domenica, 28 ottobre 2007
things about youUna splendida intervista a giò: Alle medie non mi invitavano alle feste. L'ultima volta che è successo, a casa di un mio compagno, ricordo di essere stato seduto in un angolo tutto il tempo, a guardare gli altri che ballavano il lento con le ragazze. Al liceo, non ne parliamo. Cominciai a dedicare tutte le mie energie allo studio, sia della scuola sia del pianoforte, quasi per reazione. Ho sempre vissuto l'ansia di non appartenere al gruppo dei miei coetanei, di non sentirmi bello; i miei voti erano altissimi, e ciò, a dire il vero, peggiorava la mia popolarità. All'Università mi sono chiuso sempre di più, arrampicato nelle vette rarefatte del pensiero filosofico, e mentre gli altri si organizzavano per fare viaggi, vacanze, feste... Io passavo le estati a studiare il piano e Aristotele come un pazzo. I miei amici? Chopin, Beethoven, Ravel, Debussy, ma anche Gesualdo da Venosa e Monteverdi, San Tommaso e Adorno. Ero arrivato alla convinzione che io e i giovani non avevamo nulla a che spartire, che avevo immerso il mio cuore in un mondo che a loro non interessava. Così decisi in una svolta! Nel 2002 entrai come pianista nella band di Jovanotti, catapultandomi nel mondo giovanile dal di dentro, mentre Lorenzo cantava «È qui la festa?». Quanti ragazzi c'erano! Nei palazzetti dello sport si radunavano già dal pomeriggio, e io avevo un “pass Artista” sul petto di cui andavo fiero. Dopo il sound-check delle cinque del pomeriggio, c'erano un po’ di ore libere, che io in genere passavo in camerino a scrivere musica (ho composto ben due concerti per pianoforte e orchestra durante quel tour) o a leggere Essere e tempo di Heidegger. Ma un giorno decisi di uscire, per passeggiare col mio pass nel prato davanti al palco, in mezzo ai ragazzi che aspettavano il concerto. A un certo punto ho sentito una ragazza gridare: «Ma quello è Giovanni! Sì, è Giovanni!». È scattato un fulmineo passaparola e ho visto un gruppo di una ventina di ragazze correre verso di me! «Giovanni, Giovanni!», gridavano. Cosa? Devo ammetterlo, mi sono impressionato, e sono scappato. Correvo, felice però. Emozionato, lusingato, come se avessi appena ricevuto una dichiarazione d'amore. Tanto che ho deciso di farmi raggiungere... Ma sì! Un po’ di celebrità me la merito. Cosa vorranno farmi? Io non venivo invitato alle feste, e ora, nonostante fossi diplomato in pianoforte, in composizione e laureato in filosofia, venivo rincorso da ben venti splendide fanciulle. Sicuramente non erano a conoscenza dei miei titoli. Dopo pochi secondi ero circondato dalla freschezza dei loro sorrisi, e io ero rosso come un peperone. Una alla volta hanno riempito le mie mani di foglietti e quadernini, e quella che sembrava essere il loro capo mi ha chiesto una cosa che non dimenticherò mai per tutta la vita: «Giovanni, ci fai fare un autografo da Jovanotti?». «Ma io...», «Ti prego, dai, tu lo conosci!». Ho capito che era tempo di tornare a seguire solo la mia strada, con una coerenza quasi “suicida", e così sono arrivati gli anni delle supplenze a scuola, del cameriere, della difficoltà di arrivare alla fine del mese, dei primi viaggi all'estero per i primi concerti importanti, nel più totale anonimato in Italia. Ora tutto mi è chiaro. Ero l'Albatros di Baudelaire, in attesa di volare, il brutto anatroccolo in attesa del lieto fine. E oggi, dopo aver deciso di assecondare in tutto e per tutto la strega capricciosa che ha monopolizzato la mia vita, la Musica, mi ritrovo a essere un “pifferaio magico"! Ora i miei concerti, in cui suono solo la mia musica, sono pieni di meravigliose persone che sono ancora capaci di emozionarsi, come a luglio in Piazza del Duomo a Milano: sono venuti in 50mila, tutti stretti attorno al mio pianoforte, tributandomi un silenzio irreale. L'hanno chiamata «l'invasione pacifica degli alleviani», quasi fossero degli extraterrestri. Io lo considero un gesto di enorme rispetto nei confronti della Musica, e il segno di una grande maturità che la gente, in questi tempi apparentemente bui, ha iniziato a manifestare. È stato un gesto di affetto, e se avessi potuto, chissà quanti altri autografi avrei firmato! Questa volta erano lì solo per me. Girare il mondo in lungo e in largo con l'idea di conquistarlo solo con la fantasia e con le dita sui tasti certe volte mi sconforta, non è facile, ci vuole grande forza e determinazione, ma tutto l'entusiasmo che ricevo mi basta per altre tre vite. Come è bello scoprire intorno a me una nuova generazione di poeti, visionari, sognatori, che hanno deciso spontaneamente di rendersi emotivamente vulnerabili alla mia Musica Classica Contemporanea! Come è bello pensare che il mondo finirà in mano a questi ragazzi, dotati di una gentilezza e una sensibilità disarmanti, capaci di un rapporto delicato con le cose ma al tempo stesso desiderosi di volare alto, per inseguire i propri sogni. Tutto questo poteva non accadere, ma per fortuna è successo. |