorni. per esempio il coffi con lavi al panamino. due donne e una lancia ypsilon rossa, e il drum di lavi, con le sigarette artigianali che si spegnevano in continuazione. (meno esco con i miei vecchi amici, più mi rendo conto che il resto del mondo non fuma così tanto come loro...e dire che il fumo è stato una costante nella mia storia liceale).
e insomma eravamo ginnasiali e andavamo al tortuga e da moncler e prendevamo gli autobus. ora siamo cresciute, sono cambiate tante storie e tante situazioni, tranne il nostro modo di stare insieme. è diventata molto più matura, lavi. è stato istruttivo parlarle di affari di cuore, adesso che si è lasciata con stefano per essere onesta con se stessa. perchè a vent'anni ci deve essere qualcosa in comune, una storia non può più essere solo fatta di baci e abbracci. e quando parliamo di cose serie litighiamo sempre.
ascoltandola ho capito che in fondo questa è la storia di tutte le storie, di tutte le relazioni. o perlomeno della maggior parte di esse. lavinia si lamentava degli stessi difetti che io vedo in marco spesso, e ha deciso che non le andavano più bene. io questa scelta non penso di doverla fare. forse perchè ho un carattere diverso, forse perchè ho ancora un'idea seria delle relazioni tra persone - non che lei non ce l'abbia, ma forse ritiene più importante mantenersi così com'è senza scendere a compromessi con l'altro. forse fa meglio lei, che è se stessa a tutti i costi. o forse, semplicemente, io sto vivendo un rapporto completamente differente, la mia situazione personale è differente, la mia vita è differente. e quello che può risultare pesante per una persona può non costituire un grave problema per un'altra.
fatto sta che sono stata bene. una bella chiacchierata che spero di ripetere presto.
sto studiando un po' di più, anche se non riesco a calcolare con quanto profitto. comunque la cosa mi fa stare meglio.
faccio tanta radio, giornali radio, trasmissioni, sia all'uni che a zai.net. e speriamo di guadagnare il tesserino da pubblicista in un tempo ragionevole.
potrei fare tante altre annotazioni stupide (arrivati i biglietti del liga, speriamo di trovare quelli dei muse; con marco mi vedo poco, ma fortunatamente la situazione è "sana"; mi sento un po' la valletta del mio amico più grande a radio luiss, dovrei emanciparmi ma in quanto matricola penso sia necessario subire un po' di questo nonnismo; sto pensando di frequentare il cervantes e imparare il català, così da andarmene in erasmus a barça, o magari a boston... - sì ma con lui come la mettiamo?...ecco un fattore perturbante nel retro del mio cervello...), ma ne farò solo una:
ho ripreso a leggere il libro più bello mai scritto, "L'insostenibile leggerezza dell'essere", di Milan Kundera. Leggetelo. Leggetelo. Leggetelo.
10, 100, 1000 volte nella vostra vita, a intervalli regolari che vi permettano di dimenticarne i dettagli ma non la profondità del messaggio, così da sorprendervi nel ritrovarvi esattamente dove vi eravate incontrati la prima volta che lo avete letto. voi e i vostri pensieri, messi nero su bianco da qualcuno che ha superato la vostra precomprensione dei sentimenti e l'ha resa leggibile, in un momento indefinito nel tempo, forse anche prima che voi abbiate potuto precomprendere la realtà anche solo vagamente.
E' disarmante. E' incredibile. E' bellissimo.
vado, che è tardi.
tornerò.
venerdì, 10 novembre 2006
la sentivo stamattina a lezione e mi piaceva l'atmosfera che mi dava.
sento che sto vivendo un po' di più in me stessa, e che il dialogo con me stessa diventa a volte molto piacevole. vivo di più per me e questo mi piace, perchè l'autorealizzazione è l'unica ragione attribuibile alla nostra esistenza. tant'è vero che spesso mi ritrovo a farmi conoscere dalle nuove persone che ho intorno per sottintesi: dò l'impressione di quello che sono, non sono più tutta proiettata all'esterno a spiegarlo nei dettagli. diciamo che mi faccio intuire. e spesso mi chiedo se non sia dare un'immagine di me che non mi rispecchia ma poi, se è questo che mi viene naturale, si vede che va bene così e non ho bisogno di altro.
mi svincolo un po' dai doveri e dai piaceri doverosi. mi fa piacere passare il tempo con facce nuove o fare le cose per conto mio. anche fosse prendere un autobus con le cuffiette alle orecchie piuttosto che farmi accompagnare da qualcuno. indugiare davanti a una vetrina. restare in facoltà anche quando potrei tornare a casa, perdere un po' di tempo in aula info con qualcuno di simpatico. preparare le puntate del programma in radio e sentire di essere stimata da chi mi sta intorno, anche se mi conosce poco. sento che ci sono persone che hanno fiducia nelle mie capacità. mi cercano anche se a momenti nemmeno saprebbero dire che tipo sono. anche perchè, appunto, sto diventando sempre più una pensatrice, un'osservatrice, un'ascoltatrice. sarebbe difficile dire chi sono anche per me in questo momento. è come se stessi prendendo le misure della mia nuova vita. è come se fossi più sfuggente. tranne che qui.
per questo ho riletto la frase che ho inserito nel profilo di splinder e che avevo dimenticato. invece si è rivelata un ritrovamento assolutamente pertinente, perlomeno a grandi linee: "sono ciò che scrivo. tutto il resto è una maschera."
mi piace prendere l'autobus da sola, ascoltando musica, guardando le facce della gente, i loro vestiti, immaginare dove vanno e cosa fanno nella loro vita. mi piace pensare a me mentre guardo roma dalle porte dell'autobus. mi piace vedere il mio riflesso nel vetro fumè della porta.
mi piace sentire la mia lettura più sicura quando faccio un giornale radio. mi piace parlare in radio con disinvoltura. mi piace vedermi nello specchio e pensare che non sto poi così male. anche se potrei essere tanto meglio.
mi piace che agli altri piacciano gli oggetti che indosso, i miei anelloni e le mie collane, per le quali sono diventata famosa. mi piace che gli altri si facciano un'idea di me dallo stile che adotto. perchè tutto quello che metto è molto personale e mi rappresenta.
mi piace vestirmi di azzurro.
mi piace scherzare con gli altri ed esprimere i miei pensieri nel modo più estetico e completo possibile.
mi piace avere sempre tante cose da fare anche se in realtà spesso non faccio nulla per ritrovarmi a farle. come quando ricevo telefonate inaspettate e mi viene detto di fiondarmi da qualche parte a fare qualche cosa. mi piace, mi piacciono gli imprevisti.
mi piacciono i passaggi in macchina o i cappuccini con gli amici. mi piace girare in motorino con marco.
mi piace quando lui mi dà un bel bacio, perchè forse stiamo riacquistando un po' di concretezza, anche se ci vediamo poco e lui si lamenta di questo. però mi serve di prendermi degli spazi.
mi piace pensare di fare qualcosa per me. mi piace coltivare la mia individualità. mi piace stare bene con me.
mi piace crogiolarmi sul pensiero di prendere iniziative per il mio tempo (che in verità scarseggia. e non sto nemmeno studiando più), mi viene voglia di ricominciare a cantare, di ballare ed esprimere qualcosa attraverso il corpo, che troppe volte ho ritenuto ridicolo mettere in gioco. sto crescendo, sotto questo aspetto.
mi piace un po' meno non avere ancora il ritmo giusto per studiare bene, perchè se nel ponte ho lavorato stupendamente (e questo mi ha dato una soddisfazione immensa), è anche vero che sto trascurando questo mio dovere senza neanche quantificare il danno che mi faccio in termini di tempo perso.
comunque, tutto sommato, non sta andando male.
ultima chicca, la mia prof di lettere, che no, 9 in italiano non te lo posso mettere, mi sta rimpiangendo. l'ha detto a mia madre, che si sta mordendo i gomiti e che io e quel magnifico terzo i che sta sulla bocca di tutta la scuola oggi che non c'è più le manca come l'aria. sono soddisfazioni. è bello sentirsi stimati. da chi ti ha appena incontrata e intuisce che vali qualcosa, e da chi ti ha visto crescere e vuole che il tuo futuro sia l'elevazione a potenza di un passato che ti ha dato tutto, perchè te lo sei costruito con costanza e tenacia. è bello. mi piace essere come sono e mi piace la mia storia. almeno certe volte.
giovedì, 02 novembre 2006
mia madre ci scherza su e mi fa sentire una merda quando mi chiede se "ho risolto i miei problemi", perchè secondo lei sono risolti "fino alla prossima puntata". Fatto è che ieri è stata una giornata pesantissima e ho voglia di buttarmela alle spalle, perchè lui sembra aver capito che certi aspetti di noi due mi danno dispiacere, e quando mi ha sentita vicinissima al fondo di me è tornato ad aiutarmi, come un amico, anche contro sè stesso, dicendomi che se lasciarlo era l'unico modo per tornare a sorridere lui si sarebbe fatto da parte per il mio bene. l'ho apprezzato molto, e spero che abbia capito che ho bisogno di mille attenzioni come una pianta rara, non di stare sola ma di stare con lui in un rapporto più sereno, più limpido, più libero, più affezionato ed entusiasmante. credo che l'abbia intuito, ma in un modo o nell'altro qui lo verreste a sapere subito.
Si è anche ingelosito di questo blog, ha detto che invece di parlare con lui vengo a sfogarmi qui e tengo tutto dentro. e non è una critica così infondata. però questo blog è una risorsa irrinunciabile per me, anche perchè se puntualizzassi a lui tutto quello che mi trovo a buttar fuori qui probabilmente la situazione sarebbe di gran lunga più pesante.
e insomma speriamo bene. speriamo che in questa mattina che mi sono svegliata in un'ora decente io non finisca a piangere ascoltando musica e riesca a combinare qualcosa di buono studiando un po'. anche tanto.
se proprio ascolterò la musica cercherò di cantare e ballare, di dare fiducia alla vita, per quanto superficiale possa essere e sia costituita solo di rincorse dietro ai propri sghiribizzi e tra relazioni ingestibili, alcune profonde fino a farti congelare (ieri ero un ghiacciolo, finchè non mi ha abbracciata) altre talmente epidermiche che ti viene da ridere.
BaLLiAmO SuL mOnDoOoO, vA bEnE qUaLsIaSi MuSiCa...CaDrEmO bALLaNdOoOo, cHe SuL mOnDo sAi Si sCiVoLa...FaCcIaMo Un FaNdAnGoOoO, Là sOttO qUaLcUnO aPpLaUDiRà...BaLLiAmO sUL...(YeAhHh) MoNdOoOoO!!!
mercoledì, 01 novembre 2006
Non dovrei farlo perchè non sono cazzi miei e soprattutto non ne avrei il diritto, ma spero non me ne vorrà nessuno se sto diventando ladra dei post altrui. delle riflessioni e delle felicità degli altri. E' che in questo momento devo quantificare quello che mi manca.
E leggendo le parole che ho copiato qui mi stava venendo da piangere, perchè tutto questo io non l'ho più e lo rivorrei tanto indietro da marco. [e sfogarmi un po' forse mi avrebbe fatto bene]
E noi due siamo qui, io e te insieme, sulla bocca un “tiamo”, io e te semplicemente cosi. I giorni insieme a te, passare ogni istante delle mie giornate accanto a te, le tue chiamate la mattina presto, e poi fare l’amore immersi nel piumone del mio letto, e poi avere lo stesso profumo di bagnoschiuma sulla pelle, buttarci sempre insieme per le strade di roma grigia a fredda quasi invernale, e giri a destra e sinistra nel traffico di questa citta` bagnata, e a casa non ci sto mai, poi incazzature cosmiche di mia madre che questa università me la sta facendo pesare, e forse anche la delusione per test di medicina non passati, pero` ci sono le tue parole sussurrate fra i capelli, mentre qualche lacrima che da forse troppo tempo aspettava di scendere dagli occhi scivola sul viso, e con l’indice della mano tu la mandi via, trovare sollievo solamente in te e nelle tue parole, nei tuoi sguardi, e poi feste della serie musica&vino con la mia .bea., dopo troppo tempo che non passavamo insieme una serata cosi, e poi quando ho chiesto il tuo aiuto sei corso da me, appoggiare la testa sulle tua spalla e chiudere gli occhi, e poi passare il test di farmacia e l’immatricolazione e la voglia di iniziare, che deve attendere fino a novembre, e i “tiamo” sussurrati all’orecchio, e i tuoi piccoli dettagli che conosco a memoria, il modo in cui guidi la macchina e mi prendi per mano, quando sulla moto senti che ho freddo e mi stringi piu` a te, il tuo sorriso e la tua solarità sempre, il modo in cui fumi una canna, i tuoi sguardi che dicono tutto, per me, e il modo in cui mi tieni fra le tue braccia, le mie lacrime sulla tua camicia quando ho fatto il “botto”, appoggiare la testa sul tuo petto distesi sul mio letto, e sentire che abbiamo lo stesso respiro, il nostro modo di capirci subito, e di essere sempre d’accordo, i tuoi squilli e il modo in cui mi rispondi al telefono, e le settimane passano in fretta, hai gia iniziato l’università , e stare senza te e` un po una novità, perché siamo abituati a condividere ogni istante, e vorrei che l’estate non fosse gia finita, perché abbiamo vissuto tanto, ma lo stiamo vivendo tutt’ora, e ieri abbiamo fatto 6mesi insieme, io e te. Ho passato tutto il giorno in giro a cercare qualcosa per te, con un po di malinconia perché avevi l’università dalla mattina fino alle sette di sera, ma con tanta voglia di vederti. Ed e` stato semplicemente fantastico, ieri sera. Le 6 rose rosse, e noi due a cena fuori al lume di una candela, una bottiglia di vino rosso smezzata, camminiamo per le strade di roma un po brilli, e poi prendiamo la tua macchina e andiamo all’eur, e mentre andiamo le canzoni scorrono una dietro l’altra su di noi, e uno sguardo, e poi fare l’amore, e mi guardi e mi sfiori come le prime volte, e poi scivolare sul tuo corpo e essere insieme una cosa sola, lo stesso ritmo del cuore, e mi sussurri “tiamo”. E poi camminare a piedi nudi sulla spiaggia di ostia al chiaro di luna, il vento che soffia e scombina i capelli e il suono del mare e le sue onde sui nostri piedi, baciarci e stringerci, ed avere la sensazione di possedere il tempo insieme a te, di vivere tutto questo al massimo e di non perderlo mai
Ho sentito una frase giorni fa: chi ti è piaciuto una volta ti piacerà per sempre.
E mi ha fatto pensare a quello che sto studiando in questo periodo, ovvero la Storia: cos'è, come si fa, quando è vera, se può esserlo.
La storia si capisce e si fa con la vita, lo storico è colui che muove dal presente e cerca risposte, suggerimenti, predizioni, empatia. Lo storico ama la vita. Lo storico apprende ciò che vive, lo storico cerca il passato per capire la vita che vive. La storia si fa con il presente. Lo storico non può rivivere, perchè ci sono intrecci di condizioni particolari a determinare un evento, e quelle non sono riproducibili, ma ci si può sforzare di comprenderle, di figurarsele, di riviverle su di sè.
Ed è lo stesso principio che ci fa vivere sempre in relazione al nostro passato di persone: "è l'esperienza presente a rendere attuali le esperienze del passato, a dare sangue alle ombre, a farle rivivere". è vero, come è vero il contrario appunto. il continuo confronto col passato ti fa capire le strade imboccate, e i loro motivi, e quando questi si affievoliscono ti dilaniano il cuore e l'identità e ti mettono di fronte a tutti i fantasmi e alle sbiaditure del quotidiano. E una storia d'amore entra in crisi proprio per questo, anche se in crisi ci entri solo tu: perchè l'intreccio di condizioni particolari non dipende da te ed è passato, e non puoi riprodurlo anche se era quella particolare circostanza a farti decidere ogni giorno che ne valeva la pena. e il tempo corrode le coincidenze e le concomitanze giuste, le condizioni, le situazioni. e ti lascia con il loro evolvere che spesso ti fa male. ma la sostanza resta sempre la stessa, la sostanza della persona che hai accanto è sempre quella (ed è proprio per questo motivo che non ti spieghi perchè sia successo un altro vivere rispetto a quello che "quella sostanza" aveva creato nella tua esperienza) e continuerai ad amarla e a volerla, e a pensarla, anche se decidessi di svincolarti perchè il presente offusca il passato (o perchè pensi che un gesto esemplare possa fargli capire che quel passato ha il diritto di essere risvegliato, ricreato. anche se credi fermamente che non sia possibile). e così le persone si lasciano e stanno male, ripensano, ricordano, quello che non possono più avere non per colpa loro ma per colpa del tempo, e intanto rimpiangono quel sorriso, quelle labbra, quell'odore, quell'intimità, quella complicità, quell'entusiasmo, che sono assopiti nel cuore dell'altro che cresce come un estraneo. irreversibilmente.
ma tu ami, cazzo. continui ad amare, anche se quell'amore lo cerchi in qualcun altro nel tuo cuore sai che tutti hanno il suo volto. e non puoi farci nulla. tutte le storie d'amore, dopo quella in cui hai amato davvero, sono solo tentativi di risanare i danni lasciati dallo scorrere del tempo, delle condizioni magiche che ti illudono di durare in eterno. dalla storia bastarda.
e intanto speri che lui si renda conto del fatto che soffri. perchè se n'è accorto tutto il mondo tranne lui che con uno sguardo potrebbe curarti e raddrizzare la vita che stai smontando pezzo a pezzo.
non è vero che non lo ami più. è vero che non c'è più amore, chissà per quale intrico di fattori ambientali e comportamentali. e le sostanze originarie sono disperse e ti addanni per ritrovarle in qualche spiraglio dei suoi occhi, abituati.
e ti chiedi, vivere la vita, a questo punto, significa andare avanti o cercare ancora, senza arrendersi, di riavere il tuo benessere da colui che te l'ha fatto conoscere?
La tua strada non la sai. E sai che scegliere non ti farà bene, in nessuna delle due possibilità.
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