il giornalismo e i suoi effetti collaterali

giovedì, 17 gennaio 2008

quando parlo con te

la bilancia della quantità dell'informazione pende penosamente dal lato mio.
tu dici una frase, una frase che ne implica altre mille, una frase che mi porta a cercare di capire perchè la dici, perchè è un concentrato di cose ulteriori, dolorose o negative almeno per metà. e non dici altro, se non corollari di quella e piccole precisazioni astutamente disseminate.
poi ci sono io. che parlo. stra parlo. confronto con me e sento che se fossi io a dire una frase del genere sarebbe solo se stessi male. specialmente se nel dirla cercassi di minimizzarne la virulenza, con scuse e formule che diano la formale alternativa all'altro di soprassedere. e a me (te) quella di non essere obbligato a dire una sillaba in più.
con questo stratagemma poni chi ti parla in questa delicata situazione:
ogni spiegazione aggiuntiva è non richiesta, paradossalmente esagerata e inopportuna.
ogni domanda o perplessità diventa insinuante.
così non so se sentirmi in diritto di chiedere o dare opinioni.
istituisci un dialogo fra sordi, se non fosse che io sono una specie di megafono che esaspera ogni mugolio che emetti, quando mi sa di un cattivo sapore.
e lo faccio con tutti. tutti quelli che secondo me lo meritano. sono naturalmente portata a tenerci, se chi sussurra è una persona a cui sento di voler essere vicina. anche se, come con te a volte, mi sembra che sia un in più non richiesto.
ma lo so che non lo fai con cattiveria.

e pure se ogni tanto è imbarazzante, non sapere se ti basterebbe solamente lanciare domande a un interlocutore, piuttosto che ricevere un diluvio di possibili risposte abbozzate, credo proprio che continuerò a farlo.
in fondo, se non mi fermi forse ti va bene così.
l'importante per te è mettere le mani avanti, dicesti tempo fa. a me non interessa, non ci perdo niente a non farlo. e se ti darà fastidio come sono penso non esiterai a farmelo presente (magari indirettamente, si intende).

tutto questo per ribadire che le tue scuse non le accetto. perchè se non ti sporchi le mani con la pretesa di essere ascoltato non legittimi la mia tensione a parlare (e a farmi ascoltare quando ne ho bisogno io). e se con qualcuno non ci parli, se non gli richiedi di parlare, non c'è nessun tipo di rapporto. almeno, è così che va con me.
perciò non ti scusare più. o mi costringerai a fare altrettanto la prossima volta.
fammi sentire che non è innaturale, per te, avere uno scambio con qualcun altro. sia in generale che con me nella fattispecie. perchè anche se non è logico e forse indesiderabile poichè it gets you involved, io funziono così: senza interscambio faccio solo convenevoli. convenevoli che posso fare con chiunque e che sono solo un'occasione di conoscenza sprecata.
anzi, forse, con arroganza, posso dire che serve più a te che a me, questa "prova". se davvero non è del tutto vero che ti basta quel che hai. on the bottomline.

ok. detto questo - sicura di averti disturbato, perchè rileggersi fa sempre un effetto strano e tu guardi l'outlook e io ho detto cose molto irritanti e presuntuose tho I hope you won't misread - credo che andrò a dormire.
danielito domani mi vedrà intensamente distratta.
e no, non va bene. non va bene affatto!

postato da frafrettina alle 02:28 | link | commenti