venerdì, 18 febbraio 2005
una serata magica, una serata al caffè.la vecchia Céleste Albaret deve adattarsi di nuovo alla "banalità della vita". è testuale. lo ha detto lei. Marcel Proust è scomparso. tutto cominciò con una banale influenza. e sono stata a casa di Celeste stasera, l'ho ascoltata rievocare ricordi e piangere lacrime amare, come per un figlio che se n'è andato prima del tempo. come per un amore perso irrimediabilmente. sono stata a casa sua, nonostante ora la stiano ristrutturando, e ben poco resti dello splendore in cui il genio Marcel amava trascorrere le sue giornate. e vivere il suo ritmo, il suo tempo interiore, tutto speciale. e vivere le sue abitudini, come nutrirsi esclusivamente di due tazze di caffelatte e di due croissant al giorno. ma se c'era un'abitudine irrinunciabile nella vita di questo affascinantissimo ed enigmatico Signor Proust era quel vezzo del caffè pomeridiano, con tutto il suo cerimoniale. ricco di senso, carico di importanza, pur nella sua semplicità. vivere il genio nell'affetto di chi ha viaggiato parallelamente a lui, servendolo e riverendolo, domando i suoi capricci leziosi e le sue inquietudini. vagare da una stanza all'altra dell'appartamento, da uno stato all'altro dell'appartamento interiore che Celeste si era costruita in 50 anni di onorato servizio presso la casa parigina dello scrittore. passare dall'androne luminoso, alla stanza in cui tutti insieme si beve il caffè fatto dalla amorevole signora tutta dolcezza e mantella di lana, con tanto di maddalenine (ebbene sì, ho mangiato, una volta nella vita, una maddalena offertami dal signor proust. è un'emozione non da poco, che l'artificio, l'incantesimo del teatro ci dona con semplicità e leggerezza), e arrivare fino alla stanza buia, quella degli addii. quella della fine di una vita estrema e poetica, vissuta di riflesso da Celeste, attratta dal suo distinto e stralunato padrone. "desiderano altro signori? mi spiace ma il caffè è finito..." la battuta conclusiva, la vecchina affranta scompare tra i drappi neri. è la fine di un sogno, andato via in un sorso, bevuto tutto d'un fiato. un incantevole volo nell'arte del vivere da geni, nell'arte di vivere con un genio, di rispettarlo, fino all'ultimo, senza turbarne gli squilibrati equilibri. Marcel Proust è nell'essenza del caffè: penetrante ma impenetrabile, impregna chi legge di emozioni come di un profumo indelebile, scorre sensuale nella gola, tutto d'un fiato. e sveglia l'anima, la obbliga ad aprire gli occhi, innervosendola, galvanizzandola, non concedendole di dormire. mai più. inconsolabile Celeste, ti ho voluto bene in quel breve sogno itinerante per le attenzioni che hai riservato a me come a Marcel. per i rimorsi che hai, per la memoria che covi. per la tua essenza pura e straziata. commovente. andate tutti a vedere |