il giornalismo e i suoi effetti collaterali

mercoledì, 30 aprile 2008

mah...

vi dirò, stasera mi prende a male. boh, nel senso che sono angosciata.
domani è il giorno del tour de force al primo maggio e ancora non ho studiato a dovere le biografie dei cantanti per fare domande azzeccate, e la cosa mi secca. mi secca soprattutto questo: io lo sforzo lo faccio.
io mi informo, io cerco di aiutare accreditando più gente possibile, io quando posso sono sempre disponibile su tutta la linea, e cerco di fare le cose senza dare disturbo agli altri, a spese mie (specialmente nel senso personale dell'espressione). però boh, mai una volta che invece di avere la sensazione di stare strappando qualcosa per me, magari anche colpevolmente agli occhi degli altri, io mi senta, come dire, incentivata. cioè, è tutto un dare one way. e temo che nessuno verrà a dirmi grazie. o almeno brava, che non pretendo il ringraziamento (o il premio) da parte di nessuno, ma il riconoscimento della buona volontà beh quello sì.
magari ha ragione mia madre: questo ateneo è un fallimento se escludiamo la presenza di qualche professore di spicco, e dovrei levarmi da tutto ciò che non è studio (cioè esattamente quello che sto trascurando completamente, altro motivo d'ansia). c'è gente che è arrivata molto dopo, rispetto a me, in tutti gli ambiti e in tutti i settori, eppure scorre, passa avanti. sembra di essere in fila alla posta e di non potersi lamentare dell'ingiustizia delle circostanze. a tutti viene insegnato solo a prendersi un incarico di qualche tipo e a mantenere salda la loro autorità anche se non vale un tubo. quel che conta è essere titolati, avere titolo. pure per comprare un rotolo di carta igienica. magari fa curriculum.
a volte mi sembra di stare disperdendomi. disperdendo energia, entusiasmo, effort, un po' di tutto, e in ultima istanza anche la motivazione.
boh che vi devo dire, I've got the blues, e mi sono venuti now.
prima ero alla mostra di escher. è durata una ventina di minuti a dire tanto, non me la sono goduta affatto (un po' perchè comunque erano cose già viste, ma il gusto del ritorno dovrebbe essere più intenso, meno frettoloso). insomma, un attimo ed ero di nuovo fuori a risolvere questioni parlando al cellulare (nuovamente scarico) con tizio caio e sempronio. pure in sella al motorino tornando a casa. tra gli sguardi di marco, che erano tutti un programma. un programma.
almeno quello è andato bene oggi, anche se il tecnico con cui lavoriamo è un vero cane.
ha detto che gli ospiti, purtroppo, non sanno che devono rispondere brevemente, essere circoncisi.
circoncisi. sì.
volevo morire.
e intanto il libro di quell'esonero del 15 prossimo venturo mi guarda...oh, come mi guarda.
ma tanto sto riuscendo, tra poco di nuovo via. la vita è tutto un riempire agende per non fermarsi a pensare che è insensato.
fortuna che almeno esco per vedere visi amici.
eppure boh, c'è qualcosa che devo fare. per dare una svolta. fosse anche iniziare a mandare a fanculo a destra e a manca di nuovo, farmi nuovi nemici perchè l'aria diventa irrespirabile in ogni luogo.
e no, temo di non essere io il problema. anche gli altri lo sanno bene, che è così. ho il difetto di non sopportarlo.
postato da frafrettina alle 22:16 | link | commenti (2)
martedì, 29 aprile 2008

emmesse enne

se ci volete parlare live domani in puntata alle 18 su www.radioluiss.it aggiungete ai vostri contatti messenger occhioalle6@hotmail.it

fraffri pubblicità mode on
postato da frafrettina alle 09:23 | link | commenti
lunedì, 28 aprile 2008

guess who's back?

cinque giorni di lontananza da qui sembrano mesi. è strano.
i commenti degli ultimi giorni mi lusingano, mi "chiamano" a prendere la parola, per dire qualcosa. qualcosa detto bene, però. o almeno con l'intenzione di dire.
non ho capito il perchè della modifica dei titoli dei post, questo rosso isterico che non riesco a modificare. mi è stato imposto. magari se lo avessi scelto mi sarebbe anche piaciuto, nel contesto. però mi disturba profondamente. anche se il template di questo blog è decisamente anonimo, i titoli erano belli grigi, anonimi anche loro. solo il contenuto, deve risaltare. il resto è foglio bianco (virtuale). unica condizione di sensatezza delle parole su una qualche superficie. no, anzi. non l'unica, la migliore. secondo me poi.
a chi mi chiede delle poesie dico grazie per il complimento - alla faccia di chi dice che la poesia non ha mercato: i lettori ci sono! appena scriverò qualcosa (leggi: penserò qualcosa che poi appunterò, che poi è sempre tutto là il problema...dannata vita moderna) non mancherò di venir qui a postarla. e la motivazione è maggiore, sì, anche due parole dette da un gentile non so chi fanno bene. e grazie anche a pellys, che lo ha preceduto. anche il suo blog è fantastico. anzi, andate a leggerla (che poi siamo anche omonime).
nel frattempo c'è stato l'onomastico di M. a cui dopo lungo peregrinare per le piovose vie di roma in cerca di magliette di calcio degne di un'espressione di vera sorpresa (oddio non dico replicare la scena dello spacchettamento di quella del west ham coming directly from london ma insomma) ho regalato le prime 2 serie di Lost in dvd (parziale regalo boomerang, i have to say). fra l'altro il commesso del blockbuster si è alleato con mia madre nel dire tutta una serie di baggianate circa l'amore che non esiste e io figlia degenere che mi faccio alzare i soldi (che non ho) per fare regali al mio ragazzo. simpatico siparietto alla presenza di TUTTI i clienti del negozio, che ovviamente non avevano niente da perdere nell'ascoltare le conversazioni fatte in cassa. ahem.
sempre nel frattempo siamo stati finalmente in grado di localizzare il gallo rozzo (cioè rosso ma visto il genere capirete). ci hanno portati michela e marco, simpatica uscita a 4 che doveva svolgersi in un ristorante messicano (fortunatamente ci hanno lasciati un'ora ad aspettare, cosa che ha fatto prevalere la mia voglia di pizza nel gruppo). bruschette arrosticini + focaccia primavera (aka pachino, mozzarelline e rucola) per la mia gioia. nonostante la dieta. perchè sì, sono a dieta.
l'obiettivo è: meno 10 kg entro l'estate (pemmm!). arrivare a 50 con ogni mezzo. tra cui, udite udite, la palestra.
non so quanto durerà, che l'ambiente del fomento sportivo e da cin-se-settèott! non fa tanto per me. ma oggi ho fatto questo gesto eroico e ne vado fiera. dovrei descrivere, i soggetti da palestra. anzi inizialmente avevo proprio pensato di deliziarvi con un witty post proprio sulla varia umanità dell'aerobica, ma attendo nuove esplorazioni più approfondite. per ora condivido le perplessità di gaia circa la musica inquietante che accompagna codesti sculettamenti continuati. veramente inudibile, ansiogena e martellante, tanto che poi lo stretching che precede l'ite missa est avviene al buio con sottofondo pseudo lounge pseudo yoga pseudo mò ripigliatevi sennò uscite fuori e uccidete il primo che vi capita sotto mano (specie se ha in mano qualcosa di buono et calorico che voi avete bandito dalla tavola). inoltre posso commentare un tipo umano tanto per antipasto, di quelli facili ma non scontati: la cinquantenne che prima si ammazza con elastici pesetti e step per uscire poi a fumare dopo la lezione. ma no!

la programmazione dei prossimi giorni prevede che io abbia una giornata assurda mercoledì - anzi se vorrete ascoltarmi in radio vado in onda alle 18 su www.radioluiss.it e intervisto 2 professori americani della John Hopkins di Bologna - e che giovedì io mi imbuchi come di consueto al concerto del primo maggio, tra i comunisti tristi per la disfatta, per la sconfitta nazionale e per l'ulteriore sberleffo di roma, dopo 15 anni di gestione rosata (rossa non la definirei - per fortuna).
porchetta e parmigiano free: resisterò? non credo. ma magari venerdì vado ad espiare in the gym. dai su, ci vado. ci vado ci vado ci vado ci vado.
ci vado?
dai sì, sennò che buffonata è!
postato da frafrettina alle 20:30 | link | commenti (2)
mercoledì, 23 aprile 2008

grandi verità # 1

certa gente crede di sapersi rendere interessante.
postato da frafrettina alle 21:58 | link | commenti (1)
sabato, 19 aprile 2008

here comes the sun nel dettaglio

Postfazione (perchè è stata scritta dopo):
20 anni il 19, e il 18 passavo tra 19 e 20. affascinanti balletti di numeri.
e "i vent'anni fanno effetto" (cit. da Ludo - ed è vero, lo inizio a sentire. e visto com'è andata ieri, spero che sia una decina raggiante luminosa ed entusiasta come sono io oggi. dopo aver ricominciato tedesco e aver dormito poco. mi sono divertita e non mi è pesato. oh, insomma...vi lascio, o scrivo un altro post tra le parentesi.) 

ieri sera è stato tutto inaspettato. andare a cena al centro ha qualcosa in più, cioè il poter parcheggiare a piazza di pasquino e girovagare per vie meravigliosamente turistiche in quanto meravigliose. tapa loca, da rifare e una voglia di iberia pazzesca. poi è bello buttare soldi in cavolate da too much così senza motivo, per ringraziare lui con un improbabile portachiave di stewie. e il commesso splendidamente gay ha approvato ogni mio acquisto. poi dice che uno li ama!
è poi iniziata la beffa ai miei danni. siamo andati in questo pub vicino piazzale clodio, il sergent pepper's. marco l'ha studiato appositamente per la mia beatlemania. l'ha buttata lì casualmente, tipo "tanto per non tornare subito a casa" e io già ero contentissima dell'impegno dimostrato nella ricerca del luogo che tutto mi sembrava già non plus ultra. siamo arrivati, ho visto solo roba beatle intorno a me e la live band che cantava covers. quando all'improvviso focalizzo: ci sono tutti, seduti a un tavolo. per un nanosecondo ho pensato che fosse una coincidenza, in fin dei conti marco era stato tutta la settimana a dire che aveva dovuto studiare per l'esonero e l'idea del ristorante l'ho data io. era tutto molto credibile. e invece aveva organizzato tutto e ci sono cascata con tutte le scarpe.
non mi era capitato mai, è stata una sorpresa completa e totale. sensazione rarissima. sapere che erano tutti lì per me, che mi avevano addirittura preso un pensierino. lo so, per tanti è scontato. però c'erano addirittura laura e andrea riuniti. erano tutti di loro, pietro, ludo, nico, andrea, laura, vitto, quelli di sempre nonostante qualche assenza che non ha guastato l'atmosfera.
la cover band continuava con i beatles ad altissimo volume, ho ordinato un John con vodka, tonica e granatina nonostante la sangria a cena. ho cantato anche se andrea mi smontava sistematicamente. strani giochetti da dementi con gli ombrellini dei cocktails. a un certo punto viene dedicata una canzone a maria laura, che compie gli anni. e tutti mi fanno gli auguri chiamandomi come lei. dovevo intuire che c'era qualche altra losca trama ai miei danni quando marco mi ha distratta in modo assolutamente palese, non lo so, ero troppo stordita dalle tante belle cose che nemmeno ci ho fatto caso.
il cantante dice "ok, dov'è francesca?". io sbianco. spero ci sia qualche altra francesca, e comincio a guardare gli altri con non so quale faccia. tutti mi indicano, urlano, il cantante mi costringe ad alzarmi e tutto il locale applaude e mi dice brava, chissà perchè. "francesca è la più timida del locale...e questa canzone è per lei." io sono im-ba-raz-za-tis-si-ma. ma mi cantano proprio lei, here comes the sun. che non è mai stata tra le mie ultra preferite ma in quel momento ci stava tutta. ci stava perchè fino a ieri il momento era pessimo, ci stava perchè quando sono nata stava piovendo, ci stava perchè anche dopo la tradizione della pioggia è stata ufficiata, e siamo arrivati fradici al sorchettaro. ci stava perchè il sole era lì, con tutti loro lì per me e il mio periodaccio che forse sarebbe ora di archiviare, ci stava perchè era un segno. ci stava perchè era tutto grazie a lui e ho capito che mi adora veramente, e che sono in tanti a volermi bene (canzoni cantate da estranei che non ringrazierò mai abbastanza per il messaggio inconsapevole, presenze fisiche imprescindibili, messaggi virtuali di ogni tipo, pensieri di tutti i tipi in un giorno importante per me). e ci stava, perchè come hanno detto vittorio e andrea, artefici della congiura, "vent'anni si compiono una volta sola". e sono iniziati con uno splendido, splendido ricordo.

e neanche a dirlo, oggi c'è un sole meraviglioso.

Here comes the sun,
Here comes the sun,
And I say
It's all right

Little darling, it's been a long, cold lonely winter.
Little darling, it feels like years since it's been here.

Here comes the sun,
Here comes the sun,
And I say
It's all right

Little darling, the smile returning to their faces.
Little darling, it seems like years since it's been here.

Here comes the sun,
Here comes the sun,
And I say
It's all right

Sun, sun, sun here it comes.

Sun, sun, sun here it comes.

Sun, sun, sun here it comes.

Sun, sun, sun here it comes.

Little darling, I feel that ice is slowly melting.
Little darling, it seems like years since it's been clear.

Here comes the sun,
Here comes the sun,
And I say
It's all right,
It's all right,
It's all right.

postato da frafrettina alle 14:47 | link | commenti (4)

here comes the sun

una parola su tutte: grazie.
postato da frafrettina alle 02:36 | link | commenti (1)
venerdì, 18 aprile 2008

ho scoperto

di essere nata in un giorno in cui pioveva, quando ero sempre stata convinta del contrario.
questo spiegherebbe molte cose. 

[per essere precisi: "c'erano tutte le mucche sotto l'acqua!". sì, perchè sono nata in una clinica alle porte di roma.]
postato da frafrettina alle 17:42 | link | commenti

tecnicamente...(cit)

>> There are twenty years to go
> And twenty ways to know
>> Who'll wear, who'll wear the hat

> There are twenty years to go
>> The best of all I hope
> Enjoy the ride
>> The medicine show

> Thems the breaks
>> For we designer fakes
> We need to concentrate on more than meets the eye

>> There are twenty years to go
> The faithful and the low
>> The best of starts, the broken heart, the stone

> There are twenty years to go
>> The punch drunk and the blow
> The worst of starts, the mercy part, the phone

>> And thems the breaks
> For we designer fakes
>> We need to concentrate on more than meets the eye

> Thems the breaks
>> For we designer fakes
> But it's you i take, cause you're the truth, not I

>> There are twenty years to go
> A golden age I know
>> But all will pass will end too fast you know

> There are twenty years to go
>> And many friends I hope
> Though some may hold the rose
>> Some hold the rope

> That's the end - and that's the start of it
>> That's the whole - and that's the part of it
> That's the hide - and that's the heart of it
>> That's the long - and that's the short of it
> That's the best - and that's the test in it
>> That's the doubt - the doubt, the trust in it
> That's the sight - and that's the sound of it
>> That's the gift - and that's the trick in it

> You're the truth, not I, you're the truth, not I
>> You're the truth, not I, you're the truth, not I

> You're the truth, not I, you're the truth, not I
>> You're the truth, not I, You're the truth, not I.


Anche se, a dirla tutta tutta, sono nata verso le 10 di mattina. Quindi posso ancora perdere tempo appresso a pensieri che potrei risparmiarmi senza compromettere il momento catartico della trasformazione del 19 in 20. Ma non ho tempo per appuntarli. Ne parlerò (?) da ventenne già incasinata o da diciannovenne agli sgoccioli ma senza sonno. We'll see.
Comunque, a pensarci bene, capita una volta sola. Tutto, ma nella fattispecie anche questo genere di piccolezze.
postato da frafrettina alle 00:22 | link | commenti (3)
giovedì, 17 aprile 2008

domani N° enne

Domani sono venti.
postato da frafrettina alle 19:14 | link | commenti

appendiamo la penna al muro

ennesima presa di parte per difendere il potere del blog in un seminario di scrittura. ennesima conferma del fatto che no, blog non è letteratura, ma se letteratura significa entrare in un sistema commerciale, conoscere gente e pensare esclusivamente a compiacere chi legge allora no, la mia strada non è nemmeno qui. ed elsa ha fatto prima di me a dire esattamente quello che volevo dire.
sempre più domande, sempre meno certezze. forse nuovi lettori. e comunque la comunanza trovata con altri presenti, aspiranti scrittori che si sentono soli con il dolore della loro ambizione. fondare un cenacolo di poetastri dilettanti e prosivendoli incompetenti?
strani personaggi che siamo.
comunque, se avessi meno sonno (o magari, più voglia di farlo. forma di ribellione contro chi dice che letteratura non è bisogno di espressione da soddisfare indipendentemente dal tempo e dagli altri mortali, ma raccontare qualcosa a qualcuno manco fosse una chiacchiera) vi descriverei la scena di me in navetta, senza traffico telefonico, che passo accanto a marco che apre la moto e non mi nota, schiacciata sul finestrino come fossi un cagnolino dalla vetrina di un negozio di animali. quando ho realizzato di non poterlo nemmeno chiamare per dirgli "ehi, girati" ho realizzato - dal nulla e tutto insieme - che il distacco è una cosa violenta, pure nella sua insignificanza vista la fattispecie. e poi ero triste, avrei avuto molto bisogno di intercettare i suoi occhi in quell'istante. la vita è davvero terribile. però quanto è importante, lui.
postato da frafrettina alle 00:50 | link | commenti (3)
lunedì, 14 aprile 2008

oggi

giornata migliore, nonostante quella leggera irritazione quando parlo con lui, che ora va in palestra (chissà per piacere a chi).
mi sono fatta truccare alla rai per 35 euro. 40 minuti sotto spugnette pennelli e altre amenità. alla fine sembravo una bambola di porcellana, ma la maestria della truccatrice mi ha stupita, era meraviglioso vederla e sentirla lavorare. e si crea un'intimità stranissima, lei è a un centimetro da te e tu per mantenerti equidistante ed evitare imbarazzo guardi altrove. ora, a me da ragazza scuce poco, ma gli uomini possono avvertire un qualche imbarazzo, credo.
poi sono stata con giulia. colazione al tortuga, dear, un po' di shopping e pranzo insieme, ancora una volta al tortuga. e quella strana coincidenza della cacca di piccione: mi capita di averne una a poca distanza, su un oggetto, ogni volta che indosso la maglietta che portavo oggi. nello specifico, era sulla sella del suo esseacca.

e poi elezioni. uh, quante ce ne sarebbero da dire. e le dirò, in un altro momento perchè è arrivato marco. ma ricordatemelo. lo devo fare. devo. devo. devo.
postato da frafrettina alle 21:50 | link | commenti (1)
domenica, 13 aprile 2008

ricapitolando

non mi va di uscire ma lo sto facendo.
non ho bisogno di nulla ma sto andando a comprare un paio di scarpe.
non ho bisogno di nessuno ma mi tocca motivare i miei scazzi per filo e per segno, inoltre lui non ha più richiamato e andasse a farsi fottere che ci mancava solo il suo cinismo. non è proprio in grado, di non infierire.
non vorrei essere qui (pur in mancanza di alternative, solo sulla base di ciò che sento) eppure eccomi.
figurati che cazzo me ne può fregare di andare a votare.

ora forse riesco a intuire i latenti motivi della mia vicinanza interiore al popolo norvegese.

postato da frafrettina alle 16:42 | link | commenti (2)

ok lo faccio

affronto la matassa di casini e la sbroglio. perlomeno ci provo, mi espongo al rischio. ogni volta che bazzico da queste parti è una prova del fuoco, e a volte non mi sento in vena. nemmeno ora, però ascoltare certa musica concilia il tentativo di essere chiari con se stessi. e poi ieri sono stata a fiumicino. l'aeroporto. ogni volta che avvisto il cartello di benvenuto ho un sussulto. è come se la libertà stesse tutta nel varcare quella soglia, e chissà quali cose meravigliose ti attendono poi. è vero, è così. e stanotte ho sognato new york. è un po' che ci penso. non so se in compagnia o da sola, per un po' o per molto. lo spazio non deve mancare in una città che ha in faccia l'oceano. stessa sensazione di lisbona, sì, ma amplificata a mille, senza quella patina d'europa. con quel manto di tutto è possibile che solo l'america conserva in sè. non lo so spiegare, è più che altro una sensazione. ieri non ero a fiumicino per partire. questo mi ha detto molte cose di me e della mia vita. andavo a fare qualche spesa, per poi andare a raccattare mia sorella di ritorno da creta. mi sono sentita male, al centro commerciale. sarà stato lo stress. o il capire che non ero lì per assecondare i miei spasmi di libertà. io amo i luoghi di transito, e accedervi sempre meno, per occasioni specifiche e circostanziate nel tempo della mia vita mi fa male, temo. un po' come rendermene conto.
e non è perchè non mi piace quello che ho. se non fosse che mi sono ritrovata esattamente in una frase del direttore celli, che ho sentito oggi al tg1. "celli, di cosa si è disamorato maggiormente?" "forse di aver dedicato più tempo al lavoro che alla vita.". ecco, io questa cosa la comprendo appieno, ma ho vent'anni tra 5 giorni e non mi sembra sia sano. lavorare duro duro lavorare, per non sapere manco chi sono, cosa voglio essere. e mi piace che quando litighiamo, io e marco, litighiamo per questa nostra completa e totale diversità: "ma non lo senti se durerà? non hai un'idea della tua vita?" "no, io il mio futuro non riesco nemmeno a immaginarmelo.". come sarebbe bello. non mi capita da quando...boh, forse da quando avevo 6 anni e l'università mi sembrava così in là. io vedo tutto, vedo le possibili varianti, vedo ciò che non mi piace ora che diventa una realtà poi. vedo che sto tradendo me stessa senza nemmeno sapere che faccia ho, che faccia ha la mia vera me.
che poi ripeto, quello che ho mi piace. molto. non cambierei le mie serate in terrazzo da pietro a rievocare il liceo con nulla al mondo. specie se si svolgono ascoltando musica norvegese. quella stessa musica norvegese che ora mi va in loop nel media player. quella failure remixata che dice grandi verità e le dice a suon di sax che monta, come il volo di un gabbiano qualsiasi su un fiordo qualsiasi, lasciandomi qua a sognare quei paesaggi, quella libertà di poterli godere solo perchè è giusto così. vorrei essere quello sfigatissimo unico gabbiano del cazzo che vola dove cazzo gli pare a lui, senza pensare se è giusto muoversi o fermarsi, se è giusto coltivare quello che si ha perchè non ha niente. forse sarebbe meglio non avere niente o forse sono un'ingrata paranoica (o tutte e due le cose). e la metafora del gabbiano è scontata in tutti i casi eccetto quando non è una metafora.

>> I wish I could travel overground
> to where all you hear is water sounds,
>> lush as the wind upon a tree
> I wish I could travel overground
>> to where all you hear is water sounds,
> to capture and keep inside of me
>> Failure is always the best way to learn,
> retracing your steps 'til you know,
>> have no fear your wounds will heal.

oh. will they?
e comunque piango troppo. sono sempre troppo tesa, mi fa sempre male tutto. non mi sta bene, cazzo.
non sto passando un buon momento, e me ne rendo conto quando smetto di essere sociale. come dice elsa, c'è qualcosa che non va se non si riesce a stare soli in una stanza. senza internet, senza musica. senza proiettarsi altrove. in certi momenti mi sento fragile come una foglia secca, ma non lo do a vedere. se non a lui.

poi senti cose come questa:

> This town is colder now, I think it's sick of us
>> It's time to make our move, I'm shakin off the rust
> I've got my heart set on anywhere but here
>> I'm staring down myself, counting up the years
> Steady hands, just take the wheel
>> And every glance is killing me
> Time to make one last appeal for the life I lead

> Stop and stare
>> I think I'm moving but I go nowhere
> Yeah I know that everyone gets scared
>> But I've become what I can't be, oh
> Stop and stare
>> You start to wonder why you're 'here' not there
> And you'd give anything to get what's fair

>> But fair ain't what you really need
> Oh, can you see what I see?


e forse dovrei fare come quella nostra amica che ha cambiato scuola dopo un paio d'anni. mi diceva pietro che ora suona e canta in un gruppo, e mentre gli altri ridevano al pensiero io sentivo una certa ammirazione.
ma credo che non sarebbe ancora sufficiente.

comunque anche oggi la giornata è cambiata in peggio. gli ho attaccato in faccia: non si regola e non cambia mai. ogni volta anche i problemi con lui fanno solo finta di risolversi. c'è tutto e me lo porto sempre appresso, in qualunque circostanza. non può andare avanti.
postato da frafrettina alle 16:14 | link | commenti
mercoledì, 09 aprile 2008

ce soir

mi sono pianta anche gli occhi. chi lo sa perchè ogni tanto l'allegria (quella che gli altri sostengono mi appartenga) mi passa. come se mi distraessi un attimo. o forse la faccio solo troppo tragica.
poi arrivano frasi come "tu hai una vita felice", detta da un'amica che non sa che fino a un secondo prima ho messo in discussione ogni singolo tassello della stessa alla ricerca della magagna da eliminare, della lacuna da colmare. e fortuna che c'è marco. e fortuna che c'è chi ha bisogno di dosi di giulianite. anche se fino a un momento fa mi stavano crollando addosso tutti i cocci del mio presente e boh, chi lo sa che me ne faccio: li rincollo? li incollo in modo diverso? faccio tagli? aggiunte? chi lo sa.
mi sembra ci siano pochi colori, e pochi giochi di consistenze. è una superficie seria. da lavoro. sarebbe ora di tornare al cernit, al pongo, alle cose che fanno ridere, a quelle creative e infantili.

le dico che non lo so cosa mi prende. che sai quando a un certo punto ti fermi? ripeto, ti sembra di esserti distratto. come se normalmente uno vivesse la vita senza farci caso, poi puf! si ritrova che ha collezionato una serie di carabattole ritenendole utili, quando non gli interessano affatto e probabilmente non gli serviranno mai. uno dovrebbe cercare di non sparire, in mezzo alle cose che porta con sé. almeno sapersi riconoscere allo specchio, sapere un minimo ciò che si vuole, quali gusti si hanno. una vaga idea di sé e del futuro. un qualche entusiasmo. quando mi sento così - altrove avrei detto svuotata, come un'ostrica - mi pare di non sapere più niente, neanche di me. chi sono? dove mi sono persa? quale è stata la cianfrusaglia che ho raccolto in giro per far spazio alla quale mi sono buttata via da qualche parte?

penso che anche quando vogliono sapere di te alcune persone riportano tutto a "io", così in un modo o nell'altro ci si dissolve lo stesso nel discorso. sono in pochi a saper ascoltare. e in segno di apprezzamento della buona fede profusa tanto vale annuire, anzichè puntarsi il faro addosso.

ugh, domani avrò un aspetto orribile.
 
postato da frafrettina alle 02:15 | link | commenti
martedì, 08 aprile 2008

troppe cose poco chiare

ora la notizia della lezione di ddek a conclusione del corso che è già concluso (?!). e "verranno mostrati i lavori dei ragazzi partecipanti". (?!?)
ciò vuol dire che ddek prende e se ne va e tanti saluti e arrivederci e grazie e hello america?
mah.
poi domani la puntata di occhio alle sei sarà estremamente free style. ancora non conosco i nomi dei miei due intervistati, e ci sarà da ridere.
poi boh, troppi cavoli e forse dovrei anche aprire i libri.
e piove! me la sono beccata tutta, i capelli uno schifo e i jeans peggio.
e quando un'amica sta male non può mai andare bene.
e poi con pvrn ormai è dignitosa indifferenza e forse è giusto questo ma non mi basta. uffa.
e però ho conosciuto un ragazzo tedesco di berlino a mensa, e uno svedese. è stata una conversazione divertente. e la nostra inefficienza (compensata dalla bellezza dei luoghi) è sempre molto evidente. e napoli è sempre e comunque monnezza, con buona pace di chi era al tavolo con me. e chiamarsi guido a berlino significa avere il proprio nome sempre distorto in ghido. e forse sarà per questo che vuole vivere qui a roma, mah.
e sulla navetta ho ucciso una zanzarina e mi sono sentita infinitamente in colpa. ho pensato a come sarebbe stato farmi consolare da tutti i presenti. una di quelle situazioni da film filosofico grottesco alla gondry, poi ho deciso di chiudermi con la mia musica, e c'era anche una delle veline di pvrn ma mi sono limitata a stoppare ogni tanto per sentire se parlava di lui, con scarsi risultati.
e sono riuscita finalmente a vestirmi di blu indossando lo smalto blu.
e mia sorella adesso è a spasso per heraklion mentre la mia agendina si riempie di altri cazzi e di correzioni per i cazzi già appuntati.
e forse basta eh, basta proprio.

postato da frafrettina alle 19:41 | link | commenti

mentre ero in macchina

e cantavo a squarciagola con marco, ho fatto caso che nel tergicristalli erano rimasti impigliati degli aghi di pino e un cartoncino elettorale pro berlusconi. in autostrada mi sono chiesta quale dei due avrebbe vinto la sfida, quale avrebbe resistito al forte vento sul parabrezza: la natura contro l'uomo, l'omino.
inutile dire che ha vinto berlusconi.

mi sono anche stupita dell'ostinazione a crescere di certa erba ai lati della carreggiata. quasi rosicchiasse l'asfalto, tutta verdina e tranquilla. e poi i prati ai lati della strada sono sempre fonte di ispirazione e ricordi. in montagna quando ero piccola sognavo sempre che un bel giorno, con la persona che amo, avrei fermato la macchina e mi sarei andata a sdraiare così a buffo, lì. notavo che qui le margherite escono a ciocche dalle grate che tengono ferme le rocce, e che l'erba (impreziosita da quella luce del tardo pomeriggio che abbellirebbe anche uno scorcio su malagrotta) era di quella lunga e spessa come una stella filante, che a toccarla sembra appiccicosa, anzi sembra trattenere le dita, come fosse di velcro finissimo. e come si agitava, tutta insieme, con precisione.
al ritorno la luna era solo una falce. ho pensato a un comunismo naturale, ridacchiando. era bella.

e marco sul raccordo si fa sempre prendere dall'ansia. e all'uscita dove c'è quel negozio di lumi (tetro) chiamato barcaccia c'è da impazzire, sembra di fare inversione a vuoto perchè ce lo si ritrova sempre a destra, prima di rendersi conto che lo stesso edificio è presente specularmente ai due lati della carreggiata. due tetri lumifici, a confondere.
all'andata l'autogrill a ponte mi ha strappato un sorriso. e devo far assaggiare a marco la rustichella, che non si sa che infanzia si possa aver vissuto senza conoscerne il sapore.

mentre ero in macchina - anzi, mentre ero appena rientrata in macchina con in mano le pizze appena sfornate, marco mi ha accolta con quella canzone che fa così (*). e anche se jovanotti non mi è mai del tutto simpatico, a volte ci becca proprio e riesce a dire cose grandi in un modo così normale da impressionare. credo che sappia di cosa parla. e anche se una delle pizze ha scolato sui miei jeans, in quel momento ero tutta presa a considerare come tra me, lui, e la radio che cantava ci fossero le stesse identiche situazioni di riferimento chiaramente stampate in mente, tra i ricordi. quando si dice sentire la musica.

[OT] e certe persone le riconosci. tanate subito e a prescindere. basta una sola riga.

ed è iniziato l'intrippamento da Lost. [/OT]

dicevo, mentre ero in macchina. una canzone che faceva così:

A te che sei l'unica al mondo
L'unica ragione per arrivare fino in fondo ad ogni mio respiro
Quando ti guardo dopo un giorno pieno di parole
> Senza che tu mi dica niente tutto si fa chiaro
A te che >> mi hai trovato all'angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro pronto a difendermi << 
Con gli occhi bassi stavo in fila con i disillusi
> Tu mi hai raccolto come un gatto e mi hai portato con te <
A te io canto una canzone perchè non ho altro
Niente di meglio da offrirti di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo e la magia che con un solo salto
Ci fa volare dentro all'aria come bollicine
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande
>> A te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più
A te che hai dato > senso al tempo senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore
>A te che io ti ho visto piangere nella mia mano
>Fragile che potevo ucciderti stringendoti un pò
>E poi ti ho visto con la forza di un aeroplano
>Prendere in mano la tua vita e trascinarla in salvo

A te che mi hai insegnato i sogni e l'arte dell'avventura
A te che credi nel coraggio e anche nella paura
> A te che sei la miglior cosa che mi sia successa <
A te che > cambi tutti i giorni e resti sempre la stessa
A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei
A te che non ti piaci mai e sei una meraviglia <
>Le forze della natura si concentrano in te
>Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano

Sei l'orizzonte che mi accoglie quando mi allontano
A te che sei >> l'unica amica che io posso avere
>> L'unico amore che vorrei se io non ti avessi con me
> A te che hai reso la mia vita bella da morire
Che riesci a render la fatica un immenso piacere
A te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore
A te che sei
> Semplicemente sei <
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei
A te che sei
Semplicemente sei
Compagna dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei
.

postato da frafrettina alle 01:25 | link | commenti
domenica, 06 aprile 2008

essere in libreria

per me è un momento alto. in libreria potrei parlare per ore, incurante dell'esistenza di altri intorno.
e poi continuo i discorsi anche fuori, in autobus, poi scesa dall'autobus, poi ovunque io mi trovi.
e con certe persone è naturale che vada così, e fa bene.
so thanks.

mentre parlo, in libreria, stilo anche la lista dei miei must have in versione aggiornata secondo gli sghiribizzi del momento.
here it comes.

zafon - l'ombra del vento
murakami - tokyo blues / norwegian wood (isn't it good?)
gibson - Mona Lisa Cyber Punk
gibson - Il Neuromante
dostoevskij - i fratelli karamazov
qualcosa di gogol
pessoa - Lisbona, tutto ciò che un turista dovrebbe vedere
carver - orientarsi con le stelle (e altri mille)
cohen - il libro del desiderio

postato da frafrettina alle 23:39 | link | commenti (2)

è che certe volte non capisco

come la gente riesca a fare carriera tanto rapidamente. boh!
postato da frafrettina alle 14:34 | link | commenti
sabato, 05 aprile 2008

pensieri flash

oggi ricorrono due anni dalla data del mio test di ammissione all'università. marco quella mattina mi venne a incoraggiare, malgrado i litigi dei giorni precedenti e la diffidenza circa il mio ingresso nel mondo targato luiss, portandomi una penna luminosa con winnie pooh seduto in cima al fusto. ricordo la scena, nell'androne di casa mia. e poi il caffè con benedetta e michela al paris. e poi l'interminabile giornata all'ergife e gli incontri assurdi. e la stessa diffidenza di marco che saliva anche dentro di me e non accennava a chetarsi, a lasciarmi un po' tranquilla. ogni passo una boccata d'ansia. però è andata bene come è andata (?), almeno per ora, almeno valutando qui per qui. e senza accorgermene sono arrivata al giro di boa della triennale.

certe serate sono l'ispirazione ideale per scrivere qualcosa, se non fosse che sarebbe tutto autobiografia: niente noia inventiva, solo sfizio descrittivo e caratterizzazioni (slurp). troppo facile.

e come dice giovanni, le relazioni deboli sono le più forti.
postato da frafrettina alle 16:56 | link | commenti

tutto sommato

è stata una bella serata. ho scoperto che qualcuno ha trovato il mio blog, e presumo che altri presto lo faranno, perchè ormai si è capito quale sia l'url da scrivere per fare un salto. "adesso tutti quanti sanno i cazzi tuoi!" fa la mia amica scherzando. è vero e non lo è, però alla fine spero non importi realmente a nessuno.
peccato, siamo dovuti andar via, marco domattina ha inglese. avevano appena iniziato a cantare battisti a squarciagola, sarebbe stato il caso di fermarsi.
abbiamo parlato a lungo con simone, ricordando i vecchi tempi.
speriamo che eliminare le pesche dalla torta di frutta sia sufficiente per scongiurare reazioni allergiche durante il sonno.
la morale è che a volte forse dovrei solo essere più positiva, e magari non mettere i tacchi. nessuno mi premia al valore e i miei piedi sarebbero più felici se optassi per qualcosa di umano.
ah, la troietta non l'ho manco incrociata, e non ha salutato, per sua fortuna. e poi le persone imbarazzanti della mia classe (cioè quelle con le quali non ho assolutamente argomenti di conversazione in nessun caso e in nessuna circostanza e mi pesa anche fingere di sorridere o di annuire mentre blaterano) non si sono presentate. way better.
quante storie che si riuniscono sullo stesso terrazzo condominiale, certe sere. se dovessi parlare il linguaggio di de kerckhove direi che pietro è un hub, che collega molte realtà virtuali. e a volte è piacevole, che i collegamenti divengano visibili. magari a piccole dosi, magari solo i collegamenti giusti.
però ecco, sono stata piuttosto bene.
avrei dovuto farmi fare una foto, all in all.
postato da frafrettina alle 03:41 | link | commenti
venerdì, 04 aprile 2008

quando un microfono / non lo vorrei abbandonare mai

sì perchè ero di buon umore.
poi due situazioni.
commento su una: cioè, ma stiamo scherzando? come dice roberto: la gente si prende sul serio. e boccaccia mia statti zitta.
commento su due: non credo che la festa di pi, con tutto che gli voglio un gran bene eccetera eccetera, sia la serata ideale, oggi. perchè il malumore da rimpatriata di classe (sommata a una buona percentuale di ignoti e ad un'alta percentuale di gente che mi sta sul cazzo, tra cui la troietta di capodanno) si va ad aggiungere a quello da situazione uno, che mi è stata riproposta a più riprese e temo non si possa dire finita lì. (ecco appunto, live on la risposta è no.) inoltre non mi va di essere elegante. e questa è un'ulteriore ipoteca sul mio umore.

irritazione a parte (passerà), ho vinto il premio per il sondaggio di aula m. yea.

e poi fa piacere sapere che ogni tanto qualcuno senta il bisogno di affacciarsi un secondo. tra mille cose.

certe domande sono talmente abusate che si fatica a dargli il giusto significato. è solo quando ci riesci (e capita solo in presenza di fattori ambientali propizi: persone, contesti, momenti) che si riaprono le voragini. e un po' te le crei e un po' le cerchi, come ti crei e ti cerchi i fattori propizi, spesso advocati.
è solo che non c'è mai tempo.
e se fossi puntuale tra cinque minuti sarei da pietro.
e se fossi puntuale tra cinque minuti almeno inizierei a vestirmi.
e siccome mi conosco so che non farò nessuna delle due cose.

ah, e a quanto pare il denial definitivo è già passato sotto il mio naso senza che ne fossi consapevole. non so se sono totalmente insensibile alla cosa, o incredula o se prima o poi me ne importerà realmente. ma pare sia stato così, involontariamente. eh già, al terzo anno fare domanda è inutile: quando parti? in sessione di laurea? sai quando ti dicono che era una prova generale e in realtà stavi in diretta?
a volte non te ne rendi nemmeno conto.

c'est la vie, huh?
postato da frafrettina alle 21:56 | link | commenti

nau

oggi gli sbalzi d'umore si contano come le oscillazioni di un metronomo.
sono in tanti, i miei amici che partono.
sento qualcosa che serpeggia dentro, insieme a quel caldo bruciore dietro alle palpebre di quando si sta vivendo un'ingiustizia.
ma io me lo sto imponendo. e razionalmente so che faccio bene.
allora perchè cazzo sto così strana?
fanculo tutto.
postato da frafrettina alle 13:44 | link | commenti

non ho sonno

e dopo la naturale astinenza il tornare qui a distanza di poche ore sembra essere il presagio di nuovi sconvolgimenti esistenziali. ma magari no.
avrei bisogno di un massaggio, sono tesa. o della prospettiva di un viaggio come dico io. o di boh, mettermi a cantare, quelle cose che faccio quando sto da sola e posso gridare dentro casa. ma all'una e mezzo di notte non mi sembra il caso. lettori e commentatori sono in ferie, quelli dal feedback prezioso hanno perso stimoli o hanno perso tempo. oppure boh. di fondo ci sono sempre molte incertezze ed è bene farci amicizia. 
il fatto è che non ho sonno, e mi pare che ci sia una strana energia che non vuole andare a dormire. mi è capitato altre volte, mi è capitato di scriverla. descriverla no, è indefinibile. stati di incertezza e di inquietudine. forse è solo l'abuso di the. forse è la primavera, anche se stanotte tira vento. ma in questi giorni c'è stato un sole splendido. mi avrà dato alla testa.
domani sarò di nuovo stanca, passa tutto, anche gli sghiribizzi più confusi.
e poi pensavo a questa canzone, a questa greta-cane randagio. e un po' mi ci ritrovo. come se avessi uno zainone sulle spalle e aspettassi un qualche treno per chissà dove. come se avessi addosso i vestiti del giorno prima, i capelli alla bene e meglio e tanta voglia di sciacquarmi in camera, cambiare la gonna che non è stata una buona idea, così come le infradito che ti fanno sempre sentire i piedi sporchi. agognare un paio di calzini e le scarpe da ginnastica. fare ordine nella valigia e abbandonare il superfluo. mettere le pile nella macchinetta e contare per l'ennesima volta i soldi. sono in viaggio, in stazione o in aeroporto, arrivata chissà in che città per raggiungerne chissà quale altra. forse sono da sola. fatto è che ho qualcosa da fare. non capisco ancora cosa, però.

>> Testa in giù, contorni a rovescio <
> Disperazione in heavy rotation >>
>> Londra dov’è? Londra non c’è. <
 
/ Viaggi scalza per Liverpool Station / 
/ Col tuo bagaglio di malinconia / 
/ Che non va più via /
/ non va più via /

/ Chissà se ti avessi avuta /
/ Ma non ti ho avuta mai /

/ Chissà se con il mio aiuto /
/ Ma non l’ho fatto mai /

/ Il mondo di Greta non ha /
/ non ha gravità /
/ non ha gravità /

>> Pioggia scura e neanche la senti
<< Mille paure strette tra i denti <<

/ Londra dov’è? /
/ Forse non c’è. /
> E vaghi sconvolta ogni giorno di più << 
>> Mentre i tuoi sogni stanchi cadono, cadono, cadono giù <

/ Chissà se ti avessi avuta /
/ Ma non ti ho avuta mai /
/ Chissà se con il mio aiuto /
/ Ma non l’ho fatto mai /

/ Il mondo di Greta non ha /
/ non ha gravità /
/ non ha gravità /

>> Negrita - Greta
> L'uomo sogna di volare.
postato da frafrettina alle 01:43 | link | commenti
giovedì, 03 aprile 2008

in questo periodo dell'anno

escono i bandi di ammissione per l'erasmus. e se mi fermo a pensarci mi piovono addosso tutte le domande relative a questo. al passo che dovrei (dovrei?) compiere per avere una vita diversa, come la voglio (la voglio?) io. on the move. più simile al futuro che a quella dei miei. più nomade che stanziale. più piena che certa. e allora cosa mi frena? forse la sicurezza che queste sono manie da studentelli vogliosi di possedere il mondo: utopie commoventi, bellissime, giovanili, così poco mie. già.
però un po' mi scoccia. che ad esempio persone che già nascono bilingui vadano a fare semestri in posti extra qualificanti, cose che magari un giorno li porteranno a meritare più di quanto non avrò io.
se nessuno lo facesse non mi darebbe alcun fastidio. visto che sono io a restare qui, allora sento qualcosa che rode. come diceva c., in relazione a un altra cosa, citando il dorian gray. suonava tipo così: se sapessimo che le cose che lasciamo non le prenderà nessuno, le abbandoneremmo a cuor leggero. vale anche per le opportunità. è tremendamente vero.
e l'anno prossimo sarà l'ultimo treno. non potrò procrastinare per sempre, a un certo punto arriva il denial definitivo. non come quando uno è piccolo, che tanto è tutto lontano. e che farò allora? sarò ancora convinta di poterne fare a meno, quando anche il pensiero, la possibilità dell'opportunità mi sarà passata davanti irrimediabilmente? we'll see. ma temo di conoscere le risposte da ora. o forse non lo temo neppure, le conosco e basta. forse.
postato da frafrettina alle 21:02 | link | commenti

long time no see

non me la sono passata tanto bene oggi, ho iniziato a sentirmi male appena alzata, ho vomitato tre volte e anche ora ho un mal di pancia allucinante. dopo gli svenimenti, i pianti e le dosi massicce di antidolorifici degli ultimi mesi, forse forse dovrei rassegnarmi all'idea di farmi visitare da un ginecologo. o forse resisto, che mi mette più a mio agio.
ieri è stata una lunghissima giornata. fino alle 9 all'università, tra lezioni e altre cose, e spero che domani non sia come oggi, anche perchè perdere 7 ore di lezione non è del tutto positivo. devo riuscire a uscire.
comunque, tra una cosa e l'altra, ieri ho parlato un po' con c., una mia compagna di corso che ormai sta diventando la mia compagna di pranzo, o meglio colei che mi ha fatto sperimentare la mensa (che a livello di struscio mondano è meglio di via del corso, in proporzione). a mensa fra l'altro abbiamo incontrato due amici di gaia, uno dei quali mi ha chiesto se io fossi frafrettina. da qui relative considerazioni sul fatto che internet ti rende persona pubblivata e un po' ti sputtana e un po' ti fa entrare di più in contatto con il prossimo, e a ben vedere è tutta questione di diffidenza in meno (nei casi migliori). e altre considerazioni sulla quota di amici dei miei amici che adesso sanno che il primo giorno del ciclo mi stende e che non ho una grande passione per l'idea di rivolgermi ad un ginecologo. ma poco importa.
dicevo di c. che ha voglia di nuovo, di giocare con un ragazzo perchè il suo è lontano sia fisicamente che sentimentalmente in questo periodo. problemi di tutte le storie lunghe. non ho potuto darle nessuna risposta, le sue domande erano attualissime e valide per tutti in ogni momento in cui non si è certi se ci si stia accontentando oppure chissà quali tendenze masochiste si stiano assecondando. in ogni caso credo che se il suo ragazzo saprà farle sentire la sua presenza, tutto andrà bene. lo dico perchè alla fine ci siamo trovate su molte cose e specialmente sui fondamentali, lei mi capiva quando le dicevo che dopo ogni dubbio quello che per me ha sempre contato è il fatto di volere che marco rimanesse accanto a me sul divano invece di andare a casa la sera. desideri banali al limite della noia, ma la vita vera è fatta di molti divani e di poche sciocchezze da flirt. che per carità, in assenza di divani sono splendide, e lo sono anche se ci si accorge di non volere più quella persona accanto, sotto al pile e davanti a una schifezza in tv. ma se sono solo capricci, allora, ti rendi conto da solo. il problema è che fare scelte così alla nostra età non è sempre semplice, la prospettiva del tempo, l'assenza di scadenze sentimentali tipo "sposarmi-avere una famiglia entro gg/mm/aa", ti fa porre molti più problemi (e più spaventosi) di quanti non se ne creino quelli con 10 anni di più. almeno credo.
c'è stata anche la laurea di giulia. mi sono pensata nei suoi panni e un po' mi ha spaventata. anche perchè non vale nemmeno la pena di sbattersi a scrivere, dato che hai dieci minuti, per discutere. dovrei dire più cose, come il fatto che essere alla luiss con lavinia e i suoi capelli da moicano della quaroni un po' mi ha fatto sentire la distanza che c'è tra il nostro piccolo mondo sbagliato per molti versi e quello della maggior parte delle altre persone, sbagliato per molti altri ma sicuramente più facile da comunicare e comprendere perchè più diffuso, atomizzato. è stato divertente, e un po' mi ha fatto domandare cose. ho incontrato anche g. con una sua amica, l., molto simpatica. nel terzo anno ci sono molte più persone frequentabili di quante ne abbia trovate nel mio, fatta eccezione per i comunicattivi. anche in quel frangente mi sono ritrovata a parlare di sentimenti, ed è strano come le persone mi ritengano una quasi attendibile, mentre vivo in un continuo stato di tentativi e confutazioni. e poi mi hanno detto che quando mi guardano io do l'impressione di essere una persona felice, una persona allegra. mi ha fatto piacere sentirglielo dire, perchè cerco di essere migliore possibile con gli altri. un po' perchè mi piace entusiasmarmi, e quando sono allegra lo sono a livelli quasi infantili. una cretina, ma magari contagiosa. quando sono genuinamente così significa che sono con persone che mi piacciono, altrimenti è sempre una buona maniera per mascherare antipatie/rapporti superficiali. ad occhi attenti è palese, che stia fingendo. fortunatamente pochi occhi sono veramente attenti. comunque come dicevo a g., io vivo di spikes, di momenti di up e di down pazzeschi, e chi mi raccatta in quelli, o tenta di starmi vicino, sono le persone che davvero, davvero mi vogliono bene. poche ma ottime, una cerchia allargabile ma se ce ne sono i presupposti. insomma, allegria sì, ma per sapere come sono veramente (cit) ci vuole pazienza, intenzione e costanza. e coerenza. e sapere che alcuni ci si impegnano davvero è un dono splendido che la vita mi fa. e la nozione di "pochi" non mi fa sentire sola. però una diserzione da parte di quei pochi mi ucciderebbe. questo sì.
come dice c., che è una ragazza forte e spigliata, molto volitiva: "io ho sempre bisogno di un sostegno perchè in realtà sono fragile". l'ho trovata più simile a me di quanto credessi, in una frase del genere.
la cupola di santa maria del fiore: levi un mattone, crolla la volta. però la volta è imponente, certo.
scrivo male, mi rendo conto. sono stanca ed è arrivata mia sorella che tra poco reclamerà che vuole dormire.
long time no see, dicevo. perchè era un po' che non passavo e perchè ci sono persone che si sono perse in questo periodo, e forse sarà che quella in mala fede non ero io, che ora che la vita cambia arrivano i silenzi. ma magari no.

ah, e finalmente ho tagliato i capelli. così dal nulla, ho preso e sono andata, un pomeriggio come tanti. niente riti o giornate campali, niente rivoluzioni. un evento normale, ma una bella scorciata sì. ve l'avevo detto?
postato da frafrettina alle 02:35 | link | commenti (1)