venerdì, 09 marzo 2007
ho stretto la mano ad un assassinoma più che un assassino mi sembrava mio nonno. massimo rendina, ex capo partigiano, ora presidente dell'anpi, l'avevo già conosciuto quando ho intrapreso il viaggio della memoria, anni fa. l'ho incontrato altre volte, ma mai così a tu per tu come ieri alla casa della memoria dove ha il suo "quartier generale". io e altri amici miei coetanei abbiamo fatto con lui una lunga chiacchierata. episodi di guerra e di eroismo, di fattacci e di intrighi dalle atmosfere quasi favolistiche, da sentiero dei nidi di ragno. piccolezze, tantissime. dettagli che solo vivendo certe storie avremmo potuto capire appieno, ma che ci hanno dato l'impressione nitidissima di una realtà confusa dove i cattivi sono disperati e cattivi, e i buoni disperati e cattivi comunque. dove i simboli e i riferimenti vengono sconvolti dalle circostanze, e i capi venivano venerati, come nel suo caso quando un suo sottoposto fece fare dei fazzoletti col nome max ricamato sopra. dove c'è fame, voglia di normalità, di pastasciutta e di lenzuola, ma si deve stare all'erta e tutt'al più finalizzare lo sforzo a una medaglia che a ben vedere non si sa che farsene. mica è commestibile.ci parlava da nonno in poltrona a nipoti, ci incitava a domande. anzi, ci parlava da compagno di gioventù, da partigiano a partigiani. "mi sembra di parlare con voi come con loro", ed è un onore che la storia si rivolga a te così, con tanta familiarità. senza piedistalli. e poi una panoramica su un presente sempre più sbandato e vuoto, sempre più tutto fumo e niente arrosto, sempre più formalismi e consorterie e sempre meno ricco di contenuto. perchè la politica adesso non si fa da sè, genuinamente, in base a valori umanistici e filantropici, ma si fa con i favori, i complimenti e l'associazionismo becero di sezione, dove si deve emergere come zelanti faccendieri, non come zucche piene zeppe di sale. così è il futuro. life is now. in tutto ciò rendina parla al presente, perchè gli episodi li racconta come fossero accaduti oggi stesso. perchè la storia dentro lui è sempre oggi, mai passato. è sempre vita, sicuramente la parte di vita che ha plasmato tutta la restante successiva. tizio ha tradito, sono andato con le ss che ho fatto disertare, ho raggiunto la val di lanzo, mi ha ricamato dei fazzoletti col mio nome di battaglia. così parla. vede tutto, mentre parla, nonostante "i fottuti vuoti di memoria". vede pure quell'uomo che ha ucciso, davanti all'hotel nonricordochè. sta davanti a me, inerte, impaurito. io speravo che sparasse prima lui, a volte lo spero ancora. però poi lui porta la mano all'arma, e io lo precedo. e gli occhi si fanno più profondi, e la storia diventa meno storia e più vissuto, più circostanza, più dolore. "perchè io sono pure un cattolico. e ho tanto rimorso", dice anche, "quando penso ad Indro (Montanelli, ndr), che voleva vedermi ma nel frattempo moriva, e io non ho potuto più fare la pace con lui. ma avrei voluto tanto." e gli occhi quasi tremano. "Domande, ragazzi! Domande!" |