il giornalismo e i suoi effetti collaterali

martedì, 31 luglio 2007

my life in presa diretta

nonostante il grande fratello minacci continuamente la mia libertà di espressione e di essere pazza e sincera quanto mi si addice in questo spazio, in cui si trova la prova evidente della mia scarsa attitudine alla normalità, tengo fede a quanto scritto ieri notte (o dovrei dire ieri mattina), e pubblico il mio "delirio a caldo". enjoy.

cari amici del forum,
vi scrivo mentre ripenso a quanto è successo oggi, accanto al mio ragazzo che è crollato per il sonno qui vicino a me. è stata una lunga giornata. emozionante. e tanto attesa.
mi sento triste. perchè è finita, è passata. e ci sono stati dei nei poco piacevoli.
mi tolgo subito i sassolini dalle scarpe, chissà che non torni il buonumore.
per prima cosa quelle odiose telecamere. sempre, ovunque. tutto il tempo. mi hanno fatto dire solo mezza parola a tirar via, mentre avrei voluto chiedere tante cose a giovanni, e raccontarne altrettante.
per esempio volevo sapere se avesse letto i miei scritti. cosa ne avesse pensato. se avesse capito, da questi, la profonda importanza che la sua musica ha per me. quanto sia di decisiva ispirazione per me. per la me artistica.
invece sono stata taciturna.
ho detto solo poche battute, per introdurgli il nostro regalo collettivo (poi rimasto incommentato, a ben vedere), e per consegnargli il seguito dei miei scritti.
non li avrà letti. non ha detto nulla a riguardo.
poi mi ha disturbato la freddezza scocciata dell'organizzazione, quando candidamente ho porto un biglietto con i miei recapiti per avere giovanni nella mia università. sarà un'idea mai presa in considerazione?
poi, ancora, la fine del concerto. oltre la sensazione che fosse volato via, anche quella -brutta- di essere stati ignorati quando facevamo la fila insieme agli altri per i saluti finali. a un certo punto, come ce lo hanno portato via. l'hanno nascosto dietro una porta a vetri, aperta per lo spessore di una feritoia, dalla quale i dischi da firmare entravano e uscivano. forse ci sono rimasta male, quando ros mi ha comunicato che il nostro regalo era stato abbandonato su un tavolino, e poi chissà. e poi lui è sparito via (certo, poveretto, doveva pur mangiare). Non ci avrà visti? O (pensiero impensabile) non avrà voluto vederci? Non per cattiveria, magari per stress. Non avrà voluto cercarci?
Non lo so, non ci voglio pensare. Non ci credo. Forse sono solo brutti pensieri, anzi, lo sono di certo.
E ora ascolto. Panic. Perchè voglio cacciarli via. Perchè è stata una giornata speciale, fortemente voluta da una persona speciale. E il distacco dopo le prove non era voglia di non averci fra i piedi ma nervosismo. E forse se non ha letto è stato per mancanza di tempo. Non avrà avuto modo di farlo. Magari lo farà. Magari l'ha già fatto. Magari commenterà. Magari l'ha già fatto.
Magari c'è un tempo per tutto.
Ed è stato proprio bello godere della sua spontaneità, della vicinanza. E di voi. Che siete splendidi uno per uno. Con la positività che le cose belle come Giovanni ci sanno scatenare, ma che in voi, in me, è già presente. Come la sua musica, che esiste e tramite lui si manifesta. Così il nostro entusiasmo. Siamo tutti belle anime, che si manifestano attraverso pianoforte, penne, cernit, magliette, tazze coi gatti. dischi, quaderni allevi, viaggi da tutta italia e chi più ne ha più ne metta.
Siete speciali, e mi sono sentita tra amici di una vita. Grazie a voi.
Ora tocca a Follow You. E ripenso a quanto è stato struggente sentirla dal vivo. E quanta tristezza in più mi ha causato il fatto che il registratore non abbia fatto il suo dovere. Nessuna introduzione ai brani, nessun brano, solo un fruscio indistinto. Nessun "ma quanto siete belli" o "ma io vi bacio tutti" o "mi fate sentire a casa" o "grazie ai ragazzi di un forum spontaneo che oggi si sono radunati qui da ogni parte d'Italia". Nemmeno i 3 bis.
Basta, voglio tornare alle cose Belle, che sono state tante. Capite o ancora non realizzate.
Ci ha salutati uno per uno, Giovanni. Avvicinatosi a cecilia le ha chiesto "frafrettina?" poi arrivato da me "ah eccoti! ci sei! Grazie!". Grazie? E di che? Grazie a te! E i suoi capelli profumavano di buono. Ha salutato con calore anche marco. Che bello che è stato parlare a lungo con lui. E fare foto tutti vicini. E vederlo girare e rigirare il mio regalo e iniziare a leggere le prime righe degli altri fogli che gli ho consegnato.
Poi le prove. E l’emozione inaspettata di conoscere suo padre, e altri familiari di giovanni. Il padre aveva le lacrime agli occhi, quando ha capito il "senso" delle nostre magliette, quando ha capito incredulo che eravamo lì per Chico ("noi a casa lo chiamiamo Chico"), poi tutti gli aneddoti, di bande e di paesi, della vita di Chico, di fossili, di piatti portati in altre stanze per mangiare quando loro non volevano capire che "Oh Bà, io c’ho l’oro nella testa e nelle mani!". E la testardaggine, e l’essere un secchione, e tutte quelle cose che solo la famiglia sa di te. E le foto con i parenti, come fossimo un po’ famiglia anche noi. Che dolcezza. Che bello. Che bello l’entusiasmo di lory, ros e jarrett, e ancora quello di giovanni, che in quel momento, appena alzatosi dal piano, ci diceva "sto già in trance, grazie per l’incontro bellissimo che mi avete regalato oggi" ed era tesissimo, si vedeva. Lo ha dimostrato durante i primi brani, più nervosi.
E che bello essere lì con marco, e il nostro bacio durante "il bacio". E tutte le standing ovations, e i salti e i bravo urlati, e tutto il forum che zompava su per ogni cosa, il nostro "dialogo" col palco durante l’introduzione di ogni brano. E le note di questo bacio che ascolto ora, violente e delicate, le sento fino in fondo, forti, mie, splendide.
Portami via. Lui lo chiede alla musica, io alla sua musica.
E mentre scrivo, penso a quanto sia straordinario che scriva anche lui, che stia per pubblicare qualcosa di suo, il suo diario. Voglio divorarlo, quel libro. Al più presto.
E voglio tornare al nostro entusiasmo, e alle piaghe che ho sulle mani: un anello mi ha tagliato via un pezzetto di pelle dal mignolo, tanto applaudivo e urlavo forte, così ora ho un dito rosso e contento. "è come se avessi suonato tu" mi fa il fratello di jordy. Ed è vero. C’ero anche io nei crampi e negli indolenzimenti delle braccia di giovanni durante le prove. E ora ripenso a tutte le chicche di oggi, su cicale e rane (cicale che c’erano anche stasera, e io a chiedermi se anche stavolta ci si stesse sintonizzando, accordando), e gli yuppi e gli evviva, e le facce dopo il corsaro nero, e la provenienza dei tasti della copertina di joy, e la sua moleskine, e le email dai fan di ligabue, e lui con cristicchi e niccolò fabi che sembravano i cugini di campagna, e mille cose, mille dettagli, mille ricordi.
E ora sono agitata come l’orologio degli dei. Ripenso a tutto e mi sento travolta, e ho voglia di pensare che sia tutto bello, oggi. Che la patente presa (ma non raccontata, sempre grazie alle telecamere) sia un portafortuna scaturito dal buonumore per questo incontro già passato. Che è un arrivederci non detto (lasciato attraverso i nostri videomessaggi) a un chissà quando indefinito nello spaziotempo ma fortemente voluto nel mio cuore. E sento il rumore del legno dei tasti, nell’orologio degli dei, il pedale che tira le corde, e ripenso a quando il mio amico alessio me la passò via internet, stupito dalla sua abissalità. E ora la furia finale, clangore di spade sottili, sfrigolare di ghiacci affusolati, di stalattiti, frantumarsi di vetri e cristalli lucenti. E ancora ritorna il respiro, la calma, la fine dello sforzo. E ritorna il ricordo di come ha concluso il brano: abbracciandosi, ritraendo le mani, come a dire "non ho fatto niente", non è successo niente, è stato solo un sogno agitato, una visione, un bagliore di Pan, di tutto, di cosmo, di crepaccio sul vuoto del pieno Panico, di divino. E lui, bambino, si protegge, dal turbine che involontariamente ha generato.
E’ la volta di downtown, suonata per me già il 12 scorso. A un palmo da me. Con emozioni già documentate. Ma ora ricordo, di oggi, la voce rotta, spezzata, col fiatone di chi è emozionato e sopraffatto. Quella voce che mi capita qualche volta di avere in radio, quando sono tesa, che per me può durare solo poco, ma che a lui è concessa in quanto simbolo di spontanea commozione, di emozionabilità, di quella sensazione splendidamente umana che ci fa percepire che lui si sente sul palco come fosse la prima volta che ci è salito. Come fosse piccolo, a un saggio con parenti e amici di cui si "teme" il giudizio, non di fronte all’ennesima platea di facce indistinte. No, lui la sente. Come la prima volta. Si stupisce. La meraviglia di giovanni è straordinaria, candida e genuina ("la mia fragilità è la mia forza" e giù applausi), è sintomo del suo essere speciale. È per questo che lo adoriamo come un caro amico che ce l’ha fatta, a credere nel suo sogno. È stupendo tutto questo, tutto lui, com’è, quel che fa, come lo fa, con alle spalle quali trascorsi, perché, con quale determinazione e quale coerenza suicida. E dà fiducia.
Ora il vento d’Europa mi sfiora, e vedo l’acqua saltellante di un danubio che sa di est e di mitteleuropa, di oro e di finis austriae, di cultura e di raffinatezza, di epos e di suggestività ineffabili e lontane, ossidate dal tempo come le cupole delle chiese di rame inverdito, e di volant e plissè dei vestiti di dama, di panciotti e orologi da tasca.
E ora New Renaissance, e "incrociamo le dita…vabbè, incrociatele voi!", che doveva essere l’ultimo brano ("noooo"), prima di 3 bis spettacolari, per i quali è stata la folla a reclamarlo sul palco a suon di mani, di cori, di grida. Lo volevamo, lo volevano tutti. E finchè ha potuto, lui è tornato, con la sua corsetta verso il piano, che tante volte ha accarezzato, e sul quale alla fine di questo "falso" ultimo brano si è abbandonato, sdraiandosi col busto sul legno, incrociando le braccia e affondando nell’incavo la testa boccoluta, come uno scolaro assonnato sul banco, o un amante esausto. Ricaricato solo dalla nostra ovazione.
Il mio lettore mp3 fa un po’ come vuole, e ora mi fa ascoltare Viaggio in aereo. E penso al mio volo, che il 2 agosto mi porterà lontano da voi per una decina di giorni, verso il Portogallo. E ricordo giovanni, mentre dice che il pilota seduto accanto a lui ai doppi comandi, ora è diventato il pilota personale di mick jagger. Giovanni, ha ragione lui: porti bene.
E ora Back to Life ("capire che la mia fragilità era la mia forza, è stato come tornare a respirare, tornare alla vita").
Quella della Fiat, ha detto giovanni, ripreso dal pubblico che ha urlato "No! E’ la tua!". E ricordo i pianti che ci ho fatto. Che tutti voi ricorderete, perché mi hanno portata in mezzo a voi, a godere delle vostre coccole, delle vostre belle esperienze e della vostra bella voglia di condividere. E ora mi gongolo un po’, come ho fatto seduta in cavea, con le ispirazioni che queste note (e altre, tra le prime di giovanni che ho conosciuto) mi hanno regalato. Che ho fatto leggere a lui, che ho regalato anche a lui, che spero prima o poi invii un segno di ricezione. Che dica che ha letto, che ha capito. Che c’è stato. Che, come dice il fratello di jordy, "ha percorso percorsi mentali già percorsi", e non è un gioco di parole.
È la volta di Water Dance, da bere tutta d’un fiato. E vado a bere anche io. Non per necessità, ma per fondermi con la danza dell’acqua. E la vedo agitarsi, picchiata dalla pioggia, o in discesa da un monte, o zampillante da una fontana. Che scorra, comunque. E sia lucente, liquida e trasparente come la mia anima e la mia creatività, e i bei ricordi di voi, e la gioia, e la luce, e tutto ciò che mi rende felice, entusiasta. Bevo, alla vostra. Alla mia. A quella di giovanni e del suo mondo.
Jazzmatic, già ascoltato, ricompare sul display. E mi viene in mente la sua definizione: "il mio brano jazz automatico e circolare. E il mio brano non jazz, perché tutto rigorosamente scritto". Perché non si può improvvisare, le cose non si possono lasciar andare, fluire, far volare via così per sempre. "Vanno fermate, fissate, fotografate. Per questo c’è il diario". No?
e ora, in attesa di compiere un gesto che mi impaurisce un po’, vado a cercare tra i brani quello di oggi, che è il monolocale, per forza.

E vedo il raggio di sole irrompere ad indicare la via della fiducia scellerata e incosciente nei propri sogni, pure quelli più chimerici e assurdi. E mi sento pure io, al centro del mondo. E mi dico basta apatia e scoramento, forza sui tasti, forza con la penna, forza col cuore e la mente. Credici.
La prossima volta, voglio chiedergli di suonarci Go with the flow e Ti scrivo.
Il monolocale è stato splendido, nonostante ci avesse detto "ci provo, ma non assicuro", e poi a tutto il pubblico "non la suono dal 2003". Il risultato è stato grandioso ed emozionante.
Vado a cercare qualcos’altro, con un po’ di timore, vi dicevo.
Ascolto.
E’ Come sei Veramente. Il clou della mia sera. Giovanni è qui, a suonare questo pezzo di cielo e di infinito e di cuore umano, anzi di armonia sovrumana, che me l’ha fatto conoscere. La sta facendo bene. Splendidamente. E piace tanto anche a marco.
Lo tenevo per mano, più stretto più la musica incalzava, martellava, più i tasti erano affondati con forza. Poi iniziano i volteggi e le rincorse, le giravolte di un aquilone perso in un cielo ventoso, che sta per piovere. Sento le prime gocce che tintinnano sulla carta. Poi via, picchiate e risalite, ancora e ancora. Un folle volo nell’anima, nel cielo della mia anima, che mi ha portato tante volte al pianto e alla rinascita, al temporale e al sole, sempre più bello quando le nubi si diradano.
E improvvisamente mi rendo conto che è tutto bellissimo. Tutto perfetto.
Oggi, il giorno tanto atteso, è successo. Ed è stato speciale.
E io sono qui con voi, sparsi per la cavea, ed il nostro giovanni è qui anche lui, a farci sognare sotto il cielo della mia città, mai stata più affettuosa e coinvolta, mai più splendente. Con nelle mani le mani di lui, che ora mi guarda e mi intende, perché conosce. E capisce. E impara quanto tutto questo sia importante, così magicamente reale e così precisamente scritto dalla sorte nel mio destino da sorprendermi.
Pan si presenta alla porta del mio cuore, alle mie emozioni. Colpisce anche me, d’improvviso.
Piango. Sono riuscita a piangere.
Sorrido e piango. E sto bene, con lo sguardo premuroso di lui, che sembra volermi dire "sei la solita". Ma no, non sono affatto la solita. Io che non mi commuovo mai, stavolta ci sono riuscita.
Sarà stato giovanni, che ogni tanto mi gioca questo scherzo, sarà stata la perfetta coincidenza di tutte le direzioni della mia vita in quel preciso istante, la confluenza di tutte le emozioni e le lacrime passate entro quell’attimo così irreale, che le coronava tutte, con voi accanto, con la persona che amo, con me, con giovanni e le sue note. Per un attimo è stato tutto consonante. Tutto ha vibrato insieme, nella stessa tonalità, con la stessa carica emotiva. Mi ha trasportata.
Giovanni ci riesce, a commuovermi. Proprio come quando l’ho conosciuto, quando le sue note hanno conosciuto la mia anima pazza e torrentizia e fotosensibile (perché questo sono le sue note: sono fotos, sono luce).
Le lacrime scappano, e io mi sento liberata. Katharsis. Proprio quella. Proprio su quella rincorsa finale del brano, che fa sgorgare energia vitale da ogni tasto. Quell’ultimo profondissimo crescendo. Me le ha proprio tirate via dagli occhi, queste lacrime sciocche. Via dalla coscienza emozionata, dall’io bombardato di scariche stupende, stavolta provenienti proprio dalle sue vive mani, dal vivo.
Avevo paura a spingere il tasto play. Paura di riascoltarla e perdere l’attimo. Di non piangere più. Perché per una volta è stato così indicibilmente bello.
Infatti ora non piango, ma mi sono rasserenata un po’.
Certo, resta il rammarico di fondo, che mi ha lasciato tanto amaro in bocca finchè non ho acchiappato la musica, la carta e la penna, e mi sono "medicata". Quel grande dispiacere di non aver potuto condividere questa emozione con la sua causa scatenante. Non avergli potuto dire che avevo pianto, che ci ero riuscita. Per poi confondermi nel suo abbraccio, nel vostro, in quello di chi mi ama. Era una bella reazione, quella che ho vissuto, che andava glorificata così. Così e basta. Ma non ci è stato dato, stavolta.
Abbiamo avuto molto, molto altro. Ma avevo bisogno anche di questo. Sì, sarò insaziabile, ma il cuore non sente ragioni.
Ora che però ripenso a tutto e mi perdo di nuovo nella musica, sto meglio. E ringrazio tutti voi e giovanni per l’indimenticabile e preziosa pagina di vita che abbiamo scritto. Faccio come daniela, ora (era lei?): mi isolo, mi addentro sola nella magia della musica, per godermela tutta io. Per farla essere tutta per me. Per baloccarmi con tutte queste gemme di memorie che mi sono state donate, oggi.
Io sono l’aquilone, e il vento mi chiama. ("Prendimi".)
Chissà che il cielo non piova su di me, chissà che non mi aspettino meravigliose capriole e giravolte in aria. Chissà che io stessa non riesca a piovere di nuovo, non riesca a liberarmi piangendo ancora, in questa notte incredibile.
Di gioia pura, si intende.

Grazie.

postato da frafrettina alle 21:03 | link | commenti (1)

post concert

il 30 luglio è appena passato. volato. è stata una giornata stupenda e impegnativa, e mentre marco stravolto mi si è addormentato su una spalla, io con le auricolari alle orecchie, per non perdere nemmeno un'impressione, ho riscoperto la sensazione di scrivere su carta il proprio blog.
preferisco qui. preferisco i tasti. scrivo, capisco e leggo meglio. e non mi tocca correggere poi.
comunicazione di servizio: ieri sono svenuta in un centro commerciale, mi hanno caricata in macchina a mezzo sedia a rotelle. ora tutto bene, ma è la prima volta che mi capita un episodio simile. no, non è proprio l'attacco di panico da cui poi Joy. ma magari una storiella ci scapperà!
comunicazione di servizio bis: sono patentata. da oggi attenzione a uscire di casa.
comunicazione di servizio, l'ultima, giuro: la persona che ha lasciato l'ultimo commento anonimo, se davvero "amica", dovrebbe fare la gentilezza di palesarsi. in caso contrario attribuirò l'intervento scherzoso/minatorio a qualche luissino sfaccendato e bontempone. o magari all'attribuzione ci penserà direttamente la polizia postale.
copio, da brava.

[ma posto domattina che ora mi aspetta un po' di sonno. per ora solo qualche rima]

Il piano
Titano
Sta solo
Sul palco

Non posson
Le mani
Aver dieci dita
Saranno elevate a potenza

nell'alto divino
che sfiori
danzando
sui tasti

sfidando
ad unghiate
le note
sul rigo

la musica
infine
esangue
soccombe.

ruggisce
scattante
la bestia.
il genio.

postato da frafrettina alle 05:11 | link | commenti (1)
domenica, 29 luglio 2007

domani

ho intitolato diversi posts "domani", e li ho scritti il giorno prima di qualcosa di importante.
a parte l'esame della patente, che tale non è, domani c'è il raduno. e ho finito quello che dovevo finire, comprato gli spartiti che volevo (ho provato a strimpellarli. ma come fa a farli sembrare così facili?), stampato quello che dovevo stampare e che una volta stampato mi sembra dica sempre troppo poco, e tutto il resto. e va bene così. sperando di arrivare in tempo.
ah, e oggi c'è su La Repubblica l'articolo sul Forum, cioè sul primo incontro con G. e c'è una mia foto, che ancora non ho visto, ma sulla decenza della quale mi hanno ampiamente rassicurata. quali miracoli non fa la felicità! sono anche venuta bene! incredibile.

[parentesi significativa: ho appena rivisto il filmato dell'intervista. che meraviglia poter rivivere ogni attimo. che meraviglia vederlo suonare da un'altra prospettiva e vedere inquadrate le corde del pianoforte abbassate ritmicamente dal pedale, che bello tutto. che momento splendido. e sarà per un fatto di partecipazione, ma mi sembra l'intervista più bella e interessante di sempre. ed era così mia, al di là del fatto che ci fossi. si è parlato di blog, di internet, di sensibilità e vulnerabilità. tanto che quando poi giovanni ha detto "aaah, ma tu sei frafrettina!", ho pensato che fosse passato di qua, e avesse capito. chi lo sa. chi lo sa. però che dubbio romanzesco e poetico e interessante. quando si parla di intrecci e di destino e di realtà che sembra così perfettamente coincidente con l'astratto immaginario e inverosimile che ti chiedi se non sei dentro a un film. bello. è bello vivere così, sentirsi dentro una storia, un film, un libro. non voglio perdere mai questa sensazione così preziosa.]

e queste altre cose che leggi, caro G., sono per te. Noi alleviani avremmo voluto portarti una fetta di torta al cioccolato ma non ci è stato possibile tra il caldo, i casini nel trasporto, l'organizzazione e tanti altri problemi estemporanei. allora te la allego, verrà stampata in b/n ma spero che ti piaccia lo stesso. (voi altri, non prendetemi per pazza. anzi, fatelo, e cambiate sito, almeno per questo post!).

sacher_1
Incoraggia da parte mia e di tutti gli alleviani le 13 dita, e sappi che ti aspetto nella mia università, per un concerto speciale. in quella parte del mio mondo che è abbastanza "pubblica" e istituzionale per fare da cornice a un evento simile, ma che non è che un pretesto per sentirti suonare ancora da vicino. mani, piedi, schiena, capelli, pedali, tasti e tutto il resto. con in più, magari, le persone che amo.
a presto.

postato da frafrettina alle 14:19 | link | commenti (2)
mercoledì, 25 luglio 2007

fine di luglio, inizio di agosto, grrr e argh e tutto il resto

tanti i programmi, tante le cose viste in giro che arrafferei e porterei via con me se i soldi nel mio portafogli esausto si autogenerassero. tante le cose fatte ancora di più quelle da fare. e in tutto ciò mi sembra che realmente, l'estate, non sia ancora iniziata. sarà perchè sta cosa dell'ufficio stampa non finisce più. e soprattutto la strada diventa sempre più irta più ci inoltriamo nei mesi in cui nessuno fa un tubo per nessuno ed è difficile pure sentire la gente per telefono o email. quindi è un dramma. mi sento perennemente a lavoro, che già con la prospettiva di un esame a settembre si convive difficilmente, figurarsi sapendo di dover fare pubbliche relazioni anche durante lo studio. che poi sono state proprio le pubbliche relazioni con il tempo che mi hanno sottratto a costringermi a rimandare tutto a settembre. grrr. 
poi comunque mi sto ammazzando di guide, per tentare di prendere sta benedetta patente. l'esame sarà il 30, ma il problema è che sarà dall'una in poi (e la tipa della scuola guida: "non sarà mai all'una precisa..."). insomma, non vorrei rischiare di perdermi l'incontro con giovannino, o di arrivare trafelata e brutta per via della guida. insomma. insomma. insomma. tutto congiura contro di me, argh.
poi ho ancora il planning della vacanza portoghese da completare. e marco, con la scusa dell'ernia dolorante, mi sta facendo capire in partenza che faremo un metro al giorno, e verso attrattive della città che attraggano lui. o temo che il dolore si ripresenterà. piuttosto me la giro da sola, sta cacchio di Lisbona.
ah e soprattutto devo ancora assemblare il quadro in cernit da dare a giovanni, fare un bosendorfer di cernit, cercare una cornice e immaginare uno sfondo adeguato. e poi stampare il seguito di tutte le cose che volevo dargli da leggere. se solo giulio mi avesse ridato il mio libro di poesie sarei già a cavallo. grrr e argh insieme.
troppe cose, troppe davvero. e poche soltanto per me. o perlomeno, sì, va bene, la patente è per me. ma è uno stress che mi sono autoinflitta più che un traguardo. specie se coincide e disturba con la giornata magica del 30 luglio come l'avevo progettata e pensata. preludio all'estate. inno alla gioia. bellezza e serenità senza fretta. invece, porca miseria, mi toccherà proprio trottare. cazzo.
la situazione sta sfuggendo di mano.

Ps: Vanniiiiiiiii!!! Grazie del commento!!! Mitico sei tu!!!
postato da frafrettina alle 13:46 | link | commenti
lunedì, 23 luglio 2007

estate romana

uno non dovrebbe mai partire prima di agosto...almeno.
sì perchè roma offre tante occasioni per "rileggerla" sotto punti di vista inediti, l'estate. angoli, scorci, spazi solitamente interdetti, diventano palcoscenico, diventano teatro, diventano sale da concerto, ritornano vivibili. il brutto, è che molte di queste iniziative sono molto poco pubblicizzate, e le scopri solo se ti ci imbatti, come ieri è successo con il giulio cesare fatto ai fori imperiali, 20 fleuri di ingresso, ma soprattutto "BIGLIETTI ESAURITI PER TUTTE LE REPLICHE". e queste cose ti fanno girare le scatole. oltre al capannello di turisti che fotografava gli attori vestiti da antichi romani che recitavano in mezzo alle colonne (quelle vere) del foro. dico quelle vere, perchè la colonna finta è un genere che tira tantissimo nei vari luoghi dove si organizzano serate dell'estate romana. All'ombra del Colosseo, quest'anno, ha organizzato l'area delimitandola con orride colonne finte. Sul palco allestito alla basilica di massenzio per "Imperatori alla sbarra" di Corrado Augias, sempre colonne finte. ma nonostante quelle e l'attesa snervante, e un soggettone assurdo che faceva lo smargiasso siculo e si è imparato a memoria come è fatto il mio davanzale, e i tipi che ti passano avanti in fila e/o fanno finta di avere il posto riservato ma non sempre vengono scoperti, in più mettiamoci anche la signora che mi disturbava per tutto lo spettacolo ravanando nella borsa/consumando panini dall'aroma poco gradevole/facendo foto ad ogni piè sospinto, è stato un gran bello spettacolo. Processo a Nerone. Per una sera sono stata innocentista. Sarà stata la Basilica di Massenzio, a ispirarmi tutta questa bontà.
postato da frafrettina alle 11:20 | link | commenti
mercoledì, 18 luglio 2007

personaggiando anche io

in un momento di sonno e di voglia di improvvisare, butto giù anche io un personaggio precario, sulla scia del mitico vanni santoni.

Bizzio:
Quando ha realizzato che per contare tutte le tette del mondo non bastava più moltipicare per due il numero delle donne presenti sulla faccia del pianeta (perchè bisogna eliminare le donne senza una o due tette per problemi vari, al limite anche quelle piatte, e sommare un numero inestimabile di transessuali e di uomini particolarmente grassi e sformati), gli è balenata in testa l'idea che il mondo sta proprio cambiando, e in peggio.

postato da frafrettina alle 02:32 | link | commenti (3)
martedì, 17 luglio 2007

poesie di notte fonda

Regina dei Cristalli

Selvaggia la brina
Conquista la terra
Soccombe ciascun filo d'erba

Selvaggia regina
che scempia coralli
s'adorna d'azzurri cristalli

                      Rifare

Il gelo si veste di brina
Ramifica in mille coralli
La luce riflette divina
Si scorpora in freddi Cristalli
La neve trionfa Regina.

Ciprea

Ricordi di feste
Toeletta di donna
Allaccia i gioielli più belli

S'impolvera il viso
E resta sospeso
L'aroma galante
Che un bimbo furfante raccoglie

La luce di sera
La polvere vola
E Ciprea è l'aria al tramonto

E odora di trucco
E sa di profumo
E brilla di tulle elegante.

postato da frafrettina alle 03:06 | link | commenti
lunedì, 16 luglio 2007

cassetto

otto legnose lettere
custodi di sogni e segreti
serrate da sangue e sospiri
di lacrime urlate sommesse
a far da lucchetto.
cassetto.
postato da frafrettina alle 01:34 | link | commenti

pensieri sparsi

mi è tornato in mente questo fatto:
ieri ho firmato per il referendum elettorale, e una signora che era lì al banchetto, preso il mio documento, mi ha teso la mano. io la guardo sconcertata, insicura se fosse una prassi standardizzata per ogni aderente alla raccolta firme, una forma di cortesia insomma, o un gesto con un significato specifico. con l'espressione inebetita mi lascio scuotere la mano e la signora mi dice con aria convinta e impressionata: "complimenti". io continuo a non capire. lei se ne rende conto e aggiunge: "è dal 24 aprile che raccolgo firme e sarai la trentesima ragazza giovane che vedo mettere una firma. si vede che sei una che ne capisce, brava.". al di là dei convenevoli, dei ringraziamenti e dei discorsi successivi sull'italia che non va, la politica che ci dà la nausea (mancavano solo le mezze stagioni), è stato significativo apprendere che ai giovani di quello che succede frega proprio poco. come anche ai grandi a dire il vero. un tipo dietro a me, parlando con un altro signore sopraggiunto, altrettanto ignaro del perchè ci fosse un banchetto per la raccolta delle firme fa "eh sì, me sa che è la raccolta di firme pe un referendum...ma nun lo so de che referendum...". andiamo bene!
e mentre giovannino porta a casa lo scalpo di folle sempre più vaste, e si è appena conquistato il silenzio religioso di cinquantamila (e sottolineo, cinquantamila) anime radunate per lui a piazza del duomo a milano, io sono sempre più gelosa del tempo che passa e di quel momento di pochi giorni fa in cui gli tenevo la mano e lo vedevo ridere a pochi centimetri, per me e con me. è così vicino e così irrimediabilmente passato. e questo fatto lo si nota di più quando il momento che passa è spettacolare o importante, ma è così e altrettanto vero per ogni attimo della nostra vita. il ragionamento è valido per ogni secondo trascorso. ed è pazzesco nella sua banalità e nella sua irrecuperabilità. e quante cose accadono, nel tempo che c'è dopo. chissà quante altre mani e facce e sorrisi. chissà quanti altri nomi. io sono un attimo fra mille, se ne ricorderà? questo mi ingelosisce. e voglio tranquillizzare chi si preoccupa benevolmente. mai stata meglio, mai scariche più esteticamente appaganti e piene di plus/sovra/ultra/sottosensi che mi diano da pensare. che poi ci sia una punta di invaghimento, non voglio nemmeno sviscerarlo. è che la perfetta coincidenza tra l'essenza di qualcuno, il suo talento, e gli stimoli/le direzioni/le conferme che cerchi è talmente folgorante che quando ti ci imbatti sei follemente innamorato della tua scoperta, magari anche casuale, fatale, inaspettatamente prevista/predeterminata/destinata a te da chissà chi altro che non ti fa conoscere le prossime puntate ma ti lascia libero di comportarti nel mondo di ora.
altra cosa che volevo annotare è che ho mille pensieri di poesie in questi giorni, e magari ci dedicherò del tempo, perchè mi sento in vena.
e ancora, ho aperto per caso il telefono di marco ieri, e ho trovato sul display una foto di me da sola, che a lui è sempre piaciuta. e che non credevo di trovare lì, abituata come sono ai suoi sfondi sportivi o ritraenti miti che sono tutti suoi. mi ha strappato un sorriso genuino. mi ha fatto bene.
e intanto ho deciso deliberatamente di mettermi in vacanza. niente micro, ci vediamo a settembre anche se non è proprio l'ideale. ma non ho voglia di continuare a straziarmi sui libri, nè di fare tutto di fretta per passare e basta. voglio un buon voto, non firmare quello che viene. perciò mi godo l'estate con un bel po' di ritardo, ma con tanta voglia di riprendermene ciò che resta. e me la sento proprio nella testa, l'estate. sento le mattine piene di cielo e il sole caldo deciso e brillante come mai. il cielo non è mai stato così azzurro. la mia mente non è mai stata così azzurra. e se mi sento azzurra e illuminata vuol dire che sono al massimo. nonostante la stanchezza di un anno difficile e di cambiamento, il cui bilancio è tutto sommato abbastanza positivo. abbastanza. nonostante le occhiaie. nonostante la forma non perfetta del post sessione. nonostante tutto il sole splenderà domattina, e non vedo l'ora che sia lui a svegliarmi e a mettermi di buon umore dal primo passo fuori dal letto.
deliberatamente in vacanza. deliberatamente felice.
e con un sacco di idee che ribollono dentro.
e mi sento in diritto di sentirmi leggera.
e buon mattino a tutti voi, che si dorme per farlo arrivare prima, senza aspettarlo per ore con impazienza. per ritrovarcisi e continuare a vivere sorridendo. per questo vado a letto. e faccio passare il tempo che manca al prossimo sole raggiante. al prossimo mio sorriso dentro al petto. al prossimo momento in cui mi chiederò, che faccio oggi? come coloro la mia vita? che succederà?
mi capisco da sola, credo. ma vi auguro comunque i sogni più belli del mondo. e 13 dita che vi conducano dolcemente all'incontro essi.
 
postato da frafrettina alle 01:26 | link | commenti (1)
domenica, 15 luglio 2007

notte ad harlem

è notte ad harlem
l'ultima insegna al neon è stata spenta.
abbassata pure l'ultima serranda.
è tutto fermo
mentre qualcuno esce di casa ora
in compagnia dei soli netturbini
che fanno calmi e placidi la ronda
belve in letargo sono i palazzoni
avvolti nel più profondo sonno.
è tutto un deserto surreale.
il freddo ed il silenzio, più che svegli,
fanno eco alle stelle che inquinate
già debolmente picchian luce sporca
nel buio nero pece
su New York.

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sabato, 14 luglio 2007

giochi di parole

Ecco un gioco di parole: contiene tutti i nomi delle composizioni di giovanni.

Il nostro incontro è avvenuto durante un viaggio in aereo. Da allora è diventata la mia ossessione.
Mi colpirono la sua pelle ciprea, i suoi anelli colorati, il filo di perle che indossava e una maglia con su disegnata una grossa stella. Lei invece fu toccata dal mio improbabile sembrare un bambino impaurito: in 10/16 secondi dal decollo io entro regolarmente nel panico più completo. La paura di volare mi gioca sempre questo scherzo, ma a quanto pare questo male non viene sempre per nuocere. I was coming back to life as she grabbed my hand and said "take a breath". I felt relieved and started to go with the flow. I started a meditation about her through all the flight. I felt a new renaissance in my heart. I couldn’t stop thinking of how umbelievable it was that I had found love cause of a panic attack. Le affinità elettive si svelano all’improvviso e più le parole correvano tra noi più mi sentivo sospeso nel tempo, come se avessi potuto manovrare a mio piacimento le lancette dell’orologio degli dei e fermare tutto. Era come se quel volo sul mondo fosse diventato un viaggio alla volta della luna, nemmeno fossimo saliti sull’Apollo 13 invece che su un aereo di linea. Le sole notizie che ho di lei sono che frequenta la facoltà di filosofia, che aveva speso la notte prima a fare bagagli perché aveva deciso di chiudere per sempre con New York. Serrata la porta del suo appartamento, un monolocale dentro un palazzone, la Room 108, era fuggita via alle 7.30 am di quella mattina per godere la fine di quell’ultima notte ad harlem. Aveva percorso la strada per arrivare downtown, al centro, poi aveva raggiunto Central Park dove aveva deciso di dire addio alla Grande Mela. Nel parco, tutto era pieno di brina. C’era ghiaccio pendente da ogni fronda. Si sentiva la regina dei cristalli ed era bellissimo il suo regno. Rimase a contemplarlo finchè non sentì forte il richiamo del vento d’Europa, che le urlava dentro "Prendimi.". Quel vento dal quale aveva tanto desiderato farsi spettinare i capelli, alla fine di un lungo viaggio verso la libertà la cui prima destinazione sarebbe stata la più impensabile. Questa era l’idea, ed era ora di tirarla fuori dal cassetto dove per tanto tempo aveva preferito relegarla per paura. "Which is your first destination then?" I asked. "Japan" she replied "I know it makes no sense, but I want to live my life Jazzmatic. Do you know what I mean?". E sì che lo capivo. Chiamò un taxi, era ora di far calare il sipario su quella città, che ora più che mai sentiva come l’avversario da vincere. Al tassista disse "Portami via. Presto, all’aeroporto." Ed ora era accanto a me. Non l’ho più vista. She disappeared silently as I was figuring out how to ask her politely "Can i follow you?" which was an awkward question since she barely knew my name.
Volevo seguirti. Sentivo un attrazione semplice e devastante come quelle delle cose che si attraggono in natura. Come i gravi e la gravità, l’ape e il fiore, il polo positivo e il polo negativo. E a distanza di un anno ancora sogno di Bach, dei discorsi sul piano, sul karate e su tutto il resto. Per questo oggi prendo carta e penna e ti scrivo, anche se non so dove sei. Perché ricordo le tue mani, e non so niente di te se non come sei veramente. Hai lasciato una traccia di te nei miei pensieri nascosti. Qui danza, con la stessa foga con la quale il nuotatore fende l’acqua, il bacio che quel giorno non ti ho dato.
Giovanni.

postato da frafrettina alle 16:16 | link | commenti (2)
venerdì, 13 luglio 2007

suonava

e stavo pensando a lui che suonava, ieri. era sconvolgente, a due passi da me, tutto anima e carne e ossa e sangue e maestria e mani. dita, tutte e 13, forse anche di più. era folgorante, mille e più volte di quanto non lo fosse stato per me quando ho visto il suo video di Go with the flow. E oltre alle note sentivo il rumore del suo piede che batteva a terra ritmando, appresso al pedale. E mi ricordo il suo viso tendersi e distendersi, e la sua schiena ricurva, e il riflesso del suo viso sul legno nero e gli occhi chiusi con su gli occhiali rossi. e mi ricordo i capelli che si muovevano a ogni scuotimento, e le mani volanti, grintose e poi delicate e poi di nuovo grintose. e quel gesto alla fine di tutto, che accompagnava le ultime note fluttuanti con l'espressione di chi non vuole disturbarle ma sa che loro ci sono, stanno fluttuando, ed è proprio così che deve essere. e poi il bacio ai tasti. e un bisbiglio verso il piano che non ricordo, ma che era amorevole, come fosse rivolto all'amata, a un figlio, a un essere docile e fedele.
Era da quando cantavo a scuola che non vedevo qualcuno suonare un pianoforte, ma non per farlo suonare e basta, ma per fare musica, anzi, Musica. E' stata la cosa più impressionante che ho mai visto. Era come la prima volta che vedevo un uomo al piano, ho rivisto me a otto anni e mi sono risentita in quei panni, ero lì sul panchetto anche io, a seguire le note. aspettando solo la fine dell'esempio, e la voce che mi dice "prova tu". c'ero, su quel piano. ero i tasti premuti, uccisi, accarezzati e amati, ero il pedale che saliva e scendeva, ero la rotella del panchetto, girata e inumidita dalle mani agitate del pianista di fama mondiale, che siede al piano ogni volta per la prima volta, e ha paura. non so descrivere tutto quello che è successo ieri, dentro di me prima che fuori da me. so solo quanto entusiasmo mi è circolato nelle vene, quanto me ne ribolle dentro. e quanto, alla fine, è stato naturale consegnare a giovanni le cose che ho scritto. sperando che le legga, sperando che mi dica qualcosa in merito. sperando che si ricordi di me e del mio mondo 3 vorticoso del quale è così spesso agitatore potentissimo. tutto lui, quell'omino lì, normale e affabile. e così grande e immenso. almeno per me. almeno per chi come me si rende vulnerabile all'epicità di quello che sta facendo, alla devastante abissalità di quello che suona, di quello che trasmette, di quello che emana. almeno per quello che sento, e che ho visto nei suoi occhi e in tutto quello che è stato ieri, conferma massima di tutti i miei pensieri. non era un film, il giovanni che credevo. era proprio giovanni, e così era pure la sua musica. ed era tutto così fatalmente (nel senso di fatalità, di odore di destino che si compie e che ti sembra incredibile, di odore di congiunzioni astrali tanto perfette da essere inverosimili...che ti chiedi, ma è tutto reale o sono dentro una sceneggiatura?) perfetto da fare paura. paura che arrivi qualcuno a dirti che era tutto un bel gioco, o che dormivi. fantastico. è stato talmente preciso, puntuale, perfetto fino ad essere folgorante, che non ho parole per descrivere. se solo vi potessi far sentire quello che mi frulla dentro. mamma mia, che moti. mamma mia. mamma che bello.
auguro a tutti un incontro così, e non mi riferisco all'incontro di ieri. ma al mio incontro con una passione grande come quella musica, con qualcosa che ti cambi le prospettive e ti faccia da lente per vedere il mondo in tutta la sua bellezza micidiale. e ora basta o penserete che sono invasata. ma vi anticipo io, lo sono. come lo sono della luce qui fuori e del cielo così azzurro che fa venire voglia di saltare e toccarlo. come lo sono delle note che provengono dagli amplificatori, che mi danno gioia e mi aprono gli occhi verso questo splendore che vedo. volo sul mondo anche io, insieme a lui e grazie a lui, e mi sento così leggera, liquida e sfarfalleggiante come quando mi è successo per la prima volta. di volare sul mondo, sui miei pensieri, su me, sulla vita, sul cielo così sfacciatamente azzurro e sulle note che mi danzano nel cuore. sulla mia anima. sul mio futuro. su tutto quello che c'è. su quelle stesse note che mi fecero effetto la prima volta sto rivivendo e risentendo tutte le ispirazioni che mi hanno dato, tutti i pensieri che hanno fatto nascere, sto ripercorrendo tutte le sensazioni e le riflessioni che mi sono piovute dalle dita al mio primo devastante incontro con giovanni, e sono vive e presenti come allora, entusiasmanti come allora, tanto entusiasmanti da ricrearmi quel groviglio, quel gorgo tumultuoso di felicità all'altezza del cuore. sono dov'ero mesi fa, quando dopo mille pianti sorridevo e guardavo fuori e tutto assumeva un nuovo senso, il senso del Bello, e di quanto tutto sia splendido e giusto così com'è. il senso della fortuna, la mia fortuna di avere un'anima sensibile, dinamica e torrentizia al limite del patologico, dell'immaginifico a perdifiato, della sofferenza e della felicità più grandi, dell'essere acqua cristallina e turbolenta, vitale, fatale e pura ed energetica. sì, sono proprio invasata. sono invasata di bellezza e di trasporto. e cari miei, non c'è davvero niente di male.  
postato da frafrettina alle 12:25 | link | commenti (1)

altre scariche di oggi (ormai ieri) pomeriggio

Ho appena postato questo sul forum di giovanni. Volevo che fosse anche qui.

Bene, è tardi e non ho sonno. E penso che sia per la carica infinita che la giornata mi ha trasmesso.
Prima di tutto vorrei ringraziare cecilia, che è una persona carinissima anche lei e sono contenta di averle dato una buona impressione.
Vengo qui ad aggiungere qualche sensazione, che se non si fa plasmare finchè ancora calda si perderà, e non ho intenzione di permetterlo.
L'incontro che abbiamo vissuto è stato splendido perchè veramente intimo. Eravamo poche persone, e abbiamo potuto chiacchierare liberamente con Giovanni che non ha dovuto dividersi in mille come alla fine di un affollatissimo concerto.
Ebbene. Come ho già detto, era la prima volta che incontravo Giovanni. Ma non vi so spiegare, mentre quando si vociferava che fosse arrivato ero davvero ansiosa di vederlo (agitata, nervosa, proprio nel panico), quando alla fine è entrato e ci ha salutati con un sorriso grandissimo, è stato come rivedere un vecchio amico. E' folle come cosa, anche perchè è anormale che delle emerite sconosciute ti trattino come un amico rincontrato, ma tant'è. E non c'è niente di così anormale, a ben vedere. Noi lo conosciamo. E in parte (esageriamo, una buona parte), se ci siamo spinti fino a parlargli cuore a cuore della sua musica, dei nostri sentimenti scatenati da lui e di mille altre cose, anche lui ci conosce.
La stessa alternanza di ansia e tranquillità l'ho vissuta al momento di parlare. Prima di fare la mia domanda sentivo tutta la pressione di tenere un microfono e di essere inquadrata, avevo paura, salivazione azzerata, ho ripassato la mia domanda nemmeno fossi lì per sostenere un esame. Poi ho iniziato a parlare, l'ho guardato negli occhi, ed il microfono era scomparso. Era una normale, normalissima chiacchierata con uno degli amici più cari, che magari è tanto tanto tempo che non vedi.
Una ragazza, poi, ha citato una giustissima frase di Salinger, che io avevo letto per caso da qualche parte mentre ero a passeggio uno di questi giorni, e avevo ricollegato proprio a Giovanni, anche se si riferisce alla letteratura e non alla musica.
La frase dice grosso modo che i libri più belli sono quelli che una volta letti avresti voglia di conoscere l'autore, che fosse un tuo amico, per chiamarlo al telefono e parlargli ogni volta che vuoi delle tue riflessioni, dei tuoi pensieri, di quello che ti pare. Ed è vero, credo che lo condividerete in tanti. E' una sensazione che si addice perfettamente al rapporto tra Giovanni e noi che lo ascoltiamo. Perlomeno, io ho pensato che fosse folgorante nella sua precisione, e ho ripensato a quante volte mi facevo domande gigantesche, e scrivevo, e la musica di Giovanni mi ispirava, e avrei tanto voluto alzare la cornetta e averlo lì dall'altro capo del filo, a farmi capire che non ero fuori di me, o che i miei pensieri erano condivisibili. Che mi capiva come io capivo (ma lo capivo davvero? Crediamoci) qualcosa di lui e della sua mente dietro le note, tra le righe, nei suoi gesti.
Un'altra frase speciale di oggi pomeriggio l'ha detta proprio Giovanni, in riferimento al considerare ogni persona un'opera d'arte a se stante. Lui dice che noi sentiamo la sua musica più profondamente di quanto non lo faccia lui stesso, perchè la riempiamo di noi e del nostro mondo interiore, inventando nuova arte. Il discorso lo conoscete già, ma quello che mi ha colpito è stato sentirgli dire che la sua musica riesce a parlare davvero solo a persone "che si sono rese vulnerabili verso di essa". Ed è tremendamente vero, com'è tremendamente sconvolgente che lui ne sia consapevole. Ecco perchè, dico, ci conosce tutti. Ecco perchè non serve altro che il contatto visivo, che è il contatto più forte e più intimo, ed è sufficiente a capire tutto di un altro.
Credo sia per questo che Giovanni mi è venuto incontro lui per primo, con la mano tesa, facendomi uscire da quello stato di indecisione tremenda e paralizzante durato pochi attimi (lo faccio? gli parlo? che dico? gli consegno gli scritti che gli ho stampato? ma che sto facendo? e via di seguito).
Giovanni è una persona amabile. Dolce e speciale come pochi altri esseri viventi. Lo dimostra il fatto che tremasse, più di me e cecilia messe insieme (o forse no, ma comunque era) commosso dal contatto con gli altri, con noi, agitato e incredulo. Con uno slancio indescrivibile verso le persone che gli mostrano gentilezza e sensibilità. E' come se ci psicanalizzassimo a vicenda, noi e lui.
Nemmeno me ne sono resa conto e mi aveva stretta a sè.
Lo stesso uomo le cui note mi fanno piangere e ridere, e desiderare di includere nella mia vita quanta più Bellezza si possa vivere. Lo stesso uomo che, timido e impaurito come me in quella sala, stava sotto il riflettore con lo sguardo un po' perso, con le mani appoggiate sulle gambe che nel frattempo si muovevano e stavano suonando chissà cosa.
Ero talmente incredula di fronte alla persona-Giovanni (incredula non perchè sorpresa, ma perchè stavo avendo conferma di tutto ciò che immaginavo) che forse non ho ancora dato la giusta importanza a tutto quanto, tanto era naturale, quasi "normale". Quell'abbraccio, ripensandoci, è stato incredibile. Eppure ancora non lo sento ancora totalmente come tale, lo sento come normale, ordinario tra persone che si vogliono bene. Perchè la relazione tra noi tutti e Giovanni è questa, volerci bene. Spiazzante e semplice, eppure così assurda e incredibile. In fondo, ci lega un filo così sottile...
(che però stiamo rendendo caparbiamente sempre più solido, con il nostro affetto e grazie alla sua voglia di riceverne. qui è la magia, la diversità. con giovanni, per la prima volta, il successo non è stizza nel ricevere folle adoranti, ma la speranza di arrivare a più persone possibili per la voglia di condividere se stessi)
So che è stato tutto un bel regalo, quello che è successo oggi. E lo è ancora di più tanto è stato speciale oltre ogni immaginazione, perfetto e talmente tanto che non avrei nemmeno potuto immaginare uno scenario simile. Come ho scritto sul mio blog, dove credo copierò questo delirio notturno, non so davvero chi ringraziare, ma grazie di cuore.
Grazie anche a voi, che siete rimasti ad ascoltare queste parole agitate di una malata di allevite che stasera non riesce proprio a prendere sonno.
Siete tutti speciali, per questo amate Giovanni e la sua musica. Perciò grazie anche a voi!

Ps: le foto, purtroppo, sono venute un po' sfuocate. Il 30 mi rifarò.
Pps: un altro ringraziamento va al mio accompagnatore d'eccezione, il mio ragazzo, che pazientemente ha sopportato la mia allevite nei momenti di crisi e negli eccessi di entusiasmo, fino a fare da pubblico oggi pomeriggio. Che bello che è stato, il pianoforte di Giovanni a due metri da me con lui. Era per me, per noi. Ero proprio felice.

Perdonate la lunghezza sconcertante delle mie riflessioni notturne!!!
Sogni d'oro, cari alleviopatici!

postato da frafrettina alle 02:44 | link | commenti
giovedì, 12 luglio 2007

l'incontro

prima che oggi passi, voglio testimoniarlo, perchè come dice giovanni il diario serve a fermare quello che di bello ci capita.
ebbene, oggi l'ho incontrato.
gli ho parlato.
ha suonato per me, a due metri da me. l'ho visto all'opera, curvo sui tasti, concentrato e libero e invasato come solo lui sa essere al piano.
ne ho constatato la timidezza, la modestia, le gestualità tipiche, ho appreso come si rapporta agli altri.
mi ha stretta forte.
è stato bello. bello. bello. bello.
e insieme a me, tremava anche lui. 
e cosa fondamentale, gli ho consegnato un fascicolo con tutti i miei scritti ispirati da lui.
"li leggo con tanto piacere", ha detto. con gli occhi guizzanti e un sorriso che mi ha squagliata. e io che ero titubante, e pensavo fosse ridicolo fare una cosa del genere. e invece no, è giusto così. è così che funziona. è uno scambio reciproco.
e non vede l'ora di rincontrarci il 30. e si ricordava di me "aaaah!! Ma dai, tu sei frafrettina!!!".
che meraviglia. è stato un pomeriggio indimenticabile.
Grazie Giovanni, se mai passerai di qua. Grazie di tutto.
E a domani i dettagli. oggi solo lo sconquasso e l'essere frastornata. e le impronte digitali su tutti i dischi, e le firme e le chiacchiere e la vicinanza. e lui che viene a mano tesa a conoscermi, senza che io avessi il coraggio di avvicinarmi e presentarmi. no, è venuto lui. il contatto visivo è il contatto fra anime, e basta quello, fa tutto quello. non servono parole. al massimo solo note d'empatia.
e sono felice. raggiante. e impaziente di sapere cosa ne penserà.
entusiasta ed emozionata. fremente per il seguito, ma così felice di aver ottenuto un incontro oltre ogni piano ed immaginazione. è successo tutto quello che avrei voluto succedesse. e non so davvero a chi essere grata ma grazie. grazie di cuore.
postato da frafrettina alle 23:03 | link | commenti (1)
sabato, 07 luglio 2007

pregunta

La cosa più interessante di una domanda è perchè viene posta.


****************
A parte il pensiero flash, notizie dai Greenwich. In arrivo un singolo a novembre, mentre aprono concerti di Elisa e vincono il Cornetto Free Music Festival. Addirittura il Rolling Stone. Mi sento un po' lucky charm un po' talent scout, e molto di più mi sento felice che finalmente dei ragazzi semplici e travolgenti come la loro passione ce la facciano, inizino a farcela. Bene così. E il produttore è lo stesso di Giovannino!
Che combinazioni. =)

"Chi sa restare /
              fra le nuvole / 
              ha imparato a volare...
           ha imparato a VoLa-A-aRe..."
postato da frafrettina alle 18:05 | link | commenti
venerdì, 06 luglio 2007

geometria antieuclidea

due rette parallele non si incontrano mai

se il piano è rigido
ed esse sono lunghe esili stecche.

io penso piani mobili e ondulati
che assumano variabili fattezze
e rette come spago, come raso
flessibili, fuggevoli, di perle
liquide geometrie e stelle di polvere
giving togetherness instead of solitude

avremmo intrecci cosmici e lucenti
cartesio a mollo in sfere acquitrinose
sbuffi violacei
                  cerulei d'oro e porpora
tondezze morbide, teoremi curvilinei
assiomi affratellati per assurdo
tavole, formule e algoritmi sbaragliati

convinti dall'anarchico pensiero
opalescente fluido musicale.

che luce fanno, i numeri in rivolta!
postato da frafrettina alle 16:22 | link | commenti (1)

sveglia

sono l'unica ancora sveglia in casa. sono rientrata da un'oretta, ho una fame tossica e nessuna voglia di dormire, nè di scrivere. ma mi infastidisce far passare tanto tempo tra un post e l'altro. non voglio che si perdano troppi avvenimenti, nel corso del tempo. anche se la sensazione di tranquillità nello scrivere qui è stata minacciata ampiamente, nell'ultimo periodo. e non è incentivante.
rilevanti annotazioni:
passato pubblico. 30 secco. e un nuovo amore che è quel sant uomo di Giancs De Martin. Anche gli assistenti sono stati molto concilianti. Sono stata interrogata dal mio tutor (che emozione). Sul versante universitario resta da compiere l'impresa di Micro. Mastodontico scoglio che mi impedisce di scorgere l'arrivo della mia partenza (carino come gioco di parole) e soprattutto la meta prescelta, ancora fumosa. ogni anno che voglio andare a Londra salta qualche treno nella metro. Yeah.
Roma d'estate in motorino è splendida, e mi piace rubarne un po' in queste sere, nelle ultime due sere di riguadagnata libertà (provvisoria, finchè non deciderò di legarmi nuovamente alla scrivania). mi piace, mi piace uscire e essere inserita in un contesto esteticamente bello. che di difetti ne ha tanti, ma se sei nell'umore giusto ti puoi perdere. tra gli scorci. le vedute. e le mille possibilità.
trastevere, lungotevere pieno di banchetti e locali, il pantheon, montecitorio, con i miei amici di sempre e un sacco di scemenze dette per un blue hawaian bevuto di fretta perchè non mi andava più. che risate. e San Ciuccamo quest'anno non sarà onorato, il 12 luglio. o almeno è probabile che non sia onorato trionfalmente. ma cavolo, il 20 luglio ci perdonerà. faremo faville.
altro appunto: vista la mostra di Chagall, un mondo che non avevo mai esplorato, il suo. ma che in verità mi assomiglia tanto. e ora mi sto leggendo "La mia vita", la sua autobiografia. e mi rendo conto che chi vuole vivere l'arte ha sempre gli stessi punti fissi nella testa e nell'anima. e mi ci metto anche io, con presunzione. magari ve ne parlerò, degli scritti di chagall. non ora, voglio andare a finire di leggerli, dopo che vi avrò detto un paio di altre cose.
dopo la mostra siamo saliti sulla terrazza del vittoriano, di notte, con il panorama di roma ad accoglierci a tutto tondo. che spettacolo. il colosseo e una luna gigantesca sopra lui, i fori accanto. un vento leggero leggero che sapeva di buona vita e di caldo estivo e di Roma, e noi insieme lì. arte segue ad arte. e il vittoriano, l'orrido vittoriano, nel suo pallore bluastro nella notte mi è sembrato proprio bello e utile, perchè mi ha permesso di godere di una simile vista da re del mondo. e pensavo che se fossi stata uno di quei gabbiani che volavano sopra noi, tra le colonne e le arcate, mi sarei fermata a dormire lì ogni notte, con tutta la città a perdita d'occhio.
ultima annotazione, abbiamo rincontrato giulio, per la rivista. chissà che le cose inizino ad andare. speriamo, su. discussioni di ogni tipo davanti a un inossidabile e immancabile bitter bianco accompagnato da una vassoiata di stuzzichini, con piazza verbano che placidamente ci camminava di fronte. e poi all'università, ma questo è meno interessante, ultimamente. anche se la radio mi dà sempre di più e mi fa sentire che riceverò tanto ancora. menomale.
sarà che sono positiva perchè mi sento libera. libera di andare ai miei ritmi anche se non potrei permettermelo in verità, libera perchè ho comprato caramelle al centro, stanotte, mangiando un gelato con mille gusti diversi di cioccolato (solo cioccolato, come una bambina piccola). libera perchè non ho lisciato i capelli e sono riccia e rilassata rispetto a come sono, come appaio e come vivo. sta bene così. ora si tratta solo di sforzarsi ancora un po', per quanto sia proprio complicato, e poi volare via, da qualche parte, prima di rituffarsi a pieno ritmo nella vita (stancante e stressante, difficile e tesa, ma gratificante quando va bene) universitaria. nella vita invernale. che nonostante sia luglio sembra già incredibilmente vicina. talmente vicina che in fondo ci sono ancora dentro. 

e, wow, sono felice di comunicare che su myspace Giovanni mi ha aggiunta tra i suoi amici. che abbia anche letto la mia lettera? chissà.
postato da frafrettina alle 02:27 | link | commenti (1)