venerdì, 30 marzo 2007
pubblica ammendascusate. per quello che ho scritto e per come l'ho scritto.una roba da federico moccia. ma sto male. e domani, quando sarò davanti a un esonero che non so svolgere, non sarà meglio. perdonate la crisi isterica qui sotto, tra l'altro sciatta, piena di ripetizioni, personale al limite del melenso, noiosa. ma ne avevo bisogno. le situazioni di merda capitano sempre tutte insieme, ho scritto su messenger. Kael: Ovvio che vengono tutte insieme, cosa credi? La vita, quando colpisce, tira forte. Francesca: è una stronza, la vita. E ancora. Kael: Ma non è niente di tragico... Francesca: E' tragico stare con una persona che non ti guarda con gli stessi occhi, che ha paura di te, e che comunque continua a stare con te. Pur non sapendo se realmente gli importa qualcosa. [...] Probabilmente è attaccato al concetto di stare con me più che a me. Questa è la mia paura più grande. in assoluto. sempre quidovrei odiarlo, questo posto. dovrei odiare tutti i casini che mi sta creando. dovrei odiare chi l'ha trovato, chi l'ha letto nonostante la possibilità più che concreta di fraintendermi. dovrei odiare quello che ho scritto. invece niente di tutto questo. sto sempre qui e scrivo, e me ne frego e continuo imperterrita a farlo, perch dei miei pensieri non mi vergogno e non rendo conto a nessuno. nessuno. ieri e oggiieri notte bianca in luiss. tante facce, tanti amici, tante cose belle. e c'era lui con me, che forse inizia a capire che non è poi così tremendo, questo mio piccolo mondo. mi sono divertita, ho girato per l'ateneo e incontrato tante persone, mi sono sfondata di panini ignoranti con la porchetta, mi sono fermata a ridere con tutti. poi di volata da ludovica, con gli altri. e io ero allegra, e gli altri mi trovavano irriconoscibile, per quanto ero carica di voglia di fare. volevo andare a ballare, addirittura. volevo ridere e divertirmi. con quelli che non volevano andare subito a nanna come ottantenni (andre, serena e maria cristina, new entry piuttosto taciturna che ha subito le grezze degli uomini che l'hanno pure chiamata cristiana...) siamo tornati in luiss, ho fatto fare un giro turistico alle ragazze, nuovamente salutato tutti e altri arrivati nel frattempo. ricevuto saluti un po' invadenti da f. che ormai, è ufficiale, mi provoca per provarci con me. però mi è simpatico, e spero capisca che voglio trovare degli amici, che non mi occorre altro. ho rimediato qualche gadget della radio, e lì la soddisfazione è stata massima. ho pensato che magari, tra gli organizzatori, tra qualche tempo potrò esserci io. alla console. a parlare al microfono in diretta. a ballare in mezzo al piazzale. a gioire perchè è riuscita proprio bene. mi è andata molto bene, comunque. mi sono divertita tanto, ero proprio euforica, ieri sera. tant'è che poi ci siamo andati a prendere una birra alle 2 che poi erano le 3, per via del passaggio ora solare/ora legale o il contrario. e poi in giro in macchina a cantare e a dire cazzate. così fino quasi alle 5 di mattina (che poi sarebbero state le 4, in fin dei conti). mai fatto tanto tardi, nonostante il cambio d'ora. riportata a casa maria cristina siamo rimasti noi tre, io marco e andre, a dire cazzate davanti al suo garage e poi a girare ancora, perchè pioveva troppo per riprendere il motorino. uno di quei bei momenti che più non hanno un perchè più ti piacciono, me ne ricorderò, per le risate, l'allegria e il continuo ripetere da parte di andre frasi come "ma che hai fatto stasera?" "non ti ho mai vista così" "ma hai bevuto?" "è irriconoscibile", in positivo, almeno se non ho frainteso. sarà l'efeftto dei capelli nuovi.oggi invece è una giornata in cui sono stanca. in cui ho pianto un po', perchè con marco è sempre paura che lui si veda come alternativa al mio mondo universitario, nel quale sì, voglio entrare e sì, voglio essere protagonista e coinvolta. ma non scegliendo di escluderlo, come lui spesso sembra farmi intendere. della serie "se diventi una di loro non voglio più stare con te" e poi i vari "sei diversa" di rito. che non per tutti sono complimenti, a quanto pare. credo che abbia paura. paura di rimanere fuori, "nei ritagli di tempo", come mi ha detto. e io ho pianto, perchè proprio per cercare di coinvolgerlo nel mio nuovo contesto che inizia a piacermi l'ho portato a contatto con persone e luoghi, in questi giorni. come una bambina entusiasta che i genitori vadano al suo saggio di qualchecosa. poi abbracci, e lo so che mi vuole bene. e voglio tanto bene a lui e non vedo l'ora che stasera torni per abbracciarlo. in tutto questo, con il sonno, il rincoglionimento e qualche lacrima di troppo mi sto preparando (si fa per dire) all'esonero di statistica. lasciamo perdere. insomma, vita convulsa, a tratti super-su, a tratti in picchiata. ma con la sicurezza che ci saranno sempre nuovi sviluppi, sempre nuove avventure, sempre nuove occasioni di euforia. e sicuramente anche di lacrime. ma se poi c'è lui a riportarmi alla calma, vanno bene anche loro. vado a cena. poi chissà. sabato, 24 marzo 2007 sai ti conosco oramai ho capito chi seinon ti importa di niente.tu te li baci tutti e lasci tutto com'è. Sarebbe una bella sensazione di spensieratezza. Peccato che la realtà sia un'altra cosa. Mentre statistica mi sembra arabo, e la gola gratta e tira e fa male. E la notte bianca sta arivando. E io andrò dal parrucchiere senza un vero motivo. Quando una donna si taglia i capelli è un gesto simbolico, un rituale, non una necessità. e ora come ora, forse, è un rito sprecato, poichè non c'è nessun passaggio da compiere. è un po' la casualità che mi ha messo di fronte al rito, stavolta. chissà che non sia un messaggio in codice della vita. chissà che in verità non sia un momento di passaggio importante. chissà che con i capelli nuovi non nasca una vita nuova, non si confermi quella vita di questi giorni. spensierata, sorridente e coinvolgente, con una girandola di persone vecchie e nuove che scopro vicine. che scopro relazionabili a me. chissà che non sia terminata la fase io=isola, che più che un dato di fatto era un mio meccanismo di difesa, perchè isola non lo sono mai stata se non nella mia testa. avevo sempre gli altri intorno, ma mi trinceravo nel mio steccato. come a dire sì, davanti buon viso a cattivo gioco e qualche risata, poi figurati se prendo in considerazione qualche essere umano per dei rapporti seri, veri, sentiti. quel genere di essere umano mi pareva non esistesse. invece, forse, o mi ha sempre detto male oppure mi sono inventata tutto. e accade spesso eh. lo sappiamo tutti. venerdì, 23 marzo 2007 surprise!Questo è perchè Andrea si è lamentato del fatto che io non abbia menzionato un evento di importanza capitale:Udite udite: la moto è arrivata - evviva! evviva! E' un bestione assurdo e pesa davvero tanto, ve ne mostro una diapositiva:
Il mio commento da profana è stato uno e molto significativo, pertanto intendo ribadirlo con orgoglio: Per Andre e la moto (per la quale mi ingegnerò a trovare un degno nome) ip-ip...urrààà!!! la febbree la sensazione di stare facendo tutto da sola.illudermi, disilludermi, sognare cose insognabili, volere affetto e scocciarmi di come sono gli altri intorno a me. farmi piacere mille persone per mille motivi e farmi mille domande su di loro, sapendo che nulla si sostituisce a ciò che ho perchè nulla è così grande. poi sapere che quello che ho è grande al punto giusto solo in circostanze rarissime. che ti fanno chiedere se sia davvero tanto grande, se ne valga la pena, se non sia solo abitudine, se sola sarei la stessa cosa, o una migliore o una peggiore. e poi, quando tutto è come sempre, tutti i dubbi e tutte le figure di passaggio intorno a me svaniscono in una nuvola che li riporta dove stavano, e dove possono continuare ad essere: fuori, altri, in un ambiente confinato, non nella mia vita se non in parte, una parte piccola che si apre e si chiude come le pagine di un libro scomodo da leggere. that makes you feel uncomfortable, ma che ti piace leggere. sempre più. come certe canzoni che ti comunicano sensazioni miste e contrastanti. che i primi dieci secondi dici no, non la ascolto, non mi va ora. non me la sento. poi tendi l'orecchio e non ci fai neanche più caso. ti ha già preso, stai già pensando, trasportata da note uneasy. e voglio bene a tutti, ai personaggi dei miei due universi paralleli, che spesso stentano ad andare d'accordo, a essere conciliabili. staremo a vedere. non si può decidere la vita in un secondo. non si può capirsi in un batter d'occhio. andrà come deve andare. marco sarà perfetto o un disastro, io sarò persa di lui o di mille altre cose e persone, tutto dipenderà da come il tempo si concretizzerà. e dagli atteggiamenti assunti di volta in volta. e dai sentimenti e dalle canzoni e dai pensieri scomodi. e in generale, al di là di dubbi che sorgono per incertezze di fondo (ripensamenti che vengono a galla quando i sentimenti si fondono col tanto tempo trascorso: uno si chiede se non li abbia trasfigurati in una stabilità data per acquisita, piuttosto che farli esistere come motivazioni di ogni secondo insieme. sono domande di tutti. sono domande normali. e fanno un male dolceamaro a tutti, ti lasciano pensieroso perso nel vuoto), mi piace il mio ambiente attuale. tanto che ci resto più del dovuto. tanto che chiacchiero con tutti e mi sento a posto. tanto che nonostante la febbre non mi pesa stare un po'. anche se chi mi sta intorno e mi tratta da principessa piccola e ben voluta mi consiglia di andare a casa. sto scoprendo un'umanità nuova e variopinta. le tante sagome vuote (e spesso guardate di sbiego, con sospetto) dello scorso semestre stanno acquistando consistenza e colore, forma, percezione tattile, corporeità, profumi, sguardi e sorrisi. questo mi piace. anche quando sono malata. mi fa stare comunque bene. anche se poi si varca la soglia e il capitolo si chiude, fino al prossimo motivo per riaprirlo. e intanto parte Go with the flow, a ricordarmi che la chiave di tutto è lasciar andare la vita dove deve, dove vuole. lasciarsi andare. vivere abbandonando le zavorre dei cattivi pensieri e godersi quel (tanto) che la vita ci pone di fronte. note che più che uneasy mi fanno sentire relieved. leggera. fluttuante. come se invitassero a tranquillizzarmi, a stendermi sul pentagramma e volare via dagli interrogativi. che tanto sono inutili. che tanto è ciò che è, e non ci sarà niente di giusto o di sbagliato, solo ciò che è. e va bene, accidenti. va bene così. per una volta va bene così. naturalmente. con la spontaneità che non ho mai avuto, o che forse mi sto riprendendo con le unghie. per riplasmarla in un talismano trasparente, ceruleo e color sole, color luce. che mi brilli dentro e rischiari la mia realtà, così che io riesca a viverla sorridendo a tutti. serenamente. la donna senza sonnoParafrasando qualcuno nel titolo, perchè pare che questo orario sia propizio per la scrittura. per me e non solo.appena tornata dal pub con tutti gli amici della facoltà, c'era anche marco, che mi sembra si sia trovato bene ma come al solito non si sbilancia mai nell'ammettere che chi frequento io è tutto tranne che pessimo. è stata una serata piacevole. c'erano un sacco di visi amici. un sacco di persone alle quali in questo secondo semestre mi piace pensare di dare una giusta prospettiva e dimensione nella mia vita. meno compagni, meno conoscenze, più risate ed episodi, qualche foto insieme e più amicizia, più dialogo, più abbracci e sorrisi. si sta bene così. e posso stare allegra senza remore, e divertirmi davvero. senza l'inibizione che provavo con i miei amici del liceo, spesso. è come se loro giudicassero costantemente, ma non lo fanno con cattiveria, sono così e li accetto. so divertirmi anche con loro, ma scoprire questo tipo di atteggiamento con gli altri mi sta piacendo, e mi sento spigliata senza essere fuori luogo. e va bene così. ho anche ricevuto qualche lezione di biliardo da daniele, ho giocato con fra, marco e lui con vale che ci ritraeva in pose plastiche. ho bevuto un mai-tai ("wataaaaaà") preparatomi da cristiano, barista d'eccezione insieme a luca, andrea (alias insalata) e a un certo punto anche federico. ho salutato tante persone, ne ho conosciute di nuove. ho scattato una foto abbracciata con andre, che oggi è stato tanto tempo con me, a parlare di cose serie, di elezioni&co., di cavolate e di risate con chi c'era in facoltà. e poi cercarsi e stringersi da amici, coccole da sorellina piccola, come un abbraccio e un bacio in testa e complimenti da amica stimata. mi sento ben voluta, e lo dimostra anche la voglia che ha avuto di conoscere marco e di farlo stare a suo agio. è un amico, e più me ne rendo conto più sono contenta e mi sorprendo che la piega che la mia vita sta prendendo sia solo frutto di casualità concatenate. una serie di casualità fortunate. è stata una giornata positiva. e mi piace perdere ore a non far niente in ateneo, per il gusto di restare a dire due scemenze. che poi su messenger ti capita di continuare a conversare. e ti vengono dette tante cose bellissime, da persone che scopri bellissime e inaspettatamente vogliose di esserti amiche. sono contenta. vado a letto contenta, stanotte. F: c'era un momento in cui avevo pensato di mandare le mie cose a qualche casa editrice F: poi boh, mi sono detta che era un capriccio inutile A: invece dovresti farlo A: perchè tu sei brava A: davvero A: non ho mai conosciuto nessuno che scrive meglio di te A: e non lo dico per niente A: davvero ci credo F: sei gentile A: è la verità F: aaaah di gente più brava ce n'è tanta, proprio tanta A: allora sono sfigato io che non li conosco A: pensa che prima di conoscerti A: il piu bravo che conoscevo ero io F: ma smettilaaaaaaa F: non ti permetto di mettermi prima di te A: oggettivamente sei piu brava A: perchè dobbiamo nasconderci A: hai piu potenziale F: secondo me dici tante (carinissime) sciocchezze A: vabbè allora sono scemo F: nooooo A: te non mi prendi mai sul serio F: non è vero A: ti sto facendo un discorso serio F: lo so A: non è da me fare complimenti lo sai A: piglio per il culo tutti A: ci tenevo a dirti questa cosa A: tieni duro perche sei brava F: boh sarà che quando si tratta di me non riesco ad essere tanto seria F: non sembra perchè dò l'idea di una iperconvinta, però non sono poi così sicura di niente A: me ne sono accorto A: se uno ti conosce poco poco A: lo vede che non te la tiri e niente A: giorgia dice che sei simpaticissima A: e molto intelligente Beh, inutile dirlo. Già al "ci tenevo a dirti questa cosa/tieni duro perchè sei brava" io ero davvero commossa. =) E' bello sapere di avere intorno chi mi ama e anche persone che potrei iniziare a chiamare amici. E' bello sentire che ci sono tante persone che per tanti motivi arrivano a volerti bene. E' bello quando gli altri stanno bene con te. E' bella questa sensazione e spero non sia solo un effetto collaterale del mai-tai zuccheroso e buono di cristiano. Buona notte lettori nottambuli. mercoledì, 21 marzo 2007 il bene che voglio, la febbre che hoieri riunione per le future elezioni in luiss. e c'è chi se ne esce e mi dice che ha grandi progetti per me. e mi sento guardata con altri occhi. inaspettate carinerie e complimenti. andrea è di supporto e lo sento molto vicino. e anche lilia, e tutti gli altri. e le mie compagne mi sembrano più amiche e meno compagne. e va bene anche se sono un po' malaticcia e dolorante. va bene essere all'uni e scrivere poco e male, perchè scrivo da dentro l'episodio invece di farlo passare via. ieri in riunione e prima, ho passato tanto tempo a sentirmi elogiare e trattare bene da chi crede in me, al punto da propormi come "la persona nuova" che può sistemare tutto. e tanti abbracci. tanti scherzi. tanti sorrisi. tanti atteggiamenti nuovi.che poi la notte fai sogni strani. come quello di essere in un bar, o in un posto simile. e di ricevere baci da lui, un altro lui già citato, che non è mio. che proprio non ce lo vedi sotto quella veste. però nel sogno c'era una tenerezza immensa. che quasi quasi mi veniva voglia di sentirlo, senza motivo. e stare con lui senza motivo. c'era quella tenerezza che mi pare di rivolgere verso marco, e che mi pare non sia ricambiata se non rarissimamente. sempre più raramente. e insomma, una volta tanto vorrei sentirmi in diritto di pretenderla, visto il mio impegno costante nel non fargliela mai mancare. un impegno che mi sembra troppo unilaterale, certe sere che nemmeno mi bacia se non glielo chiedo. sarà che siamo stanchi. sarà che tante cose. sarà che tanto lo so, che tutte le tenerezze del mondo ricevute da altri non significherebbero nulla, perchè non supportate da un substrato consistente, di una persona che amo, di cui mi fido. che è lui e nessun altro. pure se non è tenero con me. ed è questo che voglio. non altri pronti a volermi bene, ma lui, che so che mi sta a pennello, che sia tenero come se mi avesse conquistata due minuti fa. innamorato vs. abituato. con la differenza che tutti possono essere teneri, e che tutti tranne lui, finito quello slancio iniziale, sarebbero una croce. mentre lui è per me. è un riferimento imprescindibile. pure se mi sembra un po' di ghiaccio. e agli altri, tutti gli altri, ad andrea in particolare per tutto quello che ha fatto e sta facendo, sto iniziando a volere bene. tanto. mi sembra un momento ottimo. a parte la gola in fiamme, l'esonero di statistica incombente, lo studio non ancora iniziato e il tempo di merda. per il resto mi sento bene, e avere un po' di febbre e stare a lezione non mi pesa. va bene così com'è. anche se spero proprio che mi veda e mi baci forte. tanto. con l'amore che ogni tanto mi manca. Parentesi: mi ha contattata una persona. giulia. e mi sembra una bella cosa che da tanto marciume e da tanto dolore possa nascere una conversazione piacevole. che non credo sarà l'ultima. sono contenta anche di questo. anche il tempo passato converge in quello presente nel binario giusto. è la prima volta che quando il passato torna non è per disturbare e distruggere, ma per costruire. che rarità. che fortuna. E poi la fortuna ha voluto anche che la mia redazione fosse affiliata all'ufficio stampa di giovanni allevi. forse che forse si potrebbe profilare l'eventualità di un'intervista...forse...forsissimo...verso settembre. sarebbe un sogno. Un sogno. Come quello di un rapporto tenero con un'altra persona, che è quello che vorrei da M. e che in sogno ho ottenuto in un piacevole surrogato da A.ltri. Come nella puntata di Scrubs vista ieri sera prima di dormire. In cui Carla e JD si baciano, anche se Carla è di Turk. Che strana influenza quella dell'ambiente circostante sui sogni. Però il sogno mi è piaciuto. Quasi volessi continuarlo. Non sarà mica un segnale perchè qualcuno al mio fianco si deve sbattere un po' di più perchè io viva un sogno, e non sogni altre vite? martedì, 20 marzo 2007 rapida, che poi alla fine non lo sono maima solo perchè muoio di sonno.hanno liberato mastrogiacomo, e ho annunciato personalmente la notizia nel gr delle 5. il mio primo gr con mega scoop. una specie di edizione straordinaria. bello, bello, bella sensazione di essere importanti. specie perchè la notizia era proprio buona. oggi ho fatto fare a marco una visita alla luiss. ha visto qualche faccia, ma pochi del mio entourage. in altre giornate più vive si sarebbe divertito di più, ma spero non sia l'ultima volta che viene. già il suo ingresso depone bene, date le premesse, insomma. ho rotto nuovamente l'anima al tipo dell'istituto di lingue. finirà che frequenterò una classe al goethe diretamente, quindi dovrò anche fare il viaggetto infrasettimanale perchè la luiss è disorganizzata quanto la pubblica sotto certi profili. solo che costa un ciccinino di più. ho aperto una discussione con fausto circa "le mie inimicizie" in luiss. ne parleremo ancora, spero. per fortuna sono stata rassicurata: "le cose per sentito dire non mi piacciono". già questo è grosso punto a suo favore. se stimo una persona mi ci trovo bene, la cosa mi fa piacere. ps: ieri (o l'altroieri, vista l'ora) al pub pietro faceva 20 anni. non era più teenager. mentre fumava l'ultima sigaretta da adolescente. non che sia il migliore dei riti di passaggio, ma tant'è. e tra un mese io ne faccio 19. pps: sono uscita con sister. ho preso tanta, ma tanta tanta acqua. infatti mi sento stanca e acciaccata e tra poco mi infilo a letto. durante l'uscita ho avvistato il mio prossimo acquisto: una meravigliosa borsa di paglia con fodera bianca a pois rossi e un fioccone gigantesco. eh sì. la vispa teresa is back. anyway. come sempre sister si va ad impelagare in situazioni contorte. perchè se non è così, noi matte, ci annoiamo. ad ogni modo i tremori descritti sono ottimi sintomi. si può diagnosticare qualcosa di nuovo. ma (tanto lo so che passi) il punto è uno: chiarire. perchè ok che tu non sei conciliante, ok che "è tutto intorno a te" e tutte le cose divertenti, però lui è grande e scafato. e pure un po' doppiogiochista. che per carità, magari ha capito che stava sbagliando tutto. è legittimo, anzi sarebbe l'ideale. però si sbrigasse a definire la sua posizione, perchè qua non amiamo la geometria, almeno non più di tanto, non sempre. quindi la perla notturna di questo relitto umano infreddolito e intabarrato in mille strati di lana e pile è: lanciati, finalmente. ma prima sistema le cose non chiare, sennò rischia di essere una caduta brusca. e non mi sembra giusto, dopo tutto quello che hai passato (pure se te lo sei un po' autoinflitta. ma noi ci conosciamo. le falene, le luci e tutto il resto). concluso il momento pillole di saggezza volevo raccontare un episodio accaduto oggi, mentre aspettavo sotto la pioggia battente che marco mi raccattasse davanti alle poste di piazza bologna, zuppa come un pulcino. c'era un uomo, evidentemente un immigrato, forse slavo o qualcosa di simile, che all'ingresso della metro, sotto l'acqua e senza ombrello, distribuiva ai passanti che correvano via le copie di 24', quel free press del sole 24 ore. già questa è ironia della sorte, poichè di sole manco l'ombra. le copie dsi fradiciavano, lui era fradicio. e parlava con se stesso a voce altissima, come se volesse tenere un comizio. come se volesse lamentarsi con qualcuno. forse con noi presenti, forse con se stesso, forse col cielo che non smetteva di sputargli addosso. "grande mastrojacomo. grande. non c'è ombrello. non c'è casa. non c'è cibo. non c'è niente e io sto qua. a combattere co l'acqua. a combattere col freddo. a combattere con la povertà. grande mastrojacomo, grandi tutti." e un passante ironico: "sono arrivato asciutto, me ne dai uno?" lui, amaramente: "anche due, che c'è grande mastrojacomo!", il passante: "eh, ci mancava solo lui eh!". e pensavo a quello che ieri ho scritto su mrhydeblog.splinder.com, su mastrogiacomo come simbolo del nostro diritto a comunicare eccetera eccetera eccetera. ed è vero e ci credo. e in un primo momento avrei voluto farlo capire a quello zotico che si piangeva addosso. poi ho sentito un freddo assurdo e non vedevo l'ora che marco arrivasse a portarmi a casa. e mi è caduto l'occhio sulle gambe zuppe come le mie di quell'uomo, e sulle sue scarpe finto-alla-moda e di finta pelle, scarpe spavalde, coatte, tipo stivale a punta squadrata, sicuramente piene d'acqua pure loro. e lui era esposto alla pioggia, mentre io cercavo di ripararmi. e chissà da quanto era lì a cercare di distribuire in fretta più giornali possibili. bagnati anche loro, che nessuno avrebbe voluto prendere, ragionevolmente. mi è dispiaciuto per lui perchè ho sentito un briciolo del suo disagio, e ho pensato che le mie questioni sui massimi sistemi (verissime, e ci credo tanto, sempre) a volte sono poco aderenti alla realtà. in fondo la gente ha altri problemi. gravi, perchè non lo invidiavo di certo, quel poveretto. e di sicuro a lui di mastrogiacomo simbolo di libertà fregava molto poco, comprensibilmente. anche perchè era quello stesso simbolo di blablabla che lo costringeva a restare lì impalato al freddo e sotto l'acqua, cercando di piazzare quelle copie in più mani possibili. ho pensato che sarebbe proprio bello mettersi tutti a parlare di massimi sistemi, convinti e appassionati come me. vorrebbe dire che non avremmo altre cose più gravi di cui preoccuparci. non avremmo più freddo forse, non avremmo preoccupazioni di soldi e non ci sarebbe nessuno costretto a distribuire giornali sotto la pioggia autocommiserandosi. almeno, spero che quel signore più tardi, al caldo (se mai sia andato a ripararsi al caldo), abbia fatto pace con mastrogiacomo e con i massimi sistemi tanto appassionanti, che sono le battaglie di chi non ha esigenze materiali più insormontabili. di chi ha altro a cui pensare. speriamo che non sia poi davvero così vano, tutto il nostro idealismo, in confronto al bisogno reale di chi sta male. chissà. magari su questi concetti ritornerò qualche altra volta. è meglio che vada a dormire se domani voglio seguire a lezione senza ingurgitare due caffè come ormai è prassi. buona notte, cari passanti. domenica, 18 marzo 2007 salutoun saluto rapido perchè è un po' che non posto nulla e non va bene, ma la vita acquista ritmi sempre più frenetici e inoltre non ci sono grandi annotazioni da fare per il momento.sarà perchè va tutto relativamente bene. sarà che non ho ancora aperto libro e forse dovrei. sarà che mi siedo volentieri in terrazza a chiacchierare con tutti, perchè inspiegabilmente tutti mi conoscono sebbene io non abbia fatto proprio nulla per farmi conoscere. e la cosa più bella è che mi sento ben voluta, mi stimano. o almeno è quello che sembra. a parte un soggetto solo che mi pianterebbe volentieri una lama in pancia, ma va bene così. insomma questo semestre sta iniziando bene, se calcoliamo il lato sociale della vita accademica. quello didattico verrà tra breve e ho paura che non sarà un bell'incontro. comunque sia. pensavo giorni fa che allo stato attuale le mie considerazioni sulla luiss si sono magicamente invertite: ambiente ok, studio un po' meno, per via delle nuove orrende materie. ma con un po' di buona volontà spero di addomesticarle. intanto penso positivo. perchè c'è chi mi ha conosciuta e mi ritiene seria e in gamba e mi fa un sacco di complimenti quando normalmente ne è tirchio. perchè le persone mi chiamano da tutte le parti perchè il mio contributo sembra possa valere qualcosa. e intanto conosco anche di più i miei compagni di corso. ieri serata accettabile al morick's, dove ho incontrato anche cla, inaspettatamente. non ho ballato sul tavolo, perchè con i miei vecchi compagni la cosa mi crea qualche imbarazzo. in fondo mi conoscono in un modo (poco spontanea), e da questo modo con loro non riesco a prescindere. quindi spero di tornarci con le mie nuove amiche che mi conoscono come una mezza buffona/uragano come poi realmente sono e finalmente dare il peggio di me e ridere a crepapelle. poi diciamo che mi sentivo piena come un uovo e ogni movimento sarebbe stato letale, per via di una pizza ottima ma pesantissima mangiata poco prima con marco, allo stesso posto e allo stesso tavolo di quando siamo stati a cena per i miei diciotto anni. carina questa coincidenza. di quelle che ti regalano un sorriso e va tutto ancora meglio. va meglio con lui, almeno sembrerebbe. menomale. e la prossima volta si prenota al ristorante spagnolo dove ieri non abbiamo trovato posto. quell'aria barcellonese...mi sono sentita a casa, seppure per poco. che voglia di tornare sulla rambla. che voglia d'estate...meglio non pensarci...e pensare all'imminente esonero di statistica del 31 marzo. argh! ho dovuto aprire, come avevo preannunciato, un secondo blog per l'esonero di informatica. sotto un altro account, per non essere riconoscibile...visitate e commentate. http://www.mrhydeblog.splinder.com A presto, speriamo sempre con questo sole nella testa. ps: oggi forse comprano la macchina nuova!!! (ehm, no...non la mia...ancora no...). sabato, 10 marzo 2007 foto di altrinon so se mi è già capitato di fare un'annotazione del genere.sono sicura di aver già percorso questo pensiero, meno di averlo trascritto. quindi lo faccio. ma forse lo sto rifacendo. e insomma, guardavo l'album di foto di uno di quei contatti di msn con cui non si parla mai. però la stellina luccicante chiede di essere tolta dalla tua vista, quindi finisce che ti ritrovi sullo space di uno sconosciuto che è amico di tuoi amici dispersi mille incroci fa, nella serie dei bivi che danno la traiettoria presente alla tua vita. vedo foto di una vacanza al mare. vedo il mio migliore amico delle medie. sorride, è abbronzato. lo consideravo il centro del mondo. eravamo davvero davvero amici. ero felice di averlo trovato, e confidavo nel fatto di portare avanti per sempre la nostra amicizia. era come un fratello. manco a dirlo, ero innamoratissima di lui. ed è rimasto esattamente uguale a com'era. non è cambiato di una virgola. eccetto che per i percorsi fatti. diametralmente opposti. ed ecco che l'opposizione te la ritrovi in un'immagine, che sintetizza sei anni di distanza. lui che fuma uno spinello. poi in un'altra lui che fuma appoggiato a un muro, a poca distanza da una tipetta scialba che fuma anche lei per i cazzi suoi. l'immagine si chiama "gli amanti (dopo...)". e tu abbozzi una strana espressione. le foto di lui sorridente sono le stesse immagini di tanti anni passati fianco a fianco. mentre aspettavo di crescere, per dirgli quanto tenessi a lui. per riservagli un primo bacio che poi per ciascuno di noi è arrivato con altri. anni dopo, per me. e insomma trovare lì l'idea della sua verginità persa chissà quando e chissà con chi, quando io avevo avuto il rispetto reverenziale di tenermi timidamente la mia voglia di dargli un bacio per diverso tempo, mi ha fatto effetto. non perchè io recrimini qualcosa. non è gelosia. e sarebbe patologico il contrario, dopo tutto questo tempo. però è proprio un fatto di sorpresa. di cambiamento di tutti i canoni. del mio rispetto lungo anni che poi è rimasto tale solo nella mia testa. e ti fa effetto vedere che intanto c'è chi è saltato a conclusioni radicali (fare l'amore con qualcuno è radicale, vogliate dargli un senso oppure no), espresse da una foto banale. come fatti banali. con normalità. ecco che la distanza temporale diventa un abisso di certezza, quella che i ricordi sono tali, e che la vita cambia le persone, per quanto rimangano somiglianti all'immagine che di loro ti porti dentro. se prima pensavi che un domani rincontrarsi sarebbe stato come non essersi mai allontanati, quando ti capitano certi incontri con la realtà capisci che si rischia di rivedersi da estranei. di avere talmente tante cose di cui mettere l'altro al corrente che forse non ce ne sarebbe nemmeno la voglia e la forza. che la condizione di migliori amici richiede la vicinanza, non il riassunto. e che altre condizioni sarebbero dolorose. la superficialità sarebbe dolorosa. quindi tanto vale limitarsi all'estraneità. ai racconti degli amici comuni. a chiudere mentalmente i capitoli messi in stand-by dalla vita. che lo stand-by è un'idea tua, in realtà non c'è nulla che resti congelato. tutto cambia, anche se decidiamo che l'abbiamo messo in pausa. e ripeto, non provo sentimenti negativi. tutto questo mi ha fatto solo riflettere, come spesso mi capita. sulla vita in generale. su di me. non su quello che non ho più, che è naturale che sia così. perchè si cresce. e il tempo passa. e passano tante cose. ma non fa male, è così e basta. magari se sei fortunato ti resta un ricordo. uno spunto. un pensiero. come succede a me ora. venerdì, 09 marzo 2007 il tempo fermogirando per l'internet degli altri come a volte mi capita, alla ricerca di inezie e di indirizzi per conoscere di più (indirettamente, perchè non sia mai) chi mi sta intorno, sono capitata a guardare foto di persone che fanno cose, stanno con altri, ridono, viaggiano.io sto ferma, studio o lavoro a tante cose. bene che va sto con lui. che non è male, se solo non fosse difficile, certe volte. e se solo non mi angosciasse il pensiero di non essere libera, a ben vedere. viaggiare da sola, chissà se mi capiterà. vorrei che accadesse. ho bisogno di esistere da sola, come persona singola. di conoscere persone che mi stiano intorno con piacere e che vogliano fare cose divertenti e particolari insieme a me. cose per cui valga la pena scattare foto. mi sembra di restare in ufficio mentre gli altri fuori hanno vent'anni. ma non ce li ho pure io? dove sbaglio? pare che essere una ragazza normale, e normalmente spensierata sia un'impresa impossibile per me. fuori dalla mia portata. e mentre penso che la mia a-normalità è semplicemente essere cresciuta prima e non all'anagrafe (fortuna, forse c'è ancora tempo per salvare il salvabile), un'amica torna a parlarmi su messenger. studia filosofia. mi dice che ha appena intrapreso un bellissimo corso sull'arte che deriva dall'emarginazione. è il periodo dei segnali, questo qua. come quello che ieri mi ha resa una bestia nei confronti di marco, che in fondo non ha colpe, se non quella di farmi venire il sospetto, quando sono più nervosa e scoraggiata, che una relazione così sia deleteria per me e per la mia età, che in fondo potrei vivere tanto di più lanciandomi di più con tutti. però poi mi rendo conto che le due cose non si escludono, eccetto quando lui non mi lascia spazio come individuo. e sta a me prendere posizione e ricavarmelo. dicevo, il segnale. corriere romano, il sito che ho trovato io e che mi sembrava l'eldorado perchè connesso a roma uno tv, ha dedicato a me una rubrica simplex, a lui una di quelle con il nome in bella vista, della serie contiamo molto su di te. peccato che la mail per lui l'abbia scritta io, convincendolo che sarebbe stato un buon inzio. ta-tà, in due mosse (casualmente) ben assestate ecco cadere nel suo piatto tutta quella considerazione che io vado cercando in mille lidi diversi, in mille redazioni. ma purtroppo, io che non scrivo di nulla e posso scrivere di tutto, sono meno utile di chi scrive di una cosa sola, quando questa viene espressamente desiderata (che botta di culo). che poi se lo meriti perchè è bravo, questo è assodato. ma la situazione in sè mi è proprio parsa uno smacco, uno schiaffo morale del destino. come a dirmi, hai visto che sbattersi tanto non serve? quattro anni di polverone alzato in ogni dove valgono meno di due colpi netti e puliti. magari pure involontari. così mi sono ritrovata a invidiare la persona che amo, perchè gli ha detto meglio che a me. mi sono sentita male, malissimo. come ho potuto? solo che mi sono sentita privata del mio sogno, della mia ragione di investimento di tempo, energie, decisioni, vita e sforzi. con la facilità con la quale si tolgono le caramelle a un bambino. eppure è un pensiero orribile, quello che ho avuto. ma si sa, siamo fatti anche per essere abbietti. e come so andare tanto su, nell'ineffabile, nel Giusto e nell'Amore, quando vado giù non faccio sconti. sono un genio del bene e del male, sono una radicale. sono una che vive tutto in modo totale e totalizzante. sono estremista dei sentimenti. seppure razionale e scientifica, secondo gli ambiti. ieri lo sono stata anche in quello delle cattive passioni. pazienza, passa tutto. speriamo bene. non devo avvelenarmi così. solo che la somma di "mi tarpa le ali" e "ma tu guarda che cosa gli ho messo nel piatto" ha fatto la crisi di nervi. sebbene entrambe le vocine sommate fossero voci di odio immotivato, di paure mie e solo mie camuffate sottoforma di minaccia da parte di lui e scagliate addosso a lui che in fin dei conti non aveva fatto nulla. devo imparare a essere me stessa con coscienza, prima di incolpare gli altri di quello che non ho il coraggio di prendermi dalla vita. fosse anche un bel vai a quel paese perchè voglio anche fare esperienze per conto mio, esistere per conto mio, viaggiare io, uscire io, arricchire me stessa da sola per poi raccontare a lui di quanto sono cresciuta, nella mia libertà. devo diventare più prepotente, quando si tratta della mia libertà. non tanto verso di lui, perchè le sue rimostranze sono un fattore secondario in questo ragionamento. devo essere prepotente con me stessa. con la parte remissiva di me stessa, che poi addita gli altri se è manchevole lei. a costo di litigare col mondo, devo imparare a esistere per me. in me. credo che così sarà più naturale vivere bene e appieno anche con gli altri. ho stretto la mano ad un assassinoma più che un assassino mi sembrava mio nonno. massimo rendina, ex capo partigiano, ora presidente dell'anpi, l'avevo già conosciuto quando ho intrapreso il viaggio della memoria, anni fa. l'ho incontrato altre volte, ma mai così a tu per tu come ieri alla casa della memoria dove ha il suo "quartier generale". io e altri amici miei coetanei abbiamo fatto con lui una lunga chiacchierata. episodi di guerra e di eroismo, di fattacci e di intrighi dalle atmosfere quasi favolistiche, da sentiero dei nidi di ragno. piccolezze, tantissime. dettagli che solo vivendo certe storie avremmo potuto capire appieno, ma che ci hanno dato l'impressione nitidissima di una realtà confusa dove i cattivi sono disperati e cattivi, e i buoni disperati e cattivi comunque. dove i simboli e i riferimenti vengono sconvolti dalle circostanze, e i capi venivano venerati, come nel suo caso quando un suo sottoposto fece fare dei fazzoletti col nome max ricamato sopra. dove c'è fame, voglia di normalità, di pastasciutta e di lenzuola, ma si deve stare all'erta e tutt'al più finalizzare lo sforzo a una medaglia che a ben vedere non si sa che farsene. mica è commestibile.ci parlava da nonno in poltrona a nipoti, ci incitava a domande. anzi, ci parlava da compagno di gioventù, da partigiano a partigiani. "mi sembra di parlare con voi come con loro", ed è un onore che la storia si rivolga a te così, con tanta familiarità. senza piedistalli. e poi una panoramica su un presente sempre più sbandato e vuoto, sempre più tutto fumo e niente arrosto, sempre più formalismi e consorterie e sempre meno ricco di contenuto. perchè la politica adesso non si fa da sè, genuinamente, in base a valori umanistici e filantropici, ma si fa con i favori, i complimenti e l'associazionismo becero di sezione, dove si deve emergere come zelanti faccendieri, non come zucche piene zeppe di sale. così è il futuro. life is now. in tutto ciò rendina parla al presente, perchè gli episodi li racconta come fossero accaduti oggi stesso. perchè la storia dentro lui è sempre oggi, mai passato. è sempre vita, sicuramente la parte di vita che ha plasmato tutta la restante successiva. tizio ha tradito, sono andato con le ss che ho fatto disertare, ho raggiunto la val di lanzo, mi ha ricamato dei fazzoletti col mio nome di battaglia. così parla. vede tutto, mentre parla, nonostante "i fottuti vuoti di memoria". vede pure quell'uomo che ha ucciso, davanti all'hotel nonricordochè. sta davanti a me, inerte, impaurito. io speravo che sparasse prima lui, a volte lo spero ancora. però poi lui porta la mano all'arma, e io lo precedo. e gli occhi si fanno più profondi, e la storia diventa meno storia e più vissuto, più circostanza, più dolore. "perchè io sono pure un cattolico. e ho tanto rimorso", dice anche, "quando penso ad Indro (Montanelli, ndr), che voleva vedermi ma nel frattempo moriva, e io non ho potuto più fare la pace con lui. ma avrei voluto tanto." e gli occhi quasi tremano. "Domande, ragazzi! Domande!" giovedì, 08 marzo 2007 nuovo semestrenon sono più tornata, l'altro giorno, perchè non ho avuto un secondo libero. riassuntoquel mio commento sarebbe stato un post. se solo l'editor ieri avesse funzionato a dovere. e avrei risposto, se solo non avessi avuto come al solito settecento cose da fare.e oggi sono due anni che sto con Lui. e sono serena, perchè litigate a parte va bene così, nonostante i commenti di mia madre, nonostante le mie mille remore e i miei mille problemi. quando mi abbraccia so che va bene così. e di sapere se per ora o per sempre mi frega poco. e non voglio lascirlo decidere a chi mi sta intorno. in casa, più precisamente. ho letto i commenti che avete lasciato. e per fare sorridere lorenzo voglio dire che sto scrivendo dal computer della redazione di radio luiss, perchè ho deciso che invece di tornare a casa, tra una lezione e l'altra, era meglio scendere qui e fare un po' di conoscenza con i ragazzi con i quali lavoro. perchè è meglio se si lavora scherzando e a cuor leggero, che magari la prossima rassegna stampa verrà meno tesa. c'è tempo. ho colto il consiglio, l'invito alla spontaneità. che tanto poco mi contraddistinge quando sono in campo neutro o peggio nemico. però ci provo, perchè è giusto vivere tuffandosi. e prendo il buono dei consigli. e spero portino frutti altrettanto buoni, come le intenzioni di chi li suggerisce. torno dopo. venerdì, 02 marzo 2007 3, 2, 1Questo post e i due precedenti vanno letti insieme, in ordine inverso. nota disambiguaCon le persone, nelle relazioni, nella vita di tutti giorni sarebbe proprio bello leggere la nota disambigua, quando serve.Come su Wikipedia. imbranataoggi non riuscivo a stare in radio. sarà che radio luiss mi ha sempre messa in soggezione. sarà che la rassegna stampa non l'ho mai fatta nè mi sembra di essere molto portata per farla. sarà che c'era troppo movimento, troppa gente. e insomma ho provato quattro volte, parlando alla velocità della luce. e ognuna di quelle quattro volte incespicavo, mi fermavo su qualcosa, lasciavo bianchi che non mi invogliavano a continuare a parlare, perchè oramai l'impeccabilità era bella che andata a farsi fottere. e io se non sono impeccabile sto male. se non sono perfetta nella dizione, nella preparazione, nella gestione del discorso è meglio che sto zitta. e a parte la dizione che fortunatamente non mi crea problemi, tutto il resto oggi non veniva proprio fuori. nonostante avessi passato la mattina a leggere tutto di quei maledetti giornali, ogni pezzo, ogni riferimento, ogni cosa significativa era stata sottolineata e pronta per essere detta. invece niente. troppe cose affastellate davanti a me, troppe scartoffie, troppe informazioni mescolate nel cervello. troppa poca saliva, e quando hai la lingua felpata è perchè hai paura. perchè non sai che stai facendo e non ti senti a tuo agio. e oggi, per quattro volte è stato così. quattro. mi sono sentita una deficiente. chissà che avrà pensato chi mi era intorno.fortuna che sono tutti ragazzi simpatici e come me. e che forse, conoscendomi per le altre cose fatte in radio, sanno che me la cavicchio. a parte questa volta, ovviamente. sarà che sono stanca e nervosa. boh. poi per fortuna che c'era anthony. abbiamo avuto dei trascorsi un po' particolari. ma tutto quanto è successo a distanza, mai faccia a faccia. e in questi due giorni ci siamo visti un po' di più. parlati. e se la sbandata che si era preso non capisco se sia svanita o meno, resta il fatto che da bravo veterano mi tratta da cuginetta piccola, mi sfotte, mi incita, mi tranquillizza. scherza con me. e mi vuole bene. anche se è tutto ambiguo, anche se io sono impacciata e soprattutto impegnata, io oggi l'ho guardato negli occhi e ho trovato un alleato. ne sono stata contenta. mi ha strappato diverse risate, mettendosi al mio posto e facendo cabaret. canzonandomi, anche. è stato un amico, e gliene sono grata. ha fatto ciò di cui avevo bisogno. quindi mi ritengo fortunata. va un po' meglio, quando non sei in casa ma non ti senti sola. quindi sono uscita a cuor leggero. senza preoccuparmi dei retroscena. senza preoccuparmi di secondi fini che non mi pare di aver visto. forse con un nuovo emerito sconosciuto ma non troppo nella lista delle persone care. che sì, io affretto tutto, e già l'avrei voluto abbracciare come lo conoscessi da una vita, come l'amico più caro che ho. ma in questa situazione è così che si è comportato, e sono gesti non comuni, io credo. chi l'ha detto che il tempo, se passa, crea la qualità nei rapporti? sono gli episodi, che li rendono corposi. e questo è stato un salvataggio in grande stile, per la bamboccia nervosetta che si cela sotto la mia pelle. e spesso emerge, contro la mia volontà. giovedì, 01 marzo 2007 aritmicaoggi ho avuto mille cose da fare. non riuscivo a tirarmi su dal letto, stamattina. forse perchè il mio corpo aveva la tacita consapevolezza che una volta issatami non avrei più avuto un secondo di quiete. zainet, si è (s)parlato di sanremo, guida (e domani vado a farmi bocciare, perchè salto su per ogni cosa. ho schiacciato un barattolo con la ruota e pensavo di aver seccato uno specchietto. ho paura di chi è in strada. ho paura di tutto. in macchina come progressivamente di più nella vita. sto diventando una pappamolla, una donzelletta. non sono più battagliera e convinta. al massimo me lo impongo tra mille tentennamenti interiori. e per quello mi angoscio e sento il mio cuore impazzire, aritmico, fuori tempo. agitato. fuori sincro.). poi radio luiss, dove c'era quel ragazzo che dal vivo è simpatico e naturale, mentre in chat è allusivo e malinconico. e mi ispira racconti e riflessioni. e va bene così, magari è un amico in più. magari no, ma non è tempo per dirlo.le mie condizioni, che fanno preoccupare anche chi passa e non mi conosce (e per questo, grazie), tento di metterle da parte. una mano di bianco e non ci si pensa più, e speriamo che la macchia non si veda in contro luce. questo tentare di accantonare le questioni laceranti si manifesta sul mio fisico. che oggi sentivo stanco e fragile, col cuore tachicardico, con fremiti non miei, e quella nebbia davanti agli occhi di chi si alza e sembra essere attratto dalla terra, ricadere, perdere i sensi. e invece gira solo la stanza. poi si continua a camminare, anche se ti senti pesante e hai i piedi felpati. carezzano la terra con la stessa fastidiosità dell'ovatta che si strappa, del velluto delle gambe dei pantaloni frizionato tra le cosce. frizione, meglio non pensarci. però avere impegni fa bene. va meglio, adesso che sono a casa. e stasera stiamo un po' insieme, vediamo di mettere due punti di sutura al mio cervellaccio e di rabbonire i miei ingombranti (vitali) valori e condizionamenti moral-psicologici. pasque je suis pur et dur. Oui. je ne peut etre autrement. spero sia così, pasque je ne parle pas Francais, lo studiavo all'asilo, e ricordo seulement je m'appelle Françoise. E domani spero di avere più energie, ma già va. ieri non andava proprio. anzi, oltre a sentirmi spolpata come un crostaceo, avevo preso proprio l'andatura del gambero, in retromarcia. retromarcia, meglio non pensarci. E ascolto le canzoni meno peggio di un festival al quale sono stata costretta ad interessarmi, e vi do qualche consiglio che non sia Allevi o Liga, che ascolto sempre quando sto in giro sola, magari in autobus a vedere la città scorrere lentamente. quanti occhi che incrocio.: >>Robbie Williams - Better Man >>>>>Five for Fighting - Easy Tonight >>>>>>>>Saez - Jeune et con >>>>>>>>>>>>>Simone Cristicchi - Ti regalerò una rosa [Cit: mi chiamo Antonio e sono matto.] >>>>>>>>Daniele Silvestri - La paranza [è una danza...che si balla nella latitanza...] >>>>>>>>>>>>>Tosca - Il terzo fuochista [Zumparapa Zumparapa Zumpappà] Per il resto è solo aritmia. palpitante. se non altro è un non-controllo sul corpo suggestivo. perfino la biologia è ispirante. così terrestre che diventa filosofica. del resto perchè il mio cuore, un oggetto, dovrebbe cambiare frequenze? che senso ha che si muova? e ammesso che sia necessario, che si muova, perchè assume andature diverse? che mi condizionano, per giunta. vive forse di vita propria? mistero. è come se convivessimo con qualcosa di ignoto. impadroneggiabile. non nostro, forse? siamo noti a metà. e della metà cosciente conosciamo così poco che è quasi spaventoso, quanto siamo oscuri per noi stessi. che stranezza, che è l'essere umano. nessuno è propriamente al volante della propria vita. volante, meglio non pensarci. |