lunedì, 27 agosto 2007
personaggi precari bisvanni, se passi, un tuo copiaincolla sarebbe un vero onore.Cristina: Si tolse la vita nel bagno dell'ufficio, con una spillatrice da banco (Dio solo sa come vi riuscì) quando come tutte le mattine accese il Messenger sul piccì e realizzò di essere diventata così odiosa a tutti i suoi contatti che nessuno di questi le parlava più neanche se sollecitato (trilli, emoticons, le aveva provate tutte). Addirittura, una buona percentuale di quelli che non l'avevano ancora bloccata, testimoniavano questa antipatia feroce sotto al nickname, in fiero maiuscolo strillato, attraverso messaggi personali ben poco lusinghieri. domenica, 26 agosto 2007 pasteis de nata e il vento che suona giovanni allevioggi ho realizzato l'impresa: pasteis de nata fatti in casa. dopo un paio di tentativi senza successo, devo dire che il risultato finale è stato sorprendente! sono splendidi, praticamente uguali agli originali lisbonesi, e sono venuti ottimi. cose che ti realizzano.altra cosa che mi ha davvero realizzato, e sulla quale dovrò tornare con più tempo e più slancio, è stato notare, mentre ero in macchina con i miei per andare a trovare i nonni e ascoltavo giovanni allevi, che tutto ciò che c'era intorno a me stava andando perfettamente a tempo. i fili d'erba di un'aiuola -non scherzo, nè voglio essere romantica- stavano ballando "L'Orologio degli Dei". Il vento stava suonando "L'Orologio degli Dei". E pure le fronde di un albero, dopo. Giurerei di averle viste oscillare con più precisione di un qualsiasi metronomo. Perfette. Che bello che è stato, accorgersene. Era tutto così consonante che il senso di tutto che tutti cercano ovunque sembrava lì, così semplice, così normale. La consonanza a ritmo di quella musica troppo intricata e titanica per essere solamente umana. E il placido, danzante seguirla di tutto il resto del creato. Bello. Come gli uccelli che a sera tagliavano il cielo seguendo le note di "Come sei veramente". Tutto aveva lo stesso ritmo. Tutto era coreografico. Tutto era casuale eppure esatto. Sono cose che ti lasciano senza fiato. la vita è strananon puoi per un secondo essere più frivola che ti ricorda subito quali sono le cose davvero importanti.marco, stasera, mentre aspettavamo per prenderci due pizze a portar via, si è sentito male improvvisamente, ed è uscito di colpo dalla pizzeria per farsi aria. ha attraversato la strada senza guardare, si è appoggiato sul cofano di una punto parcheggiata vicino a un cassonetto. credeva di dover vomitare. poi ha iniziato a sudare freddo. a sudare molto. è sbiancato. è diventato ghiacciato. ha iniziato a perdere conoscenza. fortunatamente è passato un ragazzo che mi ha dato una mano a rianimarlo, correndo a prendere nel ristorante un bicchier d'acqua e alcune bustine di zucchero. menomale che ogni tanto c'è qualcuno che ti viene in aiuto. non l'ho più ritrovato, nel ristorante, quando ho riportato il bicchiere a uno del personale. ma avrei tanto voluto ringraziarlo, da sola non avrei potuto prendergli da bere. per farlo avrei dovuto lasciarlo lì su quella macchina quando era praticamente incosciente. e non avrei nemmeno potuto portarlo con me, dato che è molto più alto della sottoscritta. mi ha messo paura. perchè tutt'a un tratto aveva gli occhi bianchi, la pupilla rigirata come quella delle bambole che sbattono le palpebre quando non le tieni in verticale e l'iride risale su nell'orbita. mi ha fatto paura sentire che si accasciava. mi ha fatto paura quando la pupilla è ritornata visibile ma era vitrea, come senza vita, come se fosse davvero un pupazzo. come se, pure con gli occhi puntati al mio viso, non mi stesse guardando. non mi vedeva più. era inanimato, stavo parlando al suo corpo e non più a lui. davvero, è inquietante. specie se sei sola e dipendi dalla cortesia di un passante, che grazie a dio stavolta è stata una salvezza. appena si è ripreso un attimo, pure stanco e madido e intontito, mi ha chiesto scusa. per oggi pomeriggio e le cose che mi ha detto. prima ancora di ringraziarmi dell'aiuto che cercavo di dargli (come se ce ne fosse stato bisogno, di dirmi grazie). mi sono fatta venire a prendere in macchina e lo abbiamo portato a casa. è stato meglio. l'ho curato e coccolato tutta la sera. ha ripreso le forze. e siamo stati davvero bene insieme, perchè questo episodio assurdo ha spazzato via tutte le cazzate e l'astio, tutto il disagio, lo screzio di oggi. che era proprio una stronzata litigare, quando poi da un momento all'altro ti può succedere di tutto. ovviamente in questi casi chi ti ama c'è sempre. però sapendo di queste eventualità, tanto vale non perdere il tempo a stare male con gli altri, tanto vale dire ogni secondo quanto si ama qualcuno, tanto vale amare e stare bene. quindi dicevo che la vita è strana. sì, per come ha voluto farmi la morale, stasera. è stato un modo brusco per riportarmi alle cose importanti, ma è stato una buona lezione. non vedo l'ora di riabbracciarlo, domani. sabato, 25 agosto 2007 corsi e ricorsie quando le cose non passano, c'è il momento che tornano a galla. sempre. Shopping Wishlist: Ok, questo sfogo è da hit parade della superficialità. Ma per quanto mi girano i coglioni in questo momento è proprio il genere di sfogo che ci vuole. Shopping therapy! penultimoridiamo dignità ai penultimi. perchè in una poesia, penultimo è anche il primo verso, se la si guarda con gli occhi ben aperti. e questa nostra prosaica poesiola sarà tutta un grande, penultimo, verso. messo all'inizio, a confortare tutti quelli che si sentono senza importanza perchè penultimi. e ora il penultimo è il re della composizione, il principe del concetto, il depositario del senso di ciò che stiamo scrivendo. così che non si venga a dire che essere penultimo è un passaggio necessario, dunque senza importanza, perchè si arrivi a una fine. che non si dica più senza suscitare ilarità che esso non ha identità propria, che non ha colore o sapore proprio. noi rivendichiamo la dignità di essere penultimi, rivendichiamo la facoltà di venir prima della fine e di aver la presunzione di sentirsi sempre in positio princeps. sentirsi princeps nella propria positio, pure se bistrattata, misconosciuta, disapprovata, infelice e considerata tanto poco quanto la penultima. e a dimostrazione di ciò, faremo scempio del patinato ultimo verso, che ha il privilegio di chiudere un concetto, ma non avrà quello di significare. non questa volta. non nella dichiarazione di emancipazione del penultimo. in questo contesto, il povero ultimo verso, risalterà ben poco. perchè avrà facoltà di dire solo che essere ultimi, a ben vedere, di speciale, di migliore, di più emozionante, di più coinvolgente, non ha proprioNiente. domenica, 19 agosto 2007 percezioni di lisboaavrei dovuto studiare, finora. ma ho passato questo tempo a leggere i blog scoperti per caso che parlano di vita a lisbona. mi fa piacere che siate passati di qua. life goes one quando la vita estiva di roma riprende è sempre un mix di sensazioni contrastanti. da una parte ripeschi abitudini vecchie come te, come andare a casa dai nonni, che abitano dove abitavo anche io prima, e stare con loro, e ripercorrere, tornando a casa, il classico tragitto casa-scuola che ha segnato la mia infanzia. c'era il mega poster della rosati-lancia a porta maggiore, e prima ancora il negozio che vendeva i manichini e quello delle parrucche, e c'era la facciata del palazzo con la scritta in latino, che nelle mattine dell'asilo col cestino verde e l'odore di trancino ed estathè nella macchina era l'oggetto dei miei primi tentativi di lettura, seguito a ruota dall'insegna dell'officina lì accanto, dal mausoleo, dalla cisterna vicino alla stazione termini, e dal punto esatto, sul muro delle poste accanto alla caritas, in cui una mattina che mio padre mi chiedeva che lavoro volessi fare io ne pensai ed elencai talmente tanti così affascinanti (ma difficili da svolgere tutti insieme) che alla fine lui mi prospettò un'opzione impensata: "puoi fare la tuttologa!". Ovviamente scherzava. Ma io l'avevo preso in parola. finchè non ho capito che non esisteva una cerchia di privilegiati che potesse fare ogni lavoro gli interessasse, ma che bisognava sceglierne per forza uno, due al massimo, ho davvero creduto di poter essere una tuttologa, nel futuro. peccato, sarebbe stato proprio il lavoro per me.se quindi, da una parte, il tuffo nel passato è sempre piacevole (come le cene ai castelli con i miei, che era una vita che non uscivo sola con loro), dall'altra la noia regna sovrana, in altri momenti. vita di coppia messa a repentaglio dalla malinconica apatia post vacanziera, ma si fa fronte al problema. almeno io ci provo, e spesso ci riesco. amicizie. beh, i nove decimi della cerchia sono sparpagliati nei luoghi più vari. e ieri ho rivisto fraffri e vonni, in un racconto che parlava quasi sempre di fattanze, inciuci e shopping. ma va bene. sono tornata liscia, perchè roma e la routine lo richiedono. anche se mi ha un po' seccato quella quasi riga in mezzo, che con i capelli lunghi che mi ritrovo fa troppo new age-spirituale o semplicemente mortisia. eh no. ieri ho colto l'occasione e ho tirato indietro la parte davanti con una mollettina. ho messo pochi gioielli, una semplice canottiera bianca, jeans e una borsetta che mia mamma ama definire "da gruppettara". la semplicità doveva compensare lo smalto BLU (e non solo blu, ma proprio BLU) che ho messo, ignara del fatto che in casa non era rimasta una sola goccia di acetone per toglierlo. sì insomma, fortuna che avevo dimenticato gli occhialoni rossi da diva a casa o qualcuno mi avrebbe presa per un'emula di qualche stilosa rockstar. è ora di prendere la situazione in mano e pensare seriamente a sfrangiare le chiome. ecco. e da quando ho preso la patente, avessi toccato la macchina. la sera non gira un'anima, potrei fare pochi danni (a persone, sulle cose non metto la mano sul fuoco), ma mia mamma non è del parere di farmi fare qualche giretto col buio. mentre, strano ma vero, mio padre non è poi così ostruzionista. a patto che io non prenda multe o parcheggi in divieto di sosta. leggo i blog dei miei amici, per tenermi aggiornata. e noto che la stessa lotta fra entusiasmi, voglia di fare e noia estiva affligge un po' tutti. specie quelli che si trovano solo ora di fronte all'incognita del futuro universitario. quella dell'incertezza è un'estate incredibilmente lunga. ma bella, perchè oltre alla paura fottuta e al senso di epicità che a volte è proprio tosto da sopportare, c'è tanta frenesia di iniziare, tanta voglia di esplodere nella novità che ribolle sottopelle, in attesa di trovare spazi di concretizzazione. quanto mi piace vivere quello stato. che è solo e soltanto estivo (e dei bambini, perchè da piccola lo vivevo di continuo, all'affacciarsi di ogni novità, perfino nel viaggio in macchina verso il negozio di giocattoli per acquistare qualcosa di nuovo, o quando ero impaziente per andare alle giostre. non so se rendo l'idea.). solo che quando sei piccolo, niente e nessuno potrà smorzare la tua eccitazione ingenua e bellissima. mentre ci pensano i libri, le incombenze (esami per me, test d'ammissione per altri), la nooooooia del tempo che si dilata all'inverosimile perchè a roma ora non c'è nessuno e niente di niente da fare, e mille altre cose. il krugman wells mi guarda severo da sopra allo scanner (no, non è lì per un motivo specifico, è tipo relitto abbandonato). il mio tavolo è invaso di scartoffie. e mi mancano i miei amici e fare tardi la sera tagliando roma in macchina (di marco, di andre, di chiunque. con le mie cantate allegre con michela, che ha la dote di trovare sempre qualche stimolo serale anche quando per me la città rappresenta il deserto più inesorabile). mi manca la libertà di dire "mi cerco un lavoretto". sempre per via del krugman. vorrei prendere altro sole, che non mi voglio scolorire ma già mi sembro più pallida. vorrei scrivere seriamente. che tanto ho concluso in questi giorni che il mio personaggio sono e sarò comunque io. per forza. com'è per tutti. quelli che scrivono con sentimento. e vorrei riavere da giulio il mio libro di poesie. risentire i miei amici (pochi amici) targati luiss (aaah, che brutta definizione. vabbè però avete capito). e vorrei sviluppare degli spunti poetici metà lisbonesi, metà dei viaggi in macchina roma/fuoriroma con le cuffie alle orecchie. e vorrei non dover pensare alla settimana della matricola. la lista è lunga. fortuna che almeno c'è quella voglia di fare, quel brivido sottopelle di cui prima vi ho parlato, che nonostante tutto resiste tenace. a volte si eclissa, si attenua, è flebile. ma poi ritorna. tra picchi acutissimi e formicolio discreto. torna. torna sempre. torna sempre. domenica, 12 agosto 2007 saudade, pasteis de nata, obrigada e la bagagli-fevertornata.e non riuscirei a descrivere lisbona nemmeno se tornassi a postare cinquanta volte. è bella, ma non nel senso classico del termine. perchè il bello estetico si unisce a scorci cadenti e a rovine, dono dei vari terremoti che l'hanno flagellata. ma nonostante questi contrasti, l'atmosfera è unica e prevale su tutto. inoltre bisognerebbe aprire un capitolo sulla vita in portogallo, a lisbona. lo stile è molto italiano, solo che decisamente migliore. molto più rilassato. molto più sorridente. e non perchè siamo turisti e allora ci trattano bene. no è la gente comune che fa la differenza. i vecchietti in metro, i camerieri nei ristoranti più lisbonesi che internazionali, i conducenti d'autobus, i passanti. tutti. tutti i bar sono sempre pieni, di persone di tutte le età che si fermano al volo per una bica (un espresso! rarità, mai vista una nazione oltre all'italia con la cultura dell'espresso) o si accomodano ai tavolini per mangiare dolcetti e fare due chiacchiere. tra i pasteis de nata, specie di sfogliatine di crema pasticcera squisite, pessoa ha meditato tanti dei suoi versi, tant'è che tra i tavolini all'aperto della Brasileira (il bar più importante della città, nel centro di Largo Chiado) ce n'è uno al quale è seduta la sua statua. a pochi passi da quella di Luis de Camoes. sono un po' fissati con i loro eroi nazionali. tanto da aver concepito una specie di pantheon, il Panteao Nacional de Santa Engracia, dove sono sepolti, tra altari e croci e bandiere portoghesi, tutti i personaggi più importanti della loro cultura. tra cui la divina Amalia, la Rodriguez, grandissima cantante di Fado. Anche se sulle magliette, i portoghesi portano scritte le scuse per aver inventato questo lagnosissimo genere musicale. quante cose che dovrei raccontarvi. ovviamente non ora, devo riappropriarmi di casa, del cibo italiano (anche se si mangia da dio, a lisbona. tra pesce freschissimo, braci roventi, crema pasticcera e sangria), degli orari e delle incombenze di sempre. però vi voglio dire che per una volta mi sento rilassata dopo una vacanza. no, non l'ho presa come un lavoro. finalmente. infatti temo molto l'attacco di tutto quello che era "il lavoro" lasciato qui, quando ho chiuso la porta e ho fatto 1840 km di volo. comunque, vi voglio anche dire che parlicchio un po' di portoghese. che voglio imparare anche quello. che ho assistito al concerto/spettacolo pirotecnico più bello della mia vita a Praça do Comercio, nell'ambito del Festival dos Oceanos. E' stato stupendo. Come il Convento do Carmo, Belem e il Mosteiro dos Jeronimos, come l'Oceanario e le lontre Eusebio e Amalia (nomi casuali, eh?), come l'Estadio da Luz e l'aquila Vitòria, come prendere l'Electrico 28, come tutto quello che ho visto e il bagno nell'acqua fredda dell'Oceano, sotto il sole rovente di Cascais e Estoril. Che meraviglia. E sono abbronzata. per quanto possa esserlo una mozzarella come me. e ho una treccina colorata tra i capelli. ricci, per una volta. e mi sento bene. ho voglia di rincontrare i miei amici e non rivedere più i miei nemici. ho voglia di ridere e fare cose. ho voglia di non avvelenarmi. ho voglia di tornare presto in portogallo, e continuare a parlare um pouco il portoghese. vedere A Herançia quando torno presto in albergo la sera, prima di riuscire. e spaccarmi dalle risate mangiando cibo ignorante e facendo cose insolite e foto ridicole. e està bem. Udo fica bem. E eu sou obrigada. perchè lisbona è stata proprio un'esperienza unica. talmente perfetta che, nonostante i disordini con i bagagli, la mia valigia è tornata sana e salva. speriamo che il tappeto di bagagli abbandonati che ho visto a fiumicino sia smaltito presto (è vergognoso). Insomma, sono stata fortunata. Sono stata bene. E sono proprio felice. Voglio tornare presto in Portogallo. E' proprio un posto magico, e ancora non preso d'assalto (grazie al cielo!). Credo abbia tanto -ma tanto- di più, da scoprire. Atè logo, Lisboa. Olà Roma! giovedì, 02 agosto 2007 notturno, lo sfizio di vedere comparire 2 agosto 2007 nel datariovi ricordate quel pezzo della sigla di italo francese che dice: the final countdownE così alla fine di tutto sono qua, con la valigia chiusa senza troppa fatica e con qualche ultima pratica da sbrigare. riempire il lettore portatile, ad esempio.già inserita tutta la discografia di g., per non perdere la freschezza del ricordo del concerto, del raduno, delle belle persone conosciute e delle belle emozioni provate. eh sì. e poi il mio viaggio in aereo non può avere altro che una colonna sonora. che sia degna del decollo e del volo sul mondo. (quante citazioni colte, eh?). E mentre il nervosismo prepartenza mi fa avere bisticci indesiderati, e preoccupazioni che non mi fanno sorridere completamente alla vista del mio bagaglio pronto a seguirmi in capo al mondo (o quanto meno in capo all'europa), tutto sommato spero che l'umore latino mi torni sulla pelle, come lo scorso anno festoso a barcellona. speriamo bene. speriamo che questo suggestivo portogallo suggestioni al suo meglio anche me, regalandomi nuovi spunti, nuove ispirazioni, nuovi punti di vista. per questo ho ritenuto opportuno munirmi di un'apposita moleskine di Lisbona (sapete, quelle che ci sono per ogni grande città, con mappe e spazio per le riflessioni). Anche g. scrive sulle moleskine, come peraltro ho fatto anche io, in questo ultimo anno. chissà che non siano un talismano portafortuna, e non concilino la voglia di scrivere, di appuntare pensieri tanto belli quanto quelli suoi musicali. ma sì, ma sì. mentre imparo qualche rudimento di portoghese, visto che di inglese ne parlano poco e ne capiscono ancor meno, da quelle parti (almeno così si dice). Non ho portato la maglietta del forum, anche se avrei voluto sfoggiarla da quella parte del mondo. e anzi non è escluso che me la carichi in borsa solo per scattare una foto con quella addosso sulla riva dell'oceano. magari faccio questa pazzia, stando molto attenta a non rovinarla (motivo per il quale ho esitato a metterla in valigia). Ecco, l'ho appena piegata e messa nella borsa. facciamo sta pazzia, va. E ogni volta che deve essere il momento dei saluti finali mi viene sempre da aggiungere una frase. così che i saluti non siano mai finali finali finali. anche quando incontro persone che non rivedrò per tanto, o non rivedrò mai, dico sempre, quando è davvero l'ora di separarsi, che tanto ci sentiamo, o ci vediamo presto, o dopo ci contattiamo in qualche modo. o mi convinco io di ripassare, di ritornare. che ogni distacco sia solo per poco. e questo qui, nella fattispecie, lo è. ma la mia attitudine verso i distacchi è sempre "ottimista", sempre con la voglia di tenere uno spiraglio, una porticina aperta. anche se magari so perfettamente che a tenere aperta la porta c'è solo la casualità, il destino, il mio credere che ci sarà un seguito. il mio dar credito a questa irreale eventualità, che però mi sento dentro. sento che potrà succedere, una seconda volta. esagerando, è così anche quando qualcuno nella mia vita muore. io credo sempre che sia solo per un po'. ma non è il caso di estremizzare, via. e comunque sia sarebbe ora che la smettessi, di aggiungere frasi su frasi. devo decidermi a dire arrivederci, a questi tasti, alla mia esigenza di autoanalisi a tutti i costi, specie quando sento che mi sarà tolta per un po' (cfr la quantità e la qualità delle cose che scrivo quando sono sotto esame, quando non dovrei essere qui a scrivere, ma non vorrei essere in nessun altro luogo). devo dire ciao. ...tanto poi lo so che, visto che stasera con marco abbiamo deciso di non vederci per andare a letto presto (domani apriremo l'aeroporto...dovremo essere lì per le 5.30), tornerò nuovamente al pc per i veri saluti veramente finali. prima di crollare dal sonno. prima di essere costretta a dire ciao, e fiondarmi nel viaggio. che poi, nel viaggio, di solito ci sguazzo dentro. è uno stato d'animo che amo. sarà che quest'anno tutto di corsa mi sembra quasi impensabile, l'idea di staccare. quasi fosse traumatico scendere un momento dalla giostra delle cose. ma sicuramente, la giostra vera mi sta aspettando sulle rive del tago e dell'atlantico. e se ripenso a quanto amo gli aeroporti, ecco che la voglia di volare, fare e vedere mi sale proprio, mi rallegra e mi entusiasma. voglia di decollo. di fluttuare. di Viaggio in Aereo. voglia di libertà, voglia di fare, voglia di nuovo. eccola, comincio a sentirne il retrogusto. comincio a sorridere ai bagagli. comincio a sentire il sapore del cielo. comincio a sentire l'estate. magari, per una volta, va bene salutare una volta per tutte. va bene non tornare. va bene chiudere qui e riprendere al ritorno. va bene voler sorseggiare l'emozione del check-in. dell'inizio dell'avventura. dell'inizio di qualcosa di misterioso e colorato. va bene ricordarmi com'è prendere e partire fin da subito. che già sono in ritardo, con la sincronizzazione mente-vacanza. e su, cominciamo a scaldare sto motore. cominciamo a farcela girare per il verso giusto. cominciamo ad aver voglia di viaggio, di distacco, di sorprese. da ora. Lisboa, me espera que estou chegando. auguratemi bom viagem. Lisbona: -1meno uno. e non mi sento pronta.sarà perchè questi sono stati giorni pieni di cose da fare, che ancora non mi hanno fatto venire a noia la vita romana, anche questa ben poco estiva, almeno per il momento. tra patenti, raduni, uffici stampa e lo shopping selvaggio, diciamo che ho avuto poco tempo per rendermi conto che siamo alla fine di luglio, che tra poco si ricomincia tutto e che io ancora non mi sono presa la briga mentale di staccare. quindi ecco il distacco coatto, nel senso che è già stato stabilito. solo che non ci pensi mai, di arrivare alle soglie della partenza impreparato, materialmente e psicologicamente. non ho fatto la valigia, e questo può ancora essere giustificabile. non mi sono informata su come si telefona, su quando arriverò a lisbona da roma e viceversa, nè di come funzionano i bagagli, a mano e nella stiva. e tantomeno dove dovrei ritirare i biglietti, visto che ho in mano solo degli e-tickets. come carte di imbarco sono poco utili. poi non ho ancora realizzato la geografia di lisbona, le cose da vedere. so che sarà bella. ma non mi va l'idea di arrivare sciattamente a non sapere cosa fare e a inventare all'ultimo minuto le cose da vedere. sì, sarò ossessiva ma ho bisogno di pianificare, di avere dei punti di riferimento. poi sinceramente, non sono in vena, ora. è un momento buono, per la scrittura. non voglio staccarmi dalla possibilità di usare internet, il blog, visitare il forum e collezionare foto e racconti di ieri, ascoltare la mia musica, aprire la casella di posta. tecnodipendente. ok. però sta di fatto che essere tagliata fuori dal mondo non mi fa stare bene. e poi mi sento in colpa. perchè in questi giorni a duemila sono entrata e uscita di casa, parlando poco ai miei, guardandoli poco in faccia, godendomeli poco, per poi andare via. lasciarli qui. doveva venire anche mia sorella con me, poi non si è fatto più. mi sarebbe sembrato meno egoista prendere e partire. che poi, anche quell'esame a settembre mi fa sentire il viaggio come fosse immeritato, o non completamente meritato. quanto sono brava a fare paranoie. in compenso ho una nuova guida molto ben fatta. e una moleskine su lisboa, con mappe e spazio bianco per le mie annotazioni. una specie di blog da viaggio, via. anche giovannino quando viaggia fissa le composizioni su una moleskine pentagrammata. è un'idea che può andare. quindi ci vediamo domani per i saluti. per ora farei meglio ad andare a letto. anche se nemmeno questo mi va più di tanto. che strano, non mi va niente. che agitazione antipatica e immotivata. quanto mi è naturale creare dal nulla questi stati d'animo "di mezzo", in bilico fra una cosa e un'altra, come steste nella sala d'aspetto di uno studio medico. non vi fa venire i nervi, essere in una sala d'aspetto? io mi ci ritrovo spesso, mentalmente. ma normalmente poi, quando il nuovo irrompe nella mia vita, non blocca il bello che devo mettere in stand-by, ma porta altre ispirazioni. e speriamo che la città del fado, della saudade, e degli elevador mi suggerisca tante cose in più. più di quante ne avrei potute annotare restando ancora qualche giorno qui a roma, con internet, il blog e tutto il resto. vado. altrimenti mi tormento ancora un po', aspettando. aspettando. aspettando. aspettando di andare quando ancora non ne sento proprio la necessità. sono sempre brava a non sincronizzarmi con il fluire degli eventi, a farmi trovare impreparata dalle scadenze. e forse dovrei riuscire a non vivere la partenza come una scadenza. ma come è naturale che sia, come un'avventura da desiderare. o anche se non c'è stato il tempo, per desiderare, almeno un'avventura in cui tuffarsi. e va bene, pensiamola così. notte. |