il giornalismo e i suoi effetti collaterali

lunedì, 31 dicembre 2007

ready steady go

incredibile, il timing è perfetto.
dovevo capirlo dal momento in cui sono riuscita a finire una scatola di patè di tonno che prevedevo già di dover mollare aperta a metà sul tavolo, e che invece era proprio nella quantità giusta per riempire le tartine rimaste. 
ho finito di cucinare giusto in tempo per vestirmi, e non ho cambiato idea su cosa mettere. Oddio, che mi sta succedendo?
L'unica indecisione, ma me la permetterete, è per la collana. un punto luce o una cosa più easy e grande. boh. chiederò l'aiuto del pubblico.
le cose sono 3. o il 2007 era il mio anno fortunato e me ne accorgo solo a 3 ore e mezza dalla sua fine/il 2008 sta iniziando a infondere in me i suoi influssi benefici, oppure qualche disgrazia sta per accadere alle mie tartine, oppure (e questa è la mia preferita) un dolcevita nero è la soluzione a tutti i problemi dell'umanità.
gli auguri in anticipo non si fanno, perciò angurie (laaaaaaame! cit.) e see you in 2008.
fate i bravi.
postato da frafrettina alle 20:29 | link | commenti
domenica, 30 dicembre 2007

breaking news

Non solo la pazzia Farfa è confermata. Ho addirittura sentito delle lagnanze con argomento "sacco a pelo".
Cioè...
postato da frafrettina alle 23:30 | link | commenti

a casa mia

non ci si annoia mai.
ieri a ricucire con marco, dopo una giornatina che sarebbe stato meglio evitare.
oggi grande screzio tra tutti noi e mia sorella, che per capodanno ha pensato bene di andare a FARFA (ma cosa c'è a farfa oltre alle pecore, a capodanno?) e di farsi venire a prendere alle 4 dai miei. poveracci.
ah da notare che mia sorella ha sedici anni, manco a dire che sia una pretesa easy per quell'età.
oh, in questa casa non si riesce mai a studiare due righe di fila senza che succeda qualche casino.
che io debba astenermi dallo studiare?
postato da frafrettina alle 19:05 | link | commenti
sabato, 29 dicembre 2007

at the end of the day

o ci passi sopra o va tutto a puttane, di base.
e speriamo che abbia capito qualcosa, lui. altrimenti sarà tutta salita.
nel frattempo ci ho guadagnato due pagnotte al posto degli occhi e una giornata di studio saltata a piè pari.
pace, speriamo almeno ne sia valsa la pena.
postato da frafrettina alle 20:55 | link | commenti

music is the enemy

We're just two lost souls swimming in a fish bowl,
year after year,
running over the same old ground.
What have we found?
The same old fears.
Wish you were here.

Nel frattempo sono passata a Damien Rice. Sempre peggio.

postato da frafrettina alle 15:58 | link | commenti

una canzone che non ci voleva

/Le incomprensioni sono così strane/
/sarebbe meglio evitarle sempre/
/per non rischiare di aver ragione/
/la ragione non sempre serve./
/Domani invece devo ripartire/
/mi aspetta un altro viaggio,/
/e sembrerà come senza fine/
/guarderò il paesaggio/
/Sono lontano e mi torni in mente/
/t’immagino parlare con la gente/
/Il mio pensiero vola verso te/
/per raggiungere le immagini/
/scolpite ormai nella coscienza/
/come indelebili emozioni/
/che non posso più scordare/
/e il pensiero andrà a cercare/
/tutte le volte che ti sentirò distante/
/tutte le volte che ti vorrei parlare/
/per dirti ancora/
/che sei solo tu la cosa/
/che per me è importante/
/Mi piace raccontarti sempre/
/quello che mi succede,/
/le mie parole diventano nelle tue mani/
/forme nuove e colorate,/
/note profonde mai ascoltate/
/di una musica sempre più dolce/
/il suono di una sirena/
/perduta e lontana./
/Mi sembrerà di viaggiare io e te/
/con la stessa valigia in due/
/dividendo tutto sempre,/
/Normalmente/
/Il mio pensiero vola verso te/
/per raggiungere le immagini/
/scolpite ormai nella coscienza/
/come indelebili emozioni/
/che non posso più scordare/
/e il pensiero andrà a cercare/
/tutte le volte che ti sentirò distante/
/tutte le volte che ti vorrei parlare/
/per dirti ancora/
/che sei solo tu la cosa/
/che per me è importante/
/e il mio pensiero ti verrà a cercare/
/tutte le volte che ti sentirà distante/
/tutte le volte che ti vorrei parlare/
/per dirti ancora/
/che sei solo tu la cosa/
/che per me è importante/

Non a caso si chiamano Tiromancino. E no, nemmeno mi piacciono gran chè. Mi sa che oggi combinerò poco, a livello di studio.

postato da frafrettina alle 15:44 | link | commenti

ripensandoci

mi sono tornati in mente degli incubi che ho fatto, nel corso di questi mesi. tutte cose che gli ho raccontato, piangendo come una cretina.
incubi nei quali lui fumava, beveva, non so che altro faceva di sbagliato in compagnia di amici che lo incitavano. e lui voleva fare come loro, e mi diceva di non prendermela. e io piangevo e mi disperavo. era lontanissimo, un altro. come se avessi paura che lui volesse fare cose che lo allontanavano da me. queste cose lo allontanano da me, io ne ho paura, io ho paura se lui è un'altra persona. quelle mattine ho ringraziato dio del fatto che fosse tutto un brutto sogno. ok, sto vaneggiando, sto scrivendo in modo delirante. ma come cazzo è possibile che gli incubi prendano vita.
e ora che faccio?

Un'amica dice che tutto questo "è legato soprattutto a scommesse di fiducia infrante e dal vedere un mondo in cui cerchi di inserirti dando te stessa allontanarsi dalla tua visione delle cose...e dalla "vostra" visione delle cose...o quella che dovrebbe essere vostra..."
Ha detto bene, dovrebbe.
postato da frafrettina alle 14:47 | link | commenti

per la serie, cose che capitano (non) per caso

Scena:
Pub, uscita a quattro. Io sono lessa grazie al primo giorno di ciclo. Ascolto resoconti di fattanze estive (fingendomi interessata) e di incontri parentali.

Dialogo:
Cugino di M. - "Eh sì, le nozze d'oro di nonna e nonno. Che poi quella volta c'eravamo pure fatti quel cannone in macchina!"
M. - Strabuzza gli occhi.
F. - Cercando di sembrare scherzosa. Finge un sorriso con tutte le sue forze, poi dice
"Ah, pure tu eh? Braaavo!"
Dà un buffetto a M. sulla guancia.
Cugino di M. - "Oh scusa...non lo dovevo dire..."

The End.

Purtroppo i bugiardi con me hanno poco a che spartire. E anche se formalmente non è cambiato nulla, io sono morta dentro, da qualche parte. C'è qualcosa che ha fatto crack. Sarà la fiducia. Sarà che non ci credo. Sarà che non lo so. Però, per quanto possa sembrare una cazzata, e per voi persone sane e normali sicuramente lo sarà, per me è un'offesa e una mancanza di rispetto. E non mi spiego come possa aver tenuto il segreto così tanto. O meglio, se l'ha tenuto così tanto è perchè non aveva proprio intenzione di dirmelo. Mai. Questo implica che non gli dispiacesse. Come invece, nella mia bacata concezione delle cose e dei rapporti, avrebbe dovuto. E in tutto questo non è che io sia arrabbiata, che forse sarebbe meglio.
Ecco, a me dispiace. Profondamente. Come se non ci si potesse fare nulla, per riaggiustare i pezzi. Sto con le lacrime agli occhi da ieri notte. E quando se ne stava andando non avevo voglia di mettermi a discutere, solo di andare a vomitare (ma veramente, avevo i conati. M. - "Sei sempre esagerata. Una bambina."). E ora, le volte che ci siamo sentiti per telefono, non avevo voglia di dire niente. Perchè in fin dei conti mi sono stufata di sgolarmi per dirgli quello che non mi sta bene. Stavolta lo trovasse lui il fiato. Lo sa che in questo ambito, per me, non si può sgarrare. Venisse lui a urlarmi che gli dispiace. Non facesse come ieri, che alla fine se andava tutto a puttane era colpa mia che faccio di ogni cazzata un cataclisma. Eh no, la colpa non è mia. E' di chi fa le cazzate. (Inutili le sue comparazioni con i miei tentennamenti di un annetto fa, quando -sempre siccome lui si comportava da perfetto estraneo- mi sono chiesta se non mi meritassi un trattamento migliore, che tante persone amiche mi riservavano. Sì, anche solo amiche. Che però, ogni tanto, invece di rimbambirmi di "Tu mi scarichi addosso tutti i tuoi problemi." venivano a chiedermi "Come stai?").
E di fiato ne dovrà trovare tanto e con convinzione. Perchè io, oggi, mi sento proprio ghiacciata. Come se mi avessero fatto un'anestesia. Come se una cosa così importante tutt'a un tratto (venendo a mancare uno dei presupposti fondanti per la sua importanza, cioè che non ci si finga altri da ciò che si è) fosse diventata solo una cosa.
E stanotte ho pensato di prendere le mie cose e andarmene. Erasmus, una meta a scelta. Via da tutto. Via da qua.
Che giornata di merda.
postato da frafrettina alle 13:49 | link | commenti
mercoledì, 26 dicembre 2007

saudade

Mi mancano i Kings.
Mi mancano troppo.

postato da frafrettina alle 20:00 | link | commenti

thoughts

Credo di avere bisogno di Norvegia.
O di Londra.
O di girare.
Riattivare quel PN che era "io che viaggio e vedo il mondo e sono libera e piena di ispirazione e slancio" che è stato messo in ultimissimo piano per esigenze di vita quotidiana ineludibili. Tipo una carriera universitaria.
Che sto facendo?

Dannati Kings of Convenience. Quanto li amo.
postato da frafrettina alle 16:23 | link | commenti

Auguri da parte di Giovanni (sì, non è per splinder ma chissene!)

http://myspacetv.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoid=24278558
postato da frafrettina alle 15:41 | link | commenti

un buon natale

sì è passato bene. regali a parte, che come al solito ai miei si dovrebbe fare una statua.
Ho visto i nonni, a marco è piaciuto quello che avevo preso per lui. ieri sera abbiamo giocato a carte (anche io! che non so fare manco il solitario!) da peter, noi soliti. è stato carino.
still on my wishlist (lo so, sono senza fondo):
- cappello di liu jo visto da jam
- ballerine di hello kitty
- borsa di andy warhol vista da jam
(neverfull monogram canvas LV)
- clothing vario, da jam a benetton a brandy a killah.
eh lo so che sono fastidiosa.
back to the book. so long farewell till we'll meet again.
postato da frafrettina alle 14:35 | link | commenti
martedì, 25 dicembre 2007

xmas time

e comunque auguri a tutti. =)
postato da frafrettina alle 18:58 | link | commenti (3)
domenica, 23 dicembre 2007

nota per me

(stella) fRaNCeScA (luna)
postato da frafrettina alle 22:02 | link | commenti
giovedì, 20 dicembre 2007

gingol bels gingol bels gingol ol de uei

il natale arriva. devo dare 3 esami nel giro di quindici giorni (a cominciare dal 9 gennaio) e dire che sono nella cacca è un pallido eufemismo. ciononostante il natale arriva.
Oggi è stata una giornata intensa.
Mai presi tanti mezzi pubblici per fare i veri chilometri da una parte all'altra di roma, prima per questioni """lavorative""", poi per le regalie natalizie. a marco, ovviamente. gli altri regali sono ancora in mente dei.
mia madre mi ha gentilmente scortata in tutti i miei giri, cosa che mi ha fatto estremo piacere (e dall'altro mi ha fatta sentire in colpa, per il dispendio in termini di energie e in termini di vile pecunia).
primo giorno in un ufficio di collocamento. tra qui e con tutti gli autobus che ho frequentato in giornata ho visto l'umanità più varia. solo che quella all'ufficio di collocamento mi sembrava un po' più triste, sarà stato l'edificio, il classico elefante burocratico che casca a pezzi, nel cuore scalcinato di san lorenzo/verano.
sugli autobus le vecchiette attaccavano sistematicamente bottone con mamma per lamentarsi della folla, del servizio pubblico, delle indecenze varie. e ad ogni colpo di tosse che mi scappava (ormai altro che sciacallo, sono un cagnaccio tisico) mi sentivo scrutata da tutti i passeggeri che sotto sotto forse mi credevano un untorello della meningite che aleggia su di noi come la peste di poe (addirittura due ragazze stavano in tram tenendosi la sciarpa sul volto come per non respirare l'aria nel vagone).
sono stata anche alla dear, dove mi hanno fatto chiamare un interno, l'ufficio scritture, per una questione di contratti e scartoffie. cercando di capire se mi avrebbero pagato anche per le registrazioni di economix avvenute prima che mi iscrivessi al collocamento dell'enpals, la tipa mi fa "ma lei è ancora intenzionata a lavorare con noi?" io "beh certo sono qua apposta" lei "ecco bene allora oggi e domani può andare a domenica in, altrimenti a pyramid la sera a cinecittà blablabla", insomma mi ha sommersa di incarichi (che non mi interessano particolarmente, per un fatto di credibilità personale [posso fare da figurante a domenica in o alla prova del cuoco?] e perchè le retribuzioni sono ridicole [una signora incontrata all'ufficio per i contratti mi ha detto che a pyramid devono lavorare un pomeriggio per 25 euro. 25 euro? ma siamo impazziti!]).
detto ciò, nel pomeriggio non ho fatto in tempo a ripassare a via nizza a prendere il libretto del lavoro, bensì sono andata al centro per regali.
ho trovato un negozietto che vende gli ipod a prezzi convenientissimi, infatti ero tentata di prenderlo a marco. per non cadere nell'acquisto impulsivo ho fatto un giro di perlustrazione con my mum sottoponendole tutte le varianti e le combinazioni.
le alternative più convincenti erano:
maglia del west ham/arsenal nuova (introvabile in italia, ahimè)/paris s. germain [un paio di maglie insieme, magari. oppure una + altro, tipo DVD vari]
ipod nano (perchè inizialmente volevo regalargli anche il sensore apple-nike da mettere nelle shoes, ma ho scoperto che è una vera bufala)
PSP
alla fine ho tradito tutti i miei shopping plans. mi sono trovata davanti al negozio lacoste e mi sono venute in mente le sue parole (ancora non ho comprato un golf nero con lo scollo a V). tombola.
è un maglione splendido! il commesso, decisamente piacione, si è addirittura denudato del suo per farmi vedere che la misura, su un ragazzo di circa un metro e novanta, era perfetta. insomma ha fatto da manichino vivente. il gesto repentino di togliersi il maglione è stato un colpo di scena. la iena che è in me rideva da farsela sotto.
insieme al maglione ho preso il DVD di nightmare before christmas in edizione speciale (santa mamma che l'ha visto nello scaffale!) e il best of di elio e le storie tese (quando l'ha visto giorni fa, andando a zonzo per via del corso, a momenti mi casca per terra). poi sono tornata da jam per comprare anche un paio di guanti da moto della tucano urbano, così non ruba quelli di sua madre. e poi era da tempo che volevo prenderglieli. inutile dire che entrando da jam la mia wishlist natalizia si è allungata di parecchio, ma che dico allungata, si è moltiplicata per gemmazione fino ai livelli di guardia. anche oltre.
insomma, per marco ho risolto.
restano da fare TUTTI GLI ALTRI REGALI. e ho solo venerdì, in pratica, per farli. e ben poca liquidità.
fa niente! è natale, siamo ottimisti!
gingol bels!

postato da frafrettina alle 01:32 | link | commenti (3)
lunedì, 17 dicembre 2007

alluvionale e alluvionata

L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,
delle carte, dei quadri che stipavano
un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.
Forse hanno ciecamente lottato i marocchini
Rossi, le sterminate dediche di Du Bos,
il timbro a ceralacca con la faccia di Ezra,
il Valèry di Alain, l’originale
dei Canti Orfici – e poi qualche pennello
da barba, mille cianfrusaglie e tutte
le musiche di tuo fratello Silvio.
Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura
Di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
Tanto prima di perdere la loro identità.

Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio
Stato civile fu dubbio fin dall’inizio.
Non torba m’ha assediato, ma
gli eventi
Di una realtà incredibile e mai creduta
.
Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo
Dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo
.
postato da frafrettina alle 21:26 | link | commenti (1)

scherzetti tecnologici

ha! che amenità. splinder non ha cancellato!
manca la citazione dei meganoidi, che avevo cercato di posizionare col tasto destro, cosa che poi ha fatto impazzire la pagina e mi ha fatto pensare di aver perso il post.
che divertente, potremo dilettarci in un alessandrino confronto.
in tutto ciò, grazie a questo giochetto, io ho perso tempo utile per dormire. e ne sto perdendo altro per motivare il fatto che abbiate letto due posts praticamente identici.
anche se il secondo è un metapost, che scava nelle motivazioni del primo.
interessante. per me, si intende.
bon nuit.
postato da frafrettina alle 01:45 | link | commenti

post cancellato

splinder ha deciso di rimuovere. un post su quello che mi frulla per la testa in questo periodo.
non ho voglia di rimettermi a scrivere, ma se qualcuno volesse saperne qualcosa sa dove trovarmi.
era anche un post scritto decentemente, per quanto inutilmente autoanalitico.
sempre sul conflitto tra la realta delle cose, che sembra non bastarmi mai, e la lotta con i mille mondi possibili non attivati, tenendo ben presente che a priori, quello in cui vivo è degnissimo di tutti i miei sforzi e di tutto il mio impegno. solo che, diamine, avere una solo possibilità di essere e chiudere fuori mille altri destini è crudele. e prima di sapere a cosa mi condurrà questa o quella strada, tra l'altro, non c'è modo di sapere se è giusta o no.
tutto nasce dalle affermazioni di un certo amico, perso nelle situazioni di emergenza che spero si siano assestate, che diceva di non volersi laureare perchè sta tanto bene dove sta. e poi da un pezzo di una canzone dei kings che dice somehow didn't notice / friendship is an end, dove a friendship potete sostituire qualsiasi cosa avvenga nel presente.
ecco, uno dovrebbe prendersi il lusso di proiettare nel futuro solo poche cose, senza rischiare di vivere per il domani. perchè il tempo non lo rimborsa nessuno.
sviluppata la tematica, anche con citazioni alla semiotica che tanto mi dà da pensare, dicevo poi che ancora attendo riscontri sulle migliori produzioni da inviare il 20, e notificavo il fatto che le unghie sono tornate del loro colore naturale, promettendo che non durerà.
chiudevo con due citazioni.
una è "my secrets are now / things I can touch / this is complicity" in relazione alle scuse che ponevo ai lettori che non sarebbero stati felici di leggermi ripiombata nell'autobiografismo da lettino e da "how does this make you feel?", ribadendo che ok, non è l'ideale ma a volte serve fare il punto, e che non posso non essere come sono. e sono anche così.
l'altra, in relazione alle unghie, ma anche al mio carattere e al ritorno delle cospirazioni perchè il mondo sia un posto migliore, è "conservo di nascosto / sempre lo stesso smalto". questa si riferisce anche a un'altra cosa. ovvero, a un certo punto del post mi riproponevo di guadagnare in serenità dando più credito alla realtà fatta di fatti, che tanto mi sembra stolta. a costo di intorpidire questo mondo qua, che produce scollamenti, che fa vivere di stimoli che non hanno un luogo fisico di esistenza, di date e appuntamenti clandestini rispetto a quelli dell'agenda ma che danno tanto, tanto di più. far tacere questo mondo che è ingiustificato, portatore di pensieri anche dolorosi. questo mondo che è mio. da questo ho ripensato ciò che ho detto. inutile fare propositi che non si possono e non si vogliono mantenere. al massimo tentare di farli convivere, ai due mondi. negare quello che maggiormente mi rispecchia non si può. non si deve. non accadrà mai. "conservo di nascosto / sempre lo stesso smalto".

>> Non temere / Zeta reticoli on my mind / Aspetterò il momento / Per un migliore slancio <<

Magari approfondiremo il tema. Magari no. In ogni caso vado a letto.
postato da frafrettina alle 01:41 | link | commenti

non lo so

da una parte sono contenta, in un modo stupido e beota. rido, faccio la bambina, mi vesto come capita per stare in casa, non ho voglia di uscire. e ci sto bene. e quando ride sono contenta e vedo che sta bene anche a lui. e non è che ci sia bisogno di nient'altro.
da una parte, oltre a questi fatti, indipendentemente da lui, mi sembra tutto piuttosto insensato.
mi sembra di sapere troppo poco. mi sembra che avrei potuto sapere di più e meglio. e sì, la cliometria, per quanto io sia convinta in generale di quello che sto facendo, è sempre una bella fregatura. non perchè come dice lorenzo io non sia sicura delle mie scelte. tutt'altro. so che sono state scelte sagge. però di tante vite possibili, di tanti Mondi Possibili, di tanti Programmi Narrativi, io, per quanto avrei potuto attivarne mille, tutti insieme e diversi dal mio, ne sto portando avanti solo uno. che ha molti lati positivi e anche delle lacune. che però impiega tutto il mio tempo, e nessuno me lo restituirà mai.
la verità è che ripensavo alle parole di una persona, che dice di non volersi laureare per quanto sta bene dove sta. per quanto gli piaccia arrivare lì per studiare e vedere chi c'è in giro e salutare tutti, come si stesse in un giardino delle cose belle per la mente. e poi riascoltavo i kings quando dicono somehow didn't notice / friendship is an end. dove a friendship si può sostituire qualunque cosa che avviene nel presente. la proiezione nel futuro, sì, ci deve essere. ma si dovrebbe anche essere liberi di ignorarla. vivere oggi e stop. prendersi questo lusso. finalizzare tutto a un domani ipotetico, che già adesso posso dire che non sarà come lo immagino (forse perchè lo immagino troppo vagamente, o applico al mio PN attuale il domani di un MP che non ho attivato). già l'oggi che vivo, ieri io lo avevo immaginato in modo diverso. e così via all'infinito. sempre insoddisfatti, sempre a chiederci se avessimo fatto così invece che colà, sempre a vivere di stimoli che con la vita fatta di fatti, quella oggettiva, c'entrano relativamente poco. o nulla. aporia, scollamento, confusione tra i piani sui quali la nostra esistenza si articola. eppure è inevitabilmente così. e poichè i destini, finchè non sai a cosa ti hanno condotto, sono tutti degni di rispetto e del massimo impegno, meglio non crogiolarsi nei dubbi (esempio, ma domattina alla dear che ci vado a fare?). meglio dare tutto quello che c'è. e godersi quelle risate di quando indosso il pile e il pigiama, sperando che tutto vada per il meglio. cercando il meglio senza sosta. e cercando di smetterla di non dare credito alla vita reale solo perchè esiste e succede, solo perchè non pensa ma è. ridurre lo scollamento tra i due mondi. sarà pure intorpidirne uno (questo, quello più fervido, quello più doloroso, quello più mio), ma forse ne guadagnerei in serenità.
erase & rewind. cancellate le ultime righe. al massimo posso cercare di farli convivere in modo pacifico e fruttuoso, i due mondi. non vale la pena di fare propositi che non si rispetteranno. perchè non li si vuole rispettare.
e questo post è un po' fine a se stesso. e certi miei lettori esigenti, che pensano che il blog danneggi lo scrittore, non saranno felici di leggerlo. una ricaduta nell'autopsicanalisi spicciola. ma tante volte scrivere serve a fare chiarezza, a fare il punto della situazione, a mettere in ordine la stanza incasinatissima che è la testa. quindi mea culpa, ma non posso che essere come sono.

>> My secrets are now / things I can touch / this is complicity <<
postato da frafrettina alle 01:25 | link | commenti
sabato, 15 dicembre 2007

Post che sta per Commento

Il quadrato semiotico mette in relazione gli elementi proprio utilizzando le categorie di contrarietà, subcontrarietà. contraddittorietà e complementarietà. I termini posti in QUEL quadrato si relazionano in base a questo. Essere è contrario di Sembrare, Sembrare è complementare a Non Essere, Non Essere subcontrario di Non Sembrare, Non Sembrare complementare a Essere. Essere è contraddittorio rispetto a Non Essere, Sembrare è contraddittorio rispetto a Non Sembrare.
Ta-dah! E' la stessa cosa! Le etichette ai lati del quadrato sono sintetiche delle relazioni che ho appena scritto. Mi affascina moltissimo, come ragionamento. E' una bomba di significati ulteriori e spiega molte cose, sia a livello letterario che di pensiero che come metafora delle relazioni interpersonali.
Perlomeno, io ci vedo tutto questo.
Non la chiamerei banalmente "tabella", come il dizionario non è un elenco dettato dalla convenzione. Il dizionario è la cassetta degli attrezzi del sistema culturale, è una semiosfera nella quale cerchiamo di fissare quel che la Langue del nostro tempo traduce della magmatica Parole. Ed è tutto sempre contingentale, dinamico, in movimento. La Parole rode la Langue da dentro e la incrina. I termini entrano, i termini escono. Abbiamo sintagma e paradigma del nostro modo di vedere il mondo tutto lì. Le relazioni le devi rintracciare tu, è già un'impresa erculea indicizzare tutto questo. Quali cose magnifiche riesce a fare la convenzione!
Ma il discorso è più che lungo.
Per quanto riguarda le mie scelte personali, premettendo che non voglio essere arrogante nel dire quello che sto per dire, che a mia volta ti stimo e che sono molto riconoscente dell'alta considerazione che hai di me, vorrei aggiungere che:
- non si tratta di essere d'accordo perchè non c'è niente da opinare
- la luiss non si presta ad essere un'aggravante, a meno che non si sostengano punti di vista tipo "università-dei-confindustriali", che fanno più pregiudizio di chi non ci è mai entrato piuttosto che aggiunte di contenuti validi alla discussione sul perchè la luiss sarebbe peggiore rispetto ad altre realtà
- scienze politiche/della comunicazione non è una facoltà limitante, è una facoltà che guarda al concreto e al reale e strizza l'occhio all'astratto. anche la pura astrazione rischia di essere molto limitante, se non dal punto di vista dell'arricchimento interiore, sicuramente dal punto di vista degli sbocchi professionali futuri. dei quali mi permetto di preoccuparmi.
- che in numerosi post io svisceri cliometricamente i vari "come sarebbe stato se" è naturale e inevitabile. e non me ne priverei per nulla al mondo. ci sono momenti in cui me lo chiedo, se studiare economia e diritto sia il massimo per me. ci sono momenti in cui sento che per legittimare la mia pretesa di fare la Giornalista (con la G) non posso fare altrimenti. anche se sarebbe bello fare tutte materie filosofico-letterarie. anche se ogni tanto non è così facile come potrebbe essere altrove. anche se tante cose.
e poi, ripeto, c'è tempo per tutto. e poi forse, per sapere di filosofia o di letteratura, avere una laurea specifica non è l'unica strada disponibile. chissà che una forte vocazione alla conoscenza sulla quale basare una solida cultura non conduca ai risultati sperati. purtroppo di colpo in canna ne hai uno solo, e scegliere dove mirare è difficile. ognuno fa i suoi calcoli. ognuno ha sparato. forse è solo questione di puntare bersagli diversi.
-  mi fa piacere che tu ti preoccupi per me. davvero. ma a volte mi sembri un tantino -come dire- risentito. impressioni eh. ma ti voglio bene lo stesso. :)
a presto.

Così parlò frafrettina.

postato da frafrettina alle 19:03 | link | commenti

cvd

sono rimasta a casa.
mia sorella ha rotto in mille pezzi la mia tazza preferita.
una tazza con babbo natale, che io ho utilizzato imperterrita anche a ferragosto. ora che era quasi il momento adatto, non ce l'ha fatta.
ironia della sorte.
che il più delle volte ha proprio un umorismo squallido.
postato da frafrettina alle 13:38 | link | commenti

le tre di notte

ho passato una buona serata. tra foto impietose di amici in costume, amici di amici iscritti a valle giulia, torte di compleanno per un compleanno al quale non sapevamo di essere stati invitati e cottura di forchette di plastica sul fuoco di candele che fungevano da accendini. tanto odore di tabacco (ah, ho beccato mia sorella in flagrante con la sigaretta in mano. tombola), tante risate rievocando la storia recente del liceo, tante altre fatte per via delle differenze culturali tra panama e l'italia. c'era un amico di pietro panamense, simpatico. e sosteneva che io fossi uguale a chissà chi, ecco perchè mi fissava di continuo.
in ogni caso sono le 3 di notte, e domattina alle 8.30 ho tedesco.
non ce la farò mai.
olè.
postato da frafrettina alle 03:12 | link | commenti
venerdì, 14 dicembre 2007

milan kundera è sempre lui

Non c'è nulla di più pesante della compassione. Nemmeno il nostro proprio dolore è così pesante come un dolore che si prova con un altro, verso un altro, al posto di un altro, moltiplicato dall'immaginazione, prolungato in centinaia di echi.
postato da frafrettina alle 19:20 | link | commenti (3)

back. in english.

silence is harmful
the cruellest weapon ever
sipping blood from cuts it doesn't open
although it's sharp.
postato da frafrettina alle 18:58 | link | commenti

haiku break

night. a stony grave
for secrets that don't belong
to sunset blue light.

postato da frafrettina alle 18:49 | link | commenti

veridis quo

quadver1
Il quadrato della veridizione.
Poi uno si chiede perchè mi piace la semiotica...
postato da frafrettina alle 18:03 | link | commenti (6)

ormai più che tentativi sta diventando un tema fisso. penso tutto in termini di Notte.

come un passante.
è un sole che si eclissa.
ed ogni assenza è affondo di coltello.
il buio ormai traduce ogni sentire.
è notte e non lo sa, che sto vegliando.

*************************************

e c'è chi dorme già
chi pensa al buio
e chi dovrebbe scuotersi dal sonno.

**************************************

After the torchlight red on sweaty faces
After the frosty silence in the gardens
After the agony in stony places
The shouting and the crying
Prison and palace and reverberation
Of thunder of spring over distant mountains
He who was living is now dead
We who were living are now dying
With a little patience

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giovedì, 13 dicembre 2007

tentativo N e oltre

il nastro di moebius.

notte è malia diabolica e pietosa
che serra in una morsa di glucosio
l’umano ristrettissimo perimetro
umido sodo e acquoso come un pesce
fuggevole e piumato come uccello
somma di bulbo e bulbo dentro al cranio
terreno di una pianta che ha memoria.
con disinvolta cieca noncuranza
la fata siderale
le folte ciglia intreccia e sale sparge
sabbia da una clessidra rotta in terra
cangiante quintessenza dell’oblio.
pavone che iridato di velluto
riposi in un letargo madreperla
per un momento
non senti il peso di dover volare
anneghi in screziature di cristallo
ti sbracci verso bolle evanescenti.
però dentro al miraggio tu non piangi.
notte di loto, notte allucinata.
postato da frafrettina alle 23:05 | link | commenti (1)

epifanie

House of Leaves scrive:
mica ti vorrai far smontare da un pensiero?


improvvisamente, tutto sembra spiegato.
postato da frafrettina alle 22:11 | link | commenti

astensione

per oggi il giudizio è sospeso.
tra tavolini del bar e conversazioni della pausa pranzo, tra poesie che non mi convincono, tra reazioni di un certo prof che mi aspettavo più entusiasta, dati i precedenti.
sì insomma, sono nervosa. l'ho detto.
postato da frafrettina alle 21:53 | link | commenti
mercoledì, 12 dicembre 2007

quando gli alieni blu c'hanno ragione

/It might not be the right time/
/I might not be the right one/
/But there's something about us I want to say/
/Cause there's something between us anyway/

/I might not be the right one/
/It might not be the right time/
/But there's something about us I've got to do/
/Some kind of secret I will share with you/

/I need you more than anything in my life/
/I want you more than anything in my life/
/I'll miss you more than anyone in my life/
/I love you more than anyone in my life/

{Daft Punk - Something About Us}

clip-daft punk-01
postato da frafrettina alle 21:52 | link | commenti (1)

black nails

oh yes.
postato da frafrettina alle 20:58 | link | commenti

ma l'amore dove sta?

Supermarco scrive:
mi perdi ogni giorno di più
Supermarco scrive:
bel carattere, complimenti
postato da frafrettina alle 01:40 | link | commenti
martedì, 11 dicembre 2007

l'imprevisto

volgare ma legittimata, poi, viene la realtà, e irrompe sulla scena del romanzo.

chi legge la sua vita come trama -metà destino, metà invenzione propria- non è mai preparato contro i fatti.

la soluzione, in casi come questi, è scegliere tra le due percentuali: lasciar fare alla vita, o caricarsi il peso della storia.

non c'è mossa più nobile o più vile. la penna può sperare, la sorte scrive. il narratore, attore e personaggio deve dotarsi di bianchetto, deve difendersi con delle protezioni, sperare di poter drizzare il tiro, correggere i segni più marcati, tracciare strade di cancellature, dar senso agli imprevisti scarabocchi.

la vita è tela dipinta da due mani: la tua e quella del caso, senz'appello, e non ci si combatte ad armi pari. sentirsi storia è vivere da eroi. guai a proteggersi da questo immenso dono! è un compito assegnato, una scommessa, anche se la riuscita dipende da te solo in minima parte.
perciò speraci. con tutte le tue forze. fai che la tua intenzione sia talmente chiara che possa combattere con le cose, quelle che accadono. inventa il miglior mondo possibile. prepara l'eventualità più bella. aggrappati. realizzala. almeno per quanto in tuo potere.
leccati le ferite se sperare non è valso a nulla.
ma non prenderti colpe che noi hai. in fondo, sei sempre e solo un piccolo spettatore seduto in ultima fila.
hai voce troppo flebile e sei troppo distante. ma guai, guai a lasciar qualcosa di intentato. dentro.

devo andar via. ma quel che dico a te lo dico a me. perciò continuerò a parlare.

postato da frafrettina alle 21:59 | link | commenti

tentativo numero N

Ecco cosa succede a scrivere su commissione in mezzo a mille altre cose da fare.
Un incollaggio di pezzi pensati altrove, scanditi da una metrica barbara.
Siccome si farà lettura teatrale, magari si potrebbe fare a più voci. a uno i settenari, a uno gli endecasillabi, a un altro i quinari. Poi a turno riletti solo i quinari, a tre voci.
Dopodichè un coro, per gli ultimi due versi, e il suono di uno sparo.
Non lo so. E' il massimo che posso pensare ora come ora.
Consulenti, consigliate.

(e anche oggi di cose da scrivere ce ne sarebbero! dalla mia uscita allo scoperto come ricercatrice volontaria con un PP mai visto così entusiasta [ma quando uno è un grande, è un grande!] alla riesumazione del mio Barbour alla ricerca di un look diverso, al pensiero che uno cerca se stesso, ma poichè siamo locali non può che essere tutto qui, qui dentro, sempre appresso, alle bombe metaforiche lanciate da baldini sulla società moda, sulla solitudine e su come è difficile affrontarla. c'è tempo. intanto guardate cosa siamo riusciti a creare: www.visuwords.com, è di cose come questa che parlo, quando mi esalto e dico che voglio fare semiotica per sempre. reti neurali...web semantico...il cervello che è rete e la rete che è cervello. e io che scrivo in rete e nel mio cervello. ah, che meraviglia!).

Dicevo:

La notte è solo notte,
maledizione di tutti gli scrittori!
Vi parlo della mia
che sa tenermi sveglia fino al giorno.

Io non so come.

Non dormo mai, la notte
e non per malcelata licantròpia
né per romanticismo:
è l’unico momento che mi resta

per stare sola.

Il cosmico silenzio
(Notte di loto. Notte postmoderna)
colora di memorie
maledette le tenebre agitate

io sono nera

intorno l'indistinto
si perdono i confini della mente
sonora l’implosione
non vedo più dove comincia il Fuori

io sono tutto

divento tela scura
crudele Aprile, tra rantoli di neon
che sfrigola. Sinistro.
La cappa cupa in cielo non mi opprime.

Ha già piovuto.

Per terra in una pozza
un cuore ancora umido è riverso
combatte a suon di rosso
[melmosi anfibi lordi i miei pensieri]

Di luce viola,

Elettrici miraggi
un muscolo che forza sulle valvole
lo vedi nel torace
mentre la strada è spugna del suo sforzo

e lui soccombe.

Ancora undici versi
(Notte di loto. Notte postmoderna)
notte sciancata e stanca
notte che non sa piangere ma impone

lo sguardo s’è ossidato
tra vetri rotti e specchi avvelenati
ci sono io che muoio
risorgo e poi mi appanno, è un sentimento.

Buio coltello

Il gelo lama geme
il gioco inizia a farsi troppo lungo
se notte è solo notte,
maledizione di tutti gli scrittori,

fin qui ho sognato, e i versi sono troppi.

L'amore è tutto un gioco d'acqua sporca.
La notte è un forte colpo di pistola.

Al cuore morto in terra sanguinante
Lo confesso, vostro onore!
Son stata io a sparare.

Però non me ne pento.

postato da frafrettina alle 20:39 | link | commenti

una verità e mezzo # 2

La condotta e il carattere sono ampiamente determinati dalla natura delle parole che usiamo per discutere di noi stessi.
postato da frafrettina alle 00:53 | link | commenti
lunedì, 10 dicembre 2007

and other stuff

e ha ragione chi dice che viviamo senza più distinguere nulla. vivo le lezioni come sedute di autoanalisi nelle quali si parla dell'uomo di oggi e quindi di me. il che è meraviglioso, perchè è esattamente di questo che ci stiamo occupando. la vecchia percezione della cattedra come emittente di nozioni da annotare, per poi chiudere il quaderno e vivere in altro modo è superata, per me. e ne sono immensamente felice.
certo, questo capita perchè seguo lezioni splendide.
oggi, per esempio. in un continuo rimando tra i tanti ambiti del mio vivere (racconti di amici, conversazioni notturne, ambizioni futuri e sentimenti miei che riporto qui, tutti misteriosamente interrelati e zeppi di simbolismi), ho seguito una lezione sul glocal.
e glocal è un po' la condizione dell'uomo in generale, a prescindere dalla parola specifica, coniata in ambito economico.
io lancio qualche spunto, sono troppo stanca per riconnetterli e infarcirli di tutte le mie annotazioni (innumerevoli, innumerevoli, innumerevoli). tanto comunque si intuisce tutto, tutta la cosmicità del discorso. e poi, se vi servono note disambiguanti, sapete dove trovarmi.
Tutto comincia con Paul Valery che nel 1930 dice che è iniziata la fase del mondo finito. Continua Conrad in Cuore di Tenebra (tenebraesilenzio, cit.): non esistono più spazi bianchi sul mappamondo. Ogni posto è sulla mappa, la mappa e il mondo corrispondono, non ci sono più luoghi inesplorati o ignoti. Il fuori non esiste più.
Nel periodo del mondo finito si stabiliscono i fusi orari, le latitudini e le longitudini, non ci si può più perdere. in ogni posto, si è sempre perfettamente situati nel reticolo convenzionale. c'è perfetto coordinamento tra le infinite località (nel senso di entità locali, non di luoghi).
Ecco il clinamen storico oltre il quale si prende coscienza del fatto che il mondo vive di prospettiva reticolare e di interconnessioni. siamo tutti collegati, un'immensa rete di links e hub. Lo dimostrano pezzi di letteratura (di cultura, di espressione del sentire comune in forma artistica) come il Piccol Principe. Ognuno un pianeta, ognuno in relazione con mille pianeti diversi, un unico cosmo ed infiniti mondi.
Lothman osserva che prima del 1850, momento nel quale si piantano i semi di queste consapevolezze, nella letteratura non c'era la teorizzazione del problema dell'incomprensione, dell'incomunicabilità. Il mondo, dopo il 1850, si va contraendo, è tutto conosciuto ed esplorato. l'altro non è più fuori, da scoprire/raggiungere/sottomettere: l'altro implode dentro. non ci si capisce più.
Nasce il romanzo moderno, teatro del dialogismo tra universi di valore differenti. conflitto. scontri tra mondi di assiomi che fanno tutte le storie del mondo, dalla banale novella su lui&lei alla favola dell'uomo alienato nel mondo e solo con sè.
ci si rende conto che l'altro esiste, che è ricompreso nello stesso orizzonte e non è più estraneo, posto fuori. nascono l'individualità più sperduta, la pluralità più irriducibile, l'alterità meno sanabile. Deiscenza.
Il fuori non è più fuori, esplode dentro (estraneità nel globale);
Proliferano le estraneità all'interno dello stesso contesto (atomizzazione nello stesso intero).
Il mondo finisce all'esterno, apre voragini dentro. Crea indicibilità, incomprensioni, disomogeneità.
Ogni località umana, sempre e in ogni tempo, si è sempre sentita universo globale a se stante. afflato olistico. vale per tutti.
La nostra immaginazione è sempre globalizzante, pur essendo noi locali. Non siamo dovunque, ma ci sentiamo tutto, dentro. Spaziamo, nello spaziotempo, grazie al pensiero e al linguaggio. Ogni produzione di senso è radicata e situata nel qui e ora, ma ha estensività globale perchè noi pensiamo globalmente noi stessi, i nostri pensieri e il mondo. ricomprendiamo tutto. il globale è una categoria di senso, che si erge nel locale come dato di fatto.
La glocalità è la condizione umana. Ogni produzione di senso ci situa e ci apre al mondo.
Siamo in senso assoluto esseri globali e locali, ci pensiamo olisticamente, come insieme di valori e credenze coerenti. ma siamo in-un-luogo e in-un-tempo e in-relazione-agli-altri. ci relativizziamo in questo confronto, pur rimanendo cosmi globali individuali.
il rapporto tra sé e altro riproduce la tensione globale-locale, e anche l'implosione dell'alterità nella stessa interiorità personale (olistica e sfaccettata, parziale e totale al contempo. anche in noi ci sono infiniti mondi diversissimi in conflitto. crisi e coerenza apparente, questi gli stati d'animo che viviamo in noi quando questa dialettica si svolge. la teoria dell'io egemone dei medici filosofi, per intenderci). L'altro, lo cerchiamo altrove (dove dovrebbe essere. cfr. retorica degli "alieni") e in noi stessi, dal '900 (psicanalisi).
non conosciamo l'altro in noi stessi -> inconscio. cerchiamo di conoscerlo come possiamo.

insomma, il succo è che tendiamo localmente a visioni complessive. inglobiamo il globale nella nostra località, ci sentiamo locali e globali, al contempo siamo coscienti di essere piccole località ricomprese in globalità più estese.
ad esempio, perfino chi guarda alle nostre spalle, dove non abbiamo occhi, ha una visione di noi più globale di noi in quel momento, e così all'infinito. c'è sempre un punto cieco, il pensiero è sempre, pur olistico, situato e relativo. ogni prospettiva (che si presume, nel senso che è presuntuosamente globale) è localizzata da un altro sguardo. ecco la maledizione/benedizione dell'alterità, del relativismo, del non essere onnipotenti, whole and useless.  
(e se avessimo avuto gli occhi anche dietro? se avessimo visto a 360°? cliometria, scienza del "cosa sarebbe successo se", non è il nostro campo). il mondo è tutto a scatole cinesi.

avrei altro da dire, ma devo andare.
Il fatto è che oggi ho sentito che il mondo è troppo. l'immensa costruzione di scatole cinesi ha fatto sonoramente crack, nella mia testa, man mano che si scioglieva il mistero di come tutte le opposizioni sono connaturate in noi.
il mondo è troppo, sì. e gli ho sentito fare crack.
postato da frafrettina alle 22:11 | link | commenti

After the hourglass broke

la storia non c'è, ci sono io che guardo
io sono lo specchio
io mi specchio nello specchio
io mi rompo, mi appanno e mi ossido come uno specchio.

***********************

April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.

Io sono nata ad Aprile. 

postato da frafrettina alle 02:55 | link | commenti (1)

Halfway between a piece of literature and a post

La mano destra è sullo schermo al plasma. La mano destra ha le unghie rosse, indizio semiotico banalmente diffuso di una complessità d’animo a buon mercato, accessibile a chiunque entri in profumeria e decida per quel color ciliegia, quasi marrone. Il 138 di quella gamma, il chissà quanto in tutte le altre linee. La mano destra sul plasma sente il calore del finto vetro. Plasma, appunto. La tecnologia è più organica dell’uomo e più antropomorfa. C’è più plasma nello schermo che in quel segmento di corpo umano appoggiato in contro luce, pensava. E anche a temperatura la battaglia era persa. Lo schermo emanava un tepore piacevole, la mano invece, appoggiata al mouse per troppo, era un ghiaccio.
La mano destra staglia un’ombra buia sul plasma. Sotto, i caratteri in microsoft word del racconto di un certo amico, che parla di notte, di tenebra e silenzio, di solitudine, di fine del mondo. Di Huxley. Il pollice si sposta, a coprire il cursore lampeggiante accanto al titolo in grassetto. Fastidioso. Lo scenario cambia. Sempre la mano fredda, sempre la stanza silenziosa, sempre le tenebre fuori, dopo una giornata di pioggia e di grigio. Con nei polmoni il fumo della sera prima. Tutto il tabacco fumato dagli amici, che inconsapevolmente uccidendo se stessi uccidevano anche lei, che si sentiva il torace oppresso dal catrame accumulato. E le narici chiuse. E il cancro dentro. Un cancro metaforico, si intende. Lo scenario cambia. Davanti un nuovo documento bianco, intonso, solo il cursore a lampeggiare spasmodico e irritante. Come se ci fosse sempre qualcosa di pronto ad essere detto. Qualcosa che valga la pena dire.
Quello che c’è, comunque e sempre, è l’intima consapevolezza che certe coincidenze rendono la sua vita una narrazione sprecata. Come persona, sì, non viveva male. Ma raccontata opportunamente, pure da uno scrittore dalla vita mediocre e noiosa, sarebbe stata un gran successo. Una vita vissuta interessa a pochi, una raccontata degnamente già attira di più. Come dice l’amico leopardiano, abbiamo bisogno di chi ci contempli. Di specchiarci, di rispecchiarci. Di trovare noi negli altri, e gli altri che sono (quelli che esistono, che non sono raccontati) non ci permettono sufficiente immedesimazione, perché vogliono valere di per sé. Abbiamo preso il vizietto dal Dio che a nostra volta contempliamo, e che forse in noi si ri-contempla. Sempre che esista. Sempre che l’uomo non si sia inventato anche uno spettatore ulteriore, il più grande e magnifico, il più potente (onnipotente, e inutile), da ritirare fuori quando tutto quanto scolora, e siamo solo noi e la fine che arriva a inghiottirci. La morte del genere umano intero è una tematica interessante. Quando l’uomo smetterà di sopravvivere a se stesso tutto quello su cui abbiamo impostato il senso della nostra vita, come genere umano, perderà anche quello di valore. Una cosa ha valore se c’è chi è in grado di apprezzarla, di misurarla, anche solo di considerarla. Desolante infinita finitezza, e non abbiamo altro. Nonostante tutti i picchi e le altezze, nonostante i millenari affreschi di evoluzione e conoscenza, nonostante i cuori che hanno battuto nei secoli, nonostante noi stessi.
La consapevolezza di dover nascere personaggio, dunque, nasceva dal continuo rintracciare coincidenze tra i fatti suoi e quelli altrui. Huxley-Bradbury-Orwell, la triade squassante oggetto di una squassante lezione di pochi giorni prima. Helmholtz Watson, l’Alfa Plus poeta-pubblicitario dal nome che contiene verità ulteriori [Helmholtz, uno studioso di fenomeni sonori, Watson, teorico del behaviourismo; Auscultare i Comportamenti], le aveva parlato poche ore prima dalle pagine di un libro di testo sulla pubblicità. Come faceva a saperle queste cose? E chi le sapeva per riassemblarle in modo così scientifico davanti ai suoi occhi stupiti? L’ennesima triangolazione del caso battezzata come onnisciente coincidenza, simbolica di chissà quale disegno. Ma quale disegno, qui ci siamo inventati anche un Dio, che dialoghi con noi nel nostro ultimo secondo, quando non possiamo parlare con altri che con noi. Con lui. Se c’è. E non abbiamo specchi, no, ma l’immagine della morte, della nostra morte, in mente ce l’abbiamo benissimo. Bella, eroica, poetica. Un trapasso da protagonisti. E poi si finisce sotto terra, e la palla della narrazione da personaggio principale chissà a chi passa. Ma in quell’attimo no, siamo noi al centro della scena. Abbiamo bisogno di vederci. Anche solo immaginandoci.
Orwell. Provare sentimento è psicoreato. Si viene rieducati, si muore vivendo solo quando non ci si pone più domande.
Huxley. Si nasce già morti, in provetta, finchè non si muore davvero. Si può dire di aver vissuto, nel Mondo Nuovo? Si nasce in catena di montaggio. Una catena di corpi. E quando c’è il rischio di rinsavire, c’è la droga perfetta. E lei che dice a lui "perché scegli di essere triste?" (da cui Postman, "Divertirsi da morire").
Agiscono sul nostro corpo, agiscono sul nostro tempo, agiscono sul nostro linguaggio. Syme afferma che i nuovi linguisti distruggono parole a centinaia, per limitare il pensiero che nelle parole trova la sua naturale infrastruttura per la dicibilità.
Bradbury, la temperatura alla quale la carta brucia è Fahrenheit 451. Guy Montag è un pompiere che appicca il fuoco per bruciare tutta la carta. La carta che fa pensare. La carta che cristallizza i pensieri. La carta che permette di avere una storia, dei ricordi, una memoria di sé. La scrittura permette di avere un pensiero non concreto, permette di dimenticare qualcosa, permette di rileggere. La carta è la madre dell’Io. Di un Io che si può leggere, che si può vedere dall’esterno, che si può analizzare. Vedersi è il proprio diario. Vedersi è il proprio blog. Vedersi è il proprio specchio. Maledetto, imprescindibile, allucinatorio specchio.
Il vigile del fuoco che brucia la carta specchio è tutore della pace interiore. Karis è la donna. Un nome estremamente evocativo.
E come afferma Simmel -niente di più vero- l'uomo di oggi vive nell'intensificazione delle stimolazioni nervose, si protegge con l'intelletto dall'ambiente circostante, che lo bombarda, violento. Il cuore deve tacere, o scoppierebbe. Si vive di atteggiamenti intellettuali, in realtà difensivi, mantenendosi estranei gli uni agli altri. Le relazioni interpersonali, dei tritacarne. Come si fa, a spiegare tutta la solitudine del singolo a un altro singolo, con percentuali di fallimento che il cuore possa sopportare? Si vive di anonimato, un anonimato che è una finta forma di pubblicità. Siamo nicknames, e l'unico genuino contatto con il prossimo è per quella proteina base che ci tiene in vita, che ci evita di spegnerci del tutto nella nostra dispersione nel mondo: il riconoscimento di chi passa, l'apprezzamento, pure effimero. Quel secondo di empatia che vale una vita.
Il Capitano Bitti dice no alle cose scivolose e ambigue, no alla filosofia, no alla sociologia. Meglio privarsi della malinconia, non pensare alla piccolezza. Meglio sentirsi ottusamente grandi ed infiniti. Meglio divertirsi, che è essere d’accordo, non pensarci. Meglio il Pop, meglio aderire con facilità. Meglio che essere da soli. Meglio che piangere davanti a uno specchio che sanguina di smalto rosso mentre la mano destra fredda è appoggiata su un plasma tiepido e se ne vede solo l’ombra nella luce diafana del foglio di stile di word.
Lo scenario è sempre quello. Sempre la mano fredda, sempre la stanza silenziosa, sempre le tenebre fuori, dopo una giornata di pioggia e di grigio. Ormai è Notte. Nei polmoni sempre il fumo pesante della sera prima. Tutto il tabacco inalato dagli amici, che inconsapevolmente uccidendo se stessi uccidevano anche lei, che si sentiva il torace oppresso dal catrame accumulato. E le narici chiuse. E il cancro dentro. Un cancro metaforico, si intende. Lo scenario è inesorabilmente uguale. Davanti un nuovo documento bianco, intonso, solo il cursore a lampeggiare spasmodico e irritante. Come se ci fosse sempre qualcosa di pronto ad essere detto. Qualcosa che valga la pena dire.
Non c’è. Tasto X.
Quello che c’è, comunque e sempre, è l’intima consapevolezza che certe coincidenze rendono la sua vita una narrazione sprecata. E che certe letture sguinzagliano fantasmi di infinito che a partorirli devono fare un male cane.
Lo smalto è scheggiato. La mano è troppo fredda.
Sarebbe il momento adatto per una sigaretta.

postato da frafrettina alle 01:36 | link | commenti
domenica, 09 dicembre 2007

the most seduptive night ever

/Night time sharpens/
/heightens each sensation/
/Darkness stirs/
/and wakes imagination/
/Silently the senses abandon their defences/

/Slowly/
/gently/
/night unfurls its splendour/

/Grasp it/
/sense it/
/tremulous and tender/

/Turn your face away/
/from the garish light of day/
/Turn your thoughts away from cold, unfeeling light/
/and listen to the music of the night/

/Close your eyes and surrender to your darkest dreams/
/Purge your thoughts of the life you knew before/
/Close your eyes, let your spirit start to soar/
/And you'll live as you've never lived before/

/Softly/
/deftly/
/music shall caress you/
/Hear it/
/feel it/
/secretly possess you/

/Open up your mind/
/let your fantasies unwind/
/in this darkness that you know you cannot fight/
/the darkness of the music of the night/

/Let your mind start a journey through a strange new world/
/Leave all thoughts of the life you knew before/
/Let your soul take you where you long to be/
/Only then can you belong to me/

/Floating/
/falling/
/sweet intoxication/
/Touch me/
/trust me/
/savour each sensation/

/Let the dream begin/
/let your darker side give in/
/To the power of the music that I write/
/The power of the music of the night/

/You alone can make my song take flight/
/Help me make the music of the night.../

postato da frafrettina alle 22:01 | link | commenti

una verità e mezzo

"La scrittura trasforma le cose viste o ascoltate in sangue ed energie fisiche"
Seneca

postato da frafrettina alle 20:05 | link | commenti

cinque non canonico

Dio è forse descrivibile?
Si legge nel Silenzio:
Le creature della Tenebra non hanno mai parole per il buio.

postato da frafrettina alle 18:30 | link | commenti (1)

quattro

la quintessenza
non riesco più a dormire
di luce fioca.
postato da frafrettina alle 18:13 | link | commenti

tre

buio per strada
ho polmoni già stanchi
non piango mai, io.
postato da frafrettina alle 18:00 | link | commenti (1)

altro tentativo

thè nero
   tenera tenebra
sigarette zitte
smalto rosso
liquerizia
un coltello.

bevo la sabbia.
la notte è un sentimento
e io non fumo.
postato da frafrettina alle 17:56 | link | commenti

ur-haiku

di tenebra e silenzio
si nutre zitta
romantico esalando.
postato da frafrettina alle 17:23 | link | commenti

poesie sulla notte

le devo consegnare entro il 20.
e tutti i miei consulenti creativi sono scomparsi o irreperibili.
uno che sta male, l'altra che scommette sulla sua laurea, un altro sparito nel nulla, e così via.
Ho bisogno di un commento attendibile!
Ah, che fatica.
postato da frafrettina alle 13:49 | link | commenti (1)

l'occhio umano

è affascinante perchè per forma, consistenza e parti costitutive è una via di mezzo tra l'umidità soda e acquosa di un pesce - il bulbo* - e la fuggevole piumosità di un uccello. un pavone iridato - le ciglia folte.

*c'entra anche la pianta, tutto nello stesso metroquadrato di essereumano.
postato da frafrettina alle 12:47 | link | commenti
sabato, 08 dicembre 2007

Beatlemania

E non so perchè mi stanno prendendo così tanto.
Tanto, tutto. Sto ascoltando a ripetizione, e c'è un universo di simboli, significati e storia che mi sta investendo. Con ritmo e con spensieratezza, eppure con una profondità che non si trova in nessuna band di oggi. Un guizzo di non so che. Quello che cerco in giro, e che cerco di avere.
E a livello semiotico sono una bomba con milioni di implicazioni.
Forse che la gioventù vera l'avrei trovata ad abbey road? Perchè questa di oggi è un po' deludente.
Shall we go to London town for a pilgrimage, searching for ourselves?
Na na na na...Hey Jude...

/Help/me/if/you/can/I'm/feeling/down
And/I/do/appreciate/you/being/round
Help/me/get/my/feet/back/on/the/ground
Won't/you/please/please/help/me?
postato da frafrettina alle 19:37 | link | commenti

un pomeriggio qualsiasi

in un secondo, tutto sembra spiegato.
lui lo sa, che dietro ogni tela nera io vedo fantasmi e cosmiche verità, e non lo condividerà mai. perchè non è di quelli che l'arte, indipendentemente dal nome dell'artista e dalle sue abilità tecniche, è un filone unico di pensieri che per il bene dell'umanità andavano espressi. no, lui è per la meraviglia del bello, per l'utilità e per la maestria della figuratività che sì, vale per sempre, ma nasce e muore con quell'artista. con quel genio. che me ne faccio di provare il bello, quando sto davanti a un taglio di fontana? che sia di fontana non importa. chi era? che faccia aveva? è necessario saperlo? no. era necessario tagliare la tela. e rimettere in discussione tutti i limiti. era necessario dipingere neri agitati su una serie di tele che avrebbe potuto fare chiunque. magari non con lo stato d'animo di rothko, ma in un modo che comunque avrebbe spinto a domande chi guarda, in ogni tempo. ci serve di sapere chi ha scritto il codice di hammurabi? no. è bello? no, se non per il suo valore storico. ma era necessario, perchè reca con sè l'idea del diritto come esigenza. queste sono le cose che dicono ancora qualcosa agli uomini. altro che cappelle sistine! che sì, una bellezza, una meraviglia e un'iniezione di entusiasmo circa le potenzialità dell'uomo. ma sempre strumentale, sempre per la religione (in questo caso, stesso discorso vale per le cattedrali), mai per il gusto di dire quello che si deve dire. mentre un quadro nero non assolve ad altra funzione che quella di esistere. art for art's sake. anche quando non si può parlare di bello.
bello, piacere, aisthesis: ma che cosa sono?
dietro a ogni piacere, a ogni risata, ci sono infiniti significati contrarissimi. non c'è niente di banalmente divertente. e sì, lui è pratico e il problema non se lo pone. io vedo tutto e tutti i suoi contrari in tutto.
prima che provare piacere, la priorità esistenziale è provare. per pensare. per domandarsi.
le domande non fanno bene, meglio non porsele.
meglio non mettersi in conflitto con il reale, prenderlo sul serio, non interpretarlo come bruto e dato ma come base. questo fa lui. e vive una vita meno scollata dalle cose rispetto alla mia. indubbiamente più sana. indubbiamente più libera. che non è detto che indagare non sia una schiavitù, ma è l'unico approccio alla vita che posso avere. ingestibile, compromettente, crea più casini che altro. ma non c'è altro.
il divino e il diabolico si celano nel particolare. e chiedersi il senso di tutto porta inevitabilmente agli atomi della vita, ai particolari più micronici.
è così e basta, e convive tutto nella stessa relazione.
e la cosa bella è che al dunque non importa, ci sono cose più serie. ci sono i legami, a prescindere da ogni chiave di lettura del reale. dalle mie, che più che chiavi sono bombe a mano, pronte a detonare e spazzare via tutto quello che ho. tutto quello che sono. da un momento all'altro.
ma i capelli li voglio tagliare lo stesso.

postato da frafrettina alle 17:19 | link | commenti (2)

With My Heart On Pluto

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Spettacolare.
La storia è squassante.
La regia è delicata, rarefatta eppure precisissima.
Tra normalità e completa follia, tra sentimenti giusti e l'atipicità di chi li prova/delle situazioni nelle quali li prova, tra visionario smarrimento e scene falsamente fiabesche che sono di un tragico e di un violento inaudito ("sei tu la mia mamma", "sarò una prigioniera perfetta, non potreste tenermi qui ancora un giorno?", la scena della cravatta di seta, etc), tra trovate geniali (uccellini), ripetizioni formularie tattiche (la grande città l'ha inghiottita in un boccone / lady fantasma), e una struttura tutto sommato rispettosa della scansione in capitoli. capitoli di una storia straziante e vissuta all'estremo ("che vi abbiamo fatto noi finocchi per non meritarci nemmeno le vostre pallottole? ve ne avanzerà una!" "no, sparati da solo"), eppure colorata, scanzonata, frivola per contrasto e groovy per essere ottimista. anche quando l'ottimismo te lo inventi a forza di lustrini e rossetto. nonostante tutto.
Splendidi i colori e le atmosfere, i costumi, la grana delle immagini e la scansione del tempo.
e poi, una supereroina (?) in lattice nero che combatte il terrorismo a spruzzi di chanel n° 5 è troppo grande per non gridare al genio assoluto. 
Cillian Murphy è immenso. Patricia Gattina Braden è una bellissima, bellissima donna.
E a vederlo così bello, così ben vestito, così elegante e a suo agio con quegli abiti...viene proprio da chiederselo, dove siano i confini tra i generi. chi è più uomo? chi più donna?
Ma soprattutto: è una domanda ancora valida da porsi?

Breakfast on Pluto is a candy glittering dream, leaving a sharp, unconfortable flavour once you've swallowed it. It stings. That's why you're impressed, and in love.
>>> Sugar baby love
This will be my song for the night.
postato da frafrettina alle 02:34 | link | commenti
venerdì, 07 dicembre 2007

tagliare i capelli

sta diventando un imperativo categorico.

ma come?

Diverse le scuole di pensiero.

Corto e incazzato, tipo Domino.
Corto e rassicurante, tipo la Imbruglia dei bei tempi delle felpone.
Corto e radicale, tipo Beatles.

Lungo con frangia incazzata, tipo Domino.
Lungo con frangia rassicurante, tipo Imbruglia.
Lungo scalato, tipo me in quinto ginnasio, con eventuale frangetta generica.

Ma oltre al dilemma del come, una domanda su tutte mi chiede una risposta plausibile: perchè? (soprattutto: so bene che così come stanno vanno bene, eppure...addirittura il corto. baldini avrebbe da dire qualcosa, sicuramente.)