il giornalismo e i suoi effetti collaterali

sabato, 29 dicembre 2007

per la serie, cose che capitano (non) per caso

Scena:
Pub, uscita a quattro. Io sono lessa grazie al primo giorno di ciclo. Ascolto resoconti di fattanze estive (fingendomi interessata) e di incontri parentali.

Dialogo:
Cugino di M. - "Eh sì, le nozze d'oro di nonna e nonno. Che poi quella volta c'eravamo pure fatti quel cannone in macchina!"
M. - Strabuzza gli occhi.
F. - Cercando di sembrare scherzosa. Finge un sorriso con tutte le sue forze, poi dice
"Ah, pure tu eh? Braaavo!"
Dà un buffetto a M. sulla guancia.
Cugino di M. - "Oh scusa...non lo dovevo dire..."

The End.

Purtroppo i bugiardi con me hanno poco a che spartire. E anche se formalmente non è cambiato nulla, io sono morta dentro, da qualche parte. C'è qualcosa che ha fatto crack. Sarà la fiducia. Sarà che non ci credo. Sarà che non lo so. Però, per quanto possa sembrare una cazzata, e per voi persone sane e normali sicuramente lo sarà, per me è un'offesa e una mancanza di rispetto. E non mi spiego come possa aver tenuto il segreto così tanto. O meglio, se l'ha tenuto così tanto è perchè non aveva proprio intenzione di dirmelo. Mai. Questo implica che non gli dispiacesse. Come invece, nella mia bacata concezione delle cose e dei rapporti, avrebbe dovuto. E in tutto questo non è che io sia arrabbiata, che forse sarebbe meglio.
Ecco, a me dispiace. Profondamente. Come se non ci si potesse fare nulla, per riaggiustare i pezzi. Sto con le lacrime agli occhi da ieri notte. E quando se ne stava andando non avevo voglia di mettermi a discutere, solo di andare a vomitare (ma veramente, avevo i conati. M. - "Sei sempre esagerata. Una bambina."). E ora, le volte che ci siamo sentiti per telefono, non avevo voglia di dire niente. Perchè in fin dei conti mi sono stufata di sgolarmi per dirgli quello che non mi sta bene. Stavolta lo trovasse lui il fiato. Lo sa che in questo ambito, per me, non si può sgarrare. Venisse lui a urlarmi che gli dispiace. Non facesse come ieri, che alla fine se andava tutto a puttane era colpa mia che faccio di ogni cazzata un cataclisma. Eh no, la colpa non è mia. E' di chi fa le cazzate. (Inutili le sue comparazioni con i miei tentennamenti di un annetto fa, quando -sempre siccome lui si comportava da perfetto estraneo- mi sono chiesta se non mi meritassi un trattamento migliore, che tante persone amiche mi riservavano. Sì, anche solo amiche. Che però, ogni tanto, invece di rimbambirmi di "Tu mi scarichi addosso tutti i tuoi problemi." venivano a chiedermi "Come stai?").
E di fiato ne dovrà trovare tanto e con convinzione. Perchè io, oggi, mi sento proprio ghiacciata. Come se mi avessero fatto un'anestesia. Come se una cosa così importante tutt'a un tratto (venendo a mancare uno dei presupposti fondanti per la sua importanza, cioè che non ci si finga altri da ciò che si è) fosse diventata solo una cosa.
E stanotte ho pensato di prendere le mie cose e andarmene. Erasmus, una meta a scelta. Via da tutto. Via da qua.
Che giornata di merda.
postato da frafrettina alle 13:49 | link | commenti