il giornalismo e i suoi effetti collaterali

mercoledì, 31 ottobre 2007

quel senso di condivisione

perchè quando usciamo io e claudia è questo il fatto. la condivisione. la cosa che ci fa essere sempre noi due pure se non ci vediamo da tempo. noi passiamo pomeriggi a fare autoanalisi sulla nostra vita, reciprocamente. e capiamo cose, e ci convinciamo di quelle giuste, e riconosciamo quelle sbagliate.
e dura sempre troppo poco, ma siamo fortunate. perchè siamo due interlocutrici perfettamente compatibili ed empatiche. e ci intendiamo. comunque vada, finchè avremo questo rapporto così leggibile, non ci sentiremo mai sole, in definitiva. perchè siamo selettive, caspita se lo siamo. ma se non si vive tutto in modo assoluto, pure l'amicizia, che si vive a fare?
e dura sempre troppo poco.
postato da frafrettina alle 21:31 | link | commenti (1)

non è lui

avevo chiesto ad agata di informarsi presso gio, se non fosse stato lui a commentare di tanto in tanto così carinamente il mio blog firmandosi "g.".
A quanto pare no, non si tratta di lui.
Un po' mi è dispiaciuto, perchè ne ero quasi sicura. Un po' sono curiosa di conoscere g. quello vero.
Un po' continuo a credere che sia lui.
E mentre sulla tagboard del forum esprimevo la mia felicità per la consegna nelle mani di giovanni del Joy Tour Book edito da noi, dentro si apriva pian pianino una crepa, piccola piccola e di poca importanza, richiusasi dopo un istante. nella quale si è agitato, per un attimo, quel senso di incredulità un po' dispiaciuta di cui sopra. ma non importa. perchè da una parte gio sa ugualmente quello che deve sapere, e da lui ho avuto indietro tanto feedback emozionante, che per citarlo "mi basta per altre tre vite". e perchè esiste altrove un altro g. che apprezza ciò che scrivo, anche se non ho idea di chi sia.
postato da frafrettina alle 21:21 | link | commenti (4)
martedì, 30 ottobre 2007

cose che ho scritto, per motivare il mio viaggio in note

Sì, si può amare con un'intensità ancora maggiore quello che non si conosce, proiettandosi nello slancio di volerlo afferrare e carpire in tutto il suo significato squassante e meraviglioso.
[Si parla di g., ovviamente.]
E la sua musica è un viaggio splendido alla ricerca di lui e alla scoperta di te.
Buon viaggio.
postato da frafrettina alle 22:22 | link | commenti

Una splendida, splendida intervista

C'è qualcosa in lui che trascina, incanta e travolge, oltre ad un'indiscussa abilità tecnica frutto di tanto studio e dedizione al pianoforte (come si può notare dalla conformazione della sua schiena) e certo anche di talento (perchè ti assicuro che non è da tutti accarezzare i tasti a quella velocità).."
Sono queste le parole di Angy, una delle tante voci del web che si schiera in difesa di Giovanni Allevi, dopo le pesanti critiche a lui rivolte da una sconosciuta che lo etichetta come artista per la massa e come musicista che non improvvisa una nota e che non c'entra nulla con il jazz, ma che scrive solo canzoni per pianoforte, le stesse che ripropone con la stessa scaletta ad ogni concerto. Quindi nessun Mozart del 2000, nessun Brahms, nessun genio?
Si può anche solo pensare che il pianista marchigiano non debba dire grazie solo al suo talento (non grande a parere dell'autrice delle critiche) e ai lunghi anni di studio, ma ad una grossa dose di fortuna o ad importanti conoscenze (così come è stato detto)?

Abbiamo fatto qualche domanda a Giovanni, per capire chi c'è dientro Allevi e magari cercare di intuire da soli cosa di lui abbia fatto la sua fortuna.

L'artista è considerato un sognatore, un folle, un visionario. Che tipo di approccio pratico hai con la vita?
Nessun tipo di approccio. Ho una seria difficoltà a rapportarmi agli oggetti concreti. Anzi, rasentando il paranoico, credo che gli oggetti provochino in me una violenza percettiva, imponendosi alla mia attenzione senza che lo voglia, limitando così la mia libertà. Viviamo in un mondo saturato di oggetti che, reclamandoci attenzione, ci impediscono di vedere lontano. Credo che Colombo sia riuscito a scoprire l'America perchè non aveva la vista ed il cuore subissati dagli oggetti. Invece i sogni, i desideri, le emozioni, siano entità fluide in continuo movimento, molto più concrete di quanto possiamo immaginare, perchè sono i veri moventi delle nostre azioni.

Giovanni Allevi è stato definito il Mozart 2000. Ma sei tu … Quanto pesa questo nome sul percorso artistico che stai intraprendendo? Ti ha condizionato?
Dunque. Chiaramente appare un nome molto impegnativo. Me l’hanno dato dei critici musicali. Mi ricordo dopo un concerto a Napoli. Era una rassegna dedicata a Mozart. Il mio era l’ultimo concerto della rassegna ed io ero l’unico compositore che eseguiva la propria musica. Il giorno dopo Repubblica disse: “E’ arrivato finalmente Mozart del 2000”. Con questo finalmente io ho notato un entusiasmo, come per dire che è ora che torni il compositore, una figura creativa nella musica che dica qualcosa di nuovo per colmare un vuoto enorme che c’è stato per quasi un secolo. In questo novecento i compositori si sono chiusi in una torre d’avorio e hanno smesso di comunicare con il sentire comune. Certo il paragone è impegnativo, però capisco pure cosa c’è dietro, il perché di tanto entusiasmo e di tanto ardire.

Come dicevamo appunto prima questo succede anche in tanti altri campi artistici. C’è la tendenza a chiudersi in una casta, dimenticandosi del resto del mondo. Invece è importante comunicare, giusto?
E’ fondamentale. Non tanto per me, poiché la mia è un’esigenza, quanto soprattutto perché bisogna colorare il mondo che viviamo con un’arte contemporanea perché gli individui così non si sentono dispersi in un mondo che non li appartiene, ma sentono di vivere a casa … che è la cosa più importante.

Consigli a chiunque creda nella forza del proprio talento di ripetere la tua cena di Muti?
Assolutamente è obbligatorio. E’ obbligatorio perché bisogna vivere anche quella ebbrezza. Si sta facendo qualcosa per fare in modo che il proprio talento possa esprimersi. La mia cena di Muti non ha portato a niente. Quando io sono andato a sparecchiare alla fine insieme ai miei amici abbiamo trovato sul tavolo il cd che avevo lasciato a Muti. [Non era scritto sul tuo sito e in nessuna intervista .. ] Nel racconto non l’ho messo. Però non è quello l’importante. L’importante non è che quella cosa abbia portato ad una mia collaborazione, ma che mi abbia fatto capire qualcosa, anzi tante cose. In realtà il grande protagonista di quella serata sono stato io perché ho fatto qualcosa per inseguire il mio sogno. Che poi ci sia riuscito o no non conta. Questa è la cosa importante.

Magari è stato meglio così. Come dice il detto Ogni impedimento viene a giovamento…
Non solo. Se avessi collaborato con lui sarei stato inglobato in un sistema precostituito. Invece adesso ho l’orgoglio di affermare di aver creato un sistema completamente nuovo, tutto mio e che può venire a vantaggio di tanti altri giovani musicisti. [Questo per quanto tu ti sia formato all’Accademia ..] Molti mi chiedono che cosa pensa di te l’Accademia a questo punto. Ed io rispondo che questo è un falso problema perché io sono l’Accademia. Io sono l’Accademia che si sta evolvendo dall’interno, sta cambiando, si sta di nuovo aprendo al mondo. Invece io volevo entrare in quell’altra parte dell’Accademia che aveva difficoltà ad accettarmi, ma è giusto che sia così.

In una precedente intervista hai affermato: “Se non si soffre un po’, che gusto c’è?” Si parlava delle difficoltà che si incontrano in Italia rispetto all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, per potersi affermare. Poiché nella nostra società di oggi c’è anche chi è “disposto a non soffrire” pur di arrivare perché ha fretta di raggiungere la meta, secondo te il desiderio di fama va a discapito del talento? Sempre se c’è il talento … In situazioni di questo tipo credi si parli comunque di talento?
Mi hai fatto tante domande. Vado per ordine. Abbiamo anche parlato dell’estero e del fatto che lì ci siano maggiori possibilità. Non è vero. Questo è un pregiudizio. Io ho constatato che in Italia c’è una grande preparazione musicale e una grande attenzione  alla musica. Ho visto le stesse cose all’estero. Primo pregiudizio da sfatare. Seconda cosa: un conto è il successo dovuto alla fama e un conto è il successo dovuto al talento. Nel primo caso parliamo di popolarità. Molti cercano la popolarità. Sinceramente non capisco quale sia il motivo, anche perché nel momento in cui si spegne la telecamera è finita la popolarità. Il successo è un’altra cosa. E’ molto più bello. E’ un’onda che viene dal basso e che si crea con anni di determinazione, di lavoro durissimo .. E’ una piantina che cresce un millimetro all’anno. Però una volta che è cresciuta si possono spegnere tutte le telecamere. Quell’onda te la sei costruita ed è lì con te.

Nietzsche diceva: “ci vuole un caos dentro di sè per generare una stella danzante”. Concordi? Cosa ne pensa il filosofo del pianoforte?
Aggiungerei che è necessario il caos anche fuori, o meglio è necessario riconoscere quanto la realtà che pensiamo sia concreta, sfugga ad ogni catalogazione, così da manifestarsi per quello che è: puro mistero. Questo è possibile lasciando le redini del controllo a tutti i costi, facendosi trascinare dallo stupefacente fluire delle cose.

Ti sei avvicinato alla musica all’età di soli 4 anni. Cosa hai provato la prima volta che hai messo le mani sul pianoforte?
Io avevo trovato la chiave con cui mio padre chiudeva il pianoforte. Di nascosto ho aperto il pianoforte e per una settimana l’ho solo guardato, non ho avuto il coraggio di abbassare un tasto. Dopo una settimana mi sono fatto coraggio e ho abbassato una sola nota ed è stato come se un faro mi fosse stato puntato addosso. Sono emozioni fortissime. Una sola nota.. Tanto che mi sono chiesto nella mia ingenuità di 4 anni come mai la musica è fatta di tante note se ne basta una sola per darmi tanta emozione.

Secondo te la musica (come la vita) allora potrebbe essere davvero composta da una sola nota? Potrebbe essere che siamo noi ad interpretare la musica in più note? Se tu dovessi scegliere una sola nota, quale sceglieresti?
Ogni nota ha un mondo. Per esempio i re, la metà re, è una nota molto animale. Mentre ho scoperto che i miei brani che hanno un impatto emotivo più profondo con il pubblico sono quelli in re maggiore, come per esempio Downtown (Joy), Go with the flow (No concept), Water dance (Joy) esprimono tutti una gioia dionisiaca.. E credo che sia dovuto proprio al fatto che il re è la nota principale e ha qualcosa di animalesco dentro..
 

Come nascono i titoli delle tue canzoni?
La musica viene a trovarmi ed insieme all’ultima nota arriva anche il titolo, come se fosse un cartellino appeso all’ultima nota. Io non ho scelta di fronte alla musica e di fronte ai titoli.

Credi davvero che l’ispirazione sia divina? Come raffigureresti la tua musa?
Ecco.. io ho pensato alla musica come ad una strega. Non ho usato un termine più gentile. Non se lo merita perché è estremamente capricciosa e mi ha portato anche al rischio della sopravvivenza. Quando io sono venuto a Milano, pur di seguire la mia musa ispiratrice che è la musica, ho rischiato proprio di non arrivare alla fine del mese. E’ davvero molto esigente, però quando vuole ti sa ricompensare.

Se tu potessi tradurre in parole tutte le tue musiche, credi che sarebbe possibile ottenere in tal modo emozioni simili?
No. Infatti io non utilizzo mai le parole all’interno della musica perché penso che le note da sole abbiano un impatto emotivo fortissimo.

Un tuo fotopensiero dice: “Non dobbiamo prenderci troppo sul serio”. Perché?
Fare il compositore è una faccenda complicata perché significa guardarsi molto in profondità e spesso entrare in contatto con il lato oscuro. Certe volte rischia di diventare una pratica troppo seria. Per questo motivo cerco anche la leggerezza. Per quello non voglio prendermi troppo sul serio e quando firmo gli autografi disegno anche la mia faccina che è una sorta di piccolo autoritratto, un pupazzetto. Voglio trasformarmi in un piccolo cartone animato per non farmi travolgere invece dalle forze irrazionali che la musica sprigiona.

Ascolti ancora il fanciullo pascoliano che è in te?
Assolutamente sì.. E’ necessario esserne consapevole ed essere sempre in contatto con la parte irrazionale e sognatrice che è dentro di noi. E’ fondamentale. Dopo l’illuminismo razionale, dopo il sentimento dell’ottocento e la violenza del novecento fortunatamente noi siamo entrati nell’epoca dell’emozione, dove entrare in contatto con la propria forza poetica diventa più semplice perché è fondamentale questa esigenza.

La passione travolgente che provi per la musica è entrata mai in conflitto con una storia d’amore? Hai mai conosciuto una donna che ti ha fatto sentire vivo come quando suoni il tuo pianoforte?
Il pianoforte significa essere continuamente di fronte ai miei limiti e di fronte anche al lato oscuro che è dentro di me che si esprime attraverso il pianoforte. Quindi non è un rapporto felice. Certe volte il pianoforte mi terrorizza. Invece la figura femminile non è terrorizzante, anzi, rappresenta il mio rapporto con il mondo, la mia possibilità di essere collegato al mondo. Non considero il pianoforte come una donna, ma qualcosa di molto più inquietante. Ho avuto una sola storia importante nella mia vita.

I momenti più insoliti nei quali hai avuto l’ispirazione, a parte le 5 del mattino.. come ben sappiamo..
Continuamente. Io ho la musica in testa 24 ore su 24. L’unica cosa è che bisogna trovare la forza di trasformarla in un pentagramma, cioè di plasmarla, di darle una forma. E’ un lavoro molto faticoso ed io che sono tendenzialmente anche un po’ pigro è un po’ una scocciatura.

Oltre ad essere pigro, sei anche timido ..
Sì, questa è un’altra cosa. Io sono timidissimo. Alle medie non mi invitavano alle feste, al liceo nemmeno. Me ne stavo sempre da parte. Ed è stata una scoperta strana vedermi come un trascinatore di folle, vedere come, nonostante la mia timidezza, durante i miei concerti sia circondato da duemila, tremila ragazzi e sentire tutto questo assolutamente assurdo, ma al tempo stesso naturale. Quindi.. viva la timidezza!

Sarà che hai tirato fuori l’altra parte di te.. quella che ha fatto nascere la sensazione di gioia e quindi Joy.. Può essere?
Probabilmente sì, ma io risolvo il problema dicendo che è la musica la protagonista in quel momento.. [Giusto, tu ti sei definito il semplice manovale, l’archeologo..] Io mi faccio un attimo da parte.
 


La scrittrice americana C. Diane Ealy, dottoressa e consulente di scienza del comportamento, nel suo libro intitolato La forza dell’immaginazione sostiene che la rabbia sia la bomba della creatività femminile. Tu credi che sia lo stesso anche per un uomo? Qual è la molla che fa scattare in te l’immaginazione?
Sorrido un po’, perché nella mia esperienza personale la molla della creatività è l’ansia che mi dà la forza di mettermi lì e suonare. Però io parto da un altro presupposto: non è che con la creatività esprimo quello che ho dentro, ma la musica viene a trovarmi. E’ come se fosse un’entità esterna, come se fosse una strega che ha monopolizzato la mia vita e che in cambio di una mia dedizione assoluta mi ha dato la soddisfazione e il successo di adesso. Quindi non è né la rabbia, né l’ansia, niente di tutto ciò, soltanto essere disposto a sentire la musica che viene a trovarmi. Questo è importante.

Tu, Giovanni, definito il genio italiano del pianoforte, il Mozart del 2000, hai mai pensato di avere una parte mancante nella musica che componi, un pezzo di te di cui sei ancora alla ricerca o che cercavi da tempo e poi hai trovato? Come se dovessi comporti tu stesso..
No, io ho un rapporto molto limpido con la musica. Scrivo di getto. La musica viene a trovarmi e dentro la testa è già perfetta e compiuta. Non ho un rapporto tormentato. Arriva come un lampo.

Nei tuoi scritti definisci la musica non più un fiume, ma un ribollente ed eterno lago, dove non c’è più una storia della musica, ma mille esperienze uniche ed irripetibili. Credi che potrà mai succedere che questo lago ribollente di colori possa diventare di un solo colore?
Sì. Questa è una frase che ha creato un subbuglio enorme nell’ambiente accademico. Di fatto io in quella frase ammetto che non esiste la storia della musica. E’ una frase molto forte. Nel senso che non c’è un susseguirsi di autori come una linea temporale, ma nella vita che stiamo vivendo oggi e solo da questo momento in poi, non esiste più una linea, ma una rete, dove tante esperienze e tanti autori convivono contemporaneamente. Questo perché noi siamo stati abituati a pensare alla storia della musica solo in termini europei. Invece, grazie ad internet e alla globalizzazione, esperienze da tutto il mondo confluiscono nella contemporaneità. Quindi non più un fiume, ma un lago dove tutti i colori diversi bollono. Chiaramente c’è il rischio di una omologazione mondiale e di un appiattimento generale della musica. Siccome questi colori stanno bollendo da poco tempo, questo rischio ancora non c’è. [Prima non c’era la possibilità di essere così liberi di esprimersi come adesso..] No, infatti non c’era la possibilità di confrontare le proprie idee e di influenzarsi a vicenda. Invece adesso sì. Ora non ci vuole niente. Ad esempio un’esperienza che viene dall’India con un mp3 arriva dovunque.

Secondo te la tecnologia ha portato alla crisi del rapporto umano?
Certo che è così. Soprattutto c’è la perdita di tante tradizioni  perché il mercato sta facendo in modo che tutto il globo terrestre diventi un mondo occidentale, con un mercato che è sempre lo stesso e con gli stessi standard. Quindi la canzone è strofa e ritornello e basta ..

Ti consideri un’anticonformista che vede da lontano questa società che tende ad omologare qualsiasi cosa faccia parte della nostra vita?
Certo. Fortunatamente stiamo entrando nell’era delle emozioni dove ogni individuo è unico e irripetibile. I suoi sogni e le sue emozioni vanno protetti e mai giudicati.

Uno dei tuoi fotopensieri dice: “Le relazioni deboli sono le più forti”. Cosa volevi intendere?
Questa mia frase non ha una valenza sentimentale.  Semplicemente nasce dalla constatazione che nella mia avventura, nella mia carriera, nel mio sogno di compositore, spesso ad aprirmi le porte sono state persone che si sono appena avvicinate alla mia vita, ma nonostante ciò si sono entusiasmate e mi hanno dato veramente tanto. Bisogna perciò avere fiducia nelle relazioni deboli, perché chiunque può veramente aprirti la porta, anche la persona che apparentemente è più insignificante ed è seduta alla poltroncina del teatro.

Quanto conta l’amicizia nel tuo percorso artistico?
L’amicizia è fondamentale. Lo staff che mi segue in questo momento è costituito fondamentalmente da amici che condividono con me questa bellissima esperienza, questo successo travolgente che è arrivato finalmente dopo 17 anni.

Qual è la persona che nella tua vita hai preso come modello, punto di riferimento e di appoggio nei momenti difficili?
Non c’è proprio una persona in particolare. Io penso alla gente comune, le splendide persone comuni che vedo sugli autobus, in metropolitana, le persone cioè che sono a contatto con i problemi quotidiani e tirano avanti. Allora io penso a loro e sento di far parte di questa umanità dispersa e come loro stringo i denti e arrivo alla fine.

Hai da poco realizzato la tua prima colonna sonora per il cinema, componendo ed eseguendo le musiche del film Canto di libertà, presentato fuori concorso al prossimo Festival Cinematografico di Berlino. Tu che ti consideri un archeologo, un manovale della musica, come ti sei sentito a dover comporre per qualcosa di già stabilito, come se fosse su richiesta?
Non nascondo di avere sempre avuto una grande antipatia nei confronti della musica per il film, proprio perché la musica deve essere creata pensando a finalità extra-musicali. Avevo detto che non l’avrei mai fatto. Invece la più giovane produttrice cinematografica italiana Monica Iezzi e Valerio D’Annunzio che è il regista ed è al suo primo film me l’hanno chiesto con un tale entusiasmo che io non ho potuto dire di no perché mi sono rivisto quando io chiedevo di collaborare e mi vedevo chiuse le porte in faccia. Per questo motivo ho deciso di affrontare questo nuovo processo creativo diverso da quello puro a cui sono abituato.

Mentre nel caso contrario, quando cioè tu hai già composto e ti viene richiesta una tua musica per la realizzazione di qualcosa, come è stato per il brano Come sei veramente, terzo track dell’album No concept, scelto dal regista americano Spike Lee come colonna sonora del suo ultimo spot per la Bmw. Che effetto ti ha fatto vedere quella pubblicità dove la tua musica accompagnava lo scorrere di quelle determinate e particolari immagini? Riuscivi ad accostarle alle tue note? Come è nata Come sei veramente?
Come sei veramente è nata sui marciapiedi di Harlem. Stavo sognando di fare il concerto al Blue Note di New York. E’ stato proprio un gesto d’amore nei confronti del mondo e delle cose. Spike Lee l’ha utilizzata e l’ho vissuto come un gesto di grande rispetto nei miei confronti perché lui ha piegato le immagini alla struttura musicale del brano e devo tantissimo a questo suo gesto perché nel giro di pochi mesi Come sei veramente  è diventato uno dei brani del pianoforte più famosi di tutto in mondo. Adesso ricevo e-mail dal Giappone, dalla Cina, dalla Finlandia da pianisti che lo vogliono suonare in concerto. E’ stato il cupido che ha fatto conoscere la mia musica a tutti.

Un altro fotopensiero dice: “Anche un cielo grigio è carico di note”. Quindi Milano non ti sembra più così fredda, grigia e affarista?
Milano è una città meravigliosa che in passato ha avuto la tentazione di coprire i propri gioielli. Invece è percorsa da una magma sotterraneo di poeti, sognatori e visionari. Sono stati loro ad aprirmi le porte, a seguire dall’inizio la mia poesia. Per questo io ho un amore  folle nei confronti di Milano che è la città dove i sogni si realizzano. Per questo motivo molti ragazzi vengono a Milano, nonostante ci sia il cielo grigio, il traffico e lo smog .. per inseguire il proprio sogno e vedere come questo pian piano inizia a realizzarsi.

Ho letto da qualche parte che ti senti come se tu fossi sulla superficie del mare e poi ci sono tutte queste goccioline che …
Sì. Suonare il pianoforte è come soffiare sulla superficie del mare e le goccioline iniziano a comunicare tra di loro e quelle pian piano arrivano in fondo al mare. L’importante è fare le cose con il cuore perché l’emozione è ciò che mette in moto le conseguenze.

Che rapporto hai con la morte? Cosa vedi dopo? Silenzio o un cielo carico di note?
La morte non mi fa affatto paura. Credo assolutamente in una vita dopo la morte. Senza dubbio ed uso la stessa parola di Kant, nella Critica della Ragion Pura: “Senza dubbio ci sarà una vita dopo la morte”. Poi magari qualcuno mi dimostrerà il contrario, ma da questo punto di vista sono testardo.

Cosa ne pensi della reincarnazione?
Non credo nella reincarnazione. Non fa parte della mia cultura. Io sono cattolico e ho difficoltà a credere nella reincarnazione, però è talmente grande l’anelito verso l’assoluto che pensare di ricominciare da capo è una cosa simile a questa.. Sembra un po’ una delusione.

Un filosofo vivente di nome Umberto Galimberti  nel suo libro intitolato "Le cose dell'amore" ha scritto "La fedeltà è assurda almeno quanto la passione.." Tu lo credi?
Queste sono definizioni. Ogni individuo è unico ed irripetibile, ed ognuno ha la sua fedeltà e la sua passione. L'importante è viverle più intensamente possibile. 

Riusciresti ad immaginarti donna in un’altra vita?
Sì. Assolutamente sì. Non è un problema, anche perché penso che sia importante anche entrare in contatto con la parte femminile che è dentro ognuno di noi.

Qual è la musica che preferisce il pianista Giovanni Allevi?
La musica che preferisco è quella di Chopin che è il mio mito assoluto, in particolare il Notturno in rebemolle maggiore che certe volte suono. Mi è successo in un evento a Bologna, nella piazza principale, pochi giorni fa.. C’erano ventimila persona ed io dovevo suonare le mie composizioni, però per provare il pianoforte, non so come mai ho tirato fuori dalla memoria il Notturno in rebemolle maggiore di Chopin. In quel pomeriggio, durante le prove, ho sentito duemila persone fare un silenzio di tomba ed è stato veramente bello sentire che quelle note che vengono comunque da un secolo e mezzo fa continuano ancora a toccare le corde di tantissime persone.

Qual è il tuo motto?
Quando fai le cose con il cuore le porte si aprono e l’universo trema in tuo favore.

Tra i vari soprannomi che ti sono stati attribuiti ti è stato dato anche quello di “filosofo del pianoforte”. Come mai una laurea in filosofia? Che tipo di legame esiste tra il pensiero filosofico e il tuo pianoforte?
La filosofia mi è stata utilissima nel momento in cui mi sono dovuto distaccare dall’Accademia, perché attraverso la filosofia ho trovato la forza intellettuale per prendere le distanze dai grandi del passato e potere affermare le mie idee, altrimenti avrei rischiato di essere schiacciato da tanta grandezza. Questo per me ha rappresentato la filosofia. E poi, in un secondo momento, la filosofia mi dà la consapevolezza del mistero che ha l’esistenza e di quanto siano importanti le emozioni, i sogni e i desideri che sono momenti delle nostre azioni e sono molto più importanti di quanto noi possiamo immaginare.

Al liceo qualche professore di filosofia è abituato ad esordire durante la prima lezione con una frase consueta che rompe il ghiaccio del silenzio: “la filosofia si dice sia quella cosa con la quale o senza la quale si rimane tale e quale”. Credi che sia vero?
Assolutamente no. Immagina un sistema di vasi sanguigni dove i globuli rossi girano in continuazione trascinati da una fortissima corrente, tutti i giorni percorrendo più volte la stessa strada. Un globulo rosso, ad un certo momento dice: "attenzione, sono un globulo rosso, e da quando esisto, giro senza sosta dentro questo sistema chiuso". Quello è il filosofo.


Ti piace il vino?
Il vino? Allora non sono un conoscitore del vino. .. [Lo bevi a tavola?]  Lo bevo, ma faccio una cosa tremenda: ci aggiungo lo zucchero e poi lo tengo in frigorifero. .. [Scusa, perché?] Perché a me piace il dolce. [Quindi ti piace il dolcetto?] Quando non c’è quello aggiungo nel vino lo zucchero. Faccio una cosa abominevole.

Deduco non ti piaccia il gusto amaro?
Non ho ancora sviluppato il gusto per l’amaro. Sto iniziando ad apprezzare il cioccolato amaro, il fondente.

Mentre che mi dici del sapore aspro, tipo quello degli agrumi?
Amo le arance. Mentre il vino devo ancora capirlo.

Hai affermato di dedicare tutto il tempo alla musica. E’ possibile? Non ti sei mai concesso un po’ di tempo per vederti un film o altro?
Vado al cinema soltanto per distrarmi. Quindi non vado a vedere film impegnati.

Quali sono i film che ti piacciono? Qualche titolo ..
L’uomo ragno, Hulk. Il mio film preferito è Guerre Stellari.

******************************************************************************
Quante cose mi ha insegnato, questa intervista...quante suggestioni, quante similitudini.
Come vorrei potergliene parlare io. Che meraviglia.

Ne sto sentendo la mancanza. cavolo, ma si può?
postato da frafrettina alle 20:21 | link | commenti

frasi pensate qua e là

a napoli si dice "tu a chi appartieni?", io risponderei "a nessuno, a me." o qualcosa di simile.

io vivo di realtà amplificata. un tempo la gente ci teneva molto meno a sembrare razionale. mi sarebbe piaciuto vivere ai tempi della filosofia e dell'arte a ruota libera.
io "oltre" ci vivo.

pensavo che non ho mai sentito il silenzio. un silenzio pieno, vero. forse solo raramente. comunque anche quello è un bene indisponibile, o scarso, o di lusso. ci si deve mettere nell'ottica di cercarlo per averlo. muoversi per ottenerlo. il silenzio è diventato uno scopo. e non ci sarebbe possibile, per questo, passare una giornata intera senza parlare. uno deve partire con lo scopo di isolarsi, dire al mondo che per un giorno non ci sarà, prendere le ferie. non si è più padroni di stare a casa e tacere anche solo per un solo giorno, intero. non è assurdo?

we should turn life upside down. (questo deve averlo detto il mio strambo maestro di inglese)

io la realtà l'ho vista ed è banale, è ciò che le inventiamo intorno che è fenomenale. il fumo derivava dal fuoco anche prima che l'uomo sapesse identificare che il fumo significava incendio. eppure l'abbiamo immaginato, e intorno sono sgorgati tanti di quei significati che anche la parola fuoco è metafora di mille altri sensi. l'idea di fuoco è poliedrica e impossibile da sintetizzare in un sema unico. e questo vale per ogni idea, per tutte le altre idee. quanto abbiamo creato. ed è tutto partito da noi.

l'altro giorno ero su un autobus, e la conducente (donna) cantava. sempre la stessa canzone, a ripetizione. senza formalizzarsi. con tono di voce da persona che canta sotto la doccia. era stonata e non sapeva le parole, ma era un piacere sentirla.
oggi aspettavo l'autobus e ascoltavo aria. l'ho avuta in mente, in sottofondo, per tutto il giorno. con un'esattezza e una precisione e una nitidezza impressionante. la sentivo. e mentre ero alla pensilina pensavo, pensavo all'aria. e respiravo più a fondo. ma poi ho capito che anche per una boccata d'aria oggi si deve prendere un giorno di ferie, essa deve diventare lo scopo di una giornata, è un lusso da andare a cercare altrove. respiravo e poi mi sono resa conto di essere al bordo della carreggiata. avevo buttato giù litri cubi di veleno.
"quest'aria mi ucciderà" - ho pensato. e poi mi sono resa conto che è l'unica che abbiamo qui. e che doveva andarmi bene lo stesso.

sempre alla pensilina, sempre ascoltando aria, mi è tornata in mente una poesia che avevo appuntato su un foglietto che non trovo più, ma in versione migliorata. ora ovviamente l'ho scordata.
postato da frafrettina alle 02:32 | link | commenti
lunedì, 29 ottobre 2007

riflessioni notturne

si perde
si estrania da tutto.

se suona con foga
ha le labbra serrate
come avesse degli scatti d'ira.

dopo l'ultima nota
di un pezzo complesso
[l'orologio]
si raggomitola nelle braccia,

come a volersi proteggere.
postato da frafrettina alle 01:43 | link | commenti
domenica, 28 ottobre 2007

things about you

Una splendida intervista a giò:

Alle medie non mi invitavano alle feste. L'ultima volta che è successo, a casa di un mio compagno, ricordo di essere stato seduto in un angolo tutto il tempo, a guardare gli altri che ballavano il lento con le ragazze. Al liceo, non ne parliamo. Cominciai a dedicare tutte le mie energie allo studio, sia della scuola sia del pianoforte, quasi per reazione. Ho sempre vissuto l'ansia di non appartenere al gruppo dei miei coetanei, di non sentirmi bello; i miei voti erano altissimi, e ciò, a dire il vero, peggiorava la mia popolarità. All'Università mi sono chiuso sempre di più, arrampicato nelle vette rarefatte del pensiero filosofico, e mentre gli altri si organizzavano per fare viaggi, vacanze, feste... Io passavo le estati a studiare il piano e Aristotele come un pazzo. I miei amici? Chopin, Beethoven, Ravel, Debussy, ma anche Gesualdo da Venosa e Monteverdi, San Tommaso e Adorno. Ero arrivato alla convinzione che io e i giovani non avevamo nulla a che spartire, che avevo immerso il mio cuore in un mondo che a loro non interessava. Così decisi in una svolta! Nel 2002 entrai come pianista nella band di Jovanotti, catapultandomi nel mondo giovanile dal di dentro, mentre Lorenzo cantava «È qui la festa?». Quanti ragazzi c'erano! Nei palazzetti dello sport si radunavano già dal pomeriggio, e io avevo un “pass Artista” sul petto di cui andavo fiero. Dopo il sound-check delle cinque del pomeriggio, c'erano un po’ di ore libere, che io in genere passavo in camerino a scrivere musica (ho composto ben due concerti per pianoforte e orchestra durante quel tour) o a leggere Essere e tempo di Heidegger. Ma un giorno decisi di uscire, per passeggiare col mio pass nel prato davanti al palco, in mezzo ai ragazzi che aspettavano il concerto. A un certo punto ho sentito una ragazza gridare: «Ma quello è Giovanni! Sì, è Giovanni!». È scattato un fulmineo passaparola e ho visto un gruppo di una ventina di ragazze correre verso di me! «Giovanni, Giovanni!», gridavano. Cosa? Devo ammetterlo, mi sono impressionato, e sono scappato. Correvo, felice però. Emozionato, lusingato, come se avessi appena ricevuto una dichiarazione d'amore. Tanto che ho deciso di farmi raggiungere... Ma sì! Un po’ di celebrità me la merito. Cosa vorranno farmi? Io non venivo invitato alle feste, e ora, nonostante fossi diplomato in pianoforte, in composizione e laureato in filosofia, venivo rincorso da ben venti splendide fanciulle. Sicuramente non erano a conoscenza dei miei titoli. Dopo pochi secondi ero circondato dalla freschezza dei loro sorrisi, e io ero rosso come un peperone. Una alla volta hanno riempito le mie mani di foglietti e quadernini, e quella che sembrava essere il loro capo mi ha chiesto una cosa che non dimenticherò mai per tutta la vita: «Giovanni, ci fai fare un autografo da Jovanotti?». «Ma io...», «Ti prego, dai, tu lo conosci!». Ho capito che era tempo di tornare a seguire solo la mia strada, con una coerenza quasi “suicida", e così sono arrivati gli anni delle supplenze a scuola, del cameriere, della difficoltà di arrivare alla fine del mese, dei primi viaggi all'estero per i primi concerti importanti, nel più totale anonimato in Italia. Ora tutto mi è chiaro. Ero l'Albatros di Baudelaire, in attesa di volare, il brutto anatroccolo in attesa del lieto fine. E oggi, dopo aver deciso di assecondare in tutto e per tutto la strega capricciosa che ha monopolizzato la mia vita, la Musica, mi ritrovo a essere un “pifferaio magico"! Ora i miei concerti, in cui suono solo la mia musica, sono pieni di meravigliose persone che sono ancora capaci di emozionarsi, come a luglio in Piazza del Duomo a Milano: sono venuti in 50mila, tutti stretti attorno al mio pianoforte, tributandomi un silenzio irreale. L'hanno chiamata «l'invasione pacifica degli alleviani», quasi fossero degli extraterrestri. Io lo considero un gesto di enorme rispetto nei confronti della Musica, e il segno di una grande maturità che la gente, in questi tempi apparentemente bui, ha iniziato a manifestare. È stato un gesto di affetto, e se avessi potuto, chissà quanti altri autografi avrei firmato! Questa volta erano lì solo per me. Girare il mondo in lungo e in largo con l'idea di conquistarlo solo con la fantasia e con le dita sui tasti certe volte mi sconforta, non è facile, ci vuole grande forza e determinazione, ma tutto l'entusiasmo che ricevo mi basta per altre tre vite. Come è bello scoprire intorno a me una nuova generazione di poeti, visionari, sognatori, che hanno deciso spontaneamente di rendersi emotivamente vulnerabili alla mia Musica Classica Contemporanea! Come è bello pensare che il mondo finirà in mano a questi ragazzi, dotati di una gentilezza e una sensibilità disarmanti, capaci di un rapporto delicato con le cose ma al tempo stesso desiderosi di volare alto, per inseguire i propri sogni. Tutto questo poteva non accadere, ma per fortuna è successo.

29/09/07 su Rolling Stone

Una frase trovata su internet:

"...le luci dall'alto che si infrangono sul pianoforte e sulla schiena china gli danno un senso di eterno, il suo volto parallelo alla tastiera è assorto...Una luce divina che riscalda l'essere piu' puro del mondo...Eccolo il momento che cerco ogni volta che assisto ad un tuo concerto. Eccolo qui...è il momento in cui tu non sembri uno di noi...è il momento in cui sembri sceso sulla terra solo per accarezzarci e donarci la tua poesia."

postato da frafrettina alle 18:45 | link | commenti

il libro dei sogni #1

faccio strani sogni in questi giorni.
due notti fa un sonno convulso e angosciato, che credo di essermi svegliata con le lacrime agli occhi. in sostanza c'era marco che diventava un cocainomane, trascinato da gente che non ricordo (probabilmente i suoi ex compagni di classe). già avevo fatto un sogno simile. già ne avevo scritto. già mi ci ero fatta grosse risate con marco, che da queste sciocchezze capisce quanto io ci tenga. certi incubi hanno dei risvolti positivi, insomma.
poi la notte scorsa. ho sognato strane ambientazioni, già viste.
una strada che era inedita, credo piovesse, credo fossimo in moto io e marco e c'era uno che a un tratto voleva rubargli il telefono. quello che ho rivisto ieri a casa sua, che non usa più. pieno di nostre foto. comunque, eravamo lì perchè non so cosa stessimo facendo in compagnia di gio. usciti da un concerto? da un incontro? non lo so. le luci (il buio più che altro!) e la pioggia mi fanno interpretare questo contesto come una onirica continuazione dell'incontro di tre giorni fa. tanto più che gio aveva gli stessi abiti.
prima della scena in cui sono presenti marco e la moto, ci siamo io e gio. devo aver sublimato il momento in cui mi ha parlato della bellezza dei miei scritti su di lui, e di quanto io sia il suo mito. sì perchè mi stringeva nel cappotto (il piumone dell'altro giorno, ma è una scena alla marc darcy a ben guardare, lucidamente) e mi diceva con il viso rivolto verso il basso (dall'alto dei suoi 2 metri mentre io sono una nanerottola) che io sono importante. e tante altre cose che non ricordo distintamente. e poi mi baciava, se non sbaglio. a un certo punto il contesto subisce un radicale mutamento. qui in mezzo ci deve essere la scena del rapinatore di cellulari, e marco (ma il bacio con marco non confliggeva affatto, nessun senso di colpa nel sonno. come fosse una naturale espressione di affetto, non di amore sensuale. come se le due forme di amore si potessero conciliare con il beneplacito di tutti). la scena del rapinatore mi scuote, come mi avesse impaurita, e il sogno di prima si perde. ne inizia un altro diverso, eppure affine. sempre io e gio. come amici di una vita, a passeggiare per un posto che era un incrocio tra praga e una città qualsiasi (a un certo punto giurerei di aver camminato insieme a giulia emiliozzi, anche lei in un piumone. poi repentinamente sparita dal sogno). siamo in un palazzo delle meraviglie, una specie di incrocio tra una reggia e disneyland, infatti ci sono degli elementi fiabeschi. e mentre aspettiamo di entrare in una stanza dove ci sono dei personaggi di una fiaba (che evidentemente è una specie di film disney inventato perchè non erano riconducibili a niente in particolare) noi parliamo di tante cose. delle esperienze mie e delle sue, come amici che hanno tanto da dirsi l'uno sull'altro (che sia una trasfigurazione dell'intervista che dovrei fargli? anzi, se non ricordo male, nel sogno si era parlato anche di questo. di come avrei voluto più chiacchierare insieme a lui che intervistarlo, perchè non avrei avuto domande da fare, avrei solo voluto parlare insieme a lui in modo appagante. non so se il discorso sia saltato fuori al momento del cappotto o qui). poi lui cita auschwitz. e poi parla di certi suoi studi fatti su come si punisce in modo non crudele. non capisco la sequenzialità logica degli argomenti, ma so che mentre lui citava auschwitz io mi sentivo sollevata (forse perchè è uno dei tanti punti sui quali le persone che mi stanno intorno hanno una conoscenza solo parziale, e solo parzialmente sanno comportarsi con me. per loro è una pagina di storia, per me è un'esperienza. come se solo chi l'avesse vissuta come me potesse comprendere. e dio solo sa quanto mi freni, con lo stesso marco che io amo con tutto il cuore, lo spettro della paura di non essere compresa appieno in quello che provo). entriamo nella sala, e tutti i personaggi sono montati su una piattaforma ovale, un tavolo o una barca, non capisco se è una traccia de La bella e la bestia o di qualche storia di pirati. c'è una guida rossa in terra, e si deve camminare su quella. uscire dal percorso o avvicinarsi troppo all'attrazione comporta l'ira dei personaggi, che lanciano come delle scariche contro chi trasgredisce. che strano, c'è una tensione violenta nei sogni di questa notte. il rapinatore, auschwitz, questa cosa. mah. più che altro un'agitazione, uno stato di insicurezza. come se si combattesse tacitamente contro mille pericoli. uno stato di precarietà. però nella dolcezza delle conversazioni e nelle altre cose belle, questa si stempera ed è solo un piccolo disturbo eventuale. ora non ricordo più cosa succede. forse c'è il pezzo simile a praga in cui c'è giulia. fatto è che l'ultima cosa che ricordo è gio da solo, in una stanza con uno specchio che mi sembra un bagno, inondato di luce verdegialla come fosse immerso in una foresta. qui il sogno assume tratti comici, nel senso che lui è lì, con questo specchio e una cuffia da doccia (pur perfettamente vestito) e si posiziona la cuffia sulla massa di capelli in modo assurdo, e più la sposta, più i capelli non ci stanno tutti dentro, e dice cose che non capisco (io non sono presente, ma vedo la scena). farfuglia come in preda a un raptus creativo, come invasato. parla a velocità innaturale, ha gli occhi spalancati, è frenetico e dice cose che non comprendo. credo sia una rappresentazione surreale dell'entusiasmo artistico, ai confini della follia. poi non ricordo altro. nient'altro.
debbo essermi svegliata qui. il senso più logico (non sono una psicologa, quindi faccio solo introspezione. se qualcuno sa interpretare, prego commenti pure) è quello che già so, ovvero il mio affetto (ricambiato, per fortuna) verso giovanni, e il mio desiderio di riuscire a conoscerlo veramente, di riuscire a conversare con lui e ad essere in sintonia, in barba al tempo tiranno e a quelle due battute scambiate tra un ritardo e una chiusura, tra un impegno e una prossima volta. e questo desiderio di conoscenza lo nutro anche verso altre comparse occasionali del mio sogno sconclusionato (PP, per la gioia di paoletta!), verso tutte le persone ispiranti/che sento mi potrebbero insegnare tanto.
il libro dei sogni, end of chapter one.

postato da frafrettina alle 14:15 | link | commenti (1)
sabato, 27 ottobre 2007

Aria #1

aria è bisogno
di espandere
la gabbia

toracica

evadere e volare,

tuffarsi
nel mondo
in apnea.

*******************************************************************
eh no, io stanotte, pure se domattina devo svegliarmi presto, non ho sonno.
ho fame, più che altro. di fare cose, di vivere. fame di giorno.
ok dai, proviamo a chiudere gli occhi.
note.
(cielo che lapsus stupendo! non lo correggo. notte.).

postato da frafrettina alle 02:35 | link | commenti
venerdì, 26 ottobre 2007

quando una foto cattura un pensiero intero

<<< E quella mano in aria, a modulare i suoni... <<<

dscn3044gk1
...fotopensiero stupendo.
postato da frafrettina alle 16:05 | link | commenti
giovedì, 25 ottobre 2007

wow.

Giovanni non finisce mai di sorprendermi. rivederlo è un'emozione ogni volta.
Ero seduta a mezzo metro dal suo seggiolino. avremmo potuto toccarci con le scarpe. le sue converse buffe e le mie scarpoccione da skateboard. si siede. mi vede. nell'applauso generale, prima ringrazia poi mi sussurra "ciao!" e muove la mano per salutarmi. primo sguardo d'intesa. prima emozione.
e poi si continua come sempre, più di sempre. vederlo suonare è un'esperienza mistica. un'esperienza liminare. le parole sono troppo piccole, sono strette, poco capienti. un monolocale suonato con un'inaudita foga, esatta e adrenalinica. perfetto. il cuore sul filo di un rasoio a contare i palpiti. come dovesse sprofondare giù da un burrone da un momento all'altro. sussulti vitali e mortiferi. Sublime, nel senso kantiano del termine. e poi lui. dicevo a una signora mentre eravamo in fila per salutare giovanni che sì, il concerto è un momento meraviglioso. ma non rende del tutto. c'è tutta una mimica del suonare che si perde. oggi sono stata una privilegiata, ne ho goduto appieno. è stato uno scombussolamento fortissimo. i suoi movimenti, quelli li ho sempre ricercati, mentre era al piano. il suo riflesso nel legno, i suoi scuotimenti, le sue oscillazioni ondeggianti. sì, le cose più vistose erano amplificate, ma oggi ho colto altri mille particolari più interessanti. ho visto le espressioni sul suo viso. chiare, nette. le ho studiate con ammirata arrendevolezza, mi sono fatta trasportare. mi sono sentita vicina a lui. ha iniziato il monolocale suonando con una sola mano, mentre l'altra era alzata sui tasti, accanto al viso, a modulare i suoni. e lui da fine accordatore, gli occhi socchiusi, soppesava ogni nota, la sentiva dentro, in trance. le gustava. ne sentiva il sapore. le vedeva staccarsi dalle corde del piano e ne seguiva amoroso e prudente il loro crescere nell'aria, in silenzio, con cautela, come potessero perire per un sussulto o un rumore. delicato. (è partito il monolocale, nel cd che ascolto. allevilive. manco a farlo apposta). cascate di movimenti, rincorse a perdifiato di dita intrecciate. carezze da amante impacciato, poi affondi conturbanti. sensuali. veramente carichi di tensione, tensione neurale, fisica, sanguigna, corporea. lui fa l'amore con il piano, a volte con ineffabile dolcezza. altre volte con passionalità e decisione. sì, è un incontro d'amore, un incontro sensuale. fisico e mentale. totale. splendido. da farti restare abbacinato. rapito. estasiato. sconvolto. con il respiro a cavalconi anche tu.
e quando colpiva deciso, lì vedevi il suo viso contorcersi in smorfie di potenza, di sforzo, di ancestrale voglia di dominio. di affermazione di se su tutto, sul mondo, sulla musica, su di se stesso per giunta. il conflitto tra giovanni compositore e giovanni esecutore potrebbe rientrare in questo discorso.
le labbra rientravano prepotenti, serrate, indistoglibili. lui concentratissimo. potentissimo. splendido. coinvolgente. e quella nuca che come al solito si scopriva tra i ricci, tra un dondolamento e l'altro. che a tratti avresti voluto baciarla. a tratti morderla. come lui con le note. come lui con la musica. come la tua anima con le sue note. foga e soavità. in una mistione che lascia stravolti. entusiasmante, tutto da godere. come ne gode gio. basta, basta che mi esalto. e non parlo di aria. per quella mi riservo del tempo. devo meditare. mamma mia che cosa ha creato. è il sospiro del mondo e del pensiero. è il suono dei polmoni e dei mulinelli di vento. è il ritmo del battito cardiaco. è il ritmo della vita. il ritmo delle idee. il colore di un carosello complesso eppure sfavillante e immediato che balena nell'anima, nella mia. nella sua. e sa anche di acqua, di gorgheggi, di luce e di cielo, di quadriglia, di trotto e di carillon. di arpeggi autoriflessivi, autoriflettenti e autoanalitici, di delicata rassicurante continuità, di circolarità, di cose che quadrano, di cose che si afferrano, anche solo un po', anche solo illusoriamente, nella loro ineffabile perfezione: di bolle di sapone fluttuanti. di fiume che saltella su ciottoli stondati. di ghiaccio a stalattiti e cristalli di neve sospinti da una nuvola gravida di un diluvio semantico ed emotivo. che meraviglia, aria. è il ritmo del creato. che meraviglia.
vengo ai saluti, la parte più segnante di questo incontro speciale.
sono la prima a salutarlo, lo abbraccio, mi abbraccia. lo bacio, mi bacia. gli salto al collo come una grande amica. e lui mi accoglie, perchè è naturale. perchè è così che siamo. che bello. siamo felici di vederci.
carinerie per tutti i presenti. poi prende in mano il mio disco. e fa: francesca, fra...frafrettina! tu sei frafrettina!...tu sei il mio mito, davvero. ecco ora lo scrivo (scrive sul disco: al mio mito Francesca!)! sì, tu sei il mio mito, mamma mia, hai scritto delle cose bellissime su di me, io ti devo ringraziare davvero, grazie! grazie!" io: "giovanni non mi dire così che casco per terra! e poi lo sai che è tutto merito tuo :D". lui: "sì vabbè ma non c'entra! no no io te lo devo proprio dire, tu sei un talento. davvero. tu sei un vero talento. grazie." e io non ho capito più niente, ma ho detto il "grazie" più sentito della mia vita. dopo questo momento di altissima empatia e di fortissima emozione e riconoscenza ho continuato a sorridere per tutto il tempo restante, e a zompettare come una bambina felice. gli ho anche preannunciato: "giovanni, tu tanto lo sai che io ora torno a casa e scrivo un altro fiume di cose!" e lui: "che bello. mamma che bello."
e puntualmente eccomi. ma i "postumi della sbornia alleviana" saranno sicuramente molto fruttiferi. perciò mi godo un po' di note. mi godo il lusso di riflettere, ripercorrere, ritornare sulle cose successe e assaporare fino in fondo il gusto della sua familiarità con me, che lo porta a chiamarmi per nome, a conoscere quello che scrivo, fin nelle cose più intime. a conoscermi. a guardarmi dritto negli occhi per guardarmi dentro e trovare comunanza, come io la trovo nei suoi e in quelli di tante persone splendide e appassionate che colorano la mia vita.
Grazie Giovanni. Il vero talento sei tu, che ti sai relazionare così genuinamente con l'altro. con me. fino a conoscermi.
e volo via, su viaggio in aereo. e questi due cd stanno volando via anche loro tutti d'un fiato, in un baleno, in un secondo. che meraviglia.

Ulteriori considerazioni: carinissima anche Nada. che mi ha salutata da lontano e da vicino con grande calore. le ho detto che eravamo tutti molto contenti di vederli. e lei, dolcemente: "anche noi".
Grazie anche ai miei splendidi compagni d'avventura provenienti da quell'isola felice che è il nostro forum. incredibile come la passione per la musica e l'affetto per giovanni riescano a riunire in un affetto così grande, così genuino e "normale" pur nella straordinarietà della sua unicità delle persone che altrimenti non si sarebbero mai incontrate (siamo tutti distanti nello spazio, ma vicini. molto vicini. veramente vicini). è bello che l'affetto e la passione vera uniscano le persone oltre ogni barriera. tutto questo è splendido. e mi sento dentro un piccolo miracolo. Grazie.

Ps: frasi e gesti degni di nota:
1- mentre per evitare l'ira funesta degli addetti della libreria io sottraggo a gio gli spartiti, pensando che in fondo l'autografo sul disco fosse sufficiente, lui esclama "no no! ci sono anche questi!!!"
2- agata che a momenti sviene (a più riprese)
3- vedere mie compagne di corso in sala, alcune anche a salutare giovanni tutte emozionate (!)
4- ho fatto conversazione con diverse persone presenti durante la coda per i saluti, tutte estremamente gentili e interessate all'allevite e al forum, e alla mia vita. l'umanità ogni tanto ti fa ben sperare!
5- giovanni says "che poi a me se uno mi fa BU! io mi spavento!"
6- giovannino a un certo punto sbatte con il gomito sul piano e fa "Ahi!...Il pianoforte è minaccioso...", e poi si massaggia per un attimo la parte lesa. poi però fa tante di quelle fusa al piano, prima e dopo aver suonato, che sembravano due innamorati. Carezze, ringraziamenti, "bravo...bravo" sussurrati ai tasti...per poi esaltarsi, dopo Monolocale, per quanto l'aveva suonata bene: "pensavo peggio, agitato, a mano fredda...e invece oh, l'ho fatta proprio bene!"...ma quanto era bello.
7- mentre aspettiamo che tutti gli altri passino la transenna siamo un attimo da soli, io e lui. E gli chiedo come sta, gli dico che sono contenta di rincontrarlo. e lui mi dice "Francesca, hai visto prima, che ti ho salutata?" e io "Ma certo che l'ho visto! Ho ricambiato! Grazie."
postato da frafrettina alle 22:54 | link | commenti (1)

ieri oggi e domani

ieri PP ha addirittura citato il mio film preferito, elevando Michel Gondry (il mio regista preferito) a pilastro della semiotica visuale. amore folle. grandi scombussolamenti interiori. cavolo, io vivo la semiosi illimitata come uno stato d'animo naturale. è il mio stile di vita. la deriva degli interpretanti è il naturale meccanismo con il quale funziona il mio cervello. che bello che non sia solo un mio tic mentale ma un approccio gnoseologico studiato e teorizzato, mi sento un case study, e mi sento semiologa inside. molto suggestivo.

oggi aperitif al tortuga con nico e chiara. divertente e rilassante, da ripetere spesso per contrastare il logorio della vita moderna e per ritagliarsi spazi sempre maggiori di un'indipendenza che le mie amiche trovano fondamentale e fondamentalmente sgorgante dalla solitudine con se stessi, dal contare solo sulle proprie forze. sono l'unica che non è cresciuta? o non ho bisogno di isolarmi per stare davvero da sola con me? forse, in parte, entrambe le cose. comunque l'aperitif è un buon modo per stabilire degli spazi per se stessi, di svago, di altro, di me. specialmente se poi si ride sui truzzoni che al buffet ti fanno battute manco troppo velate sulle patate (al forno) che stai impiattando per te e le tue amiche. che gente triste, che approcci miseri. ma che risate, anche.
e ho appena finito di tornare un po' bambina sotto natale, riguardando con marco nightmare before chiristmas. io lo adoro. marco e il film. e soprattutto le coccole, il natale, le canzoni che so a memoria e certe immagini, e il sogno di andare in qualche paese nordico a natale a vivere quel clima lì, preciso identico. e l'idea che il bello di avere dei bambini piccoli sia far rivivere quel natale lì. e l'idea che magari li avremo insieme è bella.

"Cos'è, cos'è, ma che colore è?
Cos'è quel bianco intorno a me?
Cos'è, io non l'ho visto mai, starò sognando, in guardia Jack!
Ma cos'è?
Cos'è?!"

domani lezione molto presto (quindi ora nanna), ma soprattutto alle 6 si rincontra Giovanni da Feltrinelli. Che bello. Speriamo sia contento di vederci. speriamo di riuscire a trovare una copia di AlleviLive da fargli firmare in presa diretta.
Speriamo anche che non sia l'ultimo giorno di Camillo, il motorino decennale di marco. non si può darlo via prima di aver fatto un adeguato servizio fotografico. è il primo motorino sul quale sono salita. nonostante da quando avessi facoltà di intendere i miei genitori me lo avessero sempre proibito. addirittura loro lo hanno accettato, alla fine. è più che un motorino, è un segno dei tempi che cambiano. è un simbolo dell'evoluzione degli usi e dei costumi. e poi è tanti ricordi. voglio una foto che mi ritragga in sella. e che cavolo.

nightmare

<< ...Profumo di biscotti, odore di felicità...>>

postato da frafrettina alle 01:46 | link | commenti

Viva la Rai!

Scaramanzia a parte, se tutto va bene, mamma rai mi fa un contrattino per economix.
Tocca che mi iscrivo all'Enpals.
Fingers crossed.
postato da frafrettina alle 01:14 | link | commenti
martedì, 23 ottobre 2007

So' soddisfazioni reloaded

http://www.lanuovastagione.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=3654

Me gongolante.  =)
postato da frafrettina alle 22:52 | link | commenti (1)

ho acceso il computer

altre volte (spesso) è capitato che venissi qui con la voglia di buttar giù due righe ma trovando tutto spento rinviassi e me ne andassi a letto.
stasera no, perchè ho visto un film sul triste andante (blow, che verso la fine è una mattonata) e mi è calata un po' (tanta) di tristezza.
pensavo al fatto che non voglio dovermi ritrovare a dire "vorrei aver avuto più tempo", ma che se continuo di questo passo mi dovrò scontrare più volte con questa affermazione.
pensavo al fatto che mia mamma non ama fare foto, e al fatto che io avrò dieci foto in tutto con mia madre, forse nessuna di tutti noi insieme, e che comunque tutte quelle che ho sono di una vita fa, e questo mi ha resa un po' triste.
e poi la solita sindrome di "dove sto andando/cosa sto facendo". già l'altra sera, mentre si parlava di archeologia sentivo come se stessi studiando cose superficiali, che alimentano la superficialità del mondo e la mia (la pubblicità, ad esempio). sul mondo com'era non so che poche cose, e c'è tanta arte e tanta cultura che è appannaggio altrui e non mio. e spesso penso che sarebbe potuto essere tutto diverso, e che effettivamente potrei apportare dei cambiamenti/inserire cose nella mia vita che mi rendano più felice (es: tempo per fare l'artista, tempo per scrivere davvero, tempo per farmi ispirare, tempo per il mio corpo -> belle discipline fisiche liberatorie, uno sport appagante), e lo potrei fare perchè dalla mia ho il fatto che sono giovane, il solito discorso di "tutta la vita davanti". ma più sta vita sta solo davanti, meno te ne avvali, perchè tanto davanti ne hai ancora tanta, e tutto resta com'è. anche per paura di cambiare/perdere per strada qualche tassello, certo.
avrei voluto scrivere di queste cose, un giorno che avessi avuto maggiore fantasia, e me le sono segnate su un foglietto.
le riporto qui, senza troppa fantasia anche ora, per il gusto di liberarmi del foglietto che mi ricorda quanto sono inadempiente anche verso questo blog, quindi verso me e il mio bisogno di riflettere. è tutto un grande rush, e intanto annoto. poi quando sarà scriverò. eh no.
volevo scrivere di un mio compagno di tedesco, massimo, che è un ragazzo che capisce la matematica e la ama. che si esalta per un ragionamento filante, che si iscriverà alla facoltà di tecnologia dei materiali per sviscerare anche il più piccolo frammento del mondo e possederlo attraverso i numeri e le leggi che sono sottese a tutto. che bello, quanta ammirazione ho per lui. sono persone miracolate, quelle così. pure se guardano con una certa tenerezza spocchiosa i miei studi sui media (ma restano ammirate da quelli semiotici), però sono persone che possono tendere all'infinito non solo idealmente, ma con cognizione di causa, possedendo degli strumenti che io non avrò mai. che bello poter studiare il vuoto senza perdersi (se non volontariamente) nell'argomento. quanta stima. è emozionante.
volevo scrivere della fontana di trevi, e del fatto che ho pensato "ma perchè nessuno l'ha fatto prima". mi piacerebbe vedere tutte le fontane colorate, ogni tanto. ma non per gesto di protesta. art for art's sake. è una bellissima forma di arte pura (se non strumentalizzata). dovremmo appropriarcene.
volevo parlare della questione del registro dei blogger, ma a quanto pare noi non-editori siamo salvi da censure e repressioni quindi fingers crossed (mica faremo come in cina?).
volevo parlare ancora di semiotica. ma ci vorrebbe troppo. così come richiederebbe troppo tempo parlare della pittura musicale di mark rothko, dei suoi grigi e neri agitati, totali, cosmici. (e poi del palazzo delle esposizioni, erano millenni che non ci andavo. e di mario ceroli, stupenda scoperta. stupenda. stupenda.) un'altra volta. ricordatemelo. 
volevo parlare della cena da rut a base di carne sanguinosa cotta live in olio bollente come in tegami da fonduta (non ricordo il termine specifico francese, non ratatouille, ma qualcosa di analogo). divertente, una bella serata. si è addirittura rivisto andrea. tutto dire. e mi hanno dato della comunista (a me!), perchè ho sostenuto zio walt alle primarie. mah, non c'è più religione.
volevo parlare anche dei miei amici in serate al tortuga passate a sorseggiare the caldo (come una vecchietta, sì sì) e a parlare di mostre e architettura e apocalittici/integrati, schiuma da barba e nani da giardino (baldini docet), come anche nel caso delle chiacchierate con bocc, come stessimo ancora al liceo, a parlare di questo e di quello e a ridere e a ricordare, senza dimenticarci di parlare anche di oggi. telefonate inaspettate, forse ora come ora addirittura insolite, ma lei ha il potere di far continuare tutto com'era originariamente, annullando tutte le avventure di un anno e mezzo (quasi) di vite distinte. come se quella passata insieme fosse talmente tanta e sufficiente da creare un filo rosso che va oltre le contingenze. è stato bello, grazie. alla prossima volta.
poi volevo annotare quanto sono belli i baci di marco, quando li sente, li vuole dare, e io sento che mi ama come nessuno. le serate coccolose (sì, fatemi fare un po' la melensa, io il diario segreto con il lucchetto non riesco proprio a scriverlo. non riesco a separarlo da qui, soprattutto) sono BELLE. e io mi sento bene. e non so cosa avesse ieri di così ispirato al dare amore, ma mi sono sentita felice. e oggi le sue coccole consolatorie per questi malumori post film sono state come sempre utili e portatrici di senso per le mie lacrime nervose. che bello averlo accanto. che bello sapere che in fin dei conti, va tutto bene così.
buona notte. 
postato da frafrettina alle 02:39 | link | commenti
mercoledì, 17 ottobre 2007

sono qui per l'amore

la sto ascoltando a ripetizione. perchè liga è fondamentale, specialmente quando viene il freddo. non saprei dire perchè. e poi perchè una mia amica più simile a me del previsto l'ha fatto tornare alla mente. quella stessa amica che si è sentita chiamata in causa per una nota disambigua che ho mancato di fare, pensando "ma ti pare!" proprio il giorno prima della riproposizione del tema. la vita è già scritta, da qualche parte. è troppo perfetta, troppo scientifica. ci sono troppe coincidenze sospette. tipo rincontrare fabiana mentre ero al bar con johnatan, senza la minima idea che tra loro ci fossero "sentimenti" irrisolti a partire dalla recentissima festa della matricola, teatro di una tresca fuggitiva. due persone che fra loro non c'entrano nulla. che non avrebbero mai dovuto conoscersi, se tutto non fosse stato già finemente deciso per creare con la tua esistenza tante piccole impensabili collisioni di eventi e personaggi. un siciliano nel mio corso e una romana tra le mie conoscenti, due facoltà separate (alla luiss) come giurisprudenza e SP. unico punto di raccordo: io, la mia vita. troppo macchinosa per essere una coincidenza spontanea. qualcuno scrive lo storyboard, da qualche parte. io ne sono convinta accidenti. e anche quel post di cla sugli incontri casuali. troppe "cose" che diventano "indizi". la casualità esiste veramente? o c'è solo la causalità?
mah.
oggi ho fatto una telefonica con gli autori di due libri, bajani e blini. con bajani particolare feeling, quasi un acchiappo via etere. apprezzava tutte le mie domande e i miei spunti. flattering.
in ogni caso si parlava della tendenza ad essere mammoni. e io ho pensato che è perchè siamo soli come cani, che siamo mammoni. o usciamo di casa perchè ne abbiamo motivo (per andare a studiare altrove, ad esempio), o non c'è ragione di farlo. i rapporti interpersonali sono precari e flessibili, come le nostre occupazioni. non abbiamo più l'obiettivo di farci una famiglia, sposarci appena cresciuti, e perciò uscire di casa. abbiamo relazioni fast food, siamo individui, nient'altro. non siamo reticolari, non siamo inseriti in un contesto, in un progetto, in un qualcosa che sia ramificato e abbia numerosi appigli (persone importanti, rapporti solidi. o perlomeno è raro, rarissimo). siamo soli come cani, e quelli famigliari sono gli unici rapporti non provvisori, ci sono, vuoi o non vuoi. sono rapporti obbligati, sono gli unici stabili, se poi ci stai bene, almeno ci trovi un po' di sollievo. alla fine, riflettere su tutto questo mi ha fatto una grande tristezza. siamo proprio soli, accidenti. talmente soli che ci attacchiamo con tutta la forza che abbiamo al cordone ombelicale. specialmente se non ci bastiamo, se non siamo forti, se non abbiamo altro. caspita, che cosa sconfortante.
poi volevo dire che a quanto so avrò delle lettrici che riemergono dai miei cinque anni di liceo. alcune prof hanno chiesto a mia sorella l'indirizzo di questo blog. mi fa piacere ritrovare delle persone importanti per la mia crescita tra le righe delle mie riflessioni, del mio presente, delle mie cose. specie ora che non ha più senso la posizione nostra rispetto alla cattedra, a un banco, a una collocazione spaziale che connota mille significati ulteriori (per dirla con PP). benvenute. ben ritrovate.
poi volevo dire qualcos'altro, sempre ripensando alla semiotica e al suo lento divenire la mia nuova retina che guarda il mondo. la pubblicità la studio e la scorporo. e poi pensavo al video di questa canzone, sono qui per l'amore. non l'ho mai visto.
ma l'avrei girato in bianco e nero, una successione di immagini di città, di cieli bianchi, di binari e strade, di giornali e supermercati con cassiere trasandata e la coda di gente che compra. con le chiavi, tante, pesanti, ferrose. con le etichette di plastica scritte da chissà chi. le bottiglie di vino e posaceneri pieni e bicchieri sporchi, impilati e sciolti, alcuni ancora mezzi pieni. le scale di un condominio che è casa.
di oblò sporchi, torri di controllo e piste di atterraggio viste dal ciglio di una strada che non sa di niente se non di percorso notturno, di sporadici autogrill, di odore di campi e di bruciato.
di cucine piastrellate con i fornelli con la griglia unta, e una lattiera appoggiata sulla fiamma. con la notte e la chitarra. un mangianastri. vinili, occhiali rotti, missive, gli stivali e una casa scalcinata. un sole flebile, grigio e bianco. visto di sfuggita.
e dei particolari rossi. pochissimi. una rosa, un'insegna, un cuore. e delle scritte sui muri, dei portoni, dei vicoli da cui si vede il cielo, dei panni stesi. la pensilina di un autobus. qualche viso sovrappensiero, in tutt'altri pensieri. tazze di caffè. uno specchio con su scritto qualcosa in rossetto. una ragazza con una canottierina e dei pantaloncini, i capelli legati, che viene spinta fuori dal bagno mentre si lava i denti e ride. un letto immacolato, un terrazzino. un paio di mani nodose e lavoratrici. dieci unghie curatissime e scarlatte. una sigaretta che fa rivoli di fumo lividi. un acquario a bolla. un water in un locale con le cicche spente dentro, o il bagno di una metro o di un posto trascurato, comunque pieno di scritte.
del sangue che esce da un taglio.
bianco nero e rosso. poco moto. molti frame. come la barca di carta che non vuole affondare, la sponda di ghiaia (vera) che alla prima alluvione va giù. una giostra di circensi tristissima e cadente. una trapezista a terra, che cammina in costume, un clown che si leva la parrucca. una multa. una corsia preferenziale su una strada qualsiasi, un autobus pieno di facce anonime e di occhi pieni di mondi annichiliti dall'istante del passaggio di fronte al teleobiettivo. una tipa col cappello. una tipa con le cuffiette. un vecchietto. qualcosa di vispo, un ragazzino forse.
e forse alcune parti a cartoni, a disegni strappati, bozzetti, come un'animazione per bambini. ma senza strafare.
e ho cercato immagini adatte a dare queste impressioni (a connotarle, per dirla con PP). non ne ho trovate, solo un bicchiere fracassato a terra con del vino rosso fuoriuscito che era sangue (no, non lo sembrava, lo era). niente piastrelle e sfocature e grasso sulla cucina, niente lattiere e pentole, niente rose rosse accanto al disordine. e però il video è davvero in bianco e nero. l'ho trovato su youtube, ci sono le immagini tratte dai concerti, è piuttosto banale. ma è bianco e nero, e io non lo avevo mai visto prima.
è forse una canzone bianca e nera?
e rossa?
sicuramente sì, lo è. 

e mi piace parlare di farfalle.

postato da frafrettina alle 22:02 | link | commenti (2)
martedì, 16 ottobre 2007

le avventure di fraffri

sono molte e ho poco tempo per riportarle dettagliatamente, specialmente ora che sta arrivando marco (sì, a quest'ora).
fraffri è stata ingaggiata da rai 3 per un programma di taglio economico (ugh), che per l'appunto si chiama economix. se mi riesco a gestire con i tempi delle lezioni, mi lancerò alla conquista di mamma rai, anche il tubo catodico sarà mio. yeah.
inoltre è stato molto formativo fare un colloquio alla dear (no, non dear come caro in inglese ma d.e.a.r., meglio specificare), ho avvistato le vallette di carlo conti (che molto vaghe entravano tutte imbacuccate, non le riconosceva nessuno, proprio), e ho incontrato la varia umanità che va a fare da pubblico fisso alla prova del cuoco. certe carampane disorientate che per passare al tornello elettronico non ve lo dico.
cavolo, marco è già arrivato. proseguo dopo o un altra volta.
adios.

Dicevo.
niente, oggi una nuova fantastica lezione con PP e Baldini. E un semiologo è l'uomo della vita: se gli parli di abbinamenti e di moda non inorridisce, anzi si esalta rintracciando tutte le connessioni implicite tra un capo e l'altro. è il personal shopper ideale. inoltre, non solo questo si applica al campo del vestire (indipercui il semiologo è una persona competente nell'abbigliarsi, ha stile, ha classe), ma a tutte le altre grammatiche di interpretazione del reale, che lui possiede fino nei dettagli più impensati. lui prende ogni cosa e la smonta, la comprende, la sviscera. sa leggerla e fartela leggere. diamine, è troppo ispirante.
convincerò marco a diventare un semiologo. oppure creeremo una famiglia alla big love (tanto per tornare alle forme di intreccio narrativo audiovisivo complesso, e quindi a PP) con noi due e dei semiologi. ma la cosa diventerebbe intricata e molto poco gestibile.

abbiamo iniziato a fare lezione nella sede nuova. è un labirinto (P oggi, scherzando con la sottoscritta ha detto "è un problema di codice!". che caro), ma è molto tecnologica e decisamente vivibile. tanto per cominciare c'è luce e aria. rispetto alla "situazione bunker", come l'ha definita il petrux, è un netto miglioramento all'insegna della paretoefficienza. e ce ne rallegriamo. da una terrazza adesso ne abbiamo una e mezza, nel senso che c'è sempre un terrazzino ombrellonato, ma c'è anche una fossa reloaded con tavolini e bar, e ci sono altri chiostri qui e là disseminati di posti dove piantarsi a fare cose o a non fare nulla. fantastici i plasma all'ingresso di ogni stanza che ti dicono chi fa lezione nell'aula x all'ora y. bagni in marmo (quanta grazia!). banchetti un po' claustrofobici molto ikea style, che creano problemi quando sei seduto in mezzo e devi far alzare tutti per riguadagnare la tua posizione. specie se come me rientri in ritardo dall'intervallo di macro in un'aula piena di 200 persone con un muffin al cioccolato gigante. ehm.
molto d'impatto è l'aula duecento non so che, che per comodità è già stata ribattezzata (mai verbo fu più appropriato) aula chiesa. eh sì, perchè è proprio di una chiesa che stiamo parlando.
l'ex chiesa dell'assunzione, ora sconsacrata, è diventata aula per le nostre lezioni. nonostante le croci disseminate ovunque, le navate con colonnato che manco san pietro, quell'acustica assurda da pastorale e quell'odore tipico. sì, pure l'odore è fortissimo.
non ci ero ancora entrata, prima di oggi. era buio fuori, erano le sette passate e stavo per tornare a casa. mentre aspettavo marco che mi passava a prendere, ho messo piede lì dentro. era deserta. c'ero solo io che fra l'altro ero al telefono. sarò parsa inebetita alla mia interlocutrice, perchè davvero è stato un impatto straniante. e la mia voce rimbombava. e davvero, faceva un effetto assurdo essere lì, a maggior ragione vista la sconsacrazione e le lezioni e il contesto, nel quale una chiesa (non una cappelletta per le preghiere pre esami, come può stare in un'università, ma una chiesa gigantesca) non c'entra proprio nulla.
ci tornerò, a testare le mie reazioni.
ma deve essere buio e deserto.
molto suggestivo. 

postato da frafrettina alle 23:25 | link | commenti (1)
lunedì, 15 ottobre 2007

walter il mago

walter vince. ce la fa. e io ci sono andata, a votarlo. anche se l'operazione di voto è stata decisamente poco esaltante, gestita da persone poco organizzate, in modo decisamente raffazzonato. e poi vedi le solite facce, che si convertono all'una o all'altra bandiera, secondo il criterio che quella che sventola meglio conferisce più visibilità a chi gli sta sotto. e quindi saluta al seggio i politicucci ex del liceo, che prima fanno i rappresentanti d'istituto poi guadagnano terreno nei quartieri poi via via fino al dorato ingresso di montecitorio. che brutto mondo. ma walter riluce di tutte le mie speranze, nonostante le critiche di quanti che "tanto è sempre stato un comunista". e vabbè, nessuno è perfetto.
il pomeriggio di oggi è stato un (fiacchissimo) ritorno allo shopping da weekend. con passeggiata a via del corso, dove ho adocchiato svariate cosucce degne di nota. ma la stanchezza mi ha dato la forza solo per arrivare all'incrocio con via condotti: galleria colonna, ci vediamo presto!
altra cosa da notare, dell'elezione, è il fatto che nelle interviste ai seggi i giornalisti chiedono a tutti "il pd è un'alternativa all'antipolitica?". ecco, quando si parla di antipolitica a me sembra di vedere mammucari fare la supercazzola: ma che diamine è st'antipolitica d'egitto?! ma quando capiremo che non c'è nulla di più naturalmente politico che la volontà di rinnovare la politica che c'è, che è corrotta e schifosa (è lei, la vera antipolitica!).
antipolitica, quanto ci piace questa parola.
postato da frafrettina alle 01:06 | link | commenti (3)
sabato, 13 ottobre 2007

personaggi sporadici

Chiara (nota disambigua: una chiara generica, non tu :) ):

Ha un inestiguibile bisogno di piacere a tutti quelli che incontra. Specialmente ai maschi, specialmente quelli che conosce ancora poco.

postato da frafrettina alle 16:02 | link | commenti

certe giornate

certe giornate (del cavolo) nascono di corsa e si svolgono tutte di corsa. consegna i lavori in biblioteca, riunisciti con gente varia, organizza per l'evento del 15, nel frattempo, per cortesia, scrivi due pezzi e scrivili bene. e sempre nel frattempo, convinci il tuo ragazzo che no, non è che non ti cerco più intenzionalmente, è che sono assorbita da mille cose e giro come una trottola e se ti metti anche tu contro di me è la volta che crolla tutto il castello di carte.
altro che nervi a fior di pelle. io i nervi ce li ho esterni, in questi giorni. fluttuanti.
che poi tra una corsa e l'altra, tra una chiamata e l'altra (che i ritmi sono di una ricarica da dieci euro al giorno ormai, gentilmente pagate da me medesima), trovi pure il commentaccio di qualcuno, vedasi il post precedente. lo togli, sperando che sia uno che non aveva niente di meglio da fare, che avesse dato un giudizio per il gusto di aprir bocca e dargli fiato. anonimo, e per di più superficiale. pensi al lettore estraneo a tutto, al lettore di passaggio, che ti prende per una super montata, arrivando senza conoscerti affatto.
e invece ho beccato anche la ramanzina telematica. si vede che il nostro cuordileone è uno dei tanti invidiosi più o meno vicini a me, che si è camuffato da estraneo per giudicare indisturbatamente (tipo le persone che si incrociano occasionalmente, che confabulano palesemente su di te e ti guardano con occhi obliqui. ma se uno ha dei problemi, invece di guardare male, perchè non si avvicina e parla?). o anche che è un anonimo particolarmente tenace, con molto tempo libero a disposizione. pazienza, queto blog è pieno di commenti al vetriolo come di splendide dichiarazioni di stima e affetto. e menomale che ci sono tutte e due le cose. le prime dovrebbero però avere un motivo per essere formulate. e possibilmente dovrebbero includerlo esplicitamente, così da non restare come banali sferzate da visitatore perdigiorno.
altro che CVD.
tanti progetti, comunque. al di là delle puntualizzazioni superflue sulle critiche anonime avrei tanto da dire. ma sono stravolta, e domani si comincia con il tedesco, tutti i sabati dalle 9.30. grazie luiss.
vorrei postarvi le cose inviate al concorso letterario, e lo farò as soon as possible. e poi ci sono gli spunti semiotici da analizzare. quante cose, quante cose.
ma ora se non dormo credo che collasserò.
perciò amici e anonimi bizzosi perdonatemi, ma me ne vado a letto.
postato da frafrettina alle 01:19 | link | commenti
giovedì, 11 ottobre 2007

Oggi inaugurazione della nuova sede Luiss

Sapete quando si dice "stanca morta"?

Però Walter mi ha presa per mano e mi ha salutata caramente. E anche alcuni fascinosi prof mi hanno salutata con estrema cortesia.

Altre (moltissime!) riflessioni semiotiche. da non scrivere ora per non sciuparne la bellezza.
Per il momento riporto solo un nanniniano lapsus-ma-non-troppo. Invece di denotativa, ho perseverato nello scrivere funzione detonativa.
suggestivo no?

postato da frafrettina alle 23:46 | link | commenti (5)
martedì, 09 ottobre 2007

massimo baldini

è il mio professore di semiotica, ed è un uomo molto ispirante. le sue lezioni svolazzano via dai libri e dai programmi e si perdono nei meandri di milioni di parentesi aperte per gemmazione spontanea l'una dall'altra, portando a discorsi che si intrecciano, entusiasmando gli uditori inclini alla poesia e alla fascino del bel ragionamento, suggerendomi mille annotazioni didatticamente irrilevanti (ma non così tanto) e cosmicamente importanti come insegnamenti di vita. è splendido poterlo ascoltare.

riflessioni di due ore di semiotica:

narciso è un suicida sociale, fa gargarismi verbali, una marmellata di parole che gli si sbrodola addosso.
c'è più vita al cimitero che in un'utopia. al cimitero almeno ci sono i fantasmi.
il nostro corpo è vetrinizzato. abbiamo corpi bellissimi e anime diaboliche. si fanno acquisti impulsivi anche sui banchi dell'amore, perchè tutto è vetrinizzato. e quando si assaggia l'altro e ci si aspettava un sapore diveso allora...
I colori, hanno una diversa moralità. l'abito della sposa è bianco, ma non lo è sempre stato. il nero è il colore dell'integrità morale. il pagliaccio è colorato a metà, quasi che fosse spaccato in due. anche i matti hanno la veste tagliata in due, e i carcerati l'hanno a strisce.
voi siete meno gutemberghiani, più elettronici, avete i sensi gerarchizzati diversamente. dalla cultura orale, quella dell'ascolto, si è passati a quella del vedere, del provare, oggi si è inascoltanti.
siamo abituati al telecomando anche a lezione, le nostre pause pubblicitarie sono gli esempi. ascoltare è un esercizio mentale continuo. oggi l'ascolto è sincopato, singultato, frammentante.
l'ascolto è anche ascolto della situazione, einfuhlung, to be in someone's shoes. ci colpisce trovare qualcuno che ci ascolti. è una società in cui tutti sediamo accanto agli altri ma guardiamo avanti, l'altro è cosalizzato, reificato.
non c'è ascolto, e se c'è è tra il grigio e lo stanco. la distrazione è il tratto caratteristico perenne di una società fondata sull'inascolto.
bernard shaw diceva che il sarto è l'uomo più intelligente di tutti, poichè riprende sempre le misure. bisogna prendere le misure agli altri di continuo, adattarsi ai cambiamenti, la vita e le relazioni sono continuo adattamento.
il secolo ha marginalizzato il sacro, che vale solo per i raduni parentali (comunioni, matrimoni, funerali).
la secolarizzazione tocca le coordinate fondamentali, lo spazio e il tempo. si passa più tempo nei centri commerciali che in chiesa. si vive in un tempo non liturgico. il sacro è residuale e omeopatico.
l'essenzialità è silenzio. le nostre case piene di soprammobili sono chiacchierine.
Fromm dice che si coglie la visione del mondo di qualcuno da come parla. è crescente l'uso di sostantivi, decrescente quello dei verbi.

ho una moglie -> possesso
sono sposato -> situazione esistenziale
ho tempo è una dicitura sbagliata. siamo posseduti dal tempo, che è un feroce cormorano, come dice Shakespeare.
postato da frafrettina alle 22:40 | link | commenti (2)

vecchi pensieri che tornano a galla mentre la vena creativa quando serve ti lascia in panne

Certe persone hanno paura di parlare con gli occhi.
postato da frafrettina alle 02:37 | link | commenti

mah

serata strana.
ho visto un film angosciante, la sconosciuta. quel tornatore deve essere un cinico, e michele placido non mi piace, mi sembra un uomo cattivo.
marco glaciale, ogni volta che gli comunico in quali modi la luiss impegnerà il mio tempo, e in quali modi i miei amici luiss cercano di rendermi partecipi delle loro vite, al di fuori della luiss stessa. che sarebbe la parte migliore, ma per lui è quella più pericolosa tra quelle pericolose, se possibile.
in ogni caso poi un messaggio azzeccato risolleva tutto. seppure preferirei dei baci convincenti. ma va bene così. mi sta bene.
con kyra si comincia a sfacchinare per RL. fortunatamente siamo due cocciute e non ci perdiamo d'animo.
oggi primo incontro con le matricole che vogliono scrivere su 360°. carucci, mi piacciono proprio. volenterosi, chiacchieroni e socievoli. e poi pendono (come è normale che sia) dalle nostre (pochissime) esperienze universitarie precedenti.
un anno cambia tutto. cambia anche il tuo modo di vedere e affrontare la vita.
caspita se ti cambia.
però mi ha resa più reattiva, più sveglia, più umorale ed epidermica. più diretta. più viva. più attenta.
la vita comincio proprio a prenderla di petto. mi piace, mi piace così.
con tutte le falle e le insicurezze che restano.
ma mi sento stimolata.
sono entusiasta. per ora.
postato da frafrettina alle 01:30 | link | commenti
lunedì, 08 ottobre 2007

succedono tante cose

ma ho poco tempo per fermarle.
promesso, appena possibile lo farò. e non lo prometto a voi, che potreste tranquillamente farne a meno, ma a me.
due le domande su tutte.
G. chi?
E le farfalle di una certa amica il cui modo di affrontare le cose è terribilmente simile al mio, per chi/cosa sono?
Nba Europe Live Tour, esperienza positiva, specie per la mole di merchandising acquistato. Sì, comprare sciocchezze ogni tanto (ma anche ogni poco) aiuta.
Aiuta perchè ho passato la giornata di ieri a battibeccare con le persone più impensabili per le questioni più stupide, e di questo vi racconterò poi. solo che, come dice mia sorella "se ci rimani così male, c'è qualcosa di irrisolto. evidentemente da x non ti aspettavi un certo comportamento". dovesse fare psicologia?
E ho fatto un sogno assurdo, di cui vi parlerò. che sembrava un film, manco dei peggiori. ma era molto molto cruento. perciò mi sono svegliata sorpresa. in sogno il sangue non mi ha disturbata.
forse sapevo che era tutto finto.
volo via. 
postato da frafrettina alle 09:31 | link | commenti

Marta

E' una che si strucca piangendo.

postato da frafrettina alle 09:26 | link | commenti
sabato, 06 ottobre 2007

questionario nannini

Nannini, che mi obblighi a copiare tutto perchè hai disattivato le funzioni del tasto destro, ecco le risposte:

01- come hai speso il tuo primo soldo
Di quelli guadagnati, i primi li ho spesi per un paio di jeans dal prezzo proibitivo. Ma che soddisfazione.

02- il personaggio di una finzione a cui ti senti affine
Troppi ce ne sono. Pensavo di essere originale dicendo JD di Scrubs, ma mi hanno rubato l'idea. Comunque ci sono tratti caratteriali in cui mi ritrovo in tutti i personaggi della serie (che non è un telefilm stupido, tutt'altro). Oltre questi, sono Amélie Poulain, sono Clementine e Joe, sono Elisewin, sono Pereira, sono Rory Gilmore e Lisa Simpson. Sono molto altro ancora.

03- una domanda a cui non sai dare risposta
Che ambiente c'è alla Luiss?
Come mai non scrivi un romanzo?
Perchè con te c'è sempre un "ma"?
Sei felice?
Vuoi fare l'erasmus?

04- per quale motivo potresti uccidere una persona
per esasperazione probabilmente. o per dolore. o per rancore. ma non sarei in grado di farlo materialmente. mentalmente, beh sì.

05- quale animale ti suscita più timore
tutti gli animali piccoli e schifosi, quelli che stanno per terra, quelli che mordono facile, quelli che portano malattie. insetti in primis.

06- l'ultimo sogno che vorresti sognare
vorrei sognare tutti i momenti più belli che hanno reso la mia vita degna fino a quel momento, vorrei rivivere tutte le emozioni così com'erano, anche più forti, anche più belle, e vorrei vivere tutte le cose che invece mi sono sfuggite. richiederà una notte piuttosto lunga.

07- il nome che ti è più congeniale
non lo so, ogni nome ha un suo perchè e un suo perchè no. probabilmente se avrò dei figli saranno i loro nomi, ma mi sembra presto per pensare a questo.
da piccola avrei voluto chiamarmi ariel, giulietta, chiara, benedetta, marta o martina, michela, elisabetta oppure maria romana. poi ho capito che francesca andava bene così.

08- una cosa che avresti voluto fare in passato
essere più rilassata e più bambina. giocare al gioco della bottiglia, appassionarmi ad uno sport, imparare più lingue, andare al mare, avere amici in quantità e da tempo immemore, fare cenoni e feste famigliari per ogni occasione (da me usa poco, tra parenti non ci sono grandi rapporti). dare il mio primo bacio a una pers