ho davvero troppi compiti, non riuscirò mai a finirli. e sono tre notti di seguito che mi sogno la programmata di storia e la terza prova. sto sclerando.
la coscienza di zeno (bello, per carità), aumenta il suo volume ogni volta che lo apro e leggo qualche pagina. il tempo stringe. eccheddupalle.
sto leggendo i blog di molte persone che conosco, che stimo e/o a cui voglio bene. e anche molti di sconosciuti, certo. e devo dire che alcuni mi sorprendono.
alessionannini, per esempio è davvero interessante e ben scritto. mi piace molto. e non avrei mai sospettato di scoprirlo un così appassionante scrittore.
ma il miglioramento, la maturazione più eclatante è quella di ilenia, sì proprio tu che mi leggi sempre e sempre lasci un commento amichevole.
ilenia era una bimba quando ha aperto il suo amorosissimo spazio web. adesso è una fortezza di zucchero filato. è cresciuta, e il suo nuovo modo di scrivere lo dimostra, nell'arco di pochi mesi ha vissuto emozioni che segnano, come una piccola vita in miniatura, bella e paradigmatica, quel periodo di crescita stupefacente che ritengo di aver vissuto anche io quando ero al suo posto, così concentrato, così rapido, così frenetico che ti lascia solo il tempo di seguire l'onda, e poi di ripensarci, quando la marea sembra essersi calmata. e quando ci ripensi sei un altro, un essere metà bimbo e metà adulto, in procinto di litificare, di compattarsi. e sono belli i bei momenti e pure quelli brutti, perchè ti hanno portato a essere pienamente te stesso. ile sei una ragazza fortunata, e questa fortuna la meriti tutta. il mio augurio per te è che tu prosegua su quest'onda anomala di emozioni e situazioni, senza mai perdere la tua dolcezza distintiva.
e poi c'è chi vive come in un romanzo, e quella è cla, sempre pronta a descrivere momenti di suspance e di tensione positivonegativa e poi a stemperarli con qualcosa di quotidiano o di periodico, come le irrinunciabili top three, grazie alle quali riprende le redini della sua vita impetuosa. uguale e diversa, la sister, come quelle Metamorfosi evidentemente profetizzavano.
e poi ci sono quei blog belli e colorati, pieni di adesivi luccicanti, con templates vivi e poliedrici, in tinta con l'umore, col momento, con la persona, con la persona che si è in quel momento. a volte mi piacerebbe imitarli. pur mantenendo i miei contenuti, che a volte in queste specie di blog delle fate sembrano perdersi nella porporina delle scritte. non sempre comunque.
e poi ci sono io, e questo ilquartopotere. fisso, marmoreo e granitico. almeno nella forma. tumultuoso e differente nei contenuti, a seconda di quello che accade. in via di sviluppo? forse, continua, silenziosa, latente. però forse sì. non ci si può giudicare dall'interno.
sempre meno giornalismo, sempre più effetti collaterali. sempre più giornalismo di sè stessi. sempre meno sestessimo da giornale. chissà che non voglia dire che ho preso un abbaglio con questa storia della cronistaperforza. ma magari no.
poi ci sono i blog lasciati a se stessi, scritti anche male, piazze per ripicche con gli amici, lavagne per scrivere a qualcuno qualcosa che altrimenti non sarebbe mai stato detto. o semplicemente specchi di narcisi e narcisisti, che amano rendersi interessanti con gli altri, e prima ancora ai loro stessi occhi. e quelli sono i blog che dovrebbero essere chiusi per pietà. o quantomeno per legge, quella del buonsenso.
il blog è una sorta di specchio della personalità. o di uno o di più lati di essa. è come un baule in cui si esorcizzano la vita, i sentimenti e le paure, o le normalissime, scialbissime giornate qualunque. e poi ogni tanto è bello andare a vedere cosa c'è sul fondo, ritirando fuori tutta la roba vecchia, facendo bilanci, ripescando qualcosa o ricacciando giù qualcos'altro di davvero inutile o peggio nocivo. è come la cassapanca dei vestiti smessi. mi sono sempre piaciute le cassepanche piene di vestiti smessi. infatti odio chi butta la roba vecchia. chi butta la propria storia, fatta di bambole e giocattoli, sonagli e dolci forni, scarpette, quaderni, zaini e abiti. ma come si fa?
per ora basta, che devo studiare davvero.