il giornalismo e i suoi effetti collaterali

venerdì, 30 novembre 2007

riflessioni

c'è una teoria meteorologica che dice che un battito d'ali di una farfalla in messico può scatenare un uragano.
pensa il sedere di britney spears quando sculetta...

me maliziosa.
postato da frafrettina alle 21:48 | link | commenti

in a rush

intervisto mario draghi (se dio vuole). ogni suggerimento è ben accetto.
nel frattempo noto che casco a pezzi. e non ho bisogno di truccarmi, che il contorno degli occhi è già nero dal sonno, e la palpebra inferiore è già bordata del trucco dei giorni passati. mai tolto: aggiustato e ripassato.
ma quanti anni ho? 30?
postato da frafrettina alle 15:06 | link | commenti

detto questo

parlavo oggi con paoletta, a lezione. di cose che mi stanno accadendo ultimamente. e certi fatti nemmeno a inventarseli. dovevo nascere personaggio, non scrittrice (aspirante). la vita è un palcoscenico con molte porte, trafficato come una stazione della metropolitana all'ora di punta. gente che passa e va, gente che scompare, gente che viaggia con te, gente che si affaccia e resta un po', magari rimarrà ancora, magari diverrà importante. e gente che si eclissa e poi rispunta fuori. può darsi che sia solo per dire "ciao" con un cenno del capo. può darsi di no. in ogni modo stare seduti in platea deve essere uno spasso. io sono seduta al centro del palco, o in piedi, e non mi posso muovere. la mano alla bretella per reggermi nel vagone, altrimenti cado. gli sguardi di meraviglia e di rapimento di chi osserva (attori, che scendono dal palco come da una scala mobile a nastro continuo, si fermano in prima fila centrale per un po', in posizione frontalediconfronto, come si studia nella Comunicazione Non Verbale) sono lo specchio delle mie vicende. specchi che brillano di emozione e di empatia, specchi che si offuscano di tristezza, specchi che si spezzano in segno di disapprovazione. comunque specchi. comunque riflettenti "io" (citazione del buon Italo).
tutto questo per dire che è tutto molto strano e teatrale. certi snodi narrativi del quotidiano indicano l'assoluta maestria del destino con le trame. davvero, che uno inizi un certo libro (nero) dalla fine e ci si ritrovi dentro, dopo anni, è un colpo di scena da fuoriclasse. in un altro contesto temporale, e se tutto questo avesse riguardato una persona-che-è-solo-persona, e non vive come me da personaggio, sarebbe stato catastrofico. ma qui i personaggi affrontano la decisione dell'autore empirico cooperando nel sovvertire l'isotopia canonica: innovazione pure nella vita. le passeggiate inferenziali di certi attori fregano pure il più grande dei romanzieri. il Programma Narrativo si rinnova sempre. tutto si affronta come topos letterario. e di suggestioni, caspita, questo ne porta a bizzeffe. ci pensavo in navetta, guardando la pioggia di fuori. disturbi di concentrazione e di serenità. quei lievi strisciamenti (che alla fine il materiale letterario è la tua vita) di porte sul retro e di invenzioni e di congetture. invenzione di dubbi-per-lo-scrivere e di quei turbamenti classici del pre-sessione d'esami, che quando devi solo aprire i libri ti rapiscono e ti portano verso il tuo, in cordate scrittorie che poi si autoincendiano e ti lasciano lì a guardare le scintille (loro, e del tuo equilibrio. in sessione mi viene sempre una voglia smodata di scrivere. mi assalgono tutti i dubbi più cosmici e squassanti. bellissimi. terribili. che fanno perdere tempo e razionalità). un magone infinito e la verità della musica. e poi il ritorno all'essere dispersi nel mondo tra lo smog e l'acqua nera dal cielo, a farti capire quanto sei di mente fervida e di anima fotosensibile (a tutti i colori dello spettro). e di quanti problemi, retroproblemi, ultraproblemi e sottoproblemi sai essere artefice e generatrice. concreti e di pensiero. ma specialmente gli ultimi. per poi farteli scorrere addosso come fossero pioggia.

postato da frafrettina alle 01:44 | link | commenti

first trial

not-te.
il nero è una cappa cupa sopra i pensieri striscianti,

melmosi
anfibi
oppressi.

la luce non
c'è. ne re sta
elettrico
il miraggio

aloni sinistri e rantoli
di neon che sfrigola.

se sono i colori che cerchi
il gelo ti caverà gli occhi
"non puoi! maledetto! non puoi!
non avrai nient'altro che sangue!"

per terra in una pozza
un cuore ancora umido
combatte con il rosso la lordura
forzando sulle valvole.

esce sconfitto.
la notte ha imposto
"scordalo! muori piuttosto!"
e così fu.

l'amore è tutto un gioco d'acqua sporca.
postato da frafrettina alle 00:35 | link | commenti
giovedì, 29 novembre 2007

correspondances

Non abbiamo comprato la casa di Via Scipio Slataper perchè troppo bassa. Un primo piano decisamente insicuro, tra due caserme e due chiese. Abbiamo dunque acquistato un appartamento in Via Appennini. Al piano terra, ma vicino all'università che per coincidenza mi sarei poi trovata a frequentare.
L'ateneo, infine, si è trasferito in Viale Romania incrocio Via Slataper. Se ci fossimo accontentati di un primo piano oggi avrei avuto l'università sotto casa, cosa da qualche mese non ho più. Che curioso. 
postato da frafrettina alle 18:02 | link | commenti

e

e cammino sempre al bordo della strada
e per strada c'è solo un modello e un colore di macchina
e quando piove sei più portato a riflettere
e certi divieti non dovrebbero mai essere posti
e quando sanguini perchè te lo impone il corpo è la volta che fai pensieri che ti smontano bullone per bullone
e quando sei grigia come il cielo certe canzoni non sono mai tanto vere
[persino elisa e jovanotti dicono cose cosmiche]
e quel serpeggiare di malessere lo devi fermare, fermare, fermare
o ti fai male tu da sola.
le appendici del quarto potere che è la scrittura, talvolta vanno recise.
di netto. 
(e quel ladro gentiluomo di calvino deve morire di nuovo. ma questo lo dico sorridente.)

postato da frafrettina alle 16:38 | link | commenti

primo tentativo sbilenco (che infatti è finito sul blog)

Oggi è stata una giornata come tante. Oggi è stata una giornata. Oggi ho fatto molte cose. Oggi è passato, nonostante tutto questo: infatti stiamo già parlando di ieri, ora, proprio mentre ne parliamo, sono le 00.37, e trentasette minuti fa avremmo fatto in tempo a parlare dell’oggi in cui avevo fatto tante cose, che invece è diventato ieri. Mentre il vero oggi, quello fatto solo di 37 minuti, per il momento (ecco, ora 38), si compone esclusivamente di cose non fatte: non sto dormendo, non sto scrivendo sul mio blog. C’è però qualcosa che attivamente io faccio, oggi: io mi impongo di non fare certe cose. Imponendomi ciò io (e 39), mi prefiggo anche l’obiettivo di superare il blocco psicologico di chi non riesce a scrivere altrove che non sul proprio blog. Errore (e 45).
Oggi faccio questo perché un ragazzo mi ha invitata a farlo. Ma io non mi sto dando credito (e 49).
Il fatto è che potrei raccontarvi di ieri, e sarebbe più interessante. Quantomeno offrirebbe più materiale da gettarvi in pasto, avrei qualcosa con cui intrattenervi. Ieri mi sono svegliata presto, nonostante la notte prima sia rimasta a inviare foto di Lisbona a un amico con cui di notte si parla di senso della vita e della scrittura. Avevo nostalgia della città della luce, di Pessoa, del Tago e dell’oceano. Chissà come ho l’impressione che quello sia un ottimo posto, per ritirarsi a scrivere. Una sorta di La Mecca scintillante della creatività. (1.01, a 0.57 il ragazzo che gentilmente mi ha investita del compito si è congedato, tirando in ballo i finali di capitolo dettati dal sonno. Ma qui mancano e il capitolo e il sonno, perciò si scrive, si scrive, si scrive. Fino al limite della pagina bianca. E non per dire "almeno fin lì", ma per stabilire un "non oltre". Scrivere, scrivere, scrivere ancora. Ha senso? Ce ne importa? Predichiamo la coerenza suicida e l’insonnia che abortisce i finali delle palpebre cadenti. Si va oltre, si va. Sì.). Mi sono svegliata presto, dicevo, perché dovevo andare a registrare la puntata di un programma tv al quale partecipo, perciò mi sono sistemata e truccata, finchè ho commesso l’imperdonabile errore di mettere uno smalto nero, trovato in un cassetto di mia sorella. Uno smalto pastoso, filamentoso, pessimo. Una boccetta di petrolio appiccicoso, ineliminabile, resistente anche al solvente per la sua sporca mollezza che invece di farsi asportare si spargeva, macchiandomi irrimediabilmente la pelle intorno alle unghie, che sembrava di vedere i gabbiani impeciati dopo un disastro ambientale svoltosi sui miei polpastrelli. Fare un fine lavoro di manicure, con i tempi stretti che avevo, era impossibile. Rabberciato lo smalto alla bene e meglio, prese le cose al volo, mi sono servita di un taxi per giungere a destinazione. Sono sempre stata riluttante all’idea di prendere il taxi, non so perché. Il fatto di essere sola in macchina con uno sconosciuto, che potenzialmente potrebbe rapirmi o farmi del male o chiedere un riscatto alla famiglia mi ha sempre inquietata. L’inquietudine, oggi, centuplicata dallo stress di essere esteticamente fuori posto e tremendamente in ritardo, nonché dallo sguardo di intesa che mi era parso di intravedere tra il tassista (che pure stavolta aveva una faccia amichevole) e un ragazzotto alla guida di uno spazioso furgoncino da lavoro, mi ha dato modo di pensare a una trama possibile per un poliziesco da due lire: io rapita da un tassista e dall’autista di un furgoncino da lavoro. Scene viste in mille fiction, mille e più. In verità, più che sull’aspetto del poliziesco, più del caso da risolvere e dei detective e della scientifica, pensavo a una sparizione misteriosa, alle cronache di una sparizione misteriosa. Chissà, forse sarei morta, e avrei narrato l’incoscienza di aver vissuto quell’ultimo giorno (ieri, e 1.15) senza sapere che la vita intera si sarebbe conclusa in modo violento dopo una corsa in taxi finita male. Chissà, forse nell’opera non si sarebbe saputo tutto il precedente fino alla fine, forse sarebbe stata una costruzione complessa di indizi e rimandi tra la vita di prima e la prospettiva post mortem per poi far trasparire l’evento violento, e il senso della caducità mai calcolata eppure ineliminabile come la presenza del rischio che tutto finisca qui, così, da un secondo all’altro (e 1.17). Forse, oppure avrei affidato le congetture a chi restava. Tutto ciò per lo sguardo (per me sospetto) di un tipo in un furgoncino accanto, mentre ero in taxi. Arrivata finalmente a destinazione ero addirittura in anticipo. Entrati in studio mi affibbiano una domanda da rivolgere all’ospite, Iginio Straffi, il volpone che ha inventato le Winx (abbiamo derogato al principio del "non oltre", ma nessuno ce ne vorrà. E 1.23). Domanda scialba, che avrei dovuto rivolgere dopo il turno di quattro ragazzi avanti a me. Invece quell’oca della presentatrice fa venire a galla il tema della mia domanda preconfezionata molto prima del tempo, e vengo chiamata a parlare. Il microfono è a un metro da me, io sembro essere stata colta impreparata ma di fatto l’ordine doveva essere l’inverso: non prima ma ultima ad intervenire. Ultima ed eventuale, per giunta. Dunque mi sporgo per prendere il microfono e tento di nascondere il dito medio della mano destra con la quale lo reggo (la lacca dello smalto su quel dito era davvero ignominiosa, così come sul pollice della mano sinistra escluso dall’inquadratura). Sembro una emo, ma questo conta poco. Ciò che conta è che debbo ripetere la domanda altre tre volte. La bella non andava bene, evidentemente, perché quella cretina della presentatrice aveva pensato bene di stravolgere le cose senza preavviso quindi vai con la ricerca del microfono. La seconda, fatta fingendo che l’assistente di studio (che tipi che girano, per gli studi della televisione. Boris, la fiction su Fox, è davvero molto fedele) fosse Straffi, buona ma a microfono spento. La terza da buttare sempre per un problema di audio. La quarta ok, ma io mi sono mangiata le parole. Alla fine andrà in onda quella, la peggiore. Ma c’est la vie. Mia madre mi è venuta a prendere per andare all’università. Senza i suoi passaggi non riuscirei mai a fare tutte le cose che debbo fare nella stessa giornata (ieri, oggi invece mi impongo di non scrivere sul blog e di non dormire. E 1.40). Entro nell’aula grande dove abbiamo lezione di Macroeconomia e mi assale una zaffata di qualche profumo dolciastro. Sembra vaniglia e mi dà subito alla testa e allo stomaco. Non riesco a capire chi lo indossi, l’aula è ancora semivuota ed essendo molto ampia mi sorprendo anche di quanto io riesca ad avvertire con netta precisione un odore tanto forte. Sara, la ragazza accanto a me con i capelli alla Soldato Jane, indossa un altro profumo altrettanto forte ma meno sgradevole. In ogni caso la combinazione di economia con profumi insopportabili, il caldo umido tremendo di quell’aula e i faretti disseminati sopra le nostre teste contribuiscono a farmi sentire davvero stordita, fatico a seguire i ragionamenti del professore, che diversamente dal solito decide di sorprenderci entrando dal lato sinistro del palco con i suoi lucidi sotto braccio, il cappotto lungo e l’andatura da Hitchcock. Finite le drammatiche ore di economia, non vedo l’ora di iniziare la tre ore di semiotica. B oggi, in una delle sue mille parentesi, parlava del "Problema". Diceva che se non si ha mai avuto grande passione per un problema, l’esempio più similare è la cotta: si vive giorno e notte per anni per un’idea o una persona. E tutto ciò che distrae da questo diventa una perdita di tempo non più risarcibile. Quando devi scrivere – dice B – e non hai in mente che scrivere, tu devi far quello per mesi, mesi e mesi, giorno e notte, passare le ore di luce a scrivere e svegliarsi nel sonno ad appuntare, che la mattina le idee non si ripescano più. E quando si esce, si va al cinema per evitare di divorziare, si è lì con la propria moglie, per farla contenta, ma si è altrove, e si sente la perdita di tempo come un macigno insostenibile. Quando uno deve scrivere, la famiglia e la vita normale passano in secondo piano insieme a tutto il resto. Tutto il resto. Dietro Straffi che oggi parlava ad Economix, sul videowall (che però, inspiegabilmente, si pronuncia vidiwall) campeggiava la frase "Per le Winx ho trascurato le feste, la famiglia e gli amici". Tutto torna. (2.02).
Torna anche una frase del mio amico committente, che suona più o meno così: "scrivi una giornata, vera, la tua, ma come se fosse un romanzo, non un diario". E torna anche l’idea dei finali da sonno. E se stessi scrivendo un romanzo invece che un diario, forse parlerei in terza persona e descriverei il rapporto della protagonista della giornata descritta con il misterioso committente amico che non si sentiva da anni eppure non si è mai sentito in altro modo se non questo: tutto letterariamente, tutto dal punto al quale lo si era lasciato in tenera età. E poiché sono le 2.07 di un oggi che sta mal raccontando uno ieri in cui sono successe cose da dire come un romanzo e non come un diario, mi torna in mente l’idea dei finali da sonno, e il fatto che alle 2.08 forse un finale da sonno è dignitosamente giustificato, anche perché la deroga al principio del "non oltre" inizia a diventare una deliberata dolosa infrazione ed essendo la scrittrice incapace di intendere e di proseguire nello stile richiesto dal committente per sopraggiunti limiti d’orario tanto vale sottoporre le parole scritte a sequestro giudiziario e porre i sigilli. Per un po’. Per sempre, forse. Ma intanto, che si concluda.
Ho sonno.
Trisillabo agile.
2.11

postato da frafrettina alle 02:57 | link | commenti
mercoledì, 28 novembre 2007

oggi è una serata che ho voglia di scrivere e pensare. urgenza di comunicare.

anche cose sciocche.

>>>>> Without giving anything away
>> you'll find ships inside of bottles
>
and the garden's overgrown
>>>>> the house is white but the paint is coming off

>>> I didn't know if you wanted to, when I came to pick you up
>> >> you didn't even hesitate, and now you and me are on our way
>
I think I've brought everything we need
>>>>> don't look back
>> don't think of the...other places you should have been
>>>> it's a good thing, that you came along with me...

>>>>>>>> Gold in the air of summer...
>>> You'll shine like gold in the air of summer...



[Will someone please come here and pick me up? Take me to the sea. I need to feel free for just a short while. Take me to Monthawk. If you get the quotation, please get your keys and come.]

postato da frafrettina alle 23:13 | link | commenti

gi effe

E' una donna che ha realizzato solo in età ben matura di essersi illusa da sempre del possesso della libertà. Fare un buon lavoro, vivere in una bella casa, avere una famiglia felice non sono scelte libere ma incasellamenti di lusso, incasellamenti fortunati. Un attimo di cosmico tentennamento. Se n'era accorta mentre chiedeva alla figlia di abbassare il volume della musica, soffermandosi un attimo di troppo sul testo di quella canzone, che parlava di strada e di viaggio e di lezioni di vita. Un attimo di cosmico tentennamento. No, le vacanze non sono viaggi. Per quante uno ne faccia, per quanto il tenore di vita gliele consenta, un viaggio vero e autentico non è nemmeno paragonabile, e lei non l'aveva mai sperimentato, in tanto tempo.  
Ma il coraggio di avvalersi della libertà dopo una vita impostata in modo diverso no, non ce l'aveva.
La libertà è una scelta da compiere subito e inconsapevolmente. Dettata da nient'altro che dal sottile e sistematico rifiuto per carattere di tutte le situazioni lineari, proficue, produttive, solide.
Un attimo di cosmico tentennamento. La voglia di rivalsa si è poi risolta nell'iscrizione a un corso di yoga e a balli solitari e circospetti quando il marito è al lavoro e i ragazzi a scuola, saltando e scuotendosi come una menade, al ritmo di quella musica. 
postato da frafrettina alle 22:40 | link | commenti

questo blog non è un romanzo

ed effettivamente me lo dovrei mettere bene in testa.
ieri ho ri-parlato (dopo almeno un paio d'anni, a occhio e croce) con un amico cervellotico come me. infatti l'impressione è stata quella di aver ripreso i discorsi (quelli importanti, poca roba di come stai&che fai) esattamente al punto in cui erano stati sospesi. e insomma mi faceva riflettere sul fatto che i blog danneggiano tanti più scrittori di quanti non ne aiutino.
è plausibile.
a livello generale il miglioramento dello scrivere delle persone blog-munite non può fare che bene a questa società ignorante e sgrammaticata. ma si dà anche livellamento. poche eccellenze e molta massificazione. ma soprattutto, si scrive in modo sommario: butto qui tutto quello che ho, che poi magari lo vengo a rielaborare. invece per il mio amico c'è una sola copia (possibilmente la bella. con tutto ciò che ne consegue, come pensare per ore a dove posizionare un segno di punteggiatura).
è che ormai è diventato un pezzo di me. e se probabilmente mi impedirà di scrivere un romanzo, di certo non mi permetterà di dimenticare nulla. nulla di quel che ho vissuto. (nulla di quel che ho vissuto che ho avuto il coraggio e la lucidità di raccontare, senza rieditarlo).
il mio nuovo lettore (perchè mi ha promesso, quasi minacciandomi, che leggerà) mi ha anche dato un compito da svolgere. raccontare la mia giornata. ma bene. non come un diario, come un romanzo.
e chiamalo facile!
alle tre meno dieci sono crollata, con in mano un risultato parziale men che mediocre. poco più che un post scritto in word. bisogna distinguere gli ambiti. forse. se non si vuol andare ad alimentare le scritture collettive sperimentali e virtuali (il che non è del tutto privo di fascino, ci sto pensando). il punto, poi, oltre allo stile poco da romanzo, è il fatto che non ero arrivata nemmeno alle 5 di pomeriggio, nel racconto. e sono successe duemilioni di cose, dopo. o comunque, non era che una mezza giornata detta male. insistere e resistere. e ritenta sarai più fortunato.
nel frattempo, visto che questo blog non è un romanzo, almeno mi permetto di scriverci i fattacci miei.
oggi ho incontrato i miei pezzi grossi di riferimento nell'estabilishment della radio. insieme a un paio di matricolette piene di voglia di fare che mi hanno riportato alla memoria quell'entusiasmo dello scorso anno, strappandomi un sorriso (e una lacrima amara: dov'è finito?). insomma, giornata nervosa e discussioni nervose. se c'è chi ha la faccia di sostenere che tutte le aree della radio funzionano eccetto la nostra, d'altra parte c'è pure lo studio vuoto alle 2 del pomeriggio e gli speaker che non si capisce dove siano e per quale ragione non abbiano il volto piantato davanti al microfono. ciò vuol dire che no, non è vero che funziona tutto. e l'ufficio stampa, che ha ragione di funzionare proprio quando tutto è talmente ben avviato che ci si può permettere di gridarlo al mondo-di-fuori, è logicamente inattivo. l'impulso di troncare e lasciar perdere tutte queste beghe è stato fortissimo. pure con l'amarezza immensa che deriverebbe dal litigare con quella gente e non poter più mettere piede in radio. ma così non ci si può stare. non si riesce a lavorare, inoltre sta tutto andando in malora. e a me piange il cuore, e la rabbia che mi sale è incontenibile. ma dico io, andavamo tanto bene...che è successo?
invidio tanto chi ancora riesce a trovare spazi per divertirsi, in questa bolgia. è una sensazione che mi manca. ora è più che altro una sottile angoscia a serpeggiare quando sono lì.
anyway.
mi ha contattata la responsabile delle attività culturali della luiss (ho visto il link, ma già sapevo di non aver vinto quest'anno!). si sta organizzando un evento, durante la notte bianca, nel quale le nostre poesie saranno recitate dai ragazzi del gruppo di teatro, e introdotte da Dacia Maraini. morale: mi hanno commissionato un pezzo sulla notte. e io non riesco mai a scrivere su commissione. accidenti. dovrò parlarne con i miei consulenti creativamente empatici mezzi letterati-filosofi-sociologi-scrittori, perchè sono in crisi.
però che bello!
e poi, sempre riguardo alla notte bianca e ai suoi ospiti, grandi aspettative.
umberto eco dato per sicuro.
su giovannino è work in progress.
"incrociamo le dita...vabbè, incrociatele voi!" 
atè logo.
postato da frafrettina alle 22:13 | link | commenti (2)
martedì, 27 novembre 2007

tem saudade

Esta noite eu tenho muita saudade da luz da minha Lisboa querida.
Entao eu canto uma canciòn que fala sobre o viajem e sobre Lisboa.
Quero regressar a Lisboa o mais depressa possìvel, com tudo minho corazòn.
No entretanto...boa noite para tudos vòs.

*****************

Di tutti i poeti e i pazzi
che abbiamo incontrato per strada
ho tenuto una faccia o un nome
una lacrima o qualche risata
abbiamo bevuto a Galway
e fatto tardi nei bar di Lisbona
riscoperto le storie d'Italia
sulle note di qualche canzone.

Abbiamo girato insieme
e ascoltato le voci dei matti
incontrato la gente più strana
e imbarcato compagni di viaggio
qualcuno è rimasto
qualcuno è andato e non s'è più sentito
un giorno anche tu hai deciso
un abbraccio e poi sei partito.

Buon viaggio hermano querido
e buon cammino ovunque tu vada
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo
la strada.

Di tutti i paesi e le piazze
dove abbiamo fermato il furgone
abbiamo perso un minuto ad ascoltare
un partigiano o qualche ubriacone
le strane storie dei vecchi al bar
e dei bambini col tè del deserto
sono state lezioni di vita
che ho imparato e ancora conservo
.

Buon viaggio hermano querido
e buon cammino ovunque tu vada
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo lungo la strada.


Non sto piangendo sui tempi andati
o sul passato e le solite storie

perché è stupido fare casino
su un ricordo o su qualche canzone
non voltarti ti prego
nessun rimpianto per quello che è stato
che le stelle ti guidino sempre
e la strada ti porti lontano

Buon viaggio hermano querido
e buon cammino ovunque tu vada
forse un giorno potremo incontrarci
di nuovo
lungo la strada.

postato da frafrettina alle 02:15 | link | commenti (3)
domenica, 25 novembre 2007

fottuta

maledetto ODG. io voglio che sia sciolto, ora.
perchè? non avrò mai il dannatissimo tesserino, presto detto!
il numero di articoli è salito a 80.
(io sono a quota 49)
il numero di euri di compensi è salito a 3000.
(io non becco una lira)
si è aggiunto addirittura un esame orale da sostenere.
(è il colmo!)
In pratica, ho buttato 3 anni e mezzo della mia giovane vita. Possibile che non ci sia modo?
postato da frafrettina alle 23:36 | link | commenti
sabato, 24 novembre 2007

cose varie

la sessione si avvicina, e marco dice che per me ogni pretesto è buono per non aprire i libri. forse sì, ma comunque le scarpe me le devo necessariamente comprare, ce n'è un paio che uso spessissimo e che ho praticamente distrutto, pertanto sì.
oggi ho fatto 3 docce, di cui una non preventivata. ha piovuto così tanto che mi si è bagnato tutto quello che avevo addosso e in borsa, l'agendina sembra irrimediabilmente compromessa. spero si riprenda altrimenti avrò un attacco di cuore. ora ho lavato anche i capelli e ho tentato di arricciarli con i tortiglioni di gomma e la spuma. nulla di fatto, sono tremendi, dovrò piastrare tutto. il che con questa umidità è molto sensato.
a tedesco stamattina c'era una supplente. austriaca, sessant'anni, da 36 a roma a insegnare al goethe institut. che divertente, una pazza! ci ha mostrato il fido coltellino svizzero, ci ha dato consigli su come eliminare il problema della viabilità a roma, ci ha parlato dei razzismi della germania, ci ha detto un sacco di cose buffe sui tedeschi e spiegato che il gatto nero porta male solo se viene da sinistra verso destra, in senso inverso sie bringt gluck. quindi occhio al senso di marcia dei katzen.
in tutto ciò ieri marco è finalmente venuto a casa mia, gli ho mostrato lovely vaio che ripulito di alcuni programmi è tornato una scheggia (fottuto uindos svista). ovviamente ha detto che sarebbe stato meglio indigo blue che luxury pink, ma è un uomo e non mi aspetto che sia anche un fine conoscitore del gusto femminile per l'hi tech (ma tanto il rosa è un diktat anche per tutto il resto, a ben vedere).
stasera se tutto va bene, indipendentemente dal fatto che io esca a fare compere o meno, dovremmo cenare qui da me...fingers crossed.
e poi niente, pensavo che sto diventando cattiva. certa gente mi provoca l'orticaria, anche vedendola in foto. e anche i complimenti fasulli di certi altri che ti si vogliono allisciare perchè sanno che sei una rompicoglioni matricolata. dio mio, come li cancellerei. o se non si può, almeno due pizze in faccia ben fatte. sarò in sindrome premestruale? no, forse sono proprio così di mio. e ne sono fiera, in ogni caso.
e poi ci sono alcune situazioni che mi stanno venendo a noia. tipo radio luiss: ma che caspita di direzione sta prendendo, tutto il baraccone? sono stufa marcia della gente che dà ordini e non ti mette nelle condizioni di lavorare bene. e poi mi sono anche rotta di fare un lavoro che mi deprime, per la radio. aaah, i bei tempi di rock disease!
per ora è davvero tutto (come dice la tristerrima annunciatrice di rai 3), vado a sistemare la tragica situazione che mi si è creata in testa. maledetti i ricci perfetti.
postato da frafrettina alle 16:16 | link | commenti
martedì, 20 novembre 2007

e insomma, ecco...

con vaio il rapporto continua ad essere di amore odio. oggi ho perfino dovuto trattare con una zotica milanese dell'assistenza sony, che "eh ma il problema deve essere relativo a vista" (ok, ma me l'hai venduto tu con vista dentro, indipercui...), e poi "eh ma se deve fare la copia del ciddì io non posso restare in linea, la richiamo tra qualche minuto" (e chi l'ha più sentita?). dannata!
nel frattempo oggi è stata una giornata stressante.
tanto per cominciare, per rilassarmi un po', bloggo dal mio lettino, che è una cosa nuova e piuttosto gradevole. a letto faccio sempre riflessioni che poi non posso andare ad appuntare perchè il piccì è spento. oggi nessuna riflessione particolare, ma questo blogging in comfort non mi dispiace, di base.
ciò detto.
la mattina sono stata un'oretta dal mio moribondo adorato. che se gli sfiori il fianco soffre come una bestia. ma ci siamo messi nel lettino lo stesso, facendo attenzione. doveva consolarmi, che già da mattina a buon'ora ho iniziato a scornare con mia mamma. le coccole erano dovute.
tornata a casa ho chiamato la lovely assistenza sony, indipercui vedi sopra.
andata all'uni (ho preso la navetta con il caro prof baldini! chissà in quali pensieri era assorto, con la sua valigina e la sciarpa rossa) tutto ok fino a macro. continuo a capire sempre meno. e devo dare cinque esami in 3 appelli. non si può fare. poi casini vari, sforbiciamento di appelli e variazioni di calendario accademico...una babilonia. in soldoni abbiamo un appello in meno a settembre, ovvero abbiamo un solo appello. mentre ne abbiamo 3 e 3 a gennaio/marzo e giugno/luglio (peccato che nella sessione estiva siano concentrati in 4 settimane. geniale, no?). ma oltre al danno si aggiunge la beffa.
nel senso, chiamo mia madre per lagnarmi un po' ed ottenere conforto e speranza circa la mia situazione. invece ottengo solo una pioggia di "se sei una capra potevi non rifiutare il 18!", "da quando hai dato l'ultimo esame* non si capisce più che stai facendo, non apri libro!" (*: guarda caso era micro!), "ah non lo so come ti devi gestire, guarda, vai a fare lettere!".
i cinque minuti di nervoso sono diventati una due ore di emicrania e lacrime in tasca. mi sono rifugiata in bagno e ho chiamato marco (sì, mio consolatore ufficiale) piagnucolando un po' per poi tornare in aula senza fare scene madri. per il restante tempo di lezione ho guardato malissimo petrucci (involontariamente, speriamo non se ne sia accorto. chiedermi di seguire in quello stato era troppo, avrei preferito picchiare qualcosa/qualcuno a sangue. ma vaglielo a spiegare, al poveretto).
però ecco, motivo vero e proprio per cui mi ero recata qui stanotte (dico qui perchè come dice danielito pitteri la rete è un luogo) è ringraziare le persone che anche quando sono intrattabile mi stanno vicine.
niccolò oggi mi ha detto che rido di meno, che mi vede a mille, e che se ho bisogno posso contare su di lui. non stavo più riuscendo a controllare le cateratte (!), perciò mi sono mantenuta il più posata possibile, ma grazie, davvero. se non ho ceduto al piantarello era per via del contesto assolutamente inappropriato, ma è stato come se mi fossi avvalsa della spalla di un amico. stessa cosa vale per paoletta (che tanto ormai qui ti chiami così), che mi è venuta vicino con discrezione e affetto, e non mi ha fatta parlare perchè sarei scoppiata, mi ha solo preso un braccio e mi ha fatto capire che c'era. e grazie anche del messaggio. davvero.
e insomma, anche se sono una frana e mi vanno storte tante cose, anche se non me lo merito poi tanto, ho tante persone splendide che rendono le mie giornate degne di essere vissute. perciò sono riconoscente.
e oggi mentre ascoltavo i foo fighters, che mi chiedevano "is someone getting the best of you?" facendomi ribollire il sangue, io ho avuto l'impulso di correre per tutta via san marino, fino a casa. solo per il gusto di correre.
mi sono sentita meglio.
notte.
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lunedì, 19 novembre 2007

errata corrige

9. 9 ciddì buttati.

postato da frafrettina alle 00:04 | link | commenti

bilancio della prima giornata in compagnia di vaio-simpatia

bene, sono stata sconfitta dalla letale procedura di backup (8 ciddì buttati, letteralmente). e causa backup non ho aperto libro (no vi giuro, oggi ne avevo tutte le intenzioni! lo so che non ci credete ma è così!). e se non dovevo aprire libro tanto valeva che restassi a casa di marco a fargli compagnia.
giornata del cacchio. (ogni) maledetta domenica. o sunday bloody sunday.
nel frattempo, trasferendo i miei documenti e scaricando programmi qui e là è arrivato anche qui il virus canterino (suona un organo e poi c'è una che urla come se la stessero scuioiando...principale indiziato: morpheus). almeno quello è stato debellato, attraverso l'odioso norton 360 (360...che coincidenza).
dopo questa disfatta in stile caporetto (non oso pensare cosa accadrà quando caricherò tutti i miei film e i files musicali), si cercano suggerimenti per:
- eseguire il backup senza morti/feriti
- un nuovo programmino yeah per il d/l di musica e affini (il mulo è da prendere in considerazione?)
- un nuovo e migliore antivirus, che norton mi sta sull'anima
- un nome rosa e carino per lovely vaio, pure se è un po' stronzetto, come ho constatato oggi.
good nite.
postato da frafrettina alle 00:01 | link | commenti (4)
domenica, 18 novembre 2007

nuovo pc

vi scrivo dal mio meraviglioso sony vaio CR rosa confetto. eh sì.
sono tornata da casa del mio uomo invalido, dopo una serata a base di pizza, di famigliari e di abbiocco pestifero. e anche di cioccolatini che sono stati un attentato alla mia salute. potevo intossicarmi, se non me li levavano da davanti.
in tutto ciò sono grata ai miei genitori. che fanno di tutto per darmi sempre il meglio, anche se non è poi tanto sicuro che io me lo meriti. spero di non deludere, al momento opportuno.
e sì, sarà il nuovo pc al quale mi devo abituare, ma stasera non riesco a dire le cose "esplicitamente", come piace a me.
mi ambienterò. questo pasticcone rosa diventerà il mio regno, nonappena avrò modo di organizzare tutto come si deve qui al suo interno.
ha! che bello il computer rosa! =)
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sabato, 17 novembre 2007

cose che capitano

forse oggi mi doterò di un nuovo laptop solo per me, in modo da porre fine all'isteria di mia sorella che mi snerva ogniqualvolta sono al pc (cioè sempre).
nel frattempo passo più tempo possibile col mio povero amore invalido, sto a casa sua a rompere le scatole alla sua famiglia visto che non può camminare o uscire, studio da lui, stasera mangio da lui, gli porto film e varie. epperò è così triste non vederlo la sera...sì ok le telefonate, e poi andare a letto ad ore consone dopo 3 anni di disabitudine non è poi così male (oggi mi sento quasi lucida! cioè, ero reattiva alle 8 di mattina, non mi sono svegliata facendo una fatica immane...assurdo!), ma comuque...
vado a fare ricerche online per la scelta, ma propendo per un vaio (dato che l'i-book non va d'accordo con windows, quindi con me!).
Adeus!
postato da frafrettina alle 15:37 | link | commenti
mercoledì, 14 novembre 2007

riflessioni

e sì insomma, stasera che lui non viene a farmi compagnia, e il divano non è occupato da noi due, mi sento un po' sola. come se aspettassi di vederlo, da un attimo all'altro. certe cose poi diventano abitudini caratterizzanti la tua vita. certe cose diventano dei riferimenti. e poi pensarlo lì solo mi fa tristezza, ecco. avrei voluto poter restare.
che poi, pensavo...se dovessi razionalmente indicare la ragione per cui sto con lui, io non la troverei. tanto è vero che poi, razionalmente, io ci litigo in modo furioso, sotto certi aspetti. non lo so.
siamo diversi, siamo molto diversi. eppure c'è qualcosa di irrazionale (eppure tanto preponderante, sulla vita) che mi lega davvero indissolubilmente a questa persona. la persona per me.
è totalmente illogico, ma è incontrastabile. e non lo so spiegare nè a me nè a nessun altro.
però oh, che bello che non siano solo le cose spiegabili a fare la vita delle persone.
postato da frafrettina alle 23:00 | link | commenti (1)

è andato tutto bene

e lui sta lì per la notte. ma sta bene, e lo so che era una scemenza ma tra i brutti presentimenti e l'effetto straniante che fanno le cose della vita quando accadono proprio a te, sono sollevata che sia andata come doveva andare.
e in una stanza di ospedale i parenti dei malati vicini ti salutano con affetto: c'è umanità ed empatia. filantropia, perchè si è lì tutti per confortare qualcuno che soffre. è un principio che è talmente assente nella quotidianità cinica, che vederlo vivere, così inaspettatamente e d'improvviso, ti fa uno strano splendido effetto. e non credo di essermi spiegata, ma va bene.

***********

Surgical [abominous] sick inspirations
voglio fare l'amore con te
su un letto d'ospedale
laddove muore tanta gente e tu sei
debole.
laddove come mai prima ti amo.
laddove tu hai bisogno di me, ed io di stringerti.
Where I can blow your pain away.
Where life is just an accident
or a medical result,
there more than anywhere
it should be shouted out
and Magnified.

postato da frafrettina alle 22:09 | link | commenti

ma io...

...cosa cappero posso domandare all'amministratore delegato dell'enel?
depennare la voce "giornalismo economico" dal taccuino dei mondi possibili.
intanto però le domande le devo tirar fuori dal cilindro. bella storia.
postato da frafrettina alle 10:41 | link | commenti (4)

surgery

e lo so che non è un intervento a cuore aperto. ma quando mettono le loro mani chirurgiche su una delle persone in assoluto più importanti della tua vita, sei sempre iper preoccupato.
che poi, quando si tratta di quell'individuo che, fra tutti quelli che hai scelto tu di far entrare nella tua esistenza, è il più indispensabile e importante, non ne parliamo proprio di come stai.
come aver bevuto un thermos di caffè a digiuno, alle 3 di notte.
con la consapevolezza che anche fosse per un'unghia incarnita o l'estrazione dei denti del giudizio, saresti angosciato allo stesso identico modo. eppure te lo continui a ripetere, che non è niente di che.
cavolo, alle cose davvero gravi come reagiresti? meglio non rispondersi. specialmente non ora: già stai come stai.
perciò in definitiva quel che conta è lo stato delle cose. e allo stato delle cose sei teso come una corda di violino.
perciò se qualcuno ci buttasse un occhio, a che vada tutto molto più che bene, starei più tranquilla.
e speriamo che non debba dormire in ospedale, domani a quest'ora.
è che lui è così piccolo...
so che non lo è. ma per me lo è comunque.
e insomma, io mi raccomando. a chi di dovere, a lui e pure a me. e cerco di stare tranquilla.
e pensare che lo odia tanto, questo blog...

postato da frafrettina alle 01:36 | link | commenti
sabato, 10 novembre 2007

prove per una storia

e mentre camminava in strada, studiando tutte le facce dei passanti e cucendo su quelle una trama diversa per ognuno, e mentre gli spunti si rincorrevano nella testa ed erano troppo rapidi per essere salvati tutti, e mentre pensava che in questi casi sarebbe utile dettare i pensieri senza usare la voce a un qualche congegno che li registri, e mentre tutto questo e un freddo porco, l'insegna della galleria commerciale da ricchi vestita a festa recitava "Natale d'ispirazione", e un albero di natale fatto di cavi elettrici rossi e neve finta. ci mancavano solo le vetrine ad infierire. e stralci di dialoghi al semaforo.
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giovedì, 08 novembre 2007

30 cents

Non si può vivere una vita
in cui l'unica cosa che provoca aritmia
è l'assunzione di caffè al mattino.

***********

(ispirazione così a buffo, adios.)
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mercoledì, 07 novembre 2007

hoy

prima sono stata a pranzo con nannini. e tante discussioni. e tanti spunti.
fedigrafo è più interessante di fedifrago. e trame da rielaborare, prospettive da focalizzare, rendere più interessante il genere sentimentale e quello criminalpoliziesco. che poi, se una trama non è tua, come fai a svilupparla? ma ci si può provare e riuscire. forse anche per bene.
quattro mani? e 'nnamo!
comunque.
ho intervistato Mr. Severgnini. Un tipo simpatico, sveglio. Da prendere in considerazione. Uno che del mestiere di scrivere sa diverse cosette.
Ho rivisto fra testi, e mi era mancato un po' chiacchierare con lui come ai vecchi tempi. quando non si tratta di giornali è una persona a cui sono legata, alla fin fine. come a tanti che ho conosciuto lì a zainet, come a tanti che pur non essendo assidui frequentatori della mia quotidianità mi mancano e mi strappano un sorriso e un ricordo, quando ci penso.
poi ho visitato la chiesa di san marco con marco, imbucandomi tra gli studenti di storia dell'arte. ho visitato lo strato sotterraneo della chiesa, non aperto al pubblico, disordinato e con i lavori in corso. tracce di absidi e di fonti battesimali, muri che si perdono in altri muri non scavabili, che ti lasciano lì a chiederti "che cosa c'è, al di là?". e poi pozzetti sepolcrali e tombe a cappuccina. e tante casse di plastica, foderate di giornali ingialliti di chissà che epoca, piene di polvere e di caschi da muratore. con dentro tegole, marmo. e tante ossa.
Un osso
con scritto
"Fu Corpo".
Ecco un pensiero venuto alla vista di femori tibie e bacini. e molti coccigi.
E uscendo da lì, oltre ad aver visto (avrei anche potuto toccarle, a dire il vero) delle vere ossa di veri morti, ho anche visto un vero povero. uno di quegli uomini tondi, intabarrati e sporchissimi, con tutti i loro averi su un carrello. prevalentemente panni. una catasta. io non riuscirei a mettere tutto quello che possiedo nemmeno in un furgoncino. è un'osservazione da niente, ma avere così poco da averlo tutto sempre appresso è straniante, se ci si sofferma a pensarlo.
ad ogni modo, nannini mi faceva notare che "ogni romanzo risponde a una domanda, è la soluzione di un problema". e io ridendo fra me pensavo "è questo il punto! io i problemi li creo, come posso risolverli?"
Io da una situazione sviscero un problema, e da questo una cascata di problemi e di mondi possibili. una deriva di interrogativi. eccolo, il problema delle trame. sono soluzioni.
che io non ho.
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martedì, 06 novembre 2007

troppe cose da riportare

Giovanni mi ha scritto, in primis. Parole splendide, piene di fiducia nelle mie possibilità.
"Ogni tanto, fra una frase e l'altra, alzo un po' la mano, lo sguardo, e dico tra me e me...questa ragazza è un talento! Squassante e meraviglioso."
Mi ha chiesto di avvisarlo, quando inizierò a scrivere il mio romanzo, perchè "ti dedicherò un sorriso, e penserò che qualcosa di bello, non solo per me ma per tanti, sta per accadere."
E io sono ricolma di gioia per questo, ma mi sento paurosamente non all'altezza delle aspettative.
Paurosamente sterile. E investita di grandi responsabilità.
Siamo sicuri che sia solo questione di tempo, prima che io scriva un romanzo?
Sarà come dice alessio, non si può scrivere una storia sapendo che devi rispondere al telefono, andare di qua e di là, fare questo e quello. Può darsi che tutto questo condizioni la mia scarsa inventiva per le trame. Non ho neppure il tempo di tenerle in gestazione, non le posso pensare, non le posso conoscere o prendere sul serio. Non c'è tempo.
Tornerò su questo punto. E' mia abitudine.

Ero venuta a scrivere di Einaudi, in ogni caso.
Bello, per carità. Il pianoforte è sempre splendido.
Ma con Giovanni non c'è paragone.

Ieri notte non sono potuta venire qui a scrivere.
Su un quadernetto ho fissato delle cose che vado a riprendere e riscrivere qui, dove è giusto che stiano.
La musica di Einaudi è una musica matura, evocativa, che porta a pensare scenari cosmici o lunari, grandissimi abissi, grandissimi silenzi, grandi pensieri in questi. Ma è come se non avesse umanità. Mentre quando penso a G. io vedo quella e tutto il resto, amplificato dalla sofferenza del genio che porta il peso dell'idea e della sua passionalità. E' come se in Einaudi non ci fosse corporeità, un puro spirito pensantissimo (lapsus reiterato, ma mi piace, in ogni caso pesantissimo. e scrivendolo anche qui ho messo di nuovo una n in eccesso), contemplativo e da contemplare, è come un burrone, ma non fa trasparire emozione. solo ragionamento. ed è splendido, serve anche questo. ma è come se vivesse il piano in modo meno totalizzante e totale. è una musica stilosa e marina, baricchiana (anche perchè lui ha quella stessa velata spocchia). Da maestro.
Nel rapporto con gli strumenti lui autorizza a prendere la parola, a volte dialoga, a volte sovrasta, altre volte accompagna soltanto. modera il discorso musicale, è il padrone di casa, il presentatore.
A volte cade nel "siamo tutti fratelli" e giù baci e abbracci con chi suona ritmi tribali. ma glielo si perdona.
è che è Bravo, ma non comunica molto, non vive la tastiera, non si sbraccia. A volte sembra un direttore d'orchestra. l'espressione ricorrente è il sorriso sornione di chi sa quello che fa e ottiene il risultato voluto, di chi bonariamente si diverte, come tra amici. un po' bar sotto il mare, la cosa bella è che si lascia contaminare e raccontare dagli altri avventori musicali. A volte anche sentore di relitto, di deserto.
il mare è costante riferimento, una musica ondosa e acquatica, profonda e ineffabile. O troppa o niente, però. Nessuna crisi alla G, nessun delirio. Molta riflessione ed introspezione.
E' una musica che accompagna i pensieri ma non li genera. Al massimo gli crea attorno un atmosfera, un ambiente ideale, li evoca, li spinge fuori, li richiama e gli lascia spazio per espandersi, come un respiro.
Ho passato il tempo del concerto a pensare sul senso e sulla grandezza, sul pensiero stesso. e sulla morte. Come fosse una musica posata, adulta. Che è consapevole della caducità del pianista e di chi ascolta.

Di seguito, alcuni pensieri della serata. Lasciate stare se non siete pronti a tutto, sono tra il baudelairiano e il cinico.

Morte
Piano
Forte.

Contrabbasso
Contrappasso;

Violino
Violento
Violante
la Viola
Violata
che Viola
la Via
deviando.

Archi parchi

Arpa tarpa.

Triangolo.

L'orchestra senza vergogna.
Il punto e virgola non si usa più.

********

Pianoforte
Piano Forte
Piano Piano
Forte Forte
Forte Piano
Piano ma forte
Fortemente piano piano
Piano come spazio geometrico
Essere pianisti
Essere geometri del suono.
Che poi, si può suonare ogni nota piano o forte
Le note sono acute o gravi.
Pianoforte è un modo di suonare, non uno strumento.
Il nome forse è mai meno appropriato.

***********

Giunta l'ora
E' opportuno non lasciarsi vestire e arrivare impreparati
Ma presentarsi abbigliati opportunamente
Vestirsi per la morte
per l'ultima occasione di rilievo
l'esperienza più seria
di certo, la cosa più importante da fare in vita.

***********

L'anima e la coscienza svaniscono subito.
In ordine, poi
Sono le nobili parti più molli
a decomporsi per prime.
La lingua e la gola parlanti
ll cuore che a lungo ha pulsato
condensa
Il sangue raggruma
Seccati le labbra e gli occhi
il sesso
il cervello.
Da ultimi gli ossi
Nascosti da sempre.
La morte che rende giustizia
fa divo chi è dietro le quinte.
Risarcisce
i servi del corpo occultati
più longevi del resto, in fine.
D'apparizione l'ordine è invertito
in uno nuovo e più equo
terrifico
di sparizione.

********************

E per tornare a un pensiero felice, come dice paoletta, "sii felice, che stasera si è avverato un tuo desiderio".
Già.

postato da frafrettina alle 21:30 | link | commenti (3)
lunedì, 05 novembre 2007

Grazie

taty scrive:

allora ieri pomeriggio mi sono seduta sul divano
taty scrive:
con in mano i tuoi scritti
taty scrive:
l'evidenziatore rosa e un blocco dove scrivo degli appunti
taty scrive:
inizio a leggere ed a evidenziare
taty scrive:
dopo un pò mi rendo conto che ho evidenziato le pag intere...
taty scrive:
quindi alla fine non ho + sottolineato
taty scrive:
era tutto troppo bello
postato da frafrettina alle 11:49 | link | commenti (1)

stasera

vado a sentire un concerto di ludovico einaudi, con claudia.
speriamo che giovannino non si senta tradito. (prima di entrare, al bookstore dell'auditorium, mi compro gli spartiti di joy. cosicchè il caro ludovico lo capisca, che mi piace il piano, ma capisca anche di che scuola di pensiero sono. un po' come dice giulio: con la giacca grigia sei kantiano, con quella marrone un hegeliano. in base a dei codici di moda propri solo della facoltà di filosofia (cit.)). la verità vera è che ho bisogno di musica strumentale. un bisogno inestinguibile. e le parole di una canzone ora come ora mi danno quasi fastidio. non vale per tutte, non per tutte allo stesso modo. ma un po' di noia, quella sì.
la giornata sarà lunga e impegnativa, ora studio macro, dopodichè lezione fino alle 7 dopodichè auditorium, sperando di arrivarci viva e vegeta senza ricorrere a passaggi di natura famigliare (e che! non si può più andare in giro tranquilli in questa città maledetta? -> la risposta, ovviamente, è no.).
sulle spalle una fantastica nottata che doveva essere di riposo, per riprendermi dal ponte fatto di ore piccole (non per bagordi mondani ma per esigenze di pensiero. in breve perchè sono pazza.), e che invece ho speso fino alle 2 a cercare di insegnare la critica husserliana a galileo a quella debosciata di mia sorella (debosciata perchè con 4 giorni di ponte si è ridotta alla notte prima (cit.) compromettendo la mia sana dormita). dalle 2 alle 3 invece, letture incentivanti per conciliare il sonno ormai perso: Bernardo Soares, dalle ore piccole di oggi il mio alterego blogger ante litteram. che bello. e poi riesco a vedere tutti i posti di cui parla. rua dos fanqueiros, rua da assunçao, rua prata, rua dos douradores. io le vedo. Lisbona, io ti vedo chiaramente. che splendore. chissà che segreto si cela, in Lisbona, che rende tutti i suoi scrittori così dotati e autoanalitici. sforna talenti. ci devo tornare come un musulmano a La Mecca, in pellegrinaggio mistico. a ispirarmi. Non per niente stanotte ho sognato che io e marco eravamo tornati lì, di volata. e mi pare di ricordare anche che eravamo a Praça Luis de Camoes.
Gli appunti di macro non si impareranno da soli, quindi vado.
Ma vi saprò dire di stasera. Oh, se vi dirò.
postato da frafrettina alle 10:11 | link | commenti
domenica, 04 novembre 2007

alle 6 di mattina

vedere the eternal sunshine of the spotless mind dalle 4 alle 6 di mattina, e sentire nostalgia di lui, volerlo chiamare pur sapendo che è troppo tardi/troppo presto e che starà dormendo, è una di quelle cose che ti fa capire che ne sei davvero innamorata, e quanto tu lo ami.
e dovrei dire buongiorno, più che buona notte.
e darei tutto in questo momento per averlo qui accanto.
vado a dormire. forse.
postato da frafrettina alle 06:07 | link | commenti (1)

Personaggi notturni

Effe:
Passa tutta la vita a rincorrere la sua idea di se. Fa spesso shopping, nel tentativo disperato di assomigliarle.
postato da frafrettina alle 03:15 | link | commenti
sabato, 03 novembre 2007

i carrelli nel parcheggio dell'ikea

ho notato nel parcheggio dell'ikea, desolato e buio alla fine della giornata di acquisti, due carrelli messi uno di fronte all'altro. erano carrelli di quelli per portare i bambini, senza cesto per le merci. solo un ripiano alla base, e il seggiolino apribile per il bambino, che scorre su di bracci metallici che sporgono. i bracci metallici tesi, le gambe munite di ruote. erano antropomorfi. posti l'uno di fronte all'altro, sembrava si sbracciassero per raggiungersi, ma l'inerzia di quelle ruote non autonome nel movimento (condizionato dalla spinta altrui) li costringeva a tendersi l'uno verso l'altro in modo metaforicamente angosciante, e nulla più. salvo poi realizzare che, per giunta, la presenza di quel seggiolino per bambini chiuso, poteva anche esso essere metafora della possibilità di avere figli, non ponendo ulteriore accento sul fatto che il seggiolino fosse chiuso a simboleggiare una possibilità non sfruttata, un'occasione mancata. no, ci ho pensato dopo e mi è anche sembrato forzato. ma non è questo il punto. il punto è che quei due carrelli simboleggiavano gli uomini nella società di oggi. il prodotto industriale della società del consumismo come metafora delle esistenze consumatrici e consumate che conduciamo noi, che di giorno spingiamo quei carrelli. alla ricerca di qualcosa, tendenti verso quello (un altro carrello? qualcos'altro? comunque tendenti, tesi, in tensione) e in perenne inerzia, perennemente fissi nel punto in cui siamo, nonostante le ruote.
come ha detto mio padre, passeggiando nel parcheggio dopo aver posteggiato la macchina "certo che questi posti la sera sono proprio squallidi".

postato da frafrettina alle 22:42 | link | commenti

è che...

è che io sono una persona pacifica, quando si tratta di vita personale. e non vorrei dover scegliere tra uscire con i miei e lasciare lui senza far niente piuttosto che uscire con lui e accannare i miei per la milionesima volta consecutiva (sapendo che si esce per fare shopping, shopping per me).
è che poi ho talmente tanto sonno e mal di testa (questo stile di vita di andare a letto quando albeggia è malsano ma mi viene così, in questi giorni) che dovrei dormire quindici giorni filati.
è che vorrei starmene sul divano senza nessuna incombenza (come quando sei a scuola, sotto le vacanze di natale, e hai finito i compiti assegnati: a che altro devi pensare?) a leggere il libro dell'inquietudine di bernardo soares, senza sentir dire da pezzi di vita distinti ma comunque afferenti all'insieme "affetti, famiglia" cose come "hai preferito passare il tempo con pessoa piuttosto che con me".
è che cerco di non scontentare nessuno, ma è inevitabile in certi piccoli minuscoli insignificanti frangenti. che poi manco sono tanto piccoli: la gestione del tempo di un pomeriggio non è insignificante, specie se il prossimo pomeriggio del genere capita fra 7 giorni. e subito dopo c'è marco che si opera per quelle due ernie. quindi non vorrei dovermi sentire colpevole, dello shopping. della superficialità. non vorrei che qualcuno si sentisse trascurato, se mi prendo un po' di tempo per me (sapendo che l'occupazione ideale non è tanto il """necessario""" rinnovamento stagionale del guardaroba quanto il poltrire in compagnia di soares).
è che a ben vedere la vita è logorante e cattiva e amara anche nelle scelte più piccole, quelle di ordinaria amministrazione.
e io avrei voglia di una pasta con le fragoline di nemi. e di dormire e di leggere.
che tempo di merda che fa fuori.
e per la cronaca, mia sorella si è appena svegliata.

postato da frafrettina alle 15:31 | link | commenti

un ridicolo pensiero

Mentre mi ingozzo di liquerizia, leggo integralmente il blog di un certo mio amico, e penso che guadagna molto da una lettura d'insieme, tanto da sembrare un libro bello e fatto.
In tutto ciò ho riavuto il mio mattone di poesiole da giulio, e dalla sua ragazza antipatica (ma solo perchè non si lascia vivere, sta sulla difensiva e un po' si crede pregiudizialmente migliore di te. è un peccato.). E più lo sfoglio più non capisco se il suo contenuto mi convinca o meno. Dovrei trovare un recensore intelligente.
Ma il motivo per cui ho deciso di scrivere due righe è il balenarmi in testa (oggi particolarmente frequente) di un ridicolo pensiero (cit.) che mi mette un entusiasmo infantile, come quello della vigilia di natale, dell'attesa dei regali: ho intenzione di ricominciare a suonare.
Speriamo che al ridicolo pensiero seguano altrettante ridicole azioni che concretizzino questa mia ridicola smania. Che però mi dà tanta euforia, da bambina che pregusta le sorprese più belle, i desideri più grandi concretizzati, a distanza di un sottile strato di carta, coloratissimo e importante quanto il contenuto, che sia ulteriore anticamera conferente importanza al gesto e al momento di gioire per il dono ricevuto.
Scartare i regali è sempre più bello del toglierli dalla confezione o giocarci, a ben vedere.
Che la perseveranza mi assista, e soprattutto speriamo che io mi prenda sufficientemente sul serio da iscrivermi davvero a lezioni di piano.  

postato da frafrettina alle 02:58 | link | commenti (4)
venerdì, 02 novembre 2007

emicrania

me n'è venuta una lancinante, per una litigata con marco. ho preso troppa poca novalgina e il risultato è che il torpore dolorante in viso me lo porto senza sosta da oggi pomeriggio. con gli occhi che pizzicano e quel senso di sonno artificiale che si impadronisce della tua lucidità. e pensare che mi ero fatta trovare pronta per uscire, perchè avevo voglia di aria, di cose, di arte. pop art o gauguin, insomma, qualcosa che mi desse da pensare. invece tutta bella vestita ho litigato e fatto l'isterica. la scena di me che prendevo le gocce piangente e urlante dava molto l'idea di donne sull'orlo di una crisi di nervi. anche marco preso dalla scenicità della situazione se n'è uscito con la frase da copione stile guarda-come-sei-ridotta. la cosa bella è che stasera era tutto un vago ricordo e noi due eravamo perfettamente normali. nonostante la mia faccia sconvolta. e alcune domande che rimangono sempre a ronzare nella testa quando succede qualcosa.
fra me e marco il collante sono i sentimenti, e la certezza che dopo tutto, anche dopo le litigate più furiose e gli interrogativi più inquietanti, scherzare e ridere sul divano guardando qualcosa di irrilevante in tv è naturale, familiare, bello. ti mette a tuo agio. per questo si passa sopra a tutto. perchè al dunque i fondamentali sono solidi, anche se un momento prima inizi a spintonare tutti i pilastri per vedere se crollano.
le domande restano con voce piccola piccola solo per me. o forse anche per lui, ma comunque stanno lì inespresse, come è giusto che siano a quiete ritrovata, e parlano solo per mettere ancora sotto analisi, per convincere ancora di più se passano il vaglio mentale, o se questo vaglio ancora non c'è stato sono comunque piuttosto flebili per scatenare questioni ciclopiche, la normalità della vita con lui che fa bene ed è genuinamente così, le fa passare in secondo piano.
sto usando troppe virgole. sto diventando poco chiara. sta diventando difficile parlare. una musica evocativa di certi stati mentali sarebbe più adatta a spiegare. io scrivo purtroppo, non suono. ma cavolo, devo ricominciare. devo.
dicevo.
che la cosa più curiosa in tutto questo è che i motivi della lite sono stati proprio quei capisaldi delle relazioni interpersonali passati in rassegna nelle mie conversazioni di ieri con claudia ed alessio.
ovvero, c'è bisogno di stare con qualcuno che segua i tuoi viaggi mentali, che capisca il senso che dai alle parole, che ti interpreti, pur essendo una persona diversa, ma che ami questa diversità e ne faccia occasione di confronto, e soprattutto capendo come guardi il mondo ti sappia dare quello di cui hai bisogno nei momenti in cui non capisci più niente. bisogna trovare l'empatia.
a livello di sentimenti e di caring per l'altro io ce l'ho, e me la godo.
a livello di lente sul mondo, di entusiasmi che fanno la vita, di cose importanti (che per me sono le ispirazioni provenienti dalla musica, dall'arte, dalle cose che accadono, e l'ossessiva ricerca di corrispondenze, interpretazioni, di un filo conduttore almeno di massima che mi faccia sentire in un bellissimo romanzo dove sono in parte personaggio in parte autore, dove non tutta la trama dipende da me e non tutta è imperscrutabile) beh, ci si deve lavorare.
mi ha spaventata.
ha detto che non mi capisce, non mi riconosce, sono cambiata, non mi sta più dietro. i miei eccessi di entusiasmo arrivano alla pedanteria ossessiva e sono pesanti, come se parlassi e basta e non avessi considerazione di lui (invece è tutto un tentativo di coinvolgerlo, di portarlo sulla mia stessa lunghezza d'onda in modo da comprenderci davvero fra di noi). e poi ha detto che vivo in un modo stancante, che lo porto a pensare a cose a cui non vuole pensare. è come se lo sfinissi e lo istigassi a difendersi.
se da una parte, come dice claudia, questo significa che lo stare insieme lo travolge (quindi che pur con timore si sta avvicinando veramente a quello che sono), dall'altra parte mi porta a chiedermi cose tipo:
se ti intimorisco, sono indecifrabile, e comunque troppo assoluta nel vivere la mia vita in modo non asettico/igienico/distaccato, di che stiamo parlando?
ami come sono o no?
perchè è qui che la partita si gioca. e la situazione cambia radicalmente secondo che tu:
a) non mi capisca e sia intimorito da questo
b) mi capisca e sia intimorito da come sono
non saprei nemmeno scegliere una opzione preferibile, tra le due.
in ogni caso, poi, quello che c'è al fondo di un abbraccio fa tacere tutto questo. si vede che ci si può convivere. e se non ci si dovesse convivere davvero, se dovesse diventare lacerante, allora certo che qualcosa crollerebbe giù. tutto è sempre sotto esame. se resiste, forse, non è per pigrizia o insicurezza mia. forse è perchè finchè è così va bene.
ma le domande è meglio non spegnerle mai.

postato da frafrettina alle 02:26 | link | commenti (1)