il giornalismo e i suoi effetti collaterali

domenica, 08 maggio 2005

editoriale on line

anche questa volta la mia missione è quella di scrivere per introdurvi al giornale, per raccontarvi del nostro lavoro, di quello che durante questo periodo di lavoro ci ha impressionato al punto di spenderci parole su, pensando. questa volta il mio compito è intriso di sensazioni nuove, nè belle nè brutte, diverse. devo dirvi per contratto che questo numero, come gli altri, sarà ricco di contributi interessanti, come un'intervista che il Sindaco ci ha concesso, gentilissimo e disponibile come sempre, e che inoltre, sfogliando sfogliando, scoprirete che in questa uscita siamo andati ad importunare anche Ferzan Ozpetek e Andrea Camilleri. Devo anche dirvi che la vena poetica della redazione si è svegliata in maniera dirompente, e che anche gli insospettabili si sono lasciati andare al sensuale gusto del verso, alla seduzione dell'abbandono momentaneo della prosa. è una cosa che mi ha molto colpita, mettendo insieme la matrice, è una bella novità. Dovrei dirvi che la morte del Papa continua ad emozionare molte penne (addirittura quella dei docenti, come la prof.ssa Iori, che ringrazio di cuore per la collaborazione) anche a distanza di qualche tempo, e che le aspettative sul nuovo Papa, anch'esse sono state distillate in alcuni articoli, ancora adesso, adesso che la vicenda è stata per così dire metabolizzata (infondo, the show must go on). Anche il 25 Aprile ha dato adito a dei dibattiti interessanti, che troverete espressi dalla penna di Andrea Turturro. Potrei soffermarmi anche sulla galleria fotografica, concentrato di momenti significativi dell'ultimo periodo, sulla musica, dai Marlene Kuntz a Nicola Piovani passando per i Garbage, e non sarebbe giusto tralasciare lo spettacolo, che strizza l'occhio al genio di Woody Allen e stringe la mano a Clint Eastwood per Millio Dollar Baby. Ancora, abbiamo trovato la panacea per tutti i computer che di essere veloci non vogliono proprio saperne, ce la porta Arturo Martinini, mentre Lorenzo Ricciardi ci parla dei processori con la consueta professionalità da esperto. lo Sport, tra calcio, formula 1 e basket precede la sezione di tempo libero, dove a grande richiesta torna la messaggeria (contenti?). Ora che ho assolto il mio dovere di descrittrice dell'opera, passo ad altro, perchè oggi è proprio questo altro che muove le mie dita sulla tastiera. "altro", dicevo. "nuovo", vi ho detto. Cosa? non ne ho idea. cioè, sì, ma vagamente. Ok, a questo punto una buona percentuale di voi può sentirsi in diritto di girare pagina e tuffarsi nel giornale, non mi offenderò. io però resto qui ancora un po' e continuo ad abusare del mio ruolo, parlandovi di me, per una volta. proprio a questo scopo sto scrivendo l'editoriale prima sul mio blog, il mio non-luogo telematico, dove riesco ad essere meno cronista e più persona (no, a volte le due cose non vanno di pari passo). sì ma, perchè tutto ciò? domanda legittima. mentre cerco le parole per rispondervi metto su Giulio Cesare, del mitico Antonello Venditti. cosa c'entra? tutto. tutto in realtà. è tutto come nella canzone, tutto come in quella profezia di ex studente. tutto è fisso in quell'eterno momento tra passato e ignoto. non so se vi sia mai successo, di sentire il vostro presente già passato, stretto nella guaina dell'irripetibilità. tutta colpa di espressioni come "gli anni più belli della vita" e simili. antonello recita "sta crescendo come il vento questa vita mia" e con la mia quella di tutti voi, "sconosciuto il mio futuro dentro me", e come in me di certo in gran parte di voi, "l'estate è nell'aria, brindiamo alla maturità!", già, esami. non i miei, non quest'anno, non ora. ma quelli di tante persone a cui tengo e quelli di tanti "personaggi scolastici", che hanno fatto la piccola storia dell'annata giunta al termine, quella di tanti ragazzi in cui, per forza, tutti quanti ci rispecchiamo. l'agitazione palpabile, l'ansia di non essere all'altezza, quella di dipendere da quei cento centesimi, per avere il domani che si sogna, e che fa svegliare sudati e con il fiatone, come un incubo. incertezza patologica ma diffusa, contagiosa. ecco cos'è, è il senso del capitolare, del dover capitolare, volenti o nolenti, è il senso della fine, paura ancestrale che ogni qualvolta si ripresenta fa lo stesso effetto. no, non è enfasi teatrale, è verità. anche se in cuor tuo SAI che non è LA FINE, senti comunque, ogni volta che qualcosa giunge al suo naturale termine, che lasci terminare anche una parte di quello che sei, di quello che hai fatto e non rifarai, di quello che non potrai più essere, se non diversamente. è malinconia, è nostalgia, la più pura, che nasce mentre lo spettacolo è in atto e si trascina fino a tempo indeterminato. è la musica che sfuma e lascia il silenzio, che sì, sarà colmato ben presto, perchè presto partirà un'altra musica chiassosa e coinvolgente, ma non la stessa, non quella lì. un'altra, a cui ci si dovrà affezionare. e così antonello tace, le ultime note scivolano giù nell'anima e quei moniti modulati te li senti bruciare in corpo. è il mio ultimo editoriale, forse. comunque è il mio ultimo editoriale adesso. sono le parole che tra 50 anni mi ricorderanno di questo prezioso tratto di esistenza e questo mucchio di pagine, come mi auguro, sarà quello che tra 50 ricorderà anche a voi di come eravate, di come vivevate, di quello che facevate. è una responsabilità, la prima da "adulti", anche se non credo lo si possa comprendere da subito. è l'intento di lasciarvi/mi/ci qualcosa di tangibile del nostro presente già abbondantemente storico. è costruire i ricordi prima ancora che ci sia bisogno di rievocarli. è il desiderio che esprimo per voi, maturandi, amici, lettori, e anche a chi non ha mai sopportato Mr.Hyde, è una speranza valida per tutti gli studenti, ovvero coloro che, inconsciamente, si trovano a vivere la cosmicità di un momento così banale e così prezioso. è l'augurio di non perdere mai di vista se stessi, quello che si è e quello in cui si è creduto, è l'augurio di essere spensierati anche fuori da questo oggi così transeunte. è l'augurio di ricordare con piacere quest'anno e questi attimi, come succederà a me rileggendo tra qualche tempo queste pagine piene di vita. e nella migliore tradizione di noi studenti il primo, vitale traguardo da raggiungere è l'estate. per questo buone vacanze a tutti, e arrivederci a presto sempre qui, sempre noi, sempre al Giulio.
postato da frafrettina alle 14:32 | link | commenti (1)