volevo tanto riuscire a postare oggi. e fortunatamente splinder deve averlo presentito perchè mi ha consentito l'accesso senza tanti balletti. a volte l'empatia sembra quasi una forza fisica. altre volte pensi che è solo culo e ti viene una rabbia irrefrenabile a pensare di dover davvero incrociare le dita pregando di poter accedere al tuo blog. mah, ste diavolerie moderne.
comunque. oggi è delizioso scrivere. perchè è il primo giorno di fine anno. perchè, mi spiego meglio, è il giorno dopo l'ultimo giorno di lezione del primo anno di unievrsità. e a me sembra solo ieri di aver iniziato tutto. è una cosa incredibile. il tempo VOLA. e non è un modo di dire. sarà che lo si lascia volare, non dandogli la dovuta attenzione quando scorre perchè si è troppo presi da altre cose. sarà che è come dicono i grandi, che quando sei piccolo il tempo, anche quello di un anno, è un mare sterminato, e poi inizia a fluire di botto, tutto insieme. scivolando tra le mani inafferrabile. è delizioso scrivere anche perchè mi sottrae ai libri qui di fianco a me. alla statistica. al fatto che tra quattro giorni avrò l'esonero topico, in cui o passo o va a puttane tutto. e mi piace il sorrisetto del prof, che dice "per voi è una sfida". e vorrei tanto non dargliela vinta. ma con i numeri non si può mai dire, specie se come me non li si padroneggia affatto. peccato, credo che mi darebbero molto. la "bellezza" dei numeri di cui parlava il mitico prof petrucci qualche lezione fa. è vero, hanno una bellezza. si srotolano ragionamenti e percorsi a pioggia da un'espressione matematica. ma un conto è guardarli svolgersi, come dei ballerini che piroettano su un palco, un conto è star lì, goffamente, con scarpette e tutù e cercare di limitare i danni. certe cose vanno viste e percepite sulla pelle come un magnifico spettacolo, se da piccolo non ti hanno esercitato a realizzarle. ora è tardi, credo. inutile improvvisarsi sulle punte a 19 anni.
ho perso molti pensieri interessanti in questo periodo. tante cose che mi venivano in mente e mi dicevo che se avessi avuto modo avrei buttato giù. mi ero anche ripromessa di appuntarle, ma so per esperienza che non serve. una volta mi sono appuntata gli snodi fondamentali di un romanzo che avrei voluto scrivere in un secondo momento. beh, il foglietto è rimasto piegato nell'agenda, solo un altro alibi per distanziarmi dalle urgenze più grandi e più onerose (non avrei potuto scrivere alcunchè in un periodo di fuoco come quello in cui ho avuto l'idea. e a ripensarci a freddo, quell'idea non mi convince più nemmeno tanto. visto? serve il calore del guizzo per fare le cose, non la razionalità di segnarle per poi riprenderle. perdono vita, non si riprendono mai.). oltre ai soliti pensieri che si ingenerano quando si vive in coppia con un altro (tipo: la mia libertà c'è o non c'è? dovrei "vivere" come intendono tutti e lasciar perdere questa storia "troppo seria per la mia età" o faccio bene così? potrò mai fare tutto ciò che la vita mi offre? voler studiare fuori/lavorare fuori/fare esperienze di vita come viaggi, amicizie che richiedono tempo e non ritagli di se vivo sempre con lui? alla fine, quando sto bene, mi rispondo che sto bene e non penso ad altro. quando poi mi servirà di essere più libera e non andrà più bene così, vorrà dire che prenderò provvedimenti. ora è importante stare bene, e se significa questo va bene così. perchè sto davvero bene, quando va bene. scommetto che vi siete persi molte righe fa.), c'erano anche altre cose che mi erano balenate per la mente e che probabilmente sono svanite per sempre. pazienza, la mente è sempre in moto, avrò altro su cui ricamare ragionamenti e parole. (a volte, quando mi rileggo con occhio critico mi rendo conto di quanto possa essere "asiano" il mio stile. vi giuro, non è asiano, è terribilmente sentito. scusate l'impressione sbagliata).
è tempo di esami, di cose da organizzare come gli eventi legati a radioluiss (e dovrei fare delle foto lì, perchè non mi sono resa conto che il tempo passava al punto di non catturare neanche un momento, sicura che ci sarebbero stati tempi più tranquilli in cui farlo. eh no. time out, devo muovermi prima che si cambi sede/studio/facce. questo anno va immortalato, questa vita in radio va catturata. perchè mi ha regalato tanti sorrisi e tanti progetti. tante cose che non vi so spiegare. vorrei portare via tutto, anche un pezzetto di aula 28 gremita, ora che penso che l'anno prossimo non sarà più così), le vacanze a cui pensare. tutto.
voglio lavorare un po', appena finiti gli esami. prima di partire. voglio anche curarmi un po' di più, vedere film e mostre, prendere caffè con persone dimenticate nel tempo o semplicemente perse di vista tra gli impegni, leggere la pila di libri che mi aspetta sul comodino fiduciosa di essere smantellata prima o poi. fare movimento che mi sento una vecchia. perchè come ha detto ieri il mitico alberto petrucci (l'unico che si è degnato di fare un discorsetto conclusivo, o come l'ha chiamata lui "una locuzione finale a conclusione del corso") l'importante non è l'istruzione ma la cultura. e se avessi seguito con meno responsabilità (parlo a livello mio personale eh, non in generale) questo ragionamento forse avrei preso filosofia. perchè l'istruzione ti dà da vivere quando è utile, non quando è principalmente cibo per l'anima. di un'anima filosofica pochi sanno che fare, meglio chi fa di conto. almeno fa, non è. e oggi la gente mangia per ciò che fa non per ciò che è. almeno nella norma (escludiamo il serraglio televisivo. in cui mangi se sei. stupido/ignorante/mignotta a scelta.). però lo rivoglio un po' di tempo per essere utile a me in senso stretto. anche se sono certa che dopo tutte le incombenze sarà tanta la stanchezza (e poi la noia) che passerà tutta la voglia di riscossa.
giovanni allevi sarà a roma il trenta luglio. ci DEVO essere. è un segnale, questo qua. ne sono proprio felice.
e ieri sera, prima di sentirmi male per l'odore troppo forte dei narghilè che sfumacchiavano tutti insieme dentro il locale dov'ero, ero sul motorino a respirare l'aria metà estiva e metà tossica di roma, la città che finora mi ha dato di più, in definitiva. se non altro per un fatto di tempo di permanenza qui. spero che non sia sempre così. però è stato bello, correre sul lungotevere e pensare che questo è tutto mio, anche se non lo è davvero. roma non è di nessuno, è uno spazio comune dove si incrociano tante vite, giuste o sbagliate, però il sentimento di possesso non me lo leverà mai nessuno. come la conoscenza di tutti i suoi odori caratteristici, le luci particolari, i ritmi della vita. roma è mia. e in ogni stagione si adatta alla vita che fai (sì, sei tu che ti adatti, ma roma ti sembra cambiare davvero. per te). d'estate l'aria è diversa. la città si accende di iniziative e di idee. e ti sembra più ciò che ti stai perdendo di ciò che hai il tempo di fare. però va bene così. già è tanto. già è tanto il profumo dell'aria. la luce assurda di trastevere la notte. i ponti che prendono vita. le stranezze e le viuzze e i soliti posti.
ieri guardavo la mensola sopra al computer da cui scrivo. c'è un tappo di spumante, datato 12/7/07. san ciuccamo, il primo giorno da reduci di 5 anni di liceo. mi ricordo i gavettoni notturni e poi stare seduti sui gradini sgangherati del giulio cesare a respirare l'umidità e l'odore del prato delle aiuole e l'odore di caldo d'estate. è stato quello l'odore che ho sentito di nuovo. mentre il motorino scivolava come con l'olio alle ruote sulle curve della via che dallo zoo passa davanti alla splendida galleria nazionale di arte moderna, poi giù fino a lungotevere. e magari anche sotto il palazzo di giustizia e castel sant'angelo. il percorso delle meraviglie. con l'aria fresca addosso e quella stessa sensazione di libertà. immotivata: il grosso è ancora da fare quest'anno. ma va bene comunque. forse l'ho percepita nei discorsi dei nostri amici federico e alberta, che facevano la conta dei voti e parlavano di tesine, e di un viaggio ad amsterdam "per dimenticare i 5 anni di inferno". e li sentivo infinitamente più piccoli eppure infinitamente vicini. in fondo, nonostante la diversa esperienza di vita, ho solo un mese meno di loro. strane contraddizioni. però mi ha fatto bene risentire addosso quell'atmosfera di fine liceo. specialmente perchè la mia attuale realtà, anche negli odori, nell'atmosfera, nell'atteggiamento, è completamente altra. e sotto sotto il desiderio di iscrivermi prima o poi anche alla sapienza è una voglia (poco) inconscia di riappropriarmi di quel modo di vivere. che ora che devo pensare alle cose serie ho preferito accantonare per un po'. ma voglio tornare ad avere. presto o tardi. (è il brutto di avere un super-io grosso come una casa, e di addossarsi responsabilità che in fin dei conti non ci sono. e lavinia direbbe come l'altra sera, quando era ubriaca lercia, che ubriacarmi qualche volta farebbe bene anche a me. ma io non ho bisogno di alcool, ho bisogno di aria. aria fresca. aria buona). penso che per respirare un po' di continuità tra me oggi e me ieri, andrò qualche volta a studiare a villa mirafiori. devo imparare ad essere più flessibile, a uscire di più. ad allargare i mie tragitti da quelli dei doveri canonici. che spesso si riducono a casa-luiss-casa. che non è un gran viaggio.
non devo assolutamente perdere l'attitudine al viaggio. al perdermi nei luoghi e sentirli miei.
per questo voglio organizzare, anzi no, organizzare è una parola che pianifica, voglio partire per una vacanza sgangherata come i gradini del giulio. vagare, andare, vedere per pura fortuna, perchè ci se capitato, non perchè sei partito per arrivare dove sei. voglio una macchina e tutte le strade d'europa (del mondo) per me. voglio solo sentirle correre sotto le ruote, tra le risate, le canzoni. il sole e le stelle. basta, ho deciso. è quello che voglio, non londra, non creta, non barcellona precisamente, ma quello che viene. quello che c'è. quello che capita. (è proprio vero che la scrittura fa bene. ti aiuta a focalizzare ciò di cui hai bisogno. e io ho bisogno di riprendermi la mia vita e andare e basta. ho bisogno di rifiatare. di libertà assoluta nel tempo e nello spazio.).
mi serve gente che mi assecondi, mi convinca di questo, non lasci sfumare questa esigenza di libertà in una resa alla razionalità, alla settimanella non so dove ma con tutto rigorosamente previsto. e basta prevedere. basta.
compagni di avventura (amici e meno amici, non importa, mi importa la vostra attitudine, la voglia di mandare al diavolo le scadenze le tabelle e le vacanze intelligenti senza fantasia) fatevi avanti, io vi sto cercando.
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[And I don't care, I just enjoy myself / you shouldn't care / you should enjoy yourself / you only live once / live your life / you know that it's for living...]
[...just fly with me into the sky...]
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