il giornalismo e i suoi effetti collaterali

martedì, 26 giugno 2007

la riformista

ieri è uscito il mio primo articolo per Il Riformista. In versione diluita, accorciata, bistrattata perchè non fosse troppo polemico. Ma comunque è uscito, e ne sono contenta. Come inizio.
Insomma, prima volta su un quotidiano nazionale. E queste notizie fanno il giro del tuo mondo abbastanza in fretta, tanto è vero che dopo qualche ora dall'uscita nelle edicole la segreteria del direttore generale della mia università mi chiedeva di andare ad incontrarlo. E io ero con la cornetta del telefono in una mano e il phon nell'altra. 
Però Wow.
E' stata una chiacchierata piacevole.
E che cosa singolare.
Posso dire che a essere me non ci si annoia, in linea di massima. Anche se ci si stressa, troppo.
Sono successe anche altre cose nel frattempo, per esempio ho rincontrato i ragazzi della rivista, prima Giulio da solo poi anche altri (in case abbandonate da parenti partiti, in mutande in terrazzo a piantare piantine non proprio da vivaio, che scena da film. o da libro). E Giulio che ha preso i miei scritti e dice che "me ne parlerà" mi ha raccontato cose della sua vita (chissà con quale percentuale di romanzo, vizio da creativi) che mi hanno sorpresa eppure non spaventata, seppure in bocca a persone (anche apparentemente) meno consapevoli e coscienti mi avrebbero lasciata di stucco e indotta a non richiamare più. E mi ha letto una poesia di un simil poeta maledetto americano. Nel personaggio, ma bella. E' stato un bel pomeriggio a base di bitter bianco, che negli ultimi giorni è la costante degli aperitivi al tortuga, come quello di pochi giorni prima con vonny, stallo e potts.
Belle anche le serate a parlare in pochi, a casa di Ludo, e quelle farcite di maritozzi con la panna e martini in gruppi più nutriti, che da casa di vittorio (che forse avrò visitato per l'ultima o la penultima volta, prima del trasloco, e che è stata uno degli scenari più costanti della mia vita da liceo) si spostano veloci nel quartiere alla ricerca di altri posti dove fare altre quattro chiacchiere. Ho anche rivisto Laura, quella sera. Erano secoli. Mi ha fatto piacere, mi sembrava anche che di quella sua angolosità caratteristica non ci fosse più traccia. Mi ci sono trovata proprio a mio agio.
E mentre io e lui inventiamo progetti di case affittate a Barcellona e a Berlino e io cerco di buttare in mezzo anche Londra, aspetto di ritrovare la voglia di studiare che si è persa dopo statistica. Oggi siamo rimaste in un'aula, io e giulia, a parlare di tutto e di nulla, di amici, di scuola, di luiss, di politica, di passato e di storie e di altro. Ma con il banco infiorato di libri ed appunti mai presi in considerazione. questo la dice lunga sul mio stato mentale e il mio atteggiamento-rivelazione da universitaria lazzarona. proprio oggi che il DG mi ha detto di studiare e farmi valere. Ehm.
E mentre faccio il callo ad atteggiamenti nuovi di certe persone, che infilano le cuffiette alle orecchie fingendo di non vederti o non sentirti quando gli sei affianco, mi spiace constatare che alcuni rapporti non si coltivano a sufficienza, e varrebbero decisamente molto più di quelli effimeri che si sono sbruciacchiati e inceneriti ai primi caldi di questa estate insostenibile e senza inizio. parlo di certe chattate su messenger che invece ti piacerebbe fare davanti a un buon bitter, per l'appunto. o davanti a qualsiasi altra cosa o niente, ma dal vivo. spero che il tempo a venire mi insegni a valorizzare queste cose nella mia vita. per il momento mi accontento di sapere dove indirizzare la mia attenzione e la mia fiducia negli altri, sì insomma, verso chi fare questo. per adesso, ora che è tardi ma neanche troppo e comunque muoio di sonno, penso sia sufficiente.
Sto Nintendo Wii con i cazzotti che vanno tirati davvero ti riduce uno straccio. Vado a letto.
postato da frafrettina alle 01:07 | link | commenti (7)
domenica, 17 giugno 2007

l'estate che non c'è, lo smalto e tutto il resto.

Mi riapproprio di questo spazio, per quello che è stato fin da sempre il suo scopo originario: la custodia di pezzi della mia vita, più o meno rilevanti, ma che mi piace fissare. Perchè sì, non tutte le pagine sono capolavori, ma anche quelle futili ti fanno sorridere e ricordare. ed è bello. se siete in cerca di beghe, scandali o rivelazioni saltate pure. qui non ne troverete.
sono tornata allo smalto pesante. un viola porporoso. di quei colori violenti che mi piaceva sfoggiare quest'inverno. in sessione scorsa mi ha portato bene, speriamo che anche questa volta faccia il giusto effetto, se non altro quello di mettermi allegria. mi piace.
ieri sera da betta, per una mastodontica grigliata di carne. era un millennio che non andavo a casa sua, ed era un millennio che non la vedevo. mi sembra felice, lorenzo la fa stare bene. sono contenta per lei.
e c'era una bella tavolata di compagni di classe ad accoglierci. gente che nel tempo ho apprezzato in maniera altalenante, ma che ieri sera ho trovato piacevoli (eccetto certa gente che mi sembrava un po troppo espansiva nei confronti di marco. meglio sorvolare). C'erano pezzi d'estate scorsa, la combriccola di barcellona e dell'interrail, c'erano le persone con cui ho preparato gli esami e ho continuato a vivere episodi piacevoli anche durante questo anno strampalato e frenetico. belle serate, belle chiacchierate, belle uscite. bello tutto. c'erano pezzi di passato ancora più remoto, di primo giorno di quarto ginnasio, di mesi e mesi in banco insieme, di folli collaborazioni durante i compiti in classe più assurdi, di gite, di feste, di musiche da discoteca pomeridiana che da piccoli ci rimbambivano in ogni occasione di ritrovo. e poi, insomma, c'era quell'atmosfera che mi ha accompagnata per tutta la durata degli anni del liceo. certe cose non cambiano mai. anche se cresci o sei lontano o fai altre cose. è questo che fa bene sapere. fa bene sapere che un'occasione per riunirsi ti riporta tutto l'affetto di quanti ti sono stati accanto per tanto tempo, nel bene e nel male. e che spesso, questo affetto, è più caldo proprio perchè sotto sotto sentiamo la mancanza di noi, di stare insieme e di essere davvero partecipi gli uni della vita degli altri. e si fa tardi volentieri, anche se la mattina dopo devi alzarti per studiare.
studiare. oggi ero convinta di dover avvisare la radio, perchè domani avrei perso il turno per il gr a causa dell'appello di diritto pubblico. stasera invece la situazione si è invertita. tra una litigata e un'altra in questi giorni di concentrazione per studiare ce n'è stata poca. e tanta voglia di estate e di tirare tardi e di dormire tanto. statistica ha prosciugato le forze di tutti, e studiare a metà giugno è quasi alienante, anche se la maturità te ne offre un consistente adrenalinico assaggio.
quindi, dicevo, la situazione si è capovolta. addio appello di diritto. e finalmente pensavo di tornare in radio. ma niente, il turno del gr lo perdo lo stesso, e con una giustificazione che va oltre la mia volontà. oggi è stato l'ultimo giorno di diretta per il primo anno di Radio Luiss. e un po' è iniziato tutto in quello scantinato col tappeto che imbarca acqua ogni volta che piove due gocce. è iniziato tutto lì, quello che c'è stato di bello quest'anno. e mi spiace, domani, di non trovare tutti ad aspettarmi e fare due chiacchiere e due risate con loro, che per tante mattine hanno rallegrato il mio tempo prima di lezioni pesanti e altre mille incombenze. e mi spiace di trovare chiusa la porta, domani. mi spiace che se ne riparli l'anno prossimo perchè avrei voluto dire grazie. a quanto di bello è successo grazie a Radio Luiss, e a quante persone ho conosciuto lì dentro che hanno saputo rendere la mia vita ancora più preziosa e colorata.
quindi grazie e a presto.
e ora io e le mie unghie viola vi salutiamo. scappo. 
postato da frafrettina alle 22:48 | link | commenti (2)
venerdì, 15 giugno 2007

a proposito di Barça

Guardate cosa ho ritrovato.
Certe cose neanche a farle apposta...

DSCN3495
postato da frafrettina alle 13:25 | link | commenti

tutti vogliono viaggiare in prima

come dice liga, che ieri mi sono gustata per caso, di notte, con lui. cantare canzoni e risentire affiorare i ricordi della scorsa estate di cui è stato tormentone. non vedo l'ora di tornare in quell'atmosfera, a quelle abitudini, a quelle novità che avere un mare di tempo libero a disposizione scaraventa nelle tue giornate con noncuranza, ma che per te sono tutti bei regali. e sì, ti sembra che la vita sia proprio entusiasmante.
per il momento, invece, l'estate è arrivata solo nella testa. tra esami e libri che mi perseguitano.

la parentesi di tempesta e le prese a male uterine che hanno coinvolto questo mio blog e i miei pensieri le voglio mettere da parte. E penso che certi silenzi siano presenze, e siano prese di posizione consapevoli. Per non dire colpevoli. non ho intenzione di cambiare proprio nulla, indirizzo o altro. perchè non ho intenzione di cedere ai fascismi mentali di certe persone che non sono abituate all'idea di non piacere a tutti, e all'idea che non si possa impedire a nessuno di esprimere il proprio parere su tutto ciò che gli pare come meglio ritiene (nei limiti della decenza, ovviamente).
qui c'è la mia vita in generale, non solo la Luiss, che ne è una frazione microscopica e nemmeno troppo avvincente. fortunatamente io ho altro al di fuori di quelle quattro mura di cartongesso e questo mi dà la serenità di infischiarmene, e di proseguire con la mia sfacciataggine che non starà bene a tutti quanti ma è un mio diritto. non intendo farmi condizionare dai giudizi di chi ha vedute ristrette in un ambiente ristretto, cui dà importanza capitale come fosse lo scenario della vita vera. quello, cari miei, è decisamente più vasto, e i fondali non sono dipinti con le tempere e la porporina. niente alberelli di legno o nuvole d'ovatta. la vita vera si estende a perdita d'occhio, e consiste di milioni di persone con milioni di idee, che condivisibili o meno hanno tutte la stessa dignità d'essere espresse. quando poi dovrete varcare il cancellone sicuro per affacciarvi alla Realtà, allora vedrete che sbattere i piedini per emendare il pensiero altrui è cosa superflua e non cambierà nulla. Specialmente se il pensiero è legittimo, e legittimamente espresso. quindi peace, e convivete con l'idea di non essere perfetti, come io convivo con la convinzione di non esserlo e con quella di poter dire quello che mi pare, specie se questo non danneggia nessuno.

in aria di vacanze, vorrei proprio tornare a Barça. che è esattamente rappresentativa di quell'estendersi a orizzonti inarrivabili che ho descritto poco fa.
Roma è una città immensa, ma produce un grandissimo numero di persone con la testa piccola, che vivono a compartimenti stagni come incasellate nelle celle di un grande alveare. Roma è una città di quartieri. è una città di monumenti tanto imponenti da restringere la visuale di chi cerca di arrivare oltre. Le manca il mare. che pur essendo vicinissimo è come se non esistesse.
Barcellona, invece, è piccola ma fervida e immensamente policroma variegata e aperta. è ariosa. e tutte le sue strade confluiscono nella Rambla, un lungo scivolo che ti porta a scontrarti proprio con quel mare sterminato e impudente, che ti si staglia davanti e ti ispira grandi voli mentre ti ricorda quanto tu sia così insignificante rispetto a lui. Magnifico. Colombo ti indica la strada e tu segui il suo dito con lo sguardo. La città è fantastica, proprio perchè consapevole della grande importanza del mare, del movimento, della luce riflessa sull'acqua in tanti minuscoli tasselli ondeggianti e poliedrici, imitati da Gaudì, nei mille frammenti di ceramiche allegre e differenti disseminati ovunque a dare prepotenza e vivacità all'impatto visivo anche sulla terra ferma. Quanto è più libera l'aria di Barcellona. Come lo spirito di chi la popola e non nega un sorriso a nessuno. Barcellona te lo ispira, il sorriso, proprio per com'è. Per come ci si vive. Per come tutto è naturalmente impostato sui ritmi lunatici dell'acqua. Il tempo è più rilassato, il sole brilla meglio. E anche tu ti senti diverso. Sarà per la salsedine.

DSCN3738...E ti senti in diritto di sentirti Leggero...

postato da frafrettina alle 13:19 | link | commenti
giovedì, 14 giugno 2007

qualche punto da fissare

iniziamo a stabilire alcune cosette.

1 - Scrivere sul proprio blog quello che ti passa per la testa è ben diverso da "mettere le cose in piazza". Perchè un blog, seppure pubblico, lo conoscono in pochi, perchè il blog personale parla di fatti personali (e se la luiss me lo concede gentilmente avrei voglia di continuare a farlo), e proprio perchè è mio e semisconosciuto, se leggi te ne assumi i rischi e i pericoli. Anche quello di sentire la coda di paglia che tira.

2 - Il mio pensiero su tutti i fatti menzionati negli ultimi giorni, è stato sempre chiaro limpido e trasparente a tutti gli interessati. Escludendo il bisticcio con Valeria e Francesca, che per problemi legati al tempo (che in sessione d'esame scarseggia) si è svolto principalmente a mezzo internet, tutto il resto è sempre stato fin troppo esplicito e noto a tutti. So di persone, come Federica, che sono state chiamate a leggere grazie al mitico tam tam della giungla (che ha reso il mio blog più popolare di quello di beppe grillo, a quanto pare) e si sono risentite per i miei riferimenti a loro. Mi spiace che i miei riferimenti a titolo d'esempio, nella presa a male generale, siano stati interpretati come attacchi. Mentre per quanto riguarda la mia posizione nei confronti di Antonio, mi sembra di aver già puntualizzato a sufficienza il mio pensiero.
Quello che forse è tralasciato da troppa gente, che viene qui senza essere stata invitata, è che le mie idee non sono mai state un segreto, e non sono cambiate. Nè oralmente, nè per iscritto.

3 - Per non subire il peso della censura del Grande Fratello, credo che dopo aver ricevuto i riscontri conclusivi sulla questione che è sorta, prenderò provvedimenti per tutelare la mia libertà di espressione.
Rendere il blog privato o cambiare indirizzo sono ipotesi che sto considerando. Pertanto invito le persone che mi leggono di solito a farsi vive se avranno piacere di continuare a visitarmi, anche dopo il "trasferimento" o la restrizione degli accessi (scrivetemi un mp su splinder, o una mail a frafrettina chiocciola libero punto it). 

Saluti.

postato da frafrettina alle 11:29 | link | commenti (1)
mercoledì, 13 giugno 2007

colpi di scena

ok. questa storia diventa sempre più paradossale, e prometto che cercherò di disciplinare la penna, che il più delle volte va da sola, e spesso esagera.
Non mi capacito di come, se uno ha dei problemi con le proprie due o tre amiche di riferimento, improvvisamente le visite al suo blog salgano alle stelle. E che visite!

Ciao Antonio,
mi fa piacere che anche tu sia tra i miei lettori, anche se la cosa, ti confesso, mi ha sorpresa.
Mi sorprende proprio la potenza del passaparola, o delle congiunzioni astrali, o delle mille imperscrutabili ragioni che hanno fatto sì che tu capitassi a leggere la mia pagina personale proprio quando si parlava di Luiss e di bilanci sul mio primo anno di vita accademica. Come dice Francesca, le voci corrono. Caspita se corrono.
Tralascio gli sfoghi più o meno ironici e le critiche più accese rivolte un po' a questo e un po' a quello, perchè credo che, nel periodo in cui abbiamo avuto a che fare l'uno con l'altra, tu abbia avuto ben netta la percezione della mia impulsività e possa quindi attribuire a questa se non altro le espressioni più colorite.
Ma l'idea di fondo, quella resta. Espressa pacatamente e constatata fin nei fatti più spiccioli, come l'episodio con Valeria e Francesca, per l'appunto.
Cito me stessa, in uno scritto che sfogliando sfogliando troverai pubblicato nella pagina di maggio:
"abbiamo vinto le elezioni, e forse, la cosa più sorprendente di questo mese e quella che mi ha fatto riflettere di più è stata proprio questa: non le ho sentite mie, proprio come questa tastiera e questo scrivere di fretta. non ho sentito mia l'esultanza della fine dello spoglio delle schede, i "ce l'abbiamo fatta", i complimenti, i festeggiamenti, le pacche sulle spalle. si è rotto qualcosa dentro, quando ho capito come funzionavano i giochi. ve ne ho parlato tempo fa. in assenza di buona fede la mia passione si affievolisce, tanto che mi sono sentita a disagio e mi sono voluta fare da parte. è stata un'esperienza formativa."
E ancora prima, ad Aprile:
"ieri non è stata una giornata delle migliori. ho capito di aver lavorato a vuoto per diverso tempo, dando fiducia e amicizia a persone che non meritavano tutti i miei entusiasmi.ho tratto una grande lezione. la politica non nasce da altri rapporti se non da quelli di convenienza. le amicizie esistono, sempre che non sopraggiunga qualche novità a far decidere agli altri che qualche pedina nello scacchiere deve muoversi. e i progetti si trasformano, quello per cui hai deciso di impegnarti di colpo non esiste più, sacrificato per logiche più grandi, perchè siamo solo un tassellino di un grande mosaico. ma io non riesco a dare al tassello che siamo io e i miei amici un valore "funzionale" ad altro e ad altri. in quel tassello c'è la dignità di un'idea perseguita, dei motivi che ci hanno spinti a lavorare insieme superando ogni divergenza d'opinione. non si può smontare tutto quanto è stato fatto perchè non serve più, o non serve più così, in questi termini, nei termini in cui l'avevamo inteso. e se gli altri sono pronti a farlo, io ne sono fuori.
i giornalisti non stanno bene in politica. e io non sono nemmeno sufficientemente giornalista, sono ideal-ista."
Tutto questo esprime puntualmente il mio stato d'animo riguardo la bagarre politica, in tono sicuramente meno concitato di quello usato negli ultimi nervosissimi posts.
E il mio stato d'animo è stato questo anche quando, come dici tu, ho "distribuito larghi sorrisi e complimenti" ad elezione avvenuta. Forse hai rimosso la scena, ma mi sono complimentata con te in modo molto tranquillo, come ho fatto con tutti gli altri candidati in lizza. Niente pianti, niente salti, niente cori. E non perchè remassi contro la tua elezione, ma perchè ne conoscevo i presupposti, e come ho già precisato, mi hanno delusa.
Quando è stato che l'incantesimo si è rotto? Quando mi sono disamorata e ho deciso che tutto questo non faceva per me? Caro Antonio, è successo così: dopo quella famosa discussione in aula 1 (ricordi?), le persone che prima venivano a cercarmi/parlarmi/coinvolgermi e rendermi parte dell'avventura elettorale, hanno iniziato a sparare a zero. Alle spalle. Tutte. Non c'è persona del "gruppo" che abbia mantenuto l'atteggiamento iniziale che aveva nei miei confronti. So di perplessità nei miei riguardi che sono state espresse anche da te: è che dire chiaro e tondo quello che si pensa, evidentemente, è sempre la mossa sbagliata. Eccola, la tua ambiguità.
Proprio perchè non ci tengo ad essere a mia volta definita ambigua preferisco risolvere le cose per iscritto per un viziaccio da grafomane e perchè in fin dei conti scripta manent (quando leggi non c'è proprio niente di ambiguo): non dire le cose de visu non significa mancanza di onestà, se non le si dice alle spalle ma le si pubblica. Sarà che non ho mai pensato che i miei giudizi potessero essere tanto interessanti, specie per il jet set universitario. E se ho offeso mi scuso, non è il mio stile, nè dal vivo nè sul blog.
Parli di mafia: la mafia non è solo un'organizzazione criminale, è anche un atteggiamento sbagliato per cui "tu hai lavorato per me ergo avrai qualcosa in cambio". E mi pare che la vita in Luiss si fondi su questo atteggiamento, che non attribuisco nè a te nè a nessuno in particolare. Ma che c'è, e richiede che ci si conformi ad esso per non rimanere completamente tagliati fuori dai giochi. La distribuzione delle poltrone per meriti elettorali è piuttosto lampante, sarebbe paradossale sostenere che non funzioni così, anche perchè il gruppo direttivo di tutte le attività è sempre quello, quello dei fedelissimi, o dei nuovi adepti ai valori del gruppo. Questo non accade solo a Scienze Politiche, ma qui è particolarmente ridicolo, perchè mentre i ragazzi di Economia usano apertamente i meriti elettorali come criterio per l'assegnazione degli incarichi, tra noi avviene tacitamente la stessa cosa, in modo strisciante e sotterraneo, travestito da "meritocrazia", o da "democratiche elezioni" (non vorrei riaprire l' x-file ASP), o da "scelta in base alle capacità".
Dicevo, valori del gruppo. Parliamone.
Quali sono? Al di là dei progetti e di tutte le lodevoli iniziative che sicuramente saranno portate avanti grazie a te e a tutte le persone che finora si sono sempre impegnate per SP, quali sono i valori su cui tutto questo si fonda?
Lealtà? Rispetto? Per come si è agito nei miei confronti sento di poterli escludere.
Amicizia? Non ne ho vista, anzi ho visto l'ostracismo più bieco nonappena qualcuno si azzarda a dire la sua, nonchè l'allontanamento preventivo di persone potenzialmente pensanti, come mi sembra sia successo nel caso di Trito, prima eliminato dall'elezione, poi intralciato più o meno discretamente anche all'interno di 360° (e non mi sembra di aver mai fatto riferimento al tuo lavoro in redazione, quindi perchè sentirsi chiamati in causa?).
Tutto ciò, caro Antonio, per precisare che la mia prospettiva, pur sballata che sia, è l'unica che mi è stato dato modo di immaginare. Non sono "la pura", semplicemente una persona che non si propone per arrivismo, al massimo si interessa a cose nelle quali è minimamente competente, e che ha visto anche gli amici più prossimi (prima i più coinvolti, poi quelli un tempo neutrali, poi, ciliegina sulla torta, anche Valeria e Francesca) trasformarsi in sospettosi faccendieri che cercavano di escluderla, rabbonirla, non metterla al corrente degli scottanti segreti di stato che hanno caratterizzato il periodo elettorale.
Non ho motivo per offendere nessuno, per offendere te o chiunque altro: primo, perchè ci sono cose più importanti oltre le nostre piccole beghe da Italietta in miniatura, che sono e restano molto fini a se stesse (cit: "sto vedendo che la luiss produce gente alienata, per la quale i veri problemi del mondo sono asp, 360 e la lotta a liberamente. Per cortesia."); secondo, perchè ci sarà tempo per valutare i successi e gli insuccessi di questa nuova amministrazione; terzo, perchè in verità non ho interesse a creare situazioni personali poco piacevoli, per cose di cui mi importa relativamente.
Non ho condiviso molte cose, nello svolgimento del miracolo elettorale. Te le ho dette apertamente, proprio perchè, ritornando ai valori, attribuisco una grande importanza ai progetti che porto avanti, per l'impegno che ci metto, la passione e l'investimento emotivo che questi comportano.
Non mi pare che la schiettezza abbia dato grandi risultati, anzi, mi ha creato più problemi che altro.
Constatare che l'effetto negativo dell'essersi "inimicata il gruppo" si è propagato fino alle persone a me più prossime, permetti, mi ha sconcertata, ha influito sul mio umore e sulla mia (umorale) scrittura.
Bene. Ecco la millesima puntualizzazione. Spero di essermi fatta capire (è un'impresa difficilissima) e soprattutto di aver riportato la discussione a dei toni urbani e più controllati.
Buona riunione in Aula Nocco, purtroppo il Cuocolo non mi permetterà di essere presente.
Auguro anche a te buono studio,
Frafrettina.
postato da frafrettina alle 13:01 | link | commenti (2)

precisazioni, poichè vanno molto di moda

bene bene bene. sono stanca, è tardi, sono piuttosto provata dallo studio e dalle rivelazioni dell'ultimo periodo. ma visto che la scrittura online è diventata l'unica forma di comunicazione possibile, tanto vale servirsene e parlare fuori dai denti.
Situazione:
Apprendo per pura casualità da Andrea che Valeria propone sè stessa e Francesca per un incarico sul giornale universitario. Il suddetto incarico è stato proposto a me fin dalla metà dell'anno, e io ho sempre pensato che se ad Andrea faceva piacere, l'avrei preso in considerazione.
[Non ho chiesto, o preteso alcunchè. Pretendere = arrivismo. Accettare un'offerta = essere premiati per la propria competenza circa qualcosa. Credo che sia differente. E no, neanche io sono Oriana Fallaci. Sto lavorando ad uno stile tutto mio, possibilmente anche migliore del suo. Sono ambiziosa, più che arrivista. E sono contenta di essermi distinta per  "la mia voglia di impegnarmi e darmi da fare". Nonostante le critiche e tutto il resto.]
Dunque. Torniamo alla Situazione:
 La notizia della proposta di Valeria mi lascia alquanto perplessa. Io e lei avevamo discusso proprio in quei giorni del fatto che avrei accettato l'incarico, che avrei volentieri condiviso con lei se non fosse stato per l'Erasmus. Addirittura, fare il nome di una sostituta al mio posto, mi è sembrato proprio un mettersi al riparo dalla mia presenza all'interno della redazione, tanto più che l'ipotetica seconda redattrice, Francesca, non aveva mai espresso (almeno, non mi era mai capitato di sentirle esprimere) la volontà di partecipare alla sezione Speaker's Corner. Andrea stesso si era spesso lamentato bonariamente, in presenza di Francesca, della sua ritrosia a inviare articoli per Speaker's Corner. 
[La storia della proposta non torna. Perchè è stata avanzata, visto che tutte e due le persone conoscevano la mia posizione in merito alla faccenda? Perchè non interpellare anche me?
Ecco il primo segno di qualcosa che non va.]

Situazione:
Leggo altrettanto per caso, sul blog di Francesca, qualcosa che vagamente si richiama a una persona "poco limpida", sulla quale l'opinione comune dice qualcosa che forse forse è il caso di iniziare a condividere.
[Hm. Non che io avessi, in quel momento, la certezza che il riferimento fosse mirato (tanto è vero che quel giorno ho incrociato Francesca in ateneo e l'ho salutata con estrema tranquillità. Potevo anche essermi girata un film tutto mio, no?). Ma ho creduto, e a posteriori non ho sbagliato, che i "te l'avevo detto" e le accuse di "arrivismo" elencate, la "voglia di fare" distintiva e l'essere stata difesa con persone che pensavano male dall'inizio, fossero elementi sufficienti per avere un'idea che si parlasse proprio della sottoscritta.
Il che, sommato all'episodio che vede protagonista Valeria, fa un segno ancora più evidente che qualcosa non va. Non va proprio.]

Posta così la faccenda, che cosa avrei dovuto pensare? (-----> Che cosa dovrei pensare, ora?)
Non avrei avuto ragione a pensare che, dato che il branco dice che non vado bene e che il potere del branco è estremamente penetrante, anche le persone che durante l'anno mi sono state più vicine si sono infine convertite al pensiero comune? Vogliamo chiamarla "Sindrome di Fedele"?
Lungi da me sostenere che l'amicizia dimostratami fosse interessata o volta ad ottenere incarichi di varia natura. Questo perchè ricordo bene la gratuità delle prese di posizione in mio favore durante il periodo pre-campagna elettorale, e anche perchè non avrebbe avuto senso rabbonire me per ottenere cose che non ero nella posizione di poter dispensare. Se non redigo nulla, posso attribuire ad altri questo compito?
Ciononostante, sono rimasta sinceramente delusa.

Valeria, non so. Credo che tra noi ci sia stato un vero malinteso, più che dietrologie di altro tipo. E più penso questo, perchè mi sembra di sapere come ragioni e come ti comporti, e meno mi spiego la tua uscita con Andrea. Mi sembra un ossimoro piuttosto vistoso e non riesco a capirne il senso.
Francesca, credo che la tua frenesia di dare motivazioni sia fuori luogo. Innanzitutto, ti prego, non privarti della scrittura per altri motivi che non siano la mancanza di tempo o di voglia. Non sono così importante.
Quello che mi dispiace, nel leggere le tue parole, è quel retrogusto astioso e malcelato che ci si trova dentro. Non sembra il sapore di un'arrabbiatura recente, ma quello di una cattiva impressione rispolverata e confermata dalle Voci. Non so quanto io ti sia piaciuta, dall'inizio. Credevo che però, durante l'anno, tu avessi avuto modo di farti un'idea. E tanto più mi ha rincuorato sapere che te la eri fatta (i riferimenti alla voglia di fare, per intenderci), quanto più mi è dispiaciuto che in virtù di non so cosa tu fossi stata tanto solerte a rimettere in discussione tutta la tua immagine di me.

Anche se il perchè è fin troppo chiaro il motivo per cui tu sia stata tanto celere a riperimetrare tutto. E non è nemmeno colpa tua.
Vedete, durante quest'anno di Luiss abbiamo affrontato tante esperienze diverse, vissuto tanti rapporti, mai certi e stabili.
La mia lettera "satirica" sul magico mondo Luiss è proprio frutto di riflessioni che ho fatto tirando idealmente le somme di questo primo assaggio della vita in questa Università, che più che un'Università è un banco di prova per lavorare nella massoneria, nella criminalità organizzata o in Parlamento (che poi, le tre cose coincidono). Ovviamente mi riferisco solo alla vita di relazione, di società. Quella accademica è tutta un'altra cosa.
Dicevo, riflessioni.
Ho ripensato a tutto, retroattivamente.
Partendo proprio da zero, da quella frenetica Settimana della Matricola. Ci hanno saggiati fin dal primo giorno, hanno memorizzato le facce e i contatti delle persone che non avevano voglia di stare con le mani in mano. Hanno valutato chi si trovavano di fronte, e tra quali soggetti potesse attecchire il grande ideale di stare Uniti (per t3). Persone disorientate e approdate in un mondo nuovo, in sede e ancora meglio fuori sede a cui dare in pasto la possibilità di sentirsi parte di un bel "gruppone" di amiconi e tanti sogni e avventure in cui credere. Creare identificazione, per poi creare fidelizzazione (quante volte avete sentito questa parolina magica?).
Si è subito lavorato all'istituzione di un megabranco, solido e allargato, tentacolare, legato a più mandate tra compiti e compitini ripartiti tra mille associazioni e cazzate varie e persone a svolgerli che sono sempre le stesse. Le gite ai castelli, le feste in discoteca, i pub e tutti i vari momenti "aggregativi". Ci vedevamo solo la voglia di star bene tutti insieme, e non ci siamo resi conto che il "tirocinio elettorale" era già in corso, da prima, molto prima che noi ci sedessimo il primo giorno in Aula 28.
Il successo dell'instillazione di senso di appartenenza (a un qualcosa che non esiste se non per interessi specifici, non certo per amicizie e romanticherie varie) si è poi valutata al momento opportuno: al momento delle elezioni. Megabranco = il primo anno è la nostra potenza.
Trito e frafrettina, quelli che facevano i controcorrente, ce li prendiamo sotto la nostra ala protettrice e li adoperiamo per la causa. Gli si fa intuire un cambiamento di rotta, poi si legano mani e piedi alla cordata e il gioco è fatto. Se non puoi batterli fatteli amici, no?
E così è stato. Tra le varie piroette elettorali, accordi, liti e cose varie, poi, il Trito viene trombato perchè testa troppo calda, e candidato sui generis, che non garantiva alla lista voti plebiscitari sul secondo anno.
Mentre la fraffri la si tiene lì buona. Prima le si fa credere che il grande progetto dei grandi è veramente quello di portare il primo anno, la facoltà, blablabla e tanti scenari idilliaci, tanti grandi idealismi sotto lo scudo lucente dei grandi, nostri amici e paladini, nella persona di dna. E si confida nel suo senso di onestà, e nel suo non volere altro che idealismi e il rispetto di questioni di principio.
E' stato così finchè non si sono resi conto che le mie "questioni di principio" erano ben poco malleabili. E che anche in faccia a dna ero andata a dire che non mi sembrava si stesse rispettando il vero movente di tutto il gioco elettorale: portare il primo anno, il gruppo dei buoni, senza compromessi o secondi fini
Ok. Il problema è sorto, Virginia Gullotta e la scorrettezza di piazzarla nella lista dei buoni rischiano di riattivare tutti i neuroni degli ingenui pischelletti neomatricolati. Specie se quella rompicazzo della fraffri lo fa presente. E mica se sta zitta!
Fortunatamente per la cordata di Uniti per (il CDA) t3, di neuroni in attività solo timide avvisaglie. Tanto meglio, sarà più semplice mettere il bavaglio alla fraffri creandole il vuoto attorno.
E' un'arrivista.
Voleva solo candidarsi.
Non sostiene Marco.
Cazzo, non porta De Napoli (che poi, per coerenza estrema, ho votato anche se non se lo meritava affatto)
Cazzissimo, non viene manco alle feste celebrative, non piange e si strappa i capelli per la vittoria, non risponde con gioia alle domande del CiDDià come "ehi tu, che carica vuoi?" etcetcetc
E' una Traditrice. E lo deve pensare pure chi le si siede accanto a lezione tutti i giorni.
E, prevedibilmente, ho paura che sia finita proprio così.

Per questo e per tutto il resto ho deciso di farmi scivolare addosso la questione.
Perchè non è la redazione di Speaker's Corner il mio problema principale. Mi spiace che persone, che per tutto l'anno si sono dimostrate amichevoli e si sono perfino scomodate a dire agli altri che "no, non è come pensi", alla fine abbiano progressivamente perso il senso dei legami creati, perchè troppo abbagliate dai potentissimi e grandissimi patti di sangue stretti lavorando gomito a gomito con tutti i grandi amiconi conosciuti in campagna elettorale (che sul vostro affetto e sulla vostra energia hanno trovato il modo low cost per farsi bellamente i cazzetti loro e curare i loro interessi. cazzo, almeno la festa ve la potevano offrire, pezzi di merda). 
Ovviamente, per un fatto di numeri, vi conviene continuare a credere nel grande sogno di scienze politiche come oasi di concordia e fucina di iniziative lodevolissime. Io personalmente, la vedo da un po' come una cellula di cospiratori. I più grandi si sono guadagnati la palazzina con la stessa facilità con cui si gioca una partita a Risiko, ma sulla pelle dei più piccoli, entusiasti e felici con poco (prendete federica, le hanno fatto il lavaggio del cervello al punto di farla piangere quando hanno vinto). I più piccoli sono già pronti a lanciarsi a capofitto nella spartizione del bottino in poltrone, premi e posti d'onore. Gente che non sa scrivere che andrà a 360, gente che si improvvisa fondatrice di giornali, gente che viene fatta tesoriere di associazioni fantasma tanto per tenerla buona e altra gente che voleva scatenare il finimondo e instaurare "un nuovo corso" che si ritrova inculata bellamente a godersi le briciole della sontuosa torta luiss.
tutto questo mi fa schifo, a parte i frizzi i lazzi gli scherzi e la satira-di-sfogo. Sarà che dalla "lite" con dna (se poi si può propriamente litigare con una persona ambigua come lui) ho riguadagnato le giuste prospettive da dare alle cose, e sto vedendo che la luiss produce gente alienata, per la quale i veri problemi del mondo sono asp, 360 e la lotta a liberamente. Per cortesia.
Augurandomi che chiunque passi a leggere riesca a cogliere il senso di ciò che sto dicendo, in questa notte che non riesco a dormire per la delusione e l'incazzatura e la rassegnazione al fatto che tanto questo è il sistema e nulla lo cambierà, vi saluto fino alla prossima puntata della telenovela. Sperando di essermi fatta capire. Anche se magari Pluto avrebbe detto le cose in modo molto migliore.

postato da frafrettina alle 02:45 | link | commenti (3)
lunedì, 11 giugno 2007

are you having a good time?

mentre dovrei studiare diritto e non mi sono ancora ripresa dall'episodio statistica, fortunatamente conclusosi con uno sfacciatissimo 28 (incredibile ma vero per il culo che ho fatto), penso a questa prima settimana senza lezioni. e mi piace proprio.
mi piace perchè non sono obbligata a vedere persone che, devo proprio togliermi questo sasso, hanno finto di essere amiche, per poi proporre a chi ti è amico per davvero l'idea di farti le scarpe. persone che si propongono per compiti che dovrò assumermi io, tentando di farmi fuori. persone impensabili. che da quando l'ho saputo (indirettamente, per cui non mi è nemmeno possibile chiarire faccia a faccia) non sento più. delusioni che capitano. che ti fanno scoprire chi è davvero diverso in un luogo, la Luiss, dove tutto sembra estremamente naturale, ma non c'è nulla di semplice in realtà. c'è competizione, ma non quella sana. c'è una voglia di fregare l'altro malcelata. e non mi appartiene davvero. fortunatamente non sono tutti così marci. chiudo questa parentesi.
mi piace perchè esco e faccio altro. faccio shopping, cosa che non mi succedeva da tempo. canto canzoni in macchina con lui, che sta bene con me come io sto bene con lui. e va bene così.
mi piace perchè vedo chi voglio, come sister. nelle nostre giornate a villa mirafiori a fare qualcosa e nulla, per poi volare al cinema a cenare con sacher, sanbitter e patatine del mac. e quel film, lo scafandro e la farfalla, che nella tragicità della locked-in syndrome riassume la tragicità in sordina delle nostre vite imbottigliate. bello. bello. bello.
mi piace perchè dopo tanto tempo sono ri-uscita da sola, con pietro. e ho conosciuto giulio e l'idea di una rivista letteraria alla quale partecipare con quello che di letterario e poetico c'è in me. poco ma buono, spero. che luce che ha negli occhi, quel ragazzo. una luce che credo di conservare anche io, che sono un'appassionata in generale, in tutto ciò che faccio. ha scritto un libro, ha in mente una poetica precisa. sembra quasi che voglia fondare un movimento. e in fondo ho sempre pensato, con estrema vanità, che tutte le cose di cui parlano le grandi antologie cominciano proprio così, con sfacciata convinzione, seduti al tavolo di un bar a bere e parlare e sognare. speriamo che la cosa non si perda nel nulla. ho voglia di finire su un manuale di letteratura italiana, ho proprio voglia di lasciare un segno forte. e credo di non essere la sola. anche se è un'affermazione tracotante. dio mio, che male c'è?
e poi mi piace, questo periodo, perchè aspetto il 30 luglio, perchè quando voglio accendo la tv e mi metto a vedere scrubs in tutte le lingue (sì, ognuno butta il tempo a modo suo), perchè vado alla radio di tanto e mi piace essere parte di quello che succede, perchè faccio timide congetture sull'estate e spero di andare alla biennale a godermi la bellezza di "fare giornalismo" ed essere sempre nei posti migliori quando succedono gli eventi migliori. 
bene, per ora credo che tornerò al lavoro. l'unione europea mi aspetta sul cuocolo, e ho una caterva di appunti da fare. e quindi volo. a presto.
ps: ci sono tanti amici che quest'anno dovranno maturarsi. e nei loro blog emozionati io rivivo le sensazioni di un annetto fa. così vicine e così irripetibili. e sono felice. e sogno la scuola, come mi è successo stanotte. e mi viene da sorridere. e va bene. e viva la vita che va così.
pps: paola&tutti voi che leggete il mio blog senza che io lo sappia: mi fa piacere che ci siate, e mi farebbe ancora più piacere che lasciaste un segno. perchè quando paola si è fermata a dirmi che aveva letto sono stata molto felice. fatevi sentire. 
bye.
 
postato da frafrettina alle 11:46 | link | commenti (1)
giovedì, 07 giugno 2007

no concept

l'intervento nasceva senza titolo. quindi no title. ma poi perchè no title? dietro al no title c'è l'assenza di concetto, e dietro a no concept c'è qualcosa di stupendo. quindi no concept.
e mi riesce davvero strano credere che questo sia il sesto post che riesco a inserire senza difficoltà. che splinder abbia cessato il fuoco nei miei confronti? e chissà perchè l'ha aperto. un segno? mah.
ieri ho avuto uno scambio di messaggi con illa, messaggi che hanno riassunto perfettamente il mio stato d'animo nei confronti del piccolo incidente accaduto in quella trasmissione radio. e io ho tirato le mie conclusioni. ovvero, non ce l'ho con nessuno, il pezzo che ho inviato non era affatto radiofonico e da speaker lo dico con cognizione di causa. ma avevo incollato quei post per dare un'impressione generale del mio stato d'animo. non perchè fossero letti a tozzi e bocconi ma per aiutare i conduttori a svolgere un piccolo lavoro sui miei significati, che poveretti evidentemente non hanno avuto tempo e modo di fare. certe parole sono state troppo pesanti. certe mie frasi fraintese perchè decontestualizzate. capita. pazienza. amen.

intanto ieri mi è successo un fatto strano.

ero in libreria, alla presentazione dei cortometraggi ispirati al romanzo di claudia. a un certo punto parte un filmato. una voce recita delle frasi. poi il buio, parte una musica.
è Go with the flow.
ho sentito gli occhi infiammarsi.

inizialmente ho pensato: "che bello! ha pensato a me. ha fatto montare il filmato sulla mia musica!"
poi, la musica andava avanti, e io me ne sono sentita quasi deprivata. sì è strano. perchè mi ha fatto davvero piacere sapere che claudia l'aveva inserita per "una mia influenza" indiretta. ma poi ho pensato che non c'era niente di mio. che quella musica non è mia e che chiunque può usarla perchè non appartiene ad altri che non a giovanni. e lì ho capito che essere la musica, sentirsi musica, è cosa sulla quale non si possono avanzare pretese. ma che c'è, è un sentimento illogicamente forte e mi scuote quando mi sento in quelle note. sento quelle note che mi sento di essere. che sono le note di quel brano. le mie note. il mio brano.
è strano.
e anche se non posso avere il possesso delle mie note, credo che la cosa non mi disturberà. non ci penserò, anche perchè non avrebbe senso, oltre la reazione epidermica che ho sentito, che comunque ha avuto molto di poetico, di bello, di spunti per la riflessione. non ci penserò anche perchè non posso fare altro, e non posso fare altro che sentirmi lì dentro, nell'armonia di gesti che si snocciolano colorati sulla tastiera, gesti di dieci dita che non sono solo dieci. gesti di un uomo anima che suona l'anima sua e di tutti, perchè la musica è di tutti. io sarò lì nonostante non possa. non debba, forse. ma ci sono e nessuno me lo toglierà più. è una ricchezza, una bella sensazione, una consapevolezza che sa di cielo e di aria densa e di mattino pieno di sole. non so se mi spiego. non credo di spiegarmi. ma non importa. so che capirete meglio quando mi cercherete in mezzo a quelle note. io mi sono ri-trovata ad esserci. forse accadrà anche a voi. e allora ci incontreremo in musica e sarà bello. sarà limpido. sarà celeste. sarà mio.
postato da frafrettina alle 12:44 | link | commenti
martedì, 05 giugno 2007

morbosa

sono sinceramente dispiaciuta di quanto è accaduto.
ho inviato un commento sul sito di un utente del forum di giovanni, uno speaker che avrebbe fatto dei commenti di noi utenti un collage per la realizzazione di una puntata radiofonica su di lui.
beh, il senso del mio lungo intervento voleva essere: guardate in che stato mi ha messa la forza di un uomo che realizza il suo sogno, vivere della propria passione. lo sapete anche voi, sono stata male. ho scritto e sofferto tanto su questo argomento. la conoscenza di giovanni mi ha fatto interrogare la mia anima con domande ciclopiche, mozzafiato. difficili e stressanti. però ne ho tratto degli insegnamenti. intanto mi godo la bellezza della musica, e di questa bellezza faccio una lente di grazia per guardare il mondo intorno a me. e poi ho fiducia. fiducia nel tempo che passa, nelle opportunità, nel fatto che avere un animo sensibile prima o poi ti conduce necessariamente nel luogo in cui devi essere. qualunque esso sia. sarà perfetto. ho razionalizzato che la forza delle passioni è un'energia buona, da lasciar vivere senza preoccuparsi di canalizzarla per farne un mestiere. che il mestiere è un incidente di percorso, l'importante è essere arte, non vivere d'arte.
ebbene, ho scritto questo:
Io anche riporto un pezzetto d’esperienza. Anche se è tardi per farlo. Anche se è difficile.
Mi rendo conto che chi legge i nostri resoconti può scambiarci per un banale mucchio di invasati, di "fan". Signori miei, credetemi, è un errore grossolano. Ma vengo al sodo.
La mia storia con Giovanni Allevi ha un inizio "diesel", a rilento. L’ho visto varie volte in tv, ho poi collegato la persona alla musica. Ma questo è successo (con coscienza) solo in seguito. Dicevo, la tv. Notando anche gli accenni degli altri al ruolo della televisione come artefice della scoperta di Allevi, posso concludere che la scatola malefica ha saputo renderci almeno un servizio positivo nella vita. Tanto positivo che potrei perdonarle tutti i voltastomaco che ci provoca abitualmente.
Comunque, mi "affeziono" a Giovanni durante un’intervista a "Parla con me". Mi era proprio sembrato una persona speciale. Con le sue manie, le sue piccole storie e la sua destrezza artistica. E quell’aura di non so che. Di anima corposa, che poi nel talento riversa tutta la vivace policromia che conserva dentro. Aveva una luce negli occhi.
E’ stato Giovanni-persona a colpirmi d’istinto, e avevo bisogno di conferme delle percezioni di specialità che avevo avuto. Dovevo sapere, se era solo un’idea mia o se avevo trovato un animo affine al mio. Quella luce, quella vivacità. Me l’ero solo immaginata io?
Da allora mi sono documentata. Quasi per caso, senza crederci troppo (e se fosse stato un bluff? Chi avrebbe medicato le mie ferite?). Sono finita sul suo sito. Ho letto degli estratti dal suo diario. Scrittore e musicista, ho pensato. E scrivere è quello che mi fa stare in vita. Quindi ho iniziato a innamorarmene. Una testa pensante e scrivente, luminosa del coraggio di portare su di sé l’incertezza dell’arte. Non poteva essere vero.
Empatia. Assoluta e squassante. Perché in tutto questo io, che continuo sempre ad essere in bilico tra l’essere Scrittrice e darmi credito, e l’essere razionale e pensare a cose "più serie", che ti diano da mangiare, ho vissuto un fortissimo terremoto, dentro, nei miei equilibri. Ho cominciato a pensare che allora era possibile prendere sul serio il proprio senso artistico, anche quando sembra senza speranze. Ed è la storia di Giovanni, che con caparbietà l’ha avuta vinta, su tutti i classicisti e i conservatori della "M"usica. Ho assaggiato qualche nota, e ho avuto ulteriori conferme della verità dei miei presentimenti su di lui. Perché sono pezzi d’anima, le sue esternazioni al piano. Non sono brani musicali.
Ho passato giorni interi chiudendomi su due o tre brani a rotazione, pensando pazzamente e altrettanto pazzamente scrivendo. Piangendo. Pensando. Ridendo. Sperando. Componendo. Giovanni mi aveva posta di fronte a un esigenza profondissima di senso. Nel nitore delle sue note divine c’era la serenità che andavo cercando. Che cercavo nella scrittura. Che cerco nella poesia. Che cerco nel tentativo incessante di rendere le sensazioni e le visioni dentro me il più consonanti possibili con le parole. Sono stata male grazie a Giovanni. La gente non mi riconosceva, avevo perso la bussola, la testa, la ragione. Scrivevo cose come (citazione da Il Quarto Potere):
"sto ripercorrendo le mie scelte, e mi rendo conto sempre più, nella sincerità della musica di giovanni che mi mette davanti alla mia vera essenza, e provoca in me tutti questi scompensi, che in fondo ho scelto il giornalismo per una soluzione di comodo. io non sono e non sarò una giornalista, solo una persona sensibile che ama ragionare. dovrei scrivere, ma è come se avessi le mani mozze. non ho inventiva, solo capacità di analisi. e un po' di orecchio. forse poesia. non si puo' essere poeti per mestiere, e io non mi sento poetessa. e giovanni in tutto questo mi ha aperto gli occhi. anche se di lui in definitiva non so quasi nulla. l'ho guardato suonare, con la passione negli occhi. quella passione che in me è un groviglio incandescente che mi fa stringere i denti in questo momento e tremare, davanti ai miei stati mentali terribilissimi e maniacali. starò impazzendo, mi sono detta. giovanni ha trovato il mezzo attraverso il quale esistere. esprime se stesso e gli altri gliene sono grati. è questo il senso del vivere. e io sento che questo privilegio non lo avrò. mi sento sempre più prossima all'alienazione da me stessa, sento che tutte queste scosse un bel giorno si addormenteranno, smetterò di avere palpiti creativi, che già avevo addormentato per mantenere la lucidità, quando mi lamentavo della morte della mia vena creativa. l'ho ostruita io, per difendermi dal mio essere inconcludente. e giovanni questo l'ha soffiato via, con la delicatezza del suo essersi realizzato in qualcosa, con la forza di un sogno, di un fuoco che ha saputo trasformare in energia con determinazione e costanza, ma seguendo un tracciato preciso che a me invece manca. io non ho la rete del pentagramma a sorreggermi. per questo ho brividi e vampate, perchè in fondo non ho che un po' di parole da spargere in maniera disorganica. e non nel modo in cui dovrei, perchè è proprio il come dovrei metterle a frutto che mi sfugge. ecco perchè mi ha colpita tanto. ecco perchè gli strumentisti mi colpiscono, perchè hanno come esistere, sanno come oggettivare la loro anima. e che la musica sia la trasposizione esterna all'uomo delle sue idee e del suo essere lo dimostra l'abilità di giovanni di immaginare la musica. è così che funziona. lui sa dare forma a tutte quelle insemantizzabili figure che balenano nella mia mente, nelle mie reazioni, nei miei sentimenti. me ne sto qua, sapendo che l'unico essere che potrebbe capirmi ora non mi conosce, e probabilmente mi riterrebbe una mitomane, o una ragazzina innamorata. no no, qua si parla di senso della vita. della mia vita. non posso vergognarmene, vorrei parlare con lui, chiedergli di insegnarmi tutto. insegnarmi come si fa a realizzarsi. come si fa a diventare felici, a oggettivare se stessi in qualcosa e nella forma migliore e più sublime. a come si diventa tutt'uno con l'arte. vorrei che mi insegnasse a suonare, a suonarmi e a leggermi. come lui sa fare con se stesso. è questo il filo rosso invisibile che mi lega a questo illustre e suggestivo sconosciuto, il fatto che di lui conosco l'essenziale, perchè è lo stesso traguardo che sto cercando di tagliare io, zoppicando e senza sapere con quali mezzi. è un fatto di affinità dell'animo. io lo percepisco. e di sicuro a tutti voi che leggete sembrerò fuori di me. mi spiace. se diverrò genio o menade saprete anche questo. ma la paura più grande è quella di anestetizzare il tutto, metterlo a dormire per sempre, per paura di farmene sconvolgere profondamente. così profondamente che lo ascolto, ripenso a tutto questo e tremo, di fronte alla sua maestria, alla sua fortuna, alla mia cosmica incertezza e alla nostra posizione di gemelli di cuore che non si conoscono e non si conosceranno. forse dovrei parlare con lui. chiedere aiuto a chi si è appagato e continua a farlo. cercare di intuire attraverso di lui la mia strada verso l'uscita al di fuori, di quello che provo e non ho la potenza di canalizzare. io sento che potrebbe insegnarmi molto. darmi linfa. ridarmi fiducia. fiducia nel fatto che il mio scrivere non è solo sovrastruttura formale, che invece è la mia via per spremere fuori di me dei contenuti. che magari prima o poi assumeranno sembianze decifrabili. perchè l'ispirazione ha leggi imperscrutabili.
mi interessa conoscere l'uomo che mi ha messa di fronte alle mie somme da tirare, con la sola forza di un paio di brani e del mio fantasticare sul suo modo di eseguire. così profondo. così totale. così panico.
io credo che lui abbia avuto le mie inquietudini. che magari ne viva tutt'ora. perchè il succo della vita e della propria anima ribolle sempre dentro noi sensibili, e la paura che esso evapori senza prender forma è esiziale, mortifera per tutti noi. ci fa sentire l'odore del terrore. ci paralizza. devo incontrarlo. parlargli di tutto questo. forse scrivere assieme a lui. forse sapere di come riesce a creare. a crearsi. ad emergere dal buio delle sensazioni confuse che ci balenano dentro, per trovare una mia via anche io, verso quello stesso risultato.
anime gemelle. io lo sento nel sospiro dell'infinito nei suoi brani. nella sua passione per la filosofia e per kant. nella sua penna. nella sua aria serafica di quando mette mano al pianoforte.
che grande cosa che ho lasciato andare da piccola. almeno avrei la consolazione di ripercorrere i suoi volteggi spirituali attraverso la mia possibilità di rieseguirli. e sentirli anche un po' miei. mentre non mi resta che un ascolto ottuso, e improduttivo. ma tanto perturbante. guardate cosa mi ha fatto sanguinare fuori.
e sembrerò pazza a tutti voi che confidando nella mia stabilità venite e leggete, di tanto in tanto. la verità è che non sono stabile e che non me ne posso vergognare. mi impongo di essere una giornalista, quando non sono che una produttrice di fantasmagorie incommerciabili. che se solo avessi modo di tornare a otto anni, continuerei il mio percorso interrotto per poterle esplicitare in musica, oggi.
forse tutto questo scuotimento esistenziale è buono. forse avrà degli sviluppi. forse no e la cosa mi pietrifica. ma per il momento non posso che tornare al mio misero fluire. tentando di alleviare i miei spasmi scrivendo ancora, cercando di capirmi. tormentandomi e poi cercando di calmarmi. e condividendo tutto quello che ho dentro con questo spazio, con voialtri. visitando il forum per sentirmi idealmente più vicina a quell'illustre creatura sconosciuta e indecifrabile. che con un nonnulla mi ha portato al cospetto di me stessa, a chiedermi cose di me che per la propria sanità mentale è meglio non domandare mai a se stessi. sono stati tre giorni di passione. nel senso di pathos, di patimento. nel senso di odore di sangue, di dolore e di cosmici imposti silenzi. e magari di rinascita con qualcosa di migliore in più.".
E dopo la "crisi" e la ridefinizione di tutti i perimetri della mia mente e della mia vita, sono cresciuta più forte e più consapevole. Di tutto questo mi resta la certezza di essere le mie parole, i miei versi. E di essere musica, di essere specialmente Go with the flow e tutte le sue iridescenti screziature. Io sono quello. Io sono lì. C’è la mia anima, e quella di Giovanni e quella di chi ascolta. Per questo ho scritto (citazione da Il Quarto Potere):
"io credo che tutte le persone che coltivano un loro fuocherello personale, invece di ignorarne i bagliori nella vita quotidiana, abbiano dei punti in comune. pensavo che in fondo noi che non smettiamo mai di autoanalizzarci siamo tutti una stessa pasta, una stessa soluzione. sì, sostanze diverse, sciolte in uno stesso liquido versato in molti bicchieri distinti e di grandezze diverse. ognuno reca nel suo fluido tutte le componenti miscelate e inseparabili. tutti siamo in tutti. questo sembra, a volte. e quei recipienti che hanno una maggiore quantità di una certa spezia odorano più di quella, e hanno infiniti, indefinibili retrogusti, retroaromi, impressioni d'altro. ma veniamo tutti dalla stessa caraffa. io credo sia probabile."
Ho scritto molto, su Giovanni. Articoli e recensioni per farne innamorare tutto il mondo. Deliri e poesie e fiumi di impressioni per me, per capirmi, per perdermi nella seduzione di chi vive secondo passione, pensando che è possibile, anche per me, vivere di luce, con slancio, con entusiasmo. Con quella luce nell’anima che passa dagli occhi agli altri. Sono stata male, sì, tanto da passare periodi evitando volontariamente di ascoltarlo, per non ripiombare al cospetto di tutte le mie domande Assolute. Ma ho guadagnato tanto dal nostro incontro, nel mio modo di intendere la vita, il domani, la mia passione e la mia esigenza di entusiasmo, di vivacità divina. La mia fame di luce. Questa crescita mi ha fatta sentire infinitamente bene. E di questo voglio ringraziare al più presto Giovanni, sperando che l’emozione di incontrarlo non mi faccia dimenticare tutto ciò che ho da dirgli.
Mi scuso per aver abusato della vostra pazienza, ma da brava grafomane non sono in grado di smentirmi nemmeno per la scrittura di un commento.
Mi auguro di avervi resi partecipi della mia storia, e di avervi dato un’idea del senso che Giovanni e ciò che fa significano per me e per tanti come me.
Con affetto,
Francesca.

Da tutto questo è stato tratto qualcosa qua e là, e il senso, per quanto espresso in tono emozionale e convulso, si è perso nei meandri dei giudizi banali e affrettati.
"Sì beh, questo testimonia il rapporto quasi sentimentale, morboso, che il pubblico ha con Giovanni.". Poi, magra consolazione: "E' un ispiratore d'arte".
Morbosa è una parola pesante e offensiva. Ma soprattutto inappropriata.
E' vero, il fraintendimento è il rischio più ovvio, quando si riporta la realtà alla luce delle emozioni personali. Era probabile. Ma la confusione psicologica voleva significare tutt'altro. Voleva significare che la forza dei sogni chiede di essere appagata, ed è un'esigenza. E per quanto volontariamente si cerchi di intorpidirla, basterà imbattersi in chi l'ha resa una potenza per rendersi conto che non serve non ascoltarne il richiamo. Va assecondata, anche se ciò comporta guai e tormenti.
il morbo del talento, che in giovanni ha mietuto una vittima d'eccezione. Ecco di cosa sono morbosa io. Altro che scempiaggini da "fan", e badate che l'avevo anche precisato.
La radiofonia (o più che altro la superficialità) non lascia spazio ai sensi profondi. Sarebbero troppo lunghi da sviscerare. meglio catalogare.
Sentimentali. Affezionati. Fan del forum.
Menomale che tra noi appestati di entusiasmo ci capiamo. Menomale che non è così. Menomale che siamo anime vibranti e non coglionazzi invasati. menomale che non si parlava di una boy band.
postato da frafrettina alle 14:59 | link | commenti

l'ispirazione notturna

nella buia sala
poltrone di velluto
attendono pazienti
l'ingresso dei paganti l'indomani.
un uomo solo
seduto sul panchetto
ripercorre gesti ritmici
alla luce di un faretto.
il leggio è chiuso
come gli occhi dell'artista
solo le mani volano sul piano
senza l'ardire di sfiorare i tasti.
silenzio.
tra le poltrone chiuse
addormentate e rosse
cammina una figura
anch'essa cremisi.
mimetica
procede con cautela
tenendo in mano
scarpe acuminate
tolte dai piedi per non far rumore.
sale sul palco l'angelo di fuoco.
l'artista non ne avverte la presenza
finchè essa non s'aggrappa delicata
alla coda
del muto piano d'ebano.
sorpreso egli apre gli occhi
lei gli fa cenno di restare zitto
lancia le scarpe, invia saluti e baci,
si sbraccia, riverisce, tira un guanto.
come fosse una diva d'altri tempi
si siede sorniona e ammaliatrice
le spalle all'uomo
il viso alla platea come gremita.
scosta sinuosa la capigliatura
lo guarda senza proferire verbo 
sorride, provocante torva fiera
mostra la nuda schiena lattescente
marchiata di tatuati accordi e pause.
spartito vivo è lei, di madreperla
vibrante carne e sangue e linfa e arte
ispirazione incisa sulla pelle.

"attacca adesso. lasciami esibire."

riecheggia ora nel silenzio rotto
il dettato del lucente pentagramma.

ha inizio la rincorsa tintinnante
dei suoni dentro il legno
e via nell'aria.

l'artista ha conosciuto la sua musa.

postato da frafrettina alle 01:55 | link | commenti
lunedì, 04 giugno 2007

e sì!

Ce li ho. è fatta. vedrò Giovanni Allevi dal vivo, nella mia città. il 30 luglio.
e per di più si raduna il forum, conoscerò tutte le persone splendide che hanno condiviso con me l'emozione della musica (e le emozioni che la musica mi ha dato, qui sul blog).
e Giovanni ha chiesto al suo staff di poterci dedicare un po' di tempo, solo a noi, in esclusiva.
Non ci potevo credere.
Non vedo l'ora, cavolo. Non vedo l'ora.
postato da frafrettina alle 14:20 | link | commenti
domenica, 03 giugno 2007

dov'è finito il penultimo dei moicani?

un giorno che non c'era molto sole
mi misi sulle tracce del moicano silenzioso
ladro d'ombra di un amico celebre 
che per ultimo decise di restare.
Si defilò, il penultimo dei moicani.
Prima che si potesse dire Aspetta.
Lo fece per non essere in ostaggio
di tutti quei curiosi assai insistenti
che all'ultimo di loro
scombussolarono la vita e la routine.
mi chiese di non scrivere di lui
gestiva una locanda
sperduta nelle lande dei centauri
aveva una famiglia
la privacy è la cosa più importante, quando sei parte di una specie estinta.
ho atteso di dimenticar la rotta
la strada per andarlo a disturbare
prima di mettere su carta
che in fondo non sapere a volte è giusto.
sarebbe stato meglio vivere col dubbio
di una fine epica, o di aver creduto ingenuamente
a una chimera
che la certezza di una vita sciapa
come la minestra che quel giorno mi servì.

(non mi piace, è un tentativo.)

Il manierista:
Ghiaccioli infreddoliti ha come dita
trasparenti scivolano
sui tasti onice e avorio 
nessuna luminosa brina
ad animare il logoro spartito
ch'egli esegue.
note pedisseque
note prive di smalto
con l'aria di chi deve fare bene
ripete incessante
sfidando l'apice
di ciò che è perfezione liminare
tra umana competenza
ed ossessione.
d'un tratto, fulminea la tempesta
scompagina gli intrecci di falangi.
la nota
gemmata da equilibri cristallini
fuggevolmente sbanda.
il ghiaccio è rotto
stecca squittisce sfrigola soffrendo.
riprende, è stato giusto un attimo di stanca.
e dopo è solo grandine,
di toni e semitoni.

postato da frafrettina alle 21:41 | link | commenti
sabato, 02 giugno 2007

a volte incrociare le dita serve

volevo tanto riuscire a postare oggi. e fortunatamente splinder deve averlo presentito perchè mi ha consentito l'accesso senza tanti balletti. a volte l'empatia sembra quasi una forza fisica. altre volte pensi che è solo culo e ti viene una rabbia irrefrenabile a pensare di dover davvero incrociare le dita pregando di poter accedere al tuo blog. mah, ste diavolerie moderne.
comunque. oggi è delizioso scrivere. perchè è il primo giorno di fine anno. perchè, mi spiego meglio, è il giorno dopo l'ultimo giorno di lezione del primo anno di unievrsità. e a me sembra solo ieri di aver iniziato tutto. è una cosa incredibile. il tempo VOLA. e non è un modo di dire. sarà che lo si lascia volare, non dandogli la dovuta attenzione quando scorre perchè si è troppo presi da altre cose. sarà che è come dicono i grandi, che quando sei piccolo il tempo, anche quello di un anno, è un mare sterminato, e poi inizia a fluire di botto, tutto insieme. scivolando tra le mani inafferrabile. è delizioso scrivere anche perchè mi sottrae ai libri qui di fianco a me. alla statistica. al fatto che tra quattro giorni avrò l'esonero topico, in cui o passo o va a puttane tutto. e mi piace il sorrisetto del prof, che dice "per voi è una sfida". e vorrei tanto non dargliela vinta. ma con i numeri non si può mai dire, specie se come me non li si padroneggia affatto. peccato, credo che mi darebbero molto. la "bellezza" dei numeri di cui parlava il mitico prof petrucci qualche lezione fa. è vero, hanno una bellezza. si srotolano ragionamenti e percorsi a pioggia da un'espressione matematica. ma un conto è guardarli svolgersi, come dei ballerini che piroettano su un palco, un conto è star lì, goffamente, con scarpette e tutù e cercare di limitare i danni. certe cose vanno viste e percepite sulla pelle come un magnifico spettacolo, se da piccolo non ti hanno esercitato a realizzarle. ora è tardi, credo. inutile improvvisarsi sulle punte a 19 anni.
ho perso molti pensieri interessanti in questo periodo. tante cose che mi venivano in mente e mi dicevo che se avessi avuto modo avrei buttato giù. mi ero anche ripromessa di appuntarle, ma so per esperienza che non serve. una volta mi sono appuntata gli snodi fondamentali di un romanzo che avrei voluto scrivere in un secondo momento. beh, il foglietto è rimasto piegato nell'agenda, solo un altro alibi per distanziarmi dalle urgenze più grandi e più onerose (non avrei potuto scrivere alcunchè in un periodo di fuoco come quello in cui ho avuto l'idea. e a ripensarci a freddo, quell'idea non mi convince più nemmeno tanto. visto? serve il calore del guizzo per fare le cose, non la razionalità di segnarle per poi riprenderle. perdono vita, non si riprendono mai.). oltre ai soliti pensieri che si ingenerano quando si vive in coppia con un altro (tipo: la mia libertà c'è o non c'è? dovrei "vivere" come intendono tutti e lasciar perdere questa storia "troppo seria per la mia età" o faccio bene così? potrò mai fare tutto ciò che la vita mi offre? voler studiare fuori/lavorare fuori/fare esperienze di vita come viaggi, amicizie che richiedono tempo e non ritagli di se vivo sempre con lui? alla fine, quando sto bene, mi rispondo che sto bene e non penso ad altro. quando poi mi servirà di essere più libera e non andrà più bene così, vorrà dire che prenderò provvedimenti. ora è importante stare bene, e se significa questo va bene così. perchè sto davvero bene, quando va bene. scommetto che vi siete persi molte righe fa.), c'erano anche altre cose che mi erano balenate per la mente e che probabilmente sono svanite per sempre. pazienza, la mente è sempre in moto, avrò altro su cui ricamare ragionamenti e parole. (a volte, quando mi rileggo con occhio critico mi rendo conto di quanto possa essere "asiano" il mio stile. vi giuro, non è asiano, è terribilmente sentito. scusate l'impressione sbagliata).
è tempo di esami, di cose da organizzare come gli eventi legati a radioluiss (e dovrei fare delle foto lì, perchè non mi sono resa conto che il tempo passava al punto di non catturare neanche un momento, sicura che ci sarebbero stati tempi più tranquilli in cui farlo. eh no. time out, devo muovermi prima che si cambi sede/studio/facce. questo anno va immortalato, questa vita in radio va catturata. perchè mi ha regalato tanti sorrisi e tanti progetti. tante cose che non vi so spiegare. vorrei portare via tutto, anche un pezzetto di aula 28 gremita, ora che penso che l'anno prossimo non sarà più così), le vacanze a cui pensare. tutto.
voglio lavorare un po', appena finiti gli esami. prima di partire. voglio anche curarmi un po' di più, vedere film e mostre, prendere caffè con persone dimenticate nel tempo o semplicemente perse di vista tra gli impegni, leggere la pila di libri che mi aspetta sul comodino fiduciosa di essere smantellata prima o poi. fare movimento che mi sento una vecchia. perchè come ha detto ieri il mitico alberto petrucci (l'unico che si è degnato di fare un discorsetto conclusivo, o come l'ha chiamata lui "una locuzione finale a conclusione del corso") l'importante non è l'istruzione ma la cultura. e se avessi seguito con meno responsabilità (parlo a livello mio personale eh, non in generale) questo ragionamento forse avrei preso filosofia. perchè l'istruzione ti dà da vivere quando è utile, non quando è principalmente cibo per l'anima. di un'anima filosofica pochi sanno che fare, meglio chi fa di conto. almeno fa, non è. e oggi la gente mangia per ciò che fa non per ciò che è. almeno nella norma (escludiamo il serraglio televisivo. in cui mangi se sei. stupido/ignorante/mignotta a scelta.). però lo rivoglio un po' di tempo per essere utile a me in senso stretto. anche se sono certa che dopo tutte le incombenze sarà tanta la stanchezza (e poi la noia) che passerà tutta la voglia di riscossa.
giovanni allevi sarà a roma il trenta luglio. ci DEVO essere. è un segnale, questo qua. ne sono proprio felice.
e ieri sera, prima di sentirmi male per l'odore troppo forte dei narghilè che sfumacchiavano tutti insieme dentro il locale dov'ero, ero sul motorino a respirare l'aria metà estiva e metà tossica di roma, la città che finora mi ha dato di più, in definitiva. se non altro per un fatto di tempo di permanenza qui. spero che non sia sempre così. però è stato bello, correre sul lungotevere e pensare che questo è tutto mio, anche se non lo è davvero. roma non è di nessuno, è uno spazio comune dove si incrociano tante vite, giuste o sbagliate, però il sentimento di possesso non me lo leverà mai nessuno. come la conoscenza di tutti i suoi odori caratteristici, le luci particolari, i ritmi della vita. roma è mia. e in ogni stagione si adatta alla vita che fai (sì, sei tu che ti adatti, ma roma ti sembra cambiare davvero. per te). d'estate l'aria è diversa. la città si accende di iniziative e di idee. e ti sembra più ciò che ti stai perdendo di ciò che hai il tempo di fare. però va bene così. già è tanto. già è tanto il profumo dell'aria. la luce assurda di trastevere la notte. i ponti che prendono vita. le stranezze e le viuzze e i soliti posti.
ieri guardavo la mensola sopra al computer da cui scrivo. c'è un tappo di spumante, datato 12/7/07. san ciuccamo, il primo giorno da reduci di 5 anni di liceo. mi ricordo i gavettoni notturni e poi stare seduti sui gradini sgangherati del giulio cesare a respirare l'umidità e l'odore del prato delle aiuole e l'odore di caldo d'estate. è stato quello l'odore che ho sentito di nuovo. mentre il motorino scivolava come con l'olio alle ruote sulle curve della via che dallo zoo passa davanti alla splendida galleria nazionale di arte moderna, poi giù fino a lungotevere. e magari anche sotto il palazzo di giustizia e castel sant'angelo. il percorso delle meraviglie. con l'aria fresca addosso e quella stessa sensazione di libertà. immotivata: il grosso è ancora da fare quest'anno. ma va bene comunque. forse l'ho percepita nei discorsi dei nostri amici federico e alberta, che facevano la conta dei voti e parlavano di tesine, e di un viaggio ad amsterdam "per dimenticare i 5 anni di inferno". e li sentivo infinitamente più piccoli eppure infinitamente vicini. in fondo, nonostante la diversa esperienza di vita, ho solo un mese meno di loro. strane contraddizioni. però mi ha fatto bene risentire addosso quell'atmosfera di fine liceo. specialmente perchè la mia attuale realtà, anche negli odori, nell'atmosfera, nell'atteggiamento, è completamente altra. e sotto sotto il desiderio di iscrivermi prima o poi anche alla sapienza è una voglia (poco) inconscia di riappropriarmi di quel modo di vivere. che ora che devo pensare alle cose serie ho preferito accantonare per un po'. ma voglio tornare ad avere. presto o tardi. (è il brutto di avere un super-io grosso come una casa, e di addossarsi responsabilità che in fin dei conti non ci sono. e lavinia direbbe come l'altra sera, quando era ubriaca lercia, che ubriacarmi qualche volta farebbe bene anche a me. ma io non ho bisogno di alcool, ho bisogno di aria. aria fresca. aria buona). penso che per respirare un po' di continuità tra me oggi e me ieri, andrò qualche volta a studiare a villa mirafiori. devo imparare ad essere più flessibile, a uscire di più. ad allargare i mie tragitti da quelli dei doveri canonici. che spesso si riducono a casa-luiss-casa. che non è un gran viaggio.
non devo assolutamente perdere l'attitudine al viaggio. al perdermi nei luoghi e sentirli miei.
per questo voglio organizzare, anzi no, organizzare è una parola che pianifica, voglio partire per una vacanza sgangherata come i gradini del giulio. vagare, andare, vedere per pura fortuna, perchè ci se capitato, non perchè sei partito per arrivare dove sei. voglio una macchina e tutte le strade d'europa (del mondo) per me. voglio solo sentirle correre sotto le ruote, tra le risate, le canzoni. il sole e le stelle. basta, ho deciso. è quello che voglio, non londra, non creta, non barcellona precisamente, ma quello che viene. quello che c'è. quello che capita. (è proprio vero che la scrittura fa bene. ti aiuta a focalizzare ciò di cui hai bisogno. e io ho bisogno di riprendermi la mia vita e andare e basta. ho bisogno di rifiatare. di libertà assoluta nel tempo e nello spazio.).
mi serve gente che mi assecondi, mi convinca di questo, non lasci sfumare questa esigenza di libertà in una resa alla razionalità, alla settimanella non so dove ma con tutto rigorosamente previsto. e basta prevedere. basta.
compagni di avventura (amici e meno amici, non importa, mi importa la vostra attitudine, la voglia di mandare al diavolo le scadenze le tabelle e le vacanze intelligenti senza fantasia) fatevi avanti, io vi sto cercando.

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[And I don't care, I just enjoy myself / you shouldn't care / you should enjoy yourself / you only live once / live your life / you know that it's for living...]
[...just fly with me into the sky...]
Audio Runway - Enjoy yourself 

ps:
10.000 e oltre visite. sono commossa.

postato da frafrettina alle 12:43 | link | commenti (2)