boh. ormai devo solo sperare che non riescano a trovarlo. sì perchè da qualche tempo c'è chi si sta interessando troppo morbosamente a reperire l'indirizzo di questo blog. non mi piacerebbe sentirmi spiata proprio qui, non voglio diventare diffidente nei confronti del mio spazio di sfogo. non varrebbe più la pena tenerne uno. non possono ingerirsi anche in questo. non è giusto, cazzo.
comunque, facciamo finta di nulla, incrociando le dita.
dicevo, altalenante periodo ni. decisamente.
ormai mi hanno presa per un'oliva da torchio. domani è l'ultimo maledettissimo giorno del quadrimestre e io che credevo di aver saldato tutti i miei conti in sospeso coi registri dei prof mi illudevo che mi avrebbero finalmente lasciata un po' tranquilla. ma no, domani dovrò farmi l'interrogazione di matematica. non è umano. e poi sapendo che all'esame rischio di portare matematica fisica e scienze tutte insieme. forse senza inglese, che casualmente è l'unica cosa che studio da sempre, da quando ho guadagnato l'uso della parola. e in più è uscito greco allo scritto. anche se questa era prevedibile. e non sposta di molto la gravità della situazione.
è un periodo di tensione. è un mese che non si fa altro che ammazzarsi di studio. è parecchio. è ininterrotto. sento il sonno arretrato delle levatacce alle 5. e quello delle volte in cui sono andata a letto tardi. e poi sento la mancanza della libertà di dire: mi rilasso. oppure: mi faccio due passi. ormai sono al rifiuto mentale per i libri. quindi me ne sono sbattuta di matematica e alle 6 sono uscita. a fare un regalo a potto. in compagnia di michela. ci siamo divertite, se non altro. spero che la nostra diventi un'amicizia un po' più articolata del semplice rapporto tra compagne. è ua persona carina.
comunque, e proprio per tutti i fattori sopra elencati, è un periodo teso anche con potto stesso. quasi 11 mesi insieme, quasi san valentino (il mio primo da fidanzata, chissà per quale sfigatissima congiuntura astrale mi è sempre capitato di essermi appena lasciata/in procinto di mettermi con qualcuno, durante questo periodo dell'anno. per non parlare dello scorso san valentino. passato a sguazzare nelle cicatrici del cuore proprio a zonzo con colui che me ne procurava di nuove e laceranti ogni giorno. cliccare per credere. menomale che quest'anno sono al fianco della persona migliore del mondo. niente cicatrici imputridite.), quasi un anno insieme.
comunque tesi e nervosi. e lui sta iniziando a realizzare che toh! frequenta l'università, e che toh! all'università si devono dare gli esami e che toh! poffarbacco! per sostenere questi ultimi si deve studiare. un verbo da tempo dimenticato. figuratevi che bel carico di serenità che ne deriva. spesso è imbronciato, spesso gli prende a male tutto, spesso penso di essere io il problema - e per fortuna vengo puntualmente smentita. tipo stamattina, che per farmi capire che mi vuole bene come sempre mi è venuto a svegliare con le paste. però l'umore resta sempre assai salterellante. non va bene. mi stressa.
stressa. stresssssssssssssssssssssss. SSSSSS!!!
sì, porcaccio giuda, sono stressata. ogni volta che me lo sento tutto addosso dò di testa, sembro una pazza da psicofarmaci. sembra ogni volta che stia lì lì per lasciarmi andare al tracollo psichico. tra la depressione irreversibile e l'isteria. non è sostenibile. vorrei essere un po' più stabile e un po' più serena. ma non c'è modo per il momento, se non quello di chiudere i libri, sbattermene di tutto e andare a prendere una boccata d'aria. come oggi. salvo avvertire poi nell sua voce un certo non so che di negativo. di vendicativo, tipo te lo sto facendo pesare. impressioni. non aiuta in questo.
per fortuna poco fa mi ha detto scherzando e ridendo che è solo stanchezza. speriamo che sia così. speriamo.
insomma avete capito. sono stanca.
ho letto un bel libretto comunque. sulla mia berlino.
infatti si chiama proprio così: La mia Berlino, di Monika Maron.
perde molto se non ci siete mai stati. però l'ho trovato meravigliosamente reale. con uno stile fresco, non lezioso, comunicativo. calzante. quotidiano. vorrei che la mia scrittura fosse così, funzionale fino ad essere quasi anonima. ma non anonima perchè blanda. anonima perchè invisibile nella sostanza che narra, che tratta, come un guanto. un bel guanto. bello, ma che non distorce la forma della mano. e poi con un pizzico di verve. avvolgente. sì, un guanto di raso. o di pelle, bello corposo. concreto.
decidete voi. comunque leggetelo se potete. e sulla mia scrittura, sulla quale nemmeno io ho le idee chiare, metto un punto, per il momento. gradirei che il discorso lo riapriste voi.
a presto