il giornalismo e i suoi effetti collaterali

lunedì, 26 febbraio 2007

nausea

ho una nausea fortissima. perchè ho mangiato una di quelle ciambelle dolci e zuccherose che sono fritte, e fanno allo stomaco l'effetto di un cucchiaio di petrolio. quando andavo in vacanza in montagna da piccola li odiavo i krapfen, perchè mi facevano sempre questo effetto, e avevo sempre la nausea. apro la finestra per far cambiare aria. forse è troppo che sono in questa stanza, troppo che sono al pc, troppo che scrivo e chiudo per sbaglio finestre che contengono il miglior sforzo della mia penna e lo cancellano impietose dal mondo. e mi lasciano qui sola a prendermi il viso fra le mani e scuotere la testa. a disperarmi in maniera contenuta per non lasciarmi andare, in fondo che fa. posso riscrivere. nulla tornerà com'era stato scritto la prima volta. perfetto com'era. calzante com'era. poetico com'era. almeno per me, per l'aderenza con i miei intenti. per la cristallinità. per me. apro la finestra e il cielo è grigio topo, e c'è odore di pioggia e di catastrofe, di scuotimento meteorologico, ho voglia di andare fuori e prendermi la pioggia che verrà, io sola e l'acqua. magari fossi in un posto sperduto. in montagna. dove avevo sempre la nausea come ora, perchè ero sempre in macchina. quella macchina che odio e che non so guidare, e oggi mi hanno pure tamponata. affanculo. e insomma mi butterei in giardino, con la testa sull'erba fredda,  chissene frega degli insetti. io e il cielo nero. io e la pioggia che arriva. io col mio ciclo che mi rende terrestre e nervosa e vicina alle nuvole che cambiano la faccia delle giornate e fanno cadere acqua dall'alto. io e il cielo a condividere i miei nervosismi. a sfogarci insieme. a piovere. a respirare aria umida e farmi passare la nausea. invece sto qua e scrivo frenetica, ascoltando brutta musica convulsa, a pensare che è giusto darsi da fare e ammazzarsi per un'idea, ma che forse è meglio fare volontariato che politica perchè la politica è ipocrita, a pensare che ho questa cazzo di nausea e che non mi serve solo aerare la stanza per farmela passare. perchè la luce è bassa, perchè continuo a scrivere, perchè continua ad essere tutto artificiale e non c'è un prato e il silenzio e il cielo grigio di fuori, c'è solo il cielo grigio e una strada dove le macchine fanno rumore. e non sta ancora piovendo e mi sento come una nuvola che non vede l'ora di strizzarsi. non devo cambiare solo aria, devo cambiare luogo, devo essere nel mondo, non nel mondo ma in casa, non nel mondo ma in strada. smetterla di avere la percezione del mondo che hanno tutti, a compartimenti stagni, differenti, esterno/interno, pubblico/privato, città/campagna, esiste solo il mondo. e tutto quello che vorrei adesso è sentirlo, in quel paesaggio che con questo tempo è spettrale, inquietante, quello della montagna incazzata nera, con le cime annuvolate e nere, col il cielo bianco che deve essere oltrepassato da una scarica potente da un momento all'altro, e si staglia nella valle solo quell'unico campanile, che ora sembra parte di un film di hitchcock, che probabilmente subirà i fulmini perchè è appuntito e sfida il cielo fendendolo. voglio essere lì, voglio l'erba e l'umido, voglio rilassare la schiena sulla terra, voglio silenzio e il fischio del vento, non il lettore mp3 la luce elettrica e questa tastiera. per una volta vorrei scrivere i miei pensieri su un cielo fatto di carta di vapore di acqua di nuvole gravide. vorrei non aver voglia di vomitare ma solo aria da respirare, e affanni da sciogliere improvvisamente quando l'acqua mi precipiterà sul viso, sul corpo, sulla pancia. quando mi annaffierà e sarò tranquilla e infreddolita. quando la smetterò di aspettare l'inizio dell'acquazzone perchè sentirò un tuono. quando sarò calma perchè la natura si è sfogata ed io con lei. e magari urlerei per farmi sentire da lei, che delicata spruzza acqua e sembra pianga, invece si rilassa. cosa che io non sto facendo e non riesco a fare perchè mi manca un prato e un cielo torvo. ho un cielo cittadino adesso rasserenato, che non sa nemmeno più di ozono. solo di buio, di luce che svanisce, di tramonto che arriva, di ora di dormire, che non è rilassarsi, spegnersi come ha fatto il mio lettore scarico, ma mettersi in stand-by carichi come lo sono io aspettando che le luci elettriche e diafane della vita si riaccendano sulla scrivania del tutto. e avere ancora questa cazzo di voglia di vomitare. 
postato da frafrettina alle 17:50 | link | commenti (1)