il giornalismo e i suoi effetti collaterali

venerdì, 09 marzo 2007

il tempo fermo

girando per l'internet degli altri come a volte mi capita, alla ricerca di inezie e di indirizzi per conoscere di più (indirettamente, perchè non sia mai) chi mi sta intorno, sono capitata a guardare foto di persone che fanno cose, stanno con altri, ridono, viaggiano.
io sto ferma, studio o lavoro a tante cose. bene che va sto con lui. che non è male, se solo non fosse difficile, certe volte. e se solo non mi angosciasse il pensiero di non essere libera, a ben vedere. viaggiare da sola, chissà se mi capiterà. vorrei che accadesse. ho bisogno di esistere da sola, come persona singola. di conoscere persone che mi stiano intorno con piacere e che vogliano fare cose divertenti e particolari insieme a me. cose per cui valga la pena scattare foto.
mi sembra di restare in ufficio mentre gli altri fuori hanno vent'anni. ma non ce li ho pure io? dove sbaglio?
pare che essere una ragazza normale, e normalmente spensierata sia un'impresa impossibile per me. fuori dalla mia portata.
e mentre penso che la mia a-normalità è semplicemente essere cresciuta prima e non all'anagrafe (fortuna, forse c'è ancora tempo per salvare il salvabile), un'amica torna a parlarmi su messenger. studia filosofia. mi dice che ha appena intrapreso un bellissimo corso sull'arte che deriva dall'emarginazione. è il periodo dei segnali, questo qua.
come quello che ieri mi ha resa una bestia nei confronti di marco, che in fondo non ha colpe, se non quella di farmi venire il sospetto, quando sono più nervosa e scoraggiata, che una relazione così sia deleteria per me e per la mia età, che in fondo potrei vivere tanto di più lanciandomi di più con tutti. però poi mi rendo conto che le due cose non si escludono, eccetto quando lui non mi lascia spazio come individuo. e sta a me prendere posizione e ricavarmelo. dicevo, il segnale. corriere romano, il sito che ho trovato io e che mi sembrava l'eldorado perchè connesso a roma uno tv, ha dedicato a me una rubrica simplex, a lui una di quelle con il nome in bella vista, della serie contiamo molto su di te. peccato che la mail per lui l'abbia scritta io, convincendolo che sarebbe stato un buon inzio. ta-tà, in due mosse (casualmente) ben assestate ecco cadere nel suo piatto tutta quella considerazione che io vado cercando in mille lidi diversi, in mille redazioni. ma purtroppo, io che non scrivo di nulla e posso scrivere di tutto, sono meno utile di chi scrive di una cosa sola, quando questa viene espressamente desiderata (che botta di culo). che poi se lo meriti perchè è bravo, questo è assodato. ma la situazione in sè mi è proprio parsa uno smacco, uno schiaffo morale del destino. come a dirmi, hai visto che sbattersi tanto non serve? quattro anni di polverone alzato in ogni dove valgono meno di due colpi netti e puliti. magari pure involontari. così mi sono ritrovata a invidiare la persona che amo, perchè gli ha detto meglio che a me. mi sono sentita male, malissimo. come ho potuto? solo che mi sono sentita privata del mio sogno, della mia ragione di investimento di tempo, energie, decisioni, vita e sforzi. con la facilità con la quale si tolgono le caramelle a un bambino. eppure è un pensiero orribile, quello che ho avuto. ma si sa, siamo fatti anche per essere abbietti. e come so andare tanto su, nell'ineffabile, nel Giusto e nell'Amore, quando vado giù non faccio sconti. sono un genio del bene e del male, sono una radicale. sono una che vive tutto in modo totale e totalizzante. sono estremista dei sentimenti. seppure razionale e scientifica, secondo gli ambiti. ieri lo sono stata anche in quello delle cattive passioni. pazienza, passa tutto. speriamo bene. non devo avvelenarmi così. solo che la somma di "mi tarpa le ali" e "ma tu guarda che cosa gli ho messo nel piatto" ha fatto la crisi di nervi. sebbene entrambe le vocine sommate fossero voci di odio immotivato, di paure mie e solo mie camuffate sottoforma di minaccia da parte di lui e scagliate addosso a lui che in fin dei conti non aveva fatto nulla. devo imparare a essere me stessa con coscienza, prima di incolpare gli altri di quello che non ho il coraggio di prendermi dalla vita. fosse anche un bel vai a quel paese perchè voglio anche fare esperienze per conto mio, esistere per conto mio, viaggiare io, uscire io, arricchire me stessa da sola per poi raccontare a lui di quanto sono cresciuta, nella mia libertà. devo diventare più prepotente, quando si tratta della mia libertà. non tanto verso di lui, perchè le sue rimostranze sono un fattore secondario in questo ragionamento. devo essere prepotente con me stessa. con la parte remissiva di me stessa, che poi addita gli altri se è manchevole lei. a costo di litigare col mondo, devo imparare a esistere per me. in me.
credo che così sarà più naturale vivere bene e appieno anche con gli altri.
postato da frafrettina alle 22:34 | link | commenti