il giornalismo e i suoi effetti collaterali

giovedì, 28 febbraio 2008

altra catastrofe

siamo rimasti senza Personaggi Precari. si spostano sul corriere della sera edizione toscana e io non potrò più andare a cliccare sul sito di vanni per leggere quali nuovi soggetti erano nati dalla sua fervida mente.
al vanni scrittore & giornalista per il corriere auguro tutto il meglio, sperando che rimanga in contatto con il mondo di splinder e che non dimentichi i suoi lettori accaniti (e io l'edizione toscana adesso dove la trovo?!).
spero un bel giorno di ritrovarlo nella redazione nazionale, desk a desk per l'uscita del giorno seguente.
postato da frafrettina alle 22:08 | link | commenti

non va bene

che ogni volta che bevo il caffè io poi debba farmi gli sciacqui con il tantum verde.
e non so ancora se odio più il caffè o più il tantum.

nessuno se ne esca con robe tipo "boccasana". no eh.

derrick e io abbiamo amabilmente conversato e gli ho detto un po' delle mie idee: ho visto un guizzo nei suoi occhi da scienziato pazzo, perciò evviva.

e ho anche incontrato Gaia, in terrazza alla sede Luiss (ormai) quella Vintage. una lovely chiacchierata sulle disgrazie luissine e sulle persiane con problemi di irsutismo.

bene, dopo aver sparato un po' di allegre cavolate mi infagotto nella mia coperta di pile e sono pronta ad aggredire Iudica Zatti. che vita grama.  
postato da frafrettina alle 14:11 | link | commenti (1)
mercoledì, 27 febbraio 2008

misteri della fede

con petrucci è l'eterno ritorno dell'uguale. speriamo che sia uguale pure la seconda botta, dato che la scorsa è stata 30.
su faccia libro, rispondendo al test "What foreigner guy should you date?" mi è uscito fuori An Italian e mi è parsa un po' una presa per il naso.
nel frattempo siamo oltre il 28esimo, I'm afraid. ma grideremmo al miracolo, perciò mi chiedo, se non ora, quando? bah.
nel frattempo hanno caricato la mia fotina nuova sul sito di RL e sono già stata avvistata da gente varia (per non dire insolita) che mi ha chiesto perchè e percome della faccenda.
e 50 pagine di privato forse per oggi mi bastano. mi sto addirittura negando la meravigliosa commedia umana del GF8 per studiare i diritti della persona ma dopo cena ho perso tutta la mia caffeinica verve.
e dovrei leggere fedor, anziché Iudica Zatti, dannazione. quelli del workshop l'hanno chiesto espressamente ma dovrò rimandare all'8, dopo l'esame.
fortuna che almeno c'è derrick, e il suo entusiasmo per i miei progetti di lavoro. che poi non è che siano tanto tanto di gruppo ma tutti mi danno spago, quindi lo diventano. ha, che bella cosa.
e ho anche visto il meraglioso PLove, oggi. che a livello di style porta a scuola un po' tutti, as people say.

ah, nota a margine: oggi sono uscita con il cappello! novità assoluta! peccato che era talmente umido e caldo per strada che è durato fino alla fermata del tram. ehm.
piccolet e gaia avrebbero approvato. sì sì.
postato da frafrettina alle 22:22 | link | commenti (1)
venerdì, 22 febbraio 2008

me and mr. g

oggi ci siamo rivisti, domani ci rivedremo. e ha sempre quel sorriso meraviglioso e quegli occhi che parlano. ti chiama per nome (sì, se lo ricorda sempre), ti prende le mani, ti stringe, entra in contatto. è speciale.
e di oggi non posso dire di più, l'argomento è secretato fino a marzo.
Domani il concerto. Domani avrà i miei fogli, come promesso. e spero di sentire come suona il mio nome in note, e spero di sentire go with the flow anche se ho dimenticato di chiedergli di suonarla, e spero di sentire i brividi che solo il suo piano sa dare. e spero di sentirlo ridere contento di vederci ancora. e spero gli piacciano i cannoli di agata. e spero che agata non tremi, stavolta!

è sempre bello rivedere un caro amico.
postato da frafrettina alle 20:45 | link | commenti
giovedì, 21 febbraio 2008

sometimes real life comes to blog

Auguri Gaia! Buon compleanno!
Ti auguro di ricevere copiosi regali molto chic. magari con il monogram. (cuore)
postato da frafrettina alle 12:01 | link | commenti (1)

John, once more and thoughtfully

è così difficile parlare di John Lennon, tanto la sua figura è stata banalizzata, rivisitata, reinterpretata, commercializzata. è uno dei risvolti negativi dell'essere grandi comunicatori.
mi è capitato di vedere, stasera, Usa contro Lennon, il documentario che parla dell'attivismo politico di Lennon e delle persecuzioni alle quali è stato sottoposto dall'estabilishment nixoniano, per aver portato avanti le sue idee senza il minimo ripensamento.
è questo che di lui sconvolge: la faccia tosta, l'irriverenza strafottente e certa. l'over confidence, fino alla polemica, all'antipatia. anche quando avrebbe davvero rischiato grosso, rischiato la vita per le sue bravate da capellone (che tutto erano, tranne questo). non era uno facile.
c'è una concretezza nel suo sguardo, quando lo si sente parlare con i giornalisti, c'è una puntualità nelle cose che dice e in come le dice che denota fortissimamente la presenza a se stesso che aveva, la presenza delle sue convinzioni in ogni suo gesto, direttamente collegate alla voce. il cervello collegato alla bocca. penso fosse un più generale approccio alle cose, anche ai sentimenti, perchè quella stessa concretezza la si ritrova in tutti i suoi gesti con la Ono (esemplare, e splendido, l'ultimo pezzo del video di Imagine). addirittura in tempi non sospetti, da Beatle, era ribelle e straight forward nel dire la sua, una sua che non era mai politicamente corretta, o diplomatica.
era un fanatico, un entusiasta. e l'eredità che si è lasciato alle spalle, e tutto quello che ha scatenato in vita con tutti i mezzi, come ha potuto, obbligano a pensare. a pensare a cosa direbbe oggi se fosse vivo, di tante cose che accadono. a pensare a quante altre canzoni avrebbe scritto, e su cosa. a come sarebbe cambiato, se fosse cambiato. ma queste sono cose sciocche. alla fine del film ero un po' frastornata. il messaggio di John è rimasto, diceva la Ono. Ed è vero, era nato come cantante popolare, valido in sé in quanto belloccio, alla moda e con il giusto swing. Poi è diventato icona ideologica, ha acquisito (si è riappropriato, o forse ha potuto esprimerlo solo dopo la fase Beatle) valore per quello che ha fatto, per quello che ha detto. Non per l'essere, ma per il fare. Egotico, senza dubbio, come ogni artista. Ma votato al resto del mondo. Eterodiretto.
Una potenza.
Noi siamo tanti pazzi soli ed egocentrici, che passano la loro vita a pensare a cosa serve loro per stare bene, a quali traguardi tagliare per avere una buona esistenza, a quali necessità soddisfare. necessità che durano solo il tempo della soddisfazione per poi non avere più peso, bisogni effimeri, perchè non sono bisogni di senso, bisogni generali, direzioni. sono solo "cose", oggetti, reali o sociali, più o meno astratti, più o meno concreti. un'auto sportiva o una casa al mare come l'amore della vita o la felicità o il trovare sè stessi. dopo il confronto con personalità-messaggio, delle quali Lennon è sicuramente la più Pop (ma non la meno incisiva, se la si guarda con occhi privi di pregiudizio moderno verso i prodotti storici dello showbiz), tutte queste cose mi sembrano rispettabili puttanate. anche le mie.
pensare alle esperienze che arricchiscono, cercare di spendere il tempo al meglio, cercare di crescere interiormente, per noi stessi, come individui, fare progetti per sé stessi. anche questo mi sembra sterile, perchè intrinsecamente collegato al Sé, quindi condannato a morire con noi.
Non dico che si debba essere tutti John Lennon, o Gandhi o Luther King o chi per loro. Dico solo che bisognerebbe darsi delle reali motivazioni, valide al di fuori di noi. fare un briciolo di qualcosa di buono, non passare nel mondo con infinite ricchezze interiori senza ritradurle a beneficio di chi c'è con noi, per poi morirci insieme e aver vanificato tutto. non lo so, pensare un po' a chi resta, un po' a chi è accanto e non si vede. non si tratta nemmeno di volontariato. abbiamo un po' perso la bussola, però.
vogliamo solo cose che otteniamo attraverso il sistema sociale, sbagliato per tanti versi, per avere il meglio per noi, e al massimo, se abbiamo figli, per i nostri figli. il mondo però va oltre un nucleo di 3 o 4 o N persone legate da vincoli parentali, perchè è questa la massima estensione di mondo che consideriamo, specialmente da adulti. quanti hanno la mia età, magari, avranno ancora gli occhi pieni di visi amici e di bei ricordi, e quindi calcoleranno una cerchia un po' più estesa, ma sempre ben perimetrata. bah non lo so. ora mi sembra come se fosse estremamente limitante, e non perchè non basti, ma perchè sia ingiusto. non saremo mai toccati dai mali dell'africa, a meno che non ce ne interessiamo, per esempio. eppure ci continueremo a definire persone buone, interiormente ricche, magari benefattori con il nostro prossimo davvero prossimo. lo saremo, certamente. ma avendo operato una precisa riduzione sulla big picture complessiva.
e no, ripeto, non dobbiamo tutti essere John Lennon. E, fra le persone che conosco, io sono la persona più legata di tutte al mio mondo interiore e all'arricchimento di quello. Non sto invitando tutti al buonismo, a risolvere i problemi dell'umanità. Però John and Yoko per fermare una guerra hanno giustamente osservato che la cosa più funzionale sarebbe stata restare tutti quanti a letto: è vero. ogni individuo a letto fa nessun individuo fuori dal letto quindi nessun individuo che combatte con altri individui. e nella loro follia avevano centrato il problema: gli individui, il loro continuare a cercare di strappare all'ordine sociale quel che di buono è ricavabile per loro senza preoccuparsi di ricorreggere il quadro generale, sporcato dalla sommatoria per i che va da 1 a tutti gli individui di tutti i comportamenti egoistici, i più piccoli. tutti invisibili e impercettibili da una prospettiva ravvicinata, disastrosi on the big picture.
prendevo l'esempio di me. tutto il tempo a pensare che lo scopo ultimo sia scrivere qualcosa che sia degno di essere scritto e letto, tutto il tempo a pensare il giornalismo come un lavoro. non si scrive che per dire cose, il mestiere di scrivere è una stortura. il giornalista scrive per mangiare, non per dire cose. anzi non sempre ha cose da dire sul tema del quale scrive, spesso cerca di inventarsi un'opinione all'altezza del compito, ma non aggiunge nulla al dibattito: deve dibattere per lavoro, per mangiare.
questa è quella che chiamo una stortura. e non ho ancora deciso come affrontarla, cosa fare, cosa fare io. in relazione a tutto questo.
io esagero, direte. io mi faccio prendere e mi ubriaco delle cose alla prima ventata di contenuto che ne percepisco. ma di Lennon si parla ancora, e io ne sto parlando con tutti i migliori intenti possibili, niente t-shirts e coretti, sto parlando di idee e di direzioni. è un esempio ammirevole e un uomo coraggioso.
e mi spiace che sia così pop da non poter esprimere, senza passare per ammiratrice da quattro soldi, il senso di mancanza che provo. un po' perchè un John Lennon servirebbe anche ora, qui. un po' perchè è talmente forte, in quello che dice e in come lo dice, che è come se lo sentissi vicino. tutta quella gente che lo ha pianto, come fosse un congiunto. mi dà l'idea che lui fosse un congiunto di tutti, in quanto si era interessato ai tutti, era eterodiretto, come già scritto. è un po' patrimonio di tutti, scrivevo ieri. al di là di tutte le romanzesche coincidenze, e l'arte a suo nome. io parlo della persona pubblivata (sì, è una parola brutta ma rende il concetto di unione tra le due sfere, indissolubili. e poi esiste) e politica, ideologica.
ma perchè Yoko Ono non si fa portatrice delle sue istanze anche oggi che lui non c'è?
John Lennon potrebbe fare ancora molto per la gente, e lei meglio di chiunque altro potrebbe farsene portavoce. Spero di averne tratto qualcosa da riproporre agli altri, nel mio piccolo. as an individual.
e spero che voi riusciate a leggere queste parole nel loro vero significato. che come dice giustamente Pennac: "Nella vita non sono i segni che mancano, quello che manca è il codice!".

e in definitiva mi fa rabbia pensare che John aveva ragione, e che io ci sono dentro con tutte le scarpe: "La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti.". Già. Parole sante.
postato da frafrettina alle 01:49 | link | commenti (1)
mercoledì, 20 febbraio 2008

Andare o non andare? Questo è il problema.

Domani Daniel Pennac presenta il suo ultimo libro alla Feltrinelli di Via Appia Nuova. E io temo di non poter andare, che ci sarebbe sempre Macro che non si studia da sola. E sono piuttosto indietro.
Ma è possibile che le cose migliori capitino sempre quando non c'è assolutamente tempo per farle?
E' una cazzo di congiura.

Un po' di Wikiquotations che ho rubato (in quanto lette, ma anche in quanto copincollate).
Bel contentino del cavolo.


>>
Il tempo per leggere è sempre tempo rubato. (Come il tempo per scrivere, d'altronde, o il tempo per amare.) Rubato a cosa? Diciamo, al dovere di vivere.
>Le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.
>>Ogni lettura è un atto di resistenza. Di resistenza a cosa? A tutte le contingenze.
>L'uomo che legge a viva voce si espone completamente agli occhi che lo ascoltano.
>>L'uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo.

postato da frafrettina alle 20:32 | link | commenti (2)
martedì, 19 febbraio 2008

Riflessioni e Beatles

E' come se ci fosse awareness di una certà inutilità di fondo, di un'alternatività peggiorativa. O come se uno fosse un riflesso altrui. A livello estesico, non credo mi piaccia, ci sento qualcosa di sbagliato. Credo di poterlo ricondurre a una più generale idea delle interazioni fra individui che vivono specchiandosi. A volte sono stata così, a volte lo sono ancora. Forse si tratta solo di farselo scivolare. Insostenibile leggerezza.

>>> When I find myself in times of trouble, Mother Mary comes to me,
Speaking words of wisdom, Let it be. <<<

...There will be an answer, Let it be. <

postato da frafrettina alle 23:29 | link | commenti

the ballad of john and yoko

mi sto informando, così per curiosità, su di loro. mi sembra di percorrere così dal niente la storia di persone che conosco da sempre. credo sia un po' la prerogativa di tutti i grandi miti. uno non può non conoscere la magia intorno al mito, al massimo ne avrà una percezione vaga, ma sicuramente tutti sanno di cosa parliamo quando si parla di loro. su yoko ono però non sono mai riuscita ad avere un giudizio non diffidente. come se si sentisse a pelle, che qualcosa non va. e poi quando una donna giudica (diciamo) un'altra donna è davvero difficile che il giudizio (diciamo) sia del tutto entusiastico. è strana. john per esempio non lo era, o non nello stesso modo. e comunque si vedeva che era perso, di lei. non lo so.

però questa immagine me la rende un filo più simpatica. un po' più credibile, forse. dev'essere qualcosa che ha, una luce negli occhi. in tutte le altre immagini è così altrove.T059000A

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poi boh, non so fino a che punto sia stata innamorata o intelligente. Questa immagine qua mi mette una tristezza inaudita, invece.

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Proprio tanta. Ed è incredibile che l'assassino fosse un fanatico di Salinger. Questo pazzo ha violato due leggende in un colpo solo, e ancora vive. E non parlo per me, non mi riferisco a miti personali. Dico proprio in generale, è andato a commettere una specie di moderna patetica profanazione delle erme tra le leggende che ci restano oggi, quelle dell'arte, che già sono poche. Forse non si è reso conto. Due crimini contro l'umanità dei sentimentali. 

postato da frafrettina alle 17:18 | link | commenti
lunedì, 18 febbraio 2008

e nella fattispecie

Lui:
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E' esageratamente carino. E un gran cantante.
Lo trovo molto love.

postato da frafrettina alle 02:10 | link | commenti (4)

Across the Universe

L'ho appena visto.
Wow.
Che regia, porca miseria. Che musica. Che tutto.


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...Let me take you down cause I'm going to...strawberry fields...

E poi Hey Jude è un mio must personale.
Wow, davvero. Ora non so dire altro.
postato da frafrettina alle 01:45 | link | commenti
domenica, 17 febbraio 2008

corrispondenze

stavo pensando al viaggio in tram più piacevole della mia vita. l'ho fatto con un ragazzo, qualche anno fa, tornando a casa dal posto nel quale ci eravamo baciati la prima volta. aveva fumato, sulla strada verso la pensilina, e non mi era mai capitato di sentire così vicino il sapore del fumo. ma questo c'entra relativamente.
ripensavo proprio al viaggio. mi teneva stretta, e non facevamo altro che darci baci. forse proprio per questo, era una cosa nuova. eravamo lì nello stesso momento e per lo stesso motivo. corrispondenze. (tutti i rapporti dovrebbero strutturarsi sulle corrispondenze d'intenti, non solo all'inizio. ma non divaghiamo.) pensavo a warhol, adesso, e alla sua filosofia sul sesso, che è sempre nostalgia di qualcosa, nostalgia del sesso stesso. all'inizio di una relazione è così anche con il bacio: ci si bacia come disperati, perchè tanto si è atteso per arrivare a farlo, a poterlo fare. è come se ci si levasse la sete, in un certo qual modo.
forse non c'era niente di speciale in quel viaggio sul tram eccetto questo trovarsi dopo la nostalgia di poter baciare qualcuno. e a ben vedere è questo quello che dell'amore fa pensare agli svenimenti, alle farfalle, all'esaltazione. certo, è bellissimo. dura niente, però. tant'è vero che molte storie si fermano a quello e poi muoiono. mentre quelle che sopravvivono si compongono, man mano che passa il tempo, di una percentuale di nostalgia verso quella fase direttamente proporzionale alla bellezza dei ricordi ad essa connessi e al tempo trascorso. finchè la percentuale resta a livelli di guardia significa che va tutto bene. oltre quelli si è capaci di buttare al cesso un'intera vita impostata su un progetto comune per risentire che sapore ha il soddisfacimento della nostalgia delle labbra di un altro essere umano.

è strano. non so nemmeno dire se sia in qualche modo bello o brutto.
è solo molto strano.
postato da frafrettina alle 23:00 | link | commenti (1)

fastidi

mi è venuta una bolla. nel naso.
e poi mi sento come mi mancasse qualcosa. ho pensato sia un amore artistico.
heute. jetzt. ich brauche eine scossa.
e da domani il cibo diventerà un lontano conoscente. bisogna pensarlo come se rendesse il corpo più sporco.
questo è l'effettaccio di deviantart e di altri pensieri. e di macro (non fatta).

postato da frafrettina alle 22:40 | link | commenti

il marketing sta esagerando

fede mi faceva giustamente riflettere sul fatto che il marketing rivela le pochezze umane e i vuoti che la gente cerca di riempire acquistando roba. sì, roba.
pochi secondi fa mi è passato davanti agli occhi il nuovo spot della clio, il cui claim recita "nuova clio. segno esteriore di ricchezza interiore.".
zac. ho spento la tivvù.

mi pare che il limite sia stato superato, in definitiva. e a maggior ragione lo spot non era niente male.

postato da frafrettina alle 21:44 | link | commenti

e tante cose

e ogni tentativo oggi non vale nulla. e cheating, in tutti gli ambiti, non è mai stata la via maestra. e voglio scrivere come scrive john coltrane. e voglio un template che si addica alla scrittura. e voglio saper usare photoshop. e voglio non pensare a quanto ancora c'è da fare. e voglio essere criptica. e mi ricordavo bene, che l'etimologia del suo nome avesse in sé qualcosa di bello. e l'etimologia del mio nome è solo un aggettivo etnico. e se nomen omen questo qua non è il mio posto. e a prescindere da nomen omen io ai posti non ci credo più di tanto. e you can run you can hide but you can't escape whatever you take with you. e l'amore è una roba che non capisco tanto bene. e non capisco tanto bene niente, e siccome niente serve evidentemente non serve nemmeno di capire. e mi chiedo che scrivo a fare. e mi chiedo di cosa mi sia annoiata, per essere tanto annoiata oggi. e mi chiedo perchè certe giornate non hanno nè capo nè coda e l'unica costante sono le bardature di pile. e vorrei una maglietta con la banana. e vorrei una maglietta con la banana di andy warhol. e quelli che quando dici banana pensano al pene sono persone che hanno dei problemi. e se questo fosse il blog di john coltrane avrebbe concluso la frase precedente con qualche affermazione molto indie, tipo sono persone che non scopano. o sono persone che non ne hanno mai visto uno. o sono persone ne vogliono succhiare uno e non lo ammettono. ma non sono così indie da scrivere robe del genere. e la retorica degli organi genitali è post moderna e il post moderno va preso a piccole dosi. e in definitiva non so niente, nè cosa nè perchè. di tutto. in generale. e va bene così, che come dice john coltrane pazienza. e intanto meglio smetterla con questo scrivere che non va da nessuna parte. e intanto meglio mettere un punto. e se il cromosoma x è pareggio allora la doppia xx è un trattato diplomatico. e non ci credo alla moleskine da riempire. e non riesco a violarla. è ancora vuota. e il centro di roma non è la risposta. e ieri stavo per morire assiderata in motorino. e se fossi john coltrane descriverei con dovizia di particolari il fatto che il mio culo sia rimasto congelato per qualche ora pure dopo essermi messa a letto. da sola. e ho degli amici stronzi. ma stronzi col tom tom. quindi doppiamente stronzi. quindi doppiamente x. boh.

postato da frafrettina alle 20:00 | link | commenti

credo che in questo momento

quasi quasi potrei preferire lo studio del diritto privato.
non ne posso più di tutti questi numeri.
gli unici numeri con cui nella vita voglio avere a che fare sono:
a) i miei guadagni
b) i miei sperperi
c) la percentuale di sconto che devo calcolare per sapere quanto costa un articolo saldato.
e stop. toh, al massimo includo anche quelli segnati dall'orologio e dalla bilancia (più raramente), ma non andiamo oltre.
postato da frafrettina alle 16:52 | link | commenti

Ho Ho Ho, un Meme Stiloso!

Che cosa Love!
Gaia mi ha invitato a confrontare il mio guardaroba con la lista dei 30 Must Have per una donna pubblicata dal Times.
Let's get it started:

1. una pochette: ho diverse borsettine piccine picciò, una pochette a bustina con catenella da polso vintage e tutta la riserva di mia madre, ma ne agogno una lunga, da sotto braccio, magari in raso o in vernice. panna, nera o rossa. se in raso, forse, con perline. se in vernice, sicuramente con chiusura a scatto. e poi la regalatissima pochettina LV monogram canvas.

2. un portagioie: il mio comò è pieno di cassettierine (cassettierone) di legno dell'ikea, troppo piene, quindi è anche invaso di scatoline e scatolette per supplire all'emergenza abitativa. quindi sì, ho un portagioie. anche troppi. il primo era di sanrio, piccolino, con specchietto, porta anelli e cassettini. avevo 4 o 5 anni (poi si chiedono perchè sono venuta su così...).

3. guanti di pelle: li voglio. assolutamente. rossi o neri. e voglio anche quelli da auto sportiva, pure se non ci farei nulla.

4. una cintura in vernice: no, lasciatemi spiegare. è che io le cinture le compro, mi piacciono, poi non riesco a metterle con NULLA. vuoi perchè l'intersezione tra la maglia e il pantalone non è mai precisa al millimetro per ammetterle nella mise, vuoi perchè penso mi facciano spessore sotto le giacche e mi ingrassino, vuoi perchè dico "magari domani" e alla fine passano di moda. epperò in vernice... 

5. un paio di pantaloni fatti su misura: oltre quelli della divisa delle elementari ne ho avuti altri, ma ero comunque più piccola: mia madre volle assecondare le mie follie di look autogestito e adesso mi ritrovo (ad esempio) un paio di pinocchietto color celeste carta da zucchero di una taglia che non credo sia più la mia. chi lo sa.

6. mascara volumizzante: vabbè ma questo è costituzionale. too obvious. anche se preferisco due segnacci di matita nera e via, che poi per struccarsi...

7. camicia di seta: una di max mara, grigio fumo, per una serata fescion. ma avevo la metà del seno e dieci centimetri in meno, quindi temo di non averne più nessuna. ancora per poco però.

8. una spilla vintage: sulle spille sono poco fornita. se però ammettiamo come "vintage" le spillette dei giubbini da bambina (ne ho una meravigliosa di peluche fatta a cane, e devo trovare un modo di riutilizzarla), o quelle orride pin che si mettevano sugli zaini al liceo... Quello che so è che ne comprerò alcune (carine, però) dei beatles. ora che ho un'altra maglietta dei beatles e una borsa dei beatles stanno diventando necessarie.

9. un paio di pantofole di seta: no per carità, le rompo dopo due giorni, le pantofole. desidero ardentemente quelle di zuccastregata.

10. un ombrello: eccerto. samsonite ultralight iperpieghevole rosso&blu. che chissene se non si abbina, è troppo comodo e me lo porto appresso sempre (dimenticandolo in borsa anche quando il sole spacca le pietre). ne voglio uno con winnie pooh.

11. un basco: devo colmare questa lacuna. tento sempre di rubare quelli di mio padre ma quando mia madre mi coglie in flagrante mi smonta sistematicamente e finisce che esco senza. ho comprato un cappello nuovo da H&M recentemente, ma non lo definirei un basco. e ancora non l'ho mai messo. ahem.

12. classico tubino nero: ne ho una specie, non troppo formale perchè non è pret à porter ma tipo di etam (ah, bei tempi quando c'era, a via del corso!). unica cosa che ora mi convince meno è che lo scollo non è a barca ma a v, una piccola v. forse è più una scamiciata nera, non saprei.

13. un anello largo e colorato: ovviamente. a bizzeffe!

14. un bolero paillettato: coprispalle luccicosi sì, sicuramente. anche con maglia twin.

15. un anello di diamanti: non mio personale, I'm afraid. ma qualcuno dovrà pur provvedere, accidenti!

16. una maglia di puro cachemire: un golfino sul marrone sì, un maglioncino sì (ma è di mia mamma ed è tremendamente giallo-crema), quindi direi che è sulla lista delle cose da fare.

17. intimo contenitivo: sacra pace. e sarebbe trendy?

18. un reggiseno senza cuciture: pfui! i reggiseni sono old fashioned! io sono del partito del body, specialmente in inverno (sono m. freddolosa). sì: sono io la donna lovable!

19. stivali bassi: sì, di Grilli per giunta, ma non li metto mai. ne voglio un paio nuovi e peter pan style, morbidi e scamosciati. ah vabè poi ci sono quelli della replay azzurri (ebbene sì) con il risvolto di pelo molto babbo natale.

20. scarpe da ginnastica: che domande.

21. collana importante: prima dell'esame di micro ho speso tutti i miei averi in collane importanti da un marocco-gioielliere a v.le parioli. e anche prima del salasso pariolino ne avevo i cassetti pieni. io amo le cianfrusaglie.

22. jeans: troppi, e alla fine metto sempre le solite paia del cuore. finchè le consumo e tutti gli altri sono nuovi nell'armadio e mia madre mi si mangia quando vado per battere cassa. non capisce che io debba comprarne un altro paio perchè quelli che ho sono evidentemente destinati a restare dove sono per qualche motivo (orlo che non mi convince, tessuto da sformare, vita troppo alta, taglio della scorsa stagione...nessun ricordo associato/troppi ricordi associati...). ne voglio un paio in denim viola, ora come ora.

23. fermacapelli: l'armadietto del bagno è zeppo di cerchietti e fermacoda, molti eredità degli anni belli delle elementari, alcuni nuovi (per esempio quelli made in sub dued). sono molto risolutivi, quindi sì. tra le punte di diamante un paio di fermacoda in organza e organza&perline e quelli di velluto. utilissimi e lovely quelli di zks. tra i vergognosi un fermacoda finto fendi, comprato da qualche familiare che sosteneva fosse uguale all'originale, mai messo (ovviamente).

24. smalto rosso: sì! lo voglio! ne ho preso uno da kiko qualche tempo fa (quando ancora non aveva alzato la cresta e tutto costava solo un euro), ma è decisamente troppo sgargiante. forse in estate, non so. ne bramo uno di quelle belle tonalità stile rouge dior. andrò a vedere il deborah 39 consigliato da piccolet e se per caso rispecchiasse la mia idea di smalto rosso ne comprerò una vagonata. anche se sono fedele alla Layla, nonostante i costi proibitivi.

25. classico blazer: faceva parte della divisa delle elementari, sarà per questo che non ho mai ritenuto di acquistarne altri da cresciuta. poi boh, il bottone d'oro mi fa così portofino. però magari gli darò una possibilità.

26. cappotto di sartoria: no, mi manca. ma di cappotti pret-a-porter (non trovo l'accento circonflesso da mettere sulla e, perciò niente "à") ce ne sono di così belli che dovrei avere proprio un progettone in mano, per decidere di farmene confezionare uno. devo prima esaurire la collezione di cappotti di stilisti, credo.

27. costume da bagno sportivo: yes! ne ho comprato uno nero adidas carinissimo con le righine sui fianchi, intero con l'incrocio sulla schiena, la scorsa estate a Lisbona. non preventivavo di andare a fare il bagno nell'oceano, e quando la decisione è stata presa ho approfittato. per 20 euro!

28. un buon phon: oh sì. Imetec Ion. ma segretamente ne bramo altri, tipo quello con i cristalli di lino nutrienti o robe simili.

29. completo notte in seta: ho incettato tre camicie da notte corte con mini spallina, di quelle tipo sottoveste, troppo carine. nero, bianco e blu. valgono? 

30. una semplice maglietta bianca: ovviamente sì. più di una, ma ne voglio comprare altre: non si finisce mai di essere fescion.
postato da frafrettina alle 16:18 | link | commenti (1)
sabato, 16 febbraio 2008

per Elsa

Ho appena letto il post dell'11 febbraio sul tuo blog.

E' incredibile, quanto veramente io ti stia capendo. E guarda, se dipendesse solo da me, anche a livello di money, ci verrei io a prenderti per andare chissà dove, a sbagliare.
Noi dobbiamo sbagliare. O quantomeno prenderci un momento al di fuori di questi binari qua.
Che cazzo, non ce lo meritiamo?

Ne va della nostra salute mentale.

Senso del dovere. Una conoscenza comune, no? E' che uno (noi si) dovrebbe capire che non dobbiamo niente a nessuno se non a noi stessi.
Non ci premia nessuno per quello che facciamo. Non è richiesto. Smettiamo di richiederlo a noi stesse.

Guarda, quasi quasi sono più felice, ora, di sapere che ho deliberatamente perso una giornata a non fare un cazzo.
Viva la faccia del tempo buttato.

Dovremmo farlo più spesso. Pure tu.
postato da frafrettina alle 18:55 | link | commenti (1)

ora come ora #2

#2 perchè sono sicura di aver già intitolato così un post. comunque.


mastico senza requie una gomma. ho preso un chilo o due come reazione al digiuno tentato qualche tempo fa. ho fatto la mossa di studiare stamattina e nel frattempo mi sono letta un po' di warhol, ma senza arrivare a un punto particolarmente determinante. solo verso la metà.
ho mangiato troppo e male. mi sento orribile e inspiegabilmente in disordine, tipo come mi dovesse venire il ciclo ma non è periodo temo. incinta? no, è tecnicamente impossibile. ma proprio a volersi imparanoiare...no, a meno che il boss non abbia deciso di bissare la venuta di qualche divino figliolo. in tutto ciò mi sta vevendo una bolla all'attaccatura del naso, e mi fa male perchè la pelle tira, e mi fa male perchè mi pizzica. in tutto ciò devo ancora fare la doccia, è che ho freddo. in tutto ciò l'unica cosa che dovrei fare e che mi toglierebbe da questo pantano di apatia/cibo/cazzate riempiendo tutto il mio tempo - cioè fare economia - è precisamente l'unica cosa che non ho assolutamente intenzione di fare. 
e in tutto ciò stasera gioca pure la roma. dannazione.

tutto congiura contro di me.
eh però la gomma basta. non è riempiendomi di succo gastrico che risolverò la giornata, insomma.
postato da frafrettina alle 18:43 | link | commenti

o mio dio

io sono andy warhol. almeno per un buon 60%.

è che sto leggendo questo libro che mi ha regalato m. l'altro giorno, e devo riconoscere che è folgorante. certe considerazioni in materia di sesso, di amore, di sé, di società, di rapporti interumani, di sentimenti e di riflessioni sono molto me, molto come se ci fossi già stata, ma più nitide. e sono molto utili, soprattutto.

tu. leggilo. ti chiarirà molte cose. in particolare il capitolo 3, per il momento.

essì, dovrei studiare macro, ma in definitiva mi sento più contenta così.

postato da frafrettina alle 14:33 | link | commenti

ri-pensandoci

ero là che mi accingevo ad andare a letto. veramente. stavo lavando i denti e tutto andava secondo il classico copione. se non che ho avuto un'idea. e così mi sono messa a letto, sì, ma ho acceso vaio per buttarla per iscritto prima che svanisse.
spoiler: è un pensiero che si rivolge a un amico, uno e basta. ma anche un po' a tutti. anche un po' a me.
volevo fornire un esempio di soluzione al tuo problema che, quantunque le soluzioni siano solo individuali e non mutuabili da altri, se non proprio d'aiuto fosse almeno comprensibile. o meglio, comunicabile. sulla base di qualcosa di comune.
Questo qualcosa è postato qui: http://ilquartopotere.splinder.com/archive/2007-12 al 2 dicembre, in un intervento che si chiama "un consiglio seguito".

Intendo precisamente qua:
And you know that she's half crazy / But that's why you want to be there /
And she feeds you tea and oranges / That come all the way from China /
And just when you mean to tell her / That you have no love to give her /
Then she gets you on her wavelength / And she lets the river answer /
That you've always been her lover /
And you want to travel with her / And you want to travel blind /
And you know that she will trust you /
For you've touched her perfect body with your mind.

E quando ho conosciuto questa canzone ero affascinata e disperata: cioè, è questo. no dico, questo è what we talk about when we talk about you know what. e non ci sono santi.
E se non è così è sbagliato, è altro o va aggiustato. O è passato parecchio tempo. Non lo so, io avevo paura di non essere la Suzanne di nessuno, ora che ci ripenso bene. ti ricordi? ci sono stata male, ho rischiato tutto, ho vissuto atrocemente per qualche tempo, come un attacco fortissimo di un qualche male che poi si è normalizzato, anche grazie ad altri consigli e insegnamenti provenienti da chi mi vuole bene. tutto questo è successo perchè è così come dice questa strofa, che deve andare fra due persone.
[e se mi fermo a pensarci può darsi che rientri nel vortice, pure se non ne ho bisogno. anzi no, stavolta non accadrà perchè ho capito che aggiustare non significa demolire. ma io sono pericolosamente autolesionista, come si era detto al secolo. Perchè tanto lo sappiamo sempre che i tre quarti dei nostri problemi (matti veri, noi) sono inventati, no? e lo stiamo rifacendo, lo rifacciamo continuamente. tu lo stai rifacendo. ma magari sei in buona fede e c'è un fondo di verità dietro alle tue protezioni pretestuose, non lo so, non sta a me dirlo. vabeh insomma ci risiamo, e siamo tanto bravi in queste cose. comunque, già che ci siamo spintia a parlarne, io continuo. torniamo alla strofa.]

I primi due versi rendono conto dell'argomento "pazzia". e lo dissolvono. e se non si è dissolto dopo questo significa that you don't want to be there. e allora non sono paure ma incertezze. e allora una storia non è un complemento d'arredo della vita come un divano o un tavolo. e allora hai ragione te, non sei convinto.

Dal quinto verso al puntoacapo viene disintegrato senza pietà anche l'argomento "paura". puoi averne quanta ne vuoi, ma qualcosa ti dirà sempre che è giusto così. anzi, più fa paura più è giusto, perchè niente è facile e perchè difficile significa impegnativo, significa deflagrante, significa che non ti lascia così come ti ha trovato, ti segna, e potenzialmente (sicuramente) porterà dolore genuino. quello che è vero fa una paura fottuta. sì, anche rispetto alle reazioni altrui, ma queste sono smancerie formali minimali: a terrorizzare sono le nostre reazioni, è il concetto di Me dopo Questo. che succederà? che mi succederà?
Certo che hai paura. Menomale che ne hai.
Anzi, siamo sicuri che hai paura?
Beh, qualora tu sentissi davvero la paura dentro, dopo averlo ammesso a te stesso saresti consapevole di esserti imbattuto in qualcosa di concreto, di reale. Una cosa più grossa di te. Spaventosa, certo. E bella da morire.
Detto questo, devi capire se ne hai bisogno. Se te la senti. Se ora, se qui, se lei, e anche se io.
Se sopravvivi ai Se è solo per fare una scelta giusta, unica e senza alternative.
Non sarà nemmeno più questione di fortuna, allora.

L'unica cosa che ti prego di non fare è essere ipocrita: i rapporti umani sono sempre investimenti ad altissimo rischio, ma se sentiti valgono la pena, anche dovessi uscirne ammaccato. difficile non vuol dire impossibile, se lo si vuole (e questo va capito, fra i vari "se", no? cosa anch'essa difficilissima).
tutto questo discorso pare banale ma non lo è, e la comodità lo sai che stuccherebbe dopo poco trastullarsi. la comodità non è what we talk about when we talk about love. quello è much more painful, e anche much better, when you're really in it.

Non è poi così strano che Cohen abbia scritto Il libro del Desiderio, alla fin fine. 
adesso vado davvero a letto.
postato da frafrettina alle 02:25 | link | commenti

riflessioni miscellanee

"E' che due meno insieme si annullano, mentre un più e un meno si equilibrano."
"Ma tu che sei un più, se stessi con un altro più, staresti meglio?"

Però sono contenta di essere un meno, all in all.

Cambiando discorso.
in determinate circostanze - specie se ci sei già stato - capire il problema è più che ovvio. è che poi sono le soluzioni, la vera fregatura. lì non vale l'esserci stato, è come un cantiere perpetuo. costruiscono e smontano, una scena diversa per ciascuno. è questo che ci rende singoli individui, in definitiva. è questo che rende tutto diverso, quando ancora può definirsi comprensibile, o simile, o pensabile.

la verità è che i matti siamo noi, che su queste cose ragioniamo. troppo. forse.

e poi non vedo l'ora che questa sessione mi lasci vivere. che finisca. voglio poter partire, potermene andare. essere nella mia condizione beata: in un aeroporto una mattina che il sole è alto con quella sensazione di avere il mondo in tasca che precede l'imbarco. io voglio quello. ora, lo voglio fortissimamente. voglio partire. andarmene. tornare in posti dove sono stata o vederne altri. in questo momento specifico mi viene in mente barcellona, che ho amato tanto da imparare a conoscerla bene. così non avrei nemmeno lo stress derivante dall'incertezza di non sapere dove si stia andando, perchè lo saprei, grosso modo. e poi perchè stavo per intitolare il post "appena prima di dormire", come quella canzone che si chiama "appena prima di partire", il cui video è ambientato proprio a barcellona e il cui ricordo è associato alla scorsa primavera/estate, periodo difficile, pieno di sole, di dubbi esiziali e crisi letali che in definitiva sono l'unica cosa che ti fa sentire vivo, e proprio per questi motivi vuoto di libri. periodo pieno di me. riesco a risentirne il clima sulla pelle. mi manca la mia maglietta sbracciata e il contesto, ma la sensazione di me c'è tutta, qua. rivoglio tutto. presto.
marzo, sbrigati ad arrivare. non resisto più.
postato da frafrettina alle 01:04 | link | commenti
venerdì, 15 febbraio 2008

premiata pasticcera

ho fatto dei dolcetti meravigliosi, e ve ne posterò testimonianza fotografica non appena potrò. ho mangiato pizza per la terza volta nella stessa settimana (diventerò una palla), ma questa volta ho cucinato tutto io: la macro si evita sempre volentieri, anche a costo di bruciacchiarsi un dito con la griglia del forno, come mi è capitato.
il disco è stato un successo, e m. mi ha regalato una tracolla dei beatles tale e quale a una mia t-shirt con dentro un libro scritto da andy warhol, dal titolo che diverrà una delle mie prossime smart quotations: from a to b and back again. chapeau.
ah, ho comprato una rosa per m.: ho pensato che nessuna donna gliene avesse mai regalate finora, e forse è il regalo più originale che un uomo si potesse aspettare a san valentino. ha veramente apprezzato il pensiero.
(fra l'altro, con quello che costa una singola rosa, credo che avrò più rispetto degli omaggi floreali. anche se i fiori mi inquietano un po', come dicevo ieri).
nel pomeriggio, di ritorno da economix, ho accompagnato giulia a fare il passaporto e abbiamo cianciato a lungo in commissariato di quanto una nostra amica sia passata a livelli di fattanza preoccupanti. forse non era il luogo più adatto, ma al dunque piacere.
ho visto "l'ultimo inquisitore", tra una pizza, un dolcetto e varie. mah, bello. però finisce un po' così. da rivedere, come minimo.

nota old-school: oggi ho utilizzato la mia penna usb per la musica, anzichè il lettore che mi ha mollata in panne sul 310 di ritorno dalle lezioni di economia, proprio appena salita. niente di più noioso. (sarà mica perchè nella random choice erano usciti i green day? la rivolta del lettore)
insomma, ho ascoltato in successione she's a rainbow / suzanne / everybody's gotta learn sometimes / the blower's daughter / hallelujah / beatles. era la mia playlist meditativa, quella che ascoltata qualche tempo fa mi aveva gettata nel baratro dei miei pensieri senza possibilità di uscita. mi sono sentita sanamente distante da quello stato, ma non abastanza da non comprenderlo più. sì insomma sono sempre io. solo che stavolta non volevo buttare all'aria tutto quanto (certo, resto influenzabile: sentiti i beatles mi è ritornato per un attimo in mente il problema taglio netto ai capelli, ma a livello di ghiribizzo, o comunque a livello di esigenza ancora procrastinabile). beh, è stato singolare, ecco. nemmeno mi ricordavo che musica ci fosse, in quella pennetta. o se ce ne fosse.
divagazione. appunto di cose così. ha un senso? ce lo vedete?
io devo dormire (prima forse dovrei anche decidermi a struccarmi, ma non ho voglia di alzarmi dal letto adesso), quindi non ce lo cerco nemmeno. se serve si farà vivo lui, o me lo farete presente voi.

e a volte certe coincidenze, certe azioni che avvengono in sincronia nello spaziotempo, fanno talmente stupore che le chiameresti empatia. specie se precedute da un qualche tipo di indefinito retropensiero premonitore. "dai che adesso arriva qui" e zac. gatti neri no, ma c'è qualcosa di irrazionalmente preciso, certe volte, nei fatti.

ed è carino che quel burlone (?) di entoni mi dica "condivido la seconda parte del tuo messaggio". che poi diceva, scherzosamente, "everybody should have a girlfriend like me".

buon ex onomastico anche al caro gpf. che nonostante questo nome da passionale dice di avere seri problemi di relazione con il prossimo. strano, no? ci avevi mai pensato?

note. cioè notte, ma è un errore di battitura che mi piace.
postato da frafrettina alle 01:32 | link | commenti
mercoledì, 13 febbraio 2008

mercoledì tredici febbraio

c'è gente che oggi starà facendo scongiuri a non finire, vista la data.
stamattina facevo pensieri da moleskine alla fermata del 310, mentre fissavo il fioraio vendere i suoi morticini colorati e profumati a tutti gli innamorati del quartiere, e notavo la mia figura ritagliata sul marciapiede dal sole delle 10*. purtroppo (o per fortuna) non ero provvista di moleskine. nè di una penna. e pensavo che l'unico posto che avrei avuto per scrivere con moleskine e penna era la pensilina, angusta e ombrosa. non c'è spazio per sgabelli al sole, in questa società malata. forse non c'è spazio nemmeno per le moleskine (ma quelle autentiche, non quelle di cui fra qualche riga), o più generalmente per gli scrittori di moleskine.
ieri in libreria, invece, pensavo che ci sono moleskine per ogni evenienza. ogni viaggio deve avere una moleskine, forse ormai si viaggia solo per riempirle. c'è qualcosa di bello in questo, e altro di profondamente sbagliato. abbiamo ridotto il senso ultimo di tutte le nostre esperienze all'annotazione su taccuino? forse sì, dunque che almeno sia ben scritta.
al ritorno, sul 310, sono saliti due signori anziani con un mazzo di olezzosi morticini floreali. ero indecisa sul giudizio da avere. insomma: i fiori mi piacciono oppure no? esteticamente certo, e hanno un buon odore. se non fosse che è un odore morto, di un organo genitale vegetale morto. c'è qualcosa che non quadra, anche in questo. e poi li si regala alle donne, organi genitali viventi per antonomasia secondo questa cultura. è come se ci regalassero un po' di noi, però morte? seguono altri ragionamenti sui fiori. ho pensato cose irripetibili che avevo originariamente ideato all'andata, nel sole e tutto il resto. e comunque non ho potuto fare a meno di notare che tutto è molto circolare, e che non ci dobbiamo nemmeno sforzare più di tanto a ricercare segni da leggere che quelli fioccano davanti ai nostri occhi. anzi, forse diamo importanza solo ad una parte impercettibilmente piccola della quantità di segni che incrocia la nostra traiettoria quotidiana.
e mi piacciono gli specchi che stanno sugli autobus. mi permettono di controllare che nessuno infili le mani nella mia borsa (o le metta in altri luoghi non confacenti al gesto) e mi permettono di rendermi presente a me stessa in quello che sto facendo: un tragitto in autobus. non ultimo, mi permettono di specchiarmi.

*: 310, 10. un sole, tra l'altro, che non sentivo così da tempo immemore.

[sto divagando come nel mio stile più classico, in questo post. che l'effetto sessione stia svanendo? non me lo posso permettere, con ancora due esami da dare. quindi passiamo a qualche nota priva di importanza:]

ad ogni modo l'oggetto è arrivato. e sono arrivate anche due moleskine rosa. in più tra i ragazzi del gruppo di lavoro del progetto di De Kerchkove la mia visione della ricerca è passata.

tutto sommato, credo porti più male il venerdì 17.
postato da frafrettina alle 19:19 | link | commenti (1)

il caffè di george byron e il mio problema con le librerie

ho rivisto il nannini di ritorno dalle sue trasferte indiane, e lo ammiro molto per la sua capacità di prendere e raggiungere da solo l'altro capo del mondo così perchè non c'era niente di meglio da fare qui a roma.
da mel ho ordinato il presente valentino per m. e come al solito sono sempre cose difficili, che vanno richieste e fatte arrivare da chissà dove. ma stavolta non c'è negozio che mi possa fregare. se non altro perchè l'oggetto dovrebbe arrivare domani stesso.
il byron cafè è carino, anche se è scandaloso che alle 4 del pomeriggio ci si incontrino coppiette di rubicondi inglesi a tracannare pinte di guinness come fosse sprite. viva la faccia del cappuccino.
ogni volta che entro da mel ringrazio sempre il signore di non avere soldi o di averli contati per uno scopo specifico, perchè mi comprerei tutto. ho visto gibson, copie del neuromante mezze distrutte anche qui (da feltrinelli a viale libia ce n'è una sola, da mesi, completamente rovinata. queste almeno avevano solo la fascia con il prezzo strappata, mentre la sovracoperta era semi integra), altre montagne di roba che avrei preso e portato via, promesse di lettura mai mantenute. e poi le moleskine rosa sono un tuffo al cuore.
un giorno che avrò uno stipendio temo che mi terrò giusto i soldi per offrire a nannini un cappuccino (o una guinness, a sto punto) al byron, il resto lo scialacquerò tra moleskine e copie di libri che non avrò mai il tempo di leggere.
meglio dormire, che domani macro non si studierà da sola.
postato da frafrettina alle 00:57 | link | commenti (2)
martedì, 12 febbraio 2008

Un furto dall'ispirante blog del Qualunquista (foto zozze a parte)

Manuale del perfetto scrittore di racconti (Horacio Quiroga)

I. Credi nel maestro -Poe, Maupassant, Kipling, Cechov- come in Dio stesso

II. Pensa alla tua arte come a una vetta inaccessibile. Non sognare di dominarla. Quando potrai farlo, ci riuscirai, senza neanche accorgertene

III. Resisti quando puoi all'imitazione, ma imita, se l'influsso è troppo forte. Più di qualsiasi altra cosa, lo sviluppo della personalità è una scienza

IV. Abbi cieca fede non nella tua capacità di trionfo, ma nell'ardore con cui lo desideri. Ama la tua arte come la tua ragazza, con tutto il cuore

V. Non iniziare a scrivere senza sapere fin dalla prima parola dove andrai a finire. In un racconto ben fatto, le prime tre righe hanno quasi la stessa importanza delle tre ultime

VI. Se vuoi esprimere con esattezza questa circostanza: "dal fiume soffiava un vento freddo", non esistono in nessuna lingua del mondo, per esprimerla, più parole di quelle annotate. Una volta padrone delle parole, non ti preoccupare se siano consonanti o assonanti

VII. Non aggettivare senza necessità. Inutili saranno tutti gli strascichi che tu aggiunga a un sostantivo debole. Se troverai quello preciso, esso, da solo, avrà un colore incomparabile. Ma bisogna trovarlo

VIII. Prendi i personaggi per mano e conducili con fermezza fino alla fine, senza badare ad altro che al cammino che gli hai tracciato. Non ti distrarre vedendo ciò che essi non possono o non sono interessati a vedere. Non abusare del lettore. Un racconto è un romanzo depurato di pleonasmi. Abbi questa verità per assoluta, quantunque non lo sia

IX. Non scrivere sotto il dominio dell'emozione. Lasciala morire, e quindi evocala. Se sarai capace, allora, di riviverla come fu, sarai a metà strada del cammino dell'arte

X. Non pensare agli amici quando scrivi, né all'impressione che farà la tua storia. Racconta come se la narrazione non avesse interesse che per il circoscritto ambiente dei tuoi personaggi, uno dei quali avresti potuto essere tu. Non altrimenti si ottiene la vita nel racconto

XI. Pwna i n00b con la tua ubar l33t hax

postato da frafrettina alle 01:48 | link | commenti (1)

oggi

con lui tutto bene. ma giovanni allevi è sold out e ho solo un accredito. andarci da sola? non mi va per niente. rinunciare? mi va ancora meno.
inoltre marco ha scoperto l'eldorado: a valmontone c'è un negozio della umbro che in settimana si fa arrivare la maglia del west ham. ecco sfumato il regalo dell'anniversario, comprato via internet per fare la mega sorpresa. eccetto questo, nothing's wrong.
ah, e ho iniziato macro. uff.
postato da frafrettina alle 00:57 | link | commenti (1)
domenica, 10 febbraio 2008

m in questo momento

credo non sappia assolutamente quello che vuole, che sia insoddisfatto e che si faccia una serie di domande assolutamente da evitare, in piena sessione d'esami.
e poi ha un rapporto pericoloso con il cibo. odia mangiare.
dice frasi sconfortanti e l'attimo dopo dice che non significano niente. cerca qualcosa, non sa cosa, non vuole vivere sapendo che a 70 anni sarà pieno di rimpianti. ma io non c'entro, in tutto questo. dice. e però se voglio fare qualcosa per aiutarlo mi scansa, se lo stringo resta pensieroso, se sa che vorrei un bacio ignora il mio sguardo e va via. no non c'entro io, e posso molto poco, stando così le cose. ma dio solo sa quanto questo mi provochi dispiacere. tristezza. essere inutile per la persona che amo è insopportabile.
che poi, oggi pomeriggio siamo stati un po' insieme. l'ho trovato triste, poi è stato meglio. dopo cena, parlando di discorsi ispirati da un amico, di nuovo tristezza. e niente mi leva dalla testa che sì, si tratti anche di noi. questo amico parlava di storie finite, di storie lunghe, di vite da rifare. e del mio caratteraccio, dato che mi conosce. e "mi spiace che le belle giornate finiscano a puttane". e io vorrei tanto che non ci finissero, ma se stai così e non posso aiutarti, come faccio ad impedirlo?
davvero, non lo so. e questo deprime anche me.
e' che se almeno avessi ricevuto quel bacio in più, sulla porta, sarei stata sicura del fatto che non ce l'abbia con me. il problema è che senza sapere per quale ragione, quando lui sta così, sono tutti suoi nemici, me compresa. forse compreso lui stesso.
spero tanto che domani sia una giornata positiva dall'inizio alla fine. fino alla fine. fine inclusa.
postato da frafrettina alle 01:49 | link | commenti
venerdì, 08 febbraio 2008

La valse d'Amélie




Ho fatto un po' di shopping, sono abbastanza contenta anche se è stato solo un assaggio.
Guardando di nuovo Amélie, che adoro, è venuto fuori un nuovo ghiribizzo sul quale arrovellarmi.
Utilizzare in modo carino e intelligente le mie Doctor Martens nere indossate a dire tanto dieci volte. A là Amélie. E' l'unica. E la gonna un po' vispa teresa che ho accattato oggi potrebbe essermi utile. Hmm.
Ho bisogno di un consulto con le mie personal stylists di fiducia. Che se poi facciamo come le Charlie's Angels dell'ufficio stampa RL sarà un semestre molto chic. L'idea mi diverte moltissimo.
Ah, che belle le frivolezze! Specialmente dopo essermi tolta il macigno micro. che tanto micro non è, in definitiva.

L'umore di marco oggi è peggiore rispetto agli ultimi giorni. Spero che quando ci vedremo avrò modo di farlo sentire un po' meglio, ammesso che non mi scansi come la peste come spesso accade quando è più premestruale di me. Ahem.

ps: in definitiva...Gondry, Jeunet...bah, che la mia strada sia la postmoderna Francia dei cavalli di pezza che corrono e delle ragazze con i capelli a caschetto?

pps: ho comprato, tra le varie cose, una maglia dei beatles, una borsa con fiocco gigante (sia la borsa che il fiocco) e una giacca that is soooo doubleP. Oh yea.

ppps: da oggi mi potete ri-leggere anche su corriere romano. chissà che non sia la volta buona per sto benedetto tesserino? e tra domani e dopodomani ho 3 articoli per il Riformista da scrivere. Spero di farcela.

pppps: vado a vedere i cesaroni va. abbrutimento mode on.
postato da frafrettina alle 22:22 | link | commenti (3)

30.

Io non capisco come sia potuto succedere.

E su questo non ho altro da aggiungere.
postato da frafrettina alle 13:07 | link | commenti
giovedì, 07 febbraio 2008

the number 27

allora, io ne lascio memoria ai posteri perchè tanto domani temo che sarò qui per fare errata corrige, però comunque questa va segnata.
facendo grafici su grafici mi venivano sempre con asse x di 15 e asse y di 12. così ho fatto 15+12 e faceva 27. mi sono detta, ma magari! speriamo bene.
marco, la sera prima dello scritto mi fa "ma tanto te lo dico io. prendi 27." e io giù a parlare dei miei grafici e di come sia i grafici che lui sicuramente si sbagliassero.
stamattina volevo morire. come un'autistica ad aggiornare il sito della cattedra on line e i risultati non si vedevano manco lontanamente. poi finalmente appaiono. e cerco, cerco, cerco la maledetta matricola.
non la trovo.
com'è possibile. non l'ho passato!
sono disperata.
poi mi accorgo: stavo guardando i risultati di macro.
ho perso dieci anni di vita, riguadagnati aprendo la pagina giusta.
incredibile: 27.
cioè, IO, VENTISETTE. in MICRO.
come è successo?
(giubilo, urli, felicità, telefonate abbracci e mancava solo lo spumante.)

Poi immediatamente realizzo: O cazzo. Non posso più verbalizzare.
(sinistro stridìo di violini in sottofondo)

Inutile dire che sono ben consapevole di non sapere abbastanza.
E nemmeno mi sono prenotata per fare l'orale, credendo di non passare lo scritto o al massimo di verbalizzare un voto fino al 25 - partendo con l'idea di non poter raggiungere il 25 perchè sono una zucchina e non so manco le tabelline.
Invece, ahem, domani le tabelline rischiano di servirmi. Che fine farò?
Aiuto.

E domani comunque vada il marocco pariolino sarà mio.
Trying to focus on something else cause the "Beata incoscienza" policy worked really well last time.
Ma le botte di culo sono in numero limitato, oppure posso sperare?

Vabbè, in ogni caso io speriamo che me la cavo, come diceva quel tale.
Che stress. E tra qualche giorno si ricomincia ex novo, se va bene.
Sì, con MACRO.

Economia, lasciami in pace! Solo allora potrò essere una donna felice e una spendacciona appagata!
E magari riacquisterò anche sembianze umane...
postato da frafrettina alle 21:47 | link | commenti
mercoledì, 06 febbraio 2008

morale della favola

mai - e dico mai - piazzarsi sul divano a vedere emtivì brend niu muniti di copertina dopo un esame che ci ha costretti ad alzarci alle 6. specialmente se si ha in programma di andare a fare shopping, che il vostro ragazzo / i vostri genitori vi seguano o meno.

sono rimasta nel mio bozzolo di pile fino a circa mezzora fa.
il piano giocheria, dunque, slitta a domani pomeriggio. il piano brandy invece slitta after eight, nel senso che l'otto, dopo l'esito di micro qualunque esso sia, ci passerò facendomi venire a prendere da qualcuno che possa pay sia lì che dall'esoso marocco delle collane per my own tarina tarantino style project.

e prometto che appena avrò meno esami a cui pensare il livello culturale di questo blog tenterà di risalire. ora non chiedetemi anche di essere seria, please.
postato da frafrettina alle 19:34 | link | commenti

prima dell'esame

micro è snervante. ma soprattutto è snervante aver dormito quattro ore per poi arrivare all'università e sentirsi dire che "no micro è alle 11.30, non alle 9.00. torni più tardi.". argh. maledetto assistente occhialuto con la faccia da topo.

per ingannare il tempo ho tracannato un caffè all'autogrillluiss, sono uscita, ho notato che brandy era chiuso così dopo aver percorso un buon pezzo di vle parioli sono arrivata davanti a subdued, chiuso anch'esso. fortuna che sulla strada mi ero imbattuta in una pasticceria e mi sono (schifosamente) comprata un meringone gigante e una crostatina con le visciole. non avevo fatto colazione, e come dice la mia mamma il cervello lavora con lo zucchero. sarà dolce - pensavo fra me e me. 

aspettando che aprisse brandy vengo avvicinata da un soggetto che mi chiede quale autobus dovesse prendere per andare a via veneto. tutto ben vestito, parlava un romanaccio da caratterista che se avessi un po' di energie residue tenterei di rendere anche qui, ma la meringa e la crostatina sono svanite alla terza o quarta domanda del compito, quindi... Beh, una vera caricatura.
entro da brandy, e trovo il MONDO. con prezzi in saldo che tanto saldati non erano, ma che ci vuoi fare è sempre viale parioli purtroppo.
le mie magre finanze mi costringevano a scegliere tra una mega sciarpa spettacolare da 12 euro o 4 collane dal marocco pariolino very tarina tarantino style. ovviamente ho fatto incetta di collane, così la frego io a quella là che accrocca due perlone di plastica e una hello kitty pensando di potermele rivendere a 200 euro. eh no eh.
anzi, ben presto tornerò dal suddetto marocco a comprare altri fili di perlone plasticose in modo da ricombinarli come dico io. restano solo i pupazzetti, da trovare. Per questo il piano di oggi è Giocheria&Brandy con qualcuno che paghi cash - cosa della quale io ero (sono sempre) sprovvista.

Il punto è che sono in attesa dei risultati dello scritto. imperscrutabili. quindi tendo fra lo Studia Mode e il Pazza Gioia Mode. Per il momento è On solo l'Emicrania Mode.
Temo di sapere già che mi darò alla pazza gioia, più tardi (anche perchè ho un sonno che se non vado ad abbrutirmi un po' posso morire), e spero che mamma/papà mi assecondino nella mia pulsione irrefrenabile allo sciupio.
Speriamo che ciò non si ritorca contro il mio libretto e la mia media. ahem.
postato da frafrettina alle 14:41 | link | commenti
lunedì, 04 febbraio 2008

dovrei andare a dormire

ma poi lo schermo mi ipnotizza, appoggio le ginocchia alla scrivania, mi metto la tastiera sulle gambe e chi lo sa che vorrò scrivere mai, che mi sento rimbambita e inutile a quest'ora. ho appena visto i filmati dell'ultima puntata di matrix, si parlava di moccia e hanno fatto un servizio sulla battuta che fassino ha detto a radio luiss paragonando la nascita del pd a "ho voglia di te". è stato carino (e poi è tutta pubblicità!), certo che al secolo ci lamentammo di come, da un'intervista seria e ben fatta, le agenzie avessero estratto solo il pezzo più fru-fru, che puntualmente è stato riveduto, gonfiato e corretto per i 5 minuti di giornalismo tv su canale cingu. e vabbè.
un altro schermo che mi ha ipnotizzata è stato quello della mia tv stasera: mi sono finalmente goduta il dvd di giovanni allevi all'arena sferisterio. le inquadrature sulle mani, il riflesso del legno, la sua faccia contratta in smorfie di potenza nei momenti più difficili, e quella sua solitudine con lo strumento (che poi è una cosa, che però produce una magia che sembra avere del sovrannaturale. eppure è una cosa. mi capite?)...che meraviglia.

picchia sui tasti bianchi
son mute zanne smaltate
che a parlare è l'aria fra le corde
e il polpastrello è solo chi la scuote
lo accoglie un diesis
ferito a morte, soccombe con dolcezza
il busto s'inarca, il braccio freme, la mano spicca il volo 
fa tutto quanto come fosse facile

ah vabbè non è il momento per le rime, sono stanca e la microeconomia non vuole entrarmi in testa. terrore di mandare a puttane tutta la sessione. terrore nero, come il diesis che muore picchiato ripetutamente.
e se avessi meno impicci e meno sonno mi metterei a leggere. o cercherei di scrivere qualcosa di decente, invece di questa sciatteria. ma niente, è ora che mi butti dentro al letto. tra qualche ora mi sembrerà di averci trascorso dentro solo una decina di minuti, e tutto riprenderà esattamente dove l'avevo lasciato. stessa stanchezza, stessi impicci, stessa concentrazione che non c'è. ma un giorno utile in meno.
l'unica certezza è che in un modo o nell'altro passerà. deve passare.
e allora, forse, sarò meno impicciata e piena di letture possibili.
ok. non ci credo manco io. come trainer autogeno devo migliorarmi.

boa noite (secondo la moda iberica - semicit.)
postato da frafrettina alle 01:00 | link | commenti
domenica, 03 febbraio 2008

Quotation trovata in giro di non so chi ma splendida

E' possibile parlare di silenzio, descrivere cio' che e' al di la' della parola e del pensiero?

Noi siamo stati educati alla parola e viviamo in un mondo di suoni. Appena incominciamo a percepire il silenzio, siamo presi dalla paura.

Esiste un silenzio esteriore che e' assenza di voci e di frastuono. Lo avvertiamo nella penombra di un tempio, nella pace della campagna, nella quiete della notte.  E' un silenzio esteso quanto lo spazio e talmente forte da assorbire ogni rumore.

Ma al di la' di questo silenzio immenso, esiste il silenzio della mente che sopraggiunge quando la parola cessa e il pensiero giunge al termine.  Questo é il silenzio totale, vibrante di attenzione e consapevolezza che permette di osservare ogni cosa senza la dualita' introdotta dall'io e senza le sovrapposizioni della mente. E' il silenzio dello stupore, dell'estasi, della comunione.  

Il silenzio esterno puo' facilitare la meditazione, ma solo il silenzio interno ne spalanca le porte.

************************

Un silenzio esteso quanto lo spazio. Che meraviglia...
E' per questo che ho il terrore (nel senso sublime del termine) delle foreste...
Ci pensavo ieri...a questa cosa...
La foresta è uno spazio mistico.
E' troppa.
E' magica sotto certi aspetti.
Ma così non riuscirei ad esprimerlo. Forse ne sarò capace, prima o poi. Per il momento ci penso su.
Quella frase che ho evidenziato mi aiuterà molto.

postato da frafrettina alle 14:30 | link | commenti (1)
venerdì, 01 febbraio 2008

infastidita

dal fatto che sono le nove e qualcosa e sono sola in casa.
dall'aver studiato troppo poco.
dal fatto che stasera ci vedremo tardi perchè gioca a calcetto e non ho niente da fare nel frattempo.
e no, di studiare a quest'ora non se ne parla.
infastidita da quella strana lievissima morsa nel torace che mi prende quando guardo chi c'è in linea, come se ci volessi trovare qualcosa di specifico. come quando da piccolo uno si inventa che "se guardo fuori dalla finestra e passa qualcuno vestito di giallo allora il desiderio si avvera", per esempio. e puntualmente ci si restava male, anche perchè per vestirsi di giallo ci vuole coraggio. ma il grigio o il nero sono colori troppo diffusi, perchè il segno abbia una qualche attendibilità. il colore assurdo è necessario, altrimenti è solo statistica, non messaggio superiore.
insomma, che noia.
e che fastidio, che tutto il mondo esca di venerdì piuttosto che di sabato.
odio il venerdì mondano all'inglese.
a meno che qualcuno non mi trovi qualcosa da fare (e intendo qualcosa di interessante, che valga la pena di farmi vestire e uscire) seduta stante.
sono insofferente, ora come ora. non so nemmeno perchè.
uffa.
postato da frafrettina alle 21:16 | link | commenti

eppure è musica. pure buona. in the mood for Daft Punk.

Buy it, use it, break it, fix it,
Trash it, change it, mail upgrade it,
Charge it, point it, zoom it, press it,
Snap it, work it, quick erase it,
Write it, cut it, paste it, save it,
Load it, check it, quick rewrite it,
Plug it, play it, burn it, rip it,
Drag and drop it, zip unzip it,
Lock it, fill it, call it, find it,
View it, code it, jam unlock it,
Surf it, scroll it, pause it, click it,
Cross it, crack it, switch update it,
Name it, rate it, tune it, print it,
Scan it, send it, fax rename it,
Touch it, bring it, pay it, watch it,
Turn it, leave it, start format it.
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Touch it, bring it, pay it, watch it,
Turn it, leave it, start format it.

/Technologic/
postato da frafrettina alle 19:27 | link | commenti

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sono due ore che stiamo al telefono.
sembrerebbe tutto a posto, per quel che riguarda me. ma io continuo ad avere un pessimo umore, e non oso guardarmi allo specchio che avrò gli occhi come due uova sode.

la verità è che, vuoi o non vuoi, mi sento responsabile. e mi sento sbagliata.
è tornata a galla la problematica del liceo. e chissà quello stronzo cosa avrà raccontato in giro, perchè un gruppo di una decina di persone voltasse d'improvviso, in modi più o meno radicali, le spalle a un ragazzo che è stato dei loro per un buon pezzo di vita. io lo prenderei a schiaffi se potessi. e nel contempo mi maledico, perchè è stata colpa della mia leggerezza nel pensare che uscire 5 o 6 volte in tutto con qualcuno non fosse legarsi per la vita e causare danni irreparabili al di fuori di me, a una persona che è così importante per me, oltre tutto.
(scrivo male. scrivo confusa. scrivo quello che mi passa per la testa e la testa mi fa male. beg yer pardon.)

e una battuta dettami ieri è la punta di un iceberg che nemmeno conosco e che non credevo si potesse solidificare dal niente. e anche le persone più vicine sono vicine a metà, come se la cosa fosse stata insabbiata e si potesse parlare del tempo, del più e del meno e di sport per avere un rapporto sufficiente con qualcuno. non lo so, non c'è nulla che mi convinca in questa situazione. e continuo ad essere in dubbio, come se si costruisse su fondamenta instabili, come se si stesse facendo finta di nulla , come se fossero solo falsità su falsità. e non credevo che tutto questo potesse dipendere da me. antiseri parlerebbe di conseguenze non intenzionali, che generano infinite catene causali, e avrebbe ragione.

e in tutto questo ho un'emicrania con i fiocchi, e ho perso parecchio tempo utile per lo studio.
cosa che spiega l'occhiata non proprio amichevole che poco fa mia madre mi ha lanciato, all in all.

che tempo di merda, per giunta.
postato da frafrettina alle 12:51 | link | commenti

morale della favola

gli ho attaccato in faccia.
e non mi sta richiamando.

alle dieci e nove minuti questa giornata è già da prendere e buttare al cesso.
postato da frafrettina alle 10:09 | link | commenti

ma che ne so

giornate divise fra cose stupende e cose assolutamente non stupende.
ieri c'era eco alla sapienza, un bel discorso, semiotica a palate.
c'erano chiara e dario, con me.
con chiara ho avuto una cena a base di semiotica e filosofia, e abbiamo fatto una passeggiata che ci ha portate a incontrare persone disperse da tempo, che ci hanno raccontato storie di vita vissuta decisamente poco credibili. ma non ho voglia di dilungarmi su questo, anche se sarebbe carino.

ho voglia di parlare di lui, invece. o di come i grafici economici, ogniqualvolta entrino nella mia vita, siano in grado di funestarne non solo l'ambito universitario. è come se espandessero i loro influssi negativi.
ma senza scadere nel new age, il punto è che io davvero non capisco.
ha sicuramente un problema.
insoddisfazione, stanchezza, odio del mondo. come vi pare. ma vorrei capire quanto, in tutto questo, c'entri io. è sempre scostante, da un'altra parte, e si mette in continua polemica con me. ieri, mi arriva con questo orribile cappello sul quale mi ero pronunciata negativamente ai tempi che furono (è oltraggioso portare un berretto della roma con il simbolo del fascio littorio, dicendo che "è lo scudetto che abbiamo vinto nel *nonmiricordoquando*). tutto tronfio me lo mostra e io rimango sconcertata. lo dico. lui fa "sì lo so che non ti piace ma mi sono rotto dei tuoi divieti, ognuno fa quello che vuole". andiamo bene, penso io.
lui usa fare queste uscite. ma poi tutto è normale, in definitiva. però questa freddezza che dura da troppo per i miei gusti è preoccupante. e non capisco che ruolo io abbia in tutto questo. insomma, si è stufato di me? o di cos'altro? e perchè, qualunque sia la risposta, non ne parla?
e lo so che qualcuno obietterà che non sono argomenti di cui si può parlare. magari non qui, anche.
però io scrivo per scaricarmi, e ora come ora mi serve davvero. tanto non fremo per mettermi a studiare economia, come dire.
non capisco perchè le mie giornate debbano svolgersi in questa dialettica tra perfezione e ricchezza di stimoli e di cose che mi piacciono, e negatività. come se tutte le cose che mi piacciono poi andassero a infrangersi contro qualcosa che non controllo e che non dovrebbe provenire da lui. che però sta zitto, e nel suo mutismo mi getta nel panico più genuino, e nella nevrosi (semicit.) più disorientante. cose che ti distolgono da "la vita come dovrebbe andare", ovvero alzarsi sorridendo, invece che parlando con tua madre di lui che non si sa che c'ha. e poi studiare di buona lena, non postare cose che non interessano a nessuno, per di più scritte male.
il punto è che, insomma, sentire tua madre parlare di "forse è la routine", quando hai 19 anni, 3 esami da fare e stai bevendo un gallone di caffelatte, non ti porta da nessun altra parte se non qui.
e non mi piace, questa cosa.
avrei voluto parlare di cose di cui ho discusso ieri pomeriggio/sera/notte, sull'importanza del narrare, sul confine tra arte e sincerità, sull'esigenza di senso, che trovo sia la motivazione unica dello sguardo semiotico sul mondo (che ecco, perchè mi coinvolge tanto). ma mi sento talmente svuotata, ora come ora, che non ce la farei. ed è un peccato. anche questo è intralcio a quello che sono.
no, non va bene. non va bene affatto. e siamo in sessione, non ho modo di uscire con chicchessia per un caffè per rovesciargli addosso tutto questo e sentire che ne pensa (raccontare, raccontare, è un'esigenza, un'esigenza).
scoppierò, durante il compito di micro. e sentirete il botto.
che poi, altra cosetta piacevole: si collega su messenger e non mi chiama. ma nemmeno su messenger mi parla, si disconnette dopo un po', come io non ci fossi.
e la sera invece di chiamare per dire che è arrivato a casa e tutto bene buona notte, adesso usa proprio messenger. è una cosa che mi trasmette una tristezza infinita. preferirei che non si facesse proprio sentire, piuttosto che quello.
non lo so, non capisco. e se ci penso un po' di più è la volta che mi ributto a letto e mi distruggo la faccia piangendo.
oh toh, mi ha contattata. su messenger. ya hu.